Rachel Hawkins.
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Prodigium 2. MALEFICIO.
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2017. Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La sedicenne Sophie Mercer ha appena scoperto di essere una strega.
Il suo primo incantesimo, per, finisce in un disastro. Sua madre decide allora di spedirla alla Hecate Hall, una scuola speciale dove ragazzi particolarmente dotati, i Prodigium, imparano a usare i loro poteri con discrezione e soprattutto lontano dagli occhi dei normali. Da un giorno all'altro Sophie viene catapultata tra streghe, mutaforma, maghi, licantropi, fate e vampiri. Come se non bastasse, una minaccia incombe sulla scuola: un'organizzazione segreta e potentissima, L'Occhio di Dio, vuole eliminare dalla faccia della terra tutti i Prodigium.
E quando Sophie si rende conto di essere la prima della lista, le domande si affollano nella sua mente. Perch  finita nel mirino dell'Occhio? Quali sono i suoi reali poteri? E soprattutto, che genere di oscuri segreti nasconde la sua famiglia?
Incantesimo, Maleficio e Sortilegio sono i tre capitoli di una serie che ha conquistato i lettori e che prosegue nello spin-off Magico, in cui seguiamo le vicende della quindicenne Izzy Brannick, cacciatrice di mostri che all'improvviso si ritrova a vestire i panni di un'adolescente comune. A volte lasciarsi alle spalle il passato  molto pi difficile di quel che sembra... Benvenuti nella scuola dove  normale essere speciali.
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L'AUTRICE.
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Rachel Hawkins  nata in Virginia e cresciuta in Alabama, e ha insegnato inglese in una scuola superiore.
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MALEFICIO.
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Per John, che ha detto: Sai di cosa ha bisogno questo libro? Di pi fuoco. E magari anche di qualche spada. Stavolta, amore, avevi ragione.
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CAPITOLO 1.
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In una normale scuola superiore, fare lezione all'esterno in una
splendida giornata di maggio  davvero fantastico. Significa sedersi
al sole, magari leggere qualche poesia, lasciando che la brezza ti
soffi tra i capelli...
A Hecate Hall, meglio nota come Riformatorio per Mostri, significava
annegare in un lago.
La lezione di Persecuzione dei Prodigium si stava svolgendo intorno
a un lago coperto di schiuma, proprio al di sotto della collina su
cui si ergeva la scuola. L'insegnante, la signora Vanderlyden - o la
Vandy, come la chiamavamo noi - si rivolse a Cal. Era il guardiano
del parco scolastico, anche se aveva solo diciannove anni. La Vandy
prese la corda che lui le porgeva. Cal ci stava aspettando al lago.
Quando mi aveva visto, aveva fatto un impercettibile segno del
capo, che era il modo suo personale di agitare le braccia sopra la
testa e gridare: Ehi, Sophie!.
Era proprio un tipo silenzioso.
Non mi ha sentito, signorina Mercer?, disse la Vandy, attorcigliandosi
la corda nel pugno. Le ho detto di venire avanti.
Be', signora Vanderlyden, le dissi, cercando di non mostrare
quanto fossi nervosa, li vede questi?. Indicai la massa di ricci che
avevo in testa. Mi sono fatta la permanente, proprio l'altro giorno,
quindi... insomma, credo che non dovrei bagnarmeli.
Sentii qualche risatina strozzata e la mia compagna di stanza, Jenna,
che era accanto a me, borbott: Bella questa.
Quando ero arrivata alla Hecate, ero stata troppo terrorizzata dalla
Vandy per risponderle in quel modo. Ma alla fine dell'ultimo semestre
avevo visto la mia bisnonna uccidere la mia migliore nemica-amica
e il ragazzo che amavo aggredirmi con un coltello.
A quel punto ero un po' pi sicura di me.
Cosa che a quanto pareva la Vandy non apprezzava. Si incup e
sbott: Venga avanti, qui, al centro.
Mormorai qualche vocabolo raffinato e mi feci strada tra la folla.
Una volta raggiunta la riva, calciai via le scarpe e i calzini e mi piazzai
accanto alla Vandy nell'acqua bassa, facendo una smorfia per
via del fango che sentivo sotto i piedi nudi.
La corda mi graffi la pelle quando la Vandy mi leg prima i polsi,
poi le caviglie. Dopo che mi ebbe avvinto ben bene, si alz, soddisfatta
del risultato. Bene, adesso in acqua.
Mmm... e come, esattamente?.
Temevo che mi avrebbe fatto saltellare, immagine che trovavo
troppo mortificante per prenderla anche solo in considerazione.
Cal fece un passo avanti, per venire a salvarmi, sperai.
Posso gettarla gi dal pontile, signora Vanderlyden.
No, decisamente no.
Bene, fece la Vandy, con un brusco cenno del capo, come se
quello fosse stato il suo piano sin dall'inizio. Al che Cal mi prese
in braccio.
Ci furono altre risatine e persino qualche sospiro. Sapevo che la
maggior parte delle altre ragazze si sarebbe venduta un organo vitale
pur di stare tra le braccia di Cal, ma io arrossii violentemente.
Forse buttarmi nel lago di mia spontanea volont sarebbe stato
meno imbarazzante.
Non la stavi ascoltando, vero?, mi chiese lui a voce bassa, allontanandosi
dalla folla.
No, replicai. Mentre la Vandy stava spiegando perch di l a
poco qualcuno sarebbe stato buttato nel lago, io stavo dicendo a
Jenna che il giorno prima non ero trasalita solo perch un tizio mi
aveva chiamato Mercer, come faceva sempre Archer Cross. Perch
io non ero trasalita. E la notte precedente non avevo nemmeno
sognato con tanto di vividi dettagli l'unico bacio che io e Archer
ci eravamo dati, a novembre. Solo che nel sogno lui sul petto non
aveva nessun tatuaggio che lo marchiasse come uno dei membri
dell'Occhio di Dio, per cui non c'era alcuna ragione per smettere
di baciarlo e...
Che stavi facendo?, mi chiese Cal. Per un attimo pensai che mi
stesse parlando del sogno e mi sentii arrossire fino all'attaccatura
dei capelli. Poi capii a cosa si riferiva.
Oh... Io, be', stavo parlando con Jenna. Sai, sciocche chiacchiere
da mostriciattoli.
Mi parve di intravedere di nuovo l'ombra di un sorriso, ma poi
disse: La Vandy ha detto che le vere streghe sfuggono a questo genere
di prove fingendo di affogare e poi liberandosi grazie ai loro
poteri. Quindi vuole che affondi e poi ti metti in salvo.
Credo di non aver problemi con la parte relativa all'affondamento,
mormorai. Per il resto... non sono poi cos sicura.
Andr tutto bene, disse lui. Se non risali nel giro di pochi minuti,
verr a salvarti.
Sentii una strana morsa al petto, che mi colse di sorpresa. Non avevo
pi provato niente di simile da quando Archer era scomparso.
Comunque, probabilmente non significava nulla. Il sole faceva risplendere
i capelli biondo scuro di Cal e i suoi occhi color nocciola
brillavano, catturando i riflessi dell'acqua. In pi mi trasportava come
se non pesassi nulla. Era ovvio che avessi le farfalle nello stomaco
quando un ragazzo come lui mi diceva qualche parolina svenevole.
Grazie, gli dissi. Da sopra la sua spalla vidi mia madre che ci
guardava dalla veranda di quello che era stato il capanno di Cal.
Aveva soggiornato l negli ultimi sei mesi, mentre aspettavamo che
mio padre venisse a prendermi per portarmi al quartier generale
del Consiglio, a Londra.
Erano passati appunto sei mesi, e noi ancora lo stavamo aspettando.
Mia madre si accigli e avrei voluto alzare il pollice per dire che
era tutto okay, ma l'unica cosa che riuscii a fare fu sollevare le mani
legate verso di lei, colpendo tra l'altro Cal sul mento. Scusa.
Nessun problema. Dev'essere strano per te, avere tua mamma
qui.
Strano per me, strano per lei, probabilmente strano anche per te,
visto che hai dovuto cederle il tuo covo da scapolo.
Mrs Casnoff mi ha permesso di portarmi la Jacuzzi a forma di
cuore nella mia nuova stanza al dormitorio.
Cal, gli dissi con finto stupore, stai scherzando?
Forse, replic lui. Raggiungemmo l'estremit del molo. Guardai
l'acqua sotto di me e cercai di non rabbrividire.
Non  che per caso hai qualche consiglio su come potrei fare a
non affogare?, gli chiesi.
Non bere.
Oh, grazie, questo s che  un consiglio prezioso.
Cal spost la presa su di me e io mi irrigidii. Un attimo prima di
gettarmi nel lago, mi bisbigli: Buona fortuna.
Dopodich finii in acqua.
Il mio primo pensiero, quando sprofondai, era composto da parole
irripetibili. Il lago era troppo freddo per essere maggio, in Georgia,
e il gelo mi si insinu fin dentro le ossa. In pi il petto cominci
a bruciarmi quasi immediatamente e io finii subito sul viscido
e fangoso fondale.
Okay, Sophie, pensai, niente panico.
Lanciai un'occhiata alla mia destra e, in quelle acque limacciose,
vidi un teschio che mi fissava, sorridente.
Al che cedetti al terrore. Il mio primo impulso fu umano, per cui
mi piegai su me stessa, cercando di liberarmi delle corde che avevo
alle caviglie con le mani legate. Mi resi presto conto che si trattava
di una mossa stupida, per cui cercai di calmarmi e concentrarmi
sui miei poteri.
Via le corde, pensai, immaginando quei legacci che svanivano. Li
sentii allentarsi un po', ma non abbastanza. Parte del problema era
che la magia veniva dalla terra (o da qualcosa al di sotto della terra,
pensiero al quale cercavo di non indulgere troppo spesso) ed era
difficile tenere i piedi sul terreno, mentre cercavo di non annegare.
Via le corDe, pensai di nuovo, stavolta concentrandomi di pi.
Quelle cedettero con violenza e i nodi si sciolsero, trasformandole
in un ammasso di legacci galleggianti. Se non avessi dovuto trattenere
il respiro, avrei sospirato. Invece, mi districai da quel che restava
delle corde e scalciai per risalire a galla.
Nuotai per pochi metri, poi qualcosa mi ritrascin sul fondo.
Spostai lo sguardo sulle caviglie, quasi aspettandomi di vedere uno
scheletro che mi aveva afferrato, invece niente. Il petto mi stava andando
a fuoco e gli occhi mi bruciavano. Spinsi con le gambe e con
le braccia, cercando di affiorare in superficie, ma era come se qualcuno
mi trattenesse, anche se in realt non c'era niente.
Quando vidi delle macchie nere che mi danzavano davanti agli
occhi arriv il panico vero. Dovevo respirare. Calciai di nuovo,
ma rimasi sul posto. Le macchie scure si allargarono e la pressione
che mi gravava sul petto diventava insostenibile. Mi chiesi quanto
a lungo fossi rimasta l sotto, e se Cal avrebbe mantenuto la promessa
di salvarmi.
All'improvviso riuscii a salire in superficie e, quando riemersi,
ansimai. L'aria mi bruciava i polmoni, ma non avevo ancora finito.
Continuai a salire fin quando non fui del tutto fuori dell'acqua, a
quel punto balzai con un salto sul pontile.
Sbattei il gomito sul legno e trasalii per il dolore. Sapevo che probabilmente
la gonna mi era risalita troppo in alto sulle cosce, ma
non potevo preoccuparmene. Mi presi un secondo per godere della
sensazione di poter nuovamente respirare. Alla fine smisi di ingurgitare
aria e cominciai a inspirare a un ritmo normale.
Mi misi a sedere e mi scostai i capelli dagli occhi. Cal era in piedi
a pochi passi da me. Lo fulminai con lo sguardo. Bel lavoro con
il salvataggio.
Poi mi resi conto che non stava guardando me, ma l'estremit del
pontile.
Seguii il suo sguardo e vidi un uomo magro dai capelli scuri. Anche
lui era in piedi, immobile, e mi fissava.
All'improvviso ricominciai ad avere difficolt a respirare.
Mi alzai, anche se mi tremavano le gambe, e mi sistemai i vestiti,
zuppi com'erano.
Stai bene?, mi chiese l'uomo, l'espressione chiaramente preoccupata.
Aveva una voce pi potente di quel che mi sarei aspettata
da un tipo magro come lui e un debole accento British.
Bene, dissi, ma avevo le macchie scure ancora davanti agli occhi
e le ginocchia sembravano troppo deboli per sostenermi. L'ultima
cosa che vidi prima di svenire fu mio padre che mi veniva incontro
mentre io crollavo sulla banchina.


CAPITOLO 2

Per la seconda volta in sei mesi mi ritrovai seduta nell'ufficio di
Mrs Casnoff, avvolta in una coperta. La prima era stata la notte in
cui avevo scoperto che Archer era un membro dell'Occhio di Dio,
un gruppo di cacciatori di demoni. Mia madre era seduta accanto
a me sul divano, un braccio intorno alle mie spalle. Mio padre era
in piedi vicino alla scrivania di Mrs Casnoff, con in mano un plico
pieno di fogli, mentre Mrs Casnoff sedeva dietro il tavolo su una
sedia che sembrava pi che altro un trono color porpora.
Gli unici rumori nella stanza erano il fruscio delle carte che stava
sfogliando mio pap e il battito dei miei denti, quindi alla fine fui
io a rompere il ghiaccio. Perch i miei poteri non mi hanno aiutato
a uscire dal lago?.
Mrs Casnoff alz lo sguardo su di me, come se si fosse dimenticata
della mia presenza nella stanza. Nessun demone pu scappare da
quel lago, mi rispose in tono vellutato. Ci sono degli incantesimi
protettivi. L dentro  sepolto qualcosa di diverso da una strega,
una fata o un mutaforma.
Pensai al teschio e annuii, desiderando un'altra tazza di t corretto
come quella che avevo bevuto l'ultima volta in cui ero stata
in quell'ufficio. Lo immaginavo. Quindi la Vandy voleva uccidermi?.
Mrs Casnoff arricci le labbra. Non essere ridicola, disse. Clarice
non sapeva degli incantesimi protettivi.
Sarebbe stata pi credibile se il suo sguardo non fosse stato tanto
sfuggente, ma prima che io potessi insistere sull'argomento, mio
padre prese il fascicolo dalla sua scrivania. Che cartella voluminosa
sei riuscita a mettere insieme, Sophie. Strofinandosi le mani,
aggiunse: Se la Hecate offrisse lezioni su come combinare guai, tu
saresti senza dubbio la massima esperta in materia.
Mi fece piacere constatare da chi avessi preso la mia irriverenza.
Non che avessi ereditato altro da lui. Avevo visto delle sue foto prima,
ma quella era la prima volta che lo incontravo di persona, e mi
veniva difficilissimo non fissarlo. Era molto diverso da come me lo
aspettavo. Decisamente piacente, ma... come dire, in maniera esagerata.
Sembrava uno di quei tizi che usano le sagome per tenere
in forma le scarpe.
Lanciai un'occhiata a mia madre e mi accorsi che aveva il problema
opposto. Guardava dovunque pur di non incontrare lo sguardo
di mio padre.
Gi, dissi, spostando di nuovo su di lui la mia attenzione. L'ultimo
semestre  stato piuttosto intenso.
Mio padre inarc entrambe le sopracciglia. Mi chiesi se l'avesse
fatto apposta oppure se, come me, non riusciva ad alzarne uno soltanto.
Intenso?, ripet. Riprese la cartellina e la studi da sopra
gli occhiali. Il primo giorno alla Hecate sei stata attaccata da un
lupo mannaro.
Non  stato un vero attacco, mormorai, ma nessuno parve prestarmi
attenzione.
Una bazzecola comunque, rispetto a quello che ti  successo
dopo. Pap sfogli le pagine del fascicolo. Hai insultato un'insegnante
e sei stata spedita in punizione in cantina con un certo
Archer Cross. A quanto dice Mrs Casnoff, siete diventati molto
amici. Fece una pausa. Ritieni che quella che ho appena fatto
sia una descrizione accurata del tuo rapporto con il signor Cross?
Certo, risposi a denti stretti.
Pap volt un'altra pagina. Insomma, pare che siate diventati cos
amici che a un certo punto tu hai potuto vedere il marchio dell'Occhio
di Dio che lui ha sul petto.
Io arrossii e sentii la stretta di mia madre farsi pi salda. Nel corso
di quei sei mesi le avevo raccontato molto di Archer, ma non tutto.
In particolare, avevo tralasciato la parte relativa a quando avevamo
limonato in cantina.
Ora, per la maggior parte delle persone, rischiare di essere uccisi
da un membro dell'Occhio sarebbe gi abbastanza eccitante per
un semestre, invece tu non ti sei accontentata e sei finita in mezzo
a una congrega di streghe oscure guidate da..., fece scorrere
il dito sulla pagina, ...ecco, Elodie Parris. La signorina Parris e
le sue amiche, Anna Gilroy e Chaston Burnett, hanno ucciso un
altro membro della congrega, Holly Mitchell, e invocato un demone
che altri non si  rivelato che lo spirito della tua bisnonna,
Alice Barrow.
Ebbi una stretta allo stomaco. Avevo passato gli ultimi sei mesi a
cercare di non pensare a quello che era successo l'autunno precedente.
Sentire mio padre elencare quegli eventi in tono piatto... be',
quasi quasi avrei preferito affogare.
Alice, dopo aver aggredito Chaston e Anna, ha ucciso Elodie,
poi tu l'hai fatta fuori.
Sollev lo sguardo, spostandolo sulla mia mano destra. Avevo una
cicatrice sul palmo, come ricordo di quella notte. Il vetro demoniaco
lascia il segno.
Schiarendosi la gola, mio padre appoggi i fogli sul tavolo.
Quindi, Sophiesup, direi che concordo con te sulla definizione
di intenso. La cosa buffa  che ti ho mandato qui perch fossi
al sicuro.
Sedici anni di accuse e domande mi si affastellarono nella mente.
Udii me stessa sbottare: Cos sarebbe stato se qualcuno mi avesse
comunicato che io stessa sono un demone.
Alle spalle di mio padre, Mrs Casnoff si accigli e pensavo che
mi sarebbe toccata una ramanzina sul fatto che bisogna portare rispetto
agli adulti, invece pap si limit a fissarmi con quei suoi occhi
azzurri - che poi erano anche i miei occhi azzurri - e a farmi un
sorrisetto. Touch.
Quel sorriso mi stese e abbassai lo sguardo sul pavimento. Quindi
sei venuto per riportarmi a Londra? Aspetto questo momento
da novembre.
Ne possiamo parlare, va bene. Ma prima vorrei vedere gli eventi
di quest'ultimo semestre dalla tua prospettiva. Vorrei anche saperne
di pi su questo Cross.
Risentita, scossi il capo. Non se ne parla. Puoi leggerti i resoconti
che ho stilato per il Consiglio. Oppure puoi chiedere a Mrs Casnoff,
o alla mamma, o a una qualsiasi delle persone cui ho raccontato
tutta la storia in questi ultimi sei mesi.
Sophie, capisco che sei arrabbiata....
Non sono arrabbiata, sono furiosa!.
Lui strinse le labbra. Molto bene, Sophie. Nonostante la tua frustrazione
sia assolutamente legittima, in questo momento non  molto
d'aiuto. Mi piacerebbe avere un po' di tempo per parlare con te e
tua madre, il suo sguardo si spost su di lei, come se fossimo una
vera famiglia, prima di affrontare la questione della Rimozione.
Assolutamente no, lo rimbeccai, gettando via la coperta e scostando
il braccio di mamma. Hai avuto sedici anni per parlare con
noi come se fossimo una vera famiglia. Non ti ho chiesto di venire
qui per fare una patetica rimpatriata con il mio paparino. Ti ho
chiesto di venire in quanto capo del Consiglio, in modo da farmi
togliere questi stupidi poteri.
Avevo parlato a macchinetta. Temevo che se mi fossi fermata sarei
scoppiata a piangere, e di lacrime ne avevo versate abbastanza
in quell'ultimo periodo.
Pap mi studi, ma il suo sguardo era diventato freddo. In questo
caso, in qualit di capo del Consiglio, rifiuto la tua richiesta di
Rimozione, disse in tono severo.
Lo fissai, esterrefatta. Non puoi farlo!.
In effetti, Sophie, pu eccome, osserv Mrs Casnoff. Sia come
capo del Consiglio che come padre ha tutto il diritto di opporre il
suo veto. Almeno fino a quando non avrai diciott'anni.
Ma manca pi di un anno!.
Il che ti d abbastanza tempo per comprendere a pieno le implicazioni
della tua decisione, disse mio padre.
Mi girai di scatto verso di lui. Okay, prima di tutto, nessuno parla
pi in quel modo. Secondo, io comprendo benissimo le implicazioni
della mia decisione. Rimuovere i miei poteri mi impedir di
rischiare di uccidere qualcuno.
Sophie, ne abbiamo gi parlato, disse mia madre, aprendo bocca
per la prima volta da quando eravamo nello studio di Mrs Casnoff.
Non  affatto scontato che tu uccida qualcuno. N che ci
provi. Tuo padre non ha mai perso il controllo dei propri poteri.
Sospir, strofinandosi gli occhi con una mano. Non  una situazione
cos terribile, tesoro. Non credo che sia il caso di mettere a
rischio la tua vita per quella che si configura come una semplice e
remota eventualit.
Tua madre ha ragione, disse Mrs Casnoff. E ricordati anche
che hai deciso di sottoporti alla Rimozione meno di ventiquattr'ore
dopo aver assistito alla morte di un'amica. Un po' di tempo per
considerare meglio la questione non pu che farti bene.
Appoggiai la schiena alla spalliera del divano. Capisco cosa intendete.
Davvero, lo capisco. Ma.... Li guardai uno a uno, posando
alla fine gli occhi su mio padre, l'unica persona che pensavo fosse
in grado di comprendere quello che stavo per dire. Ho visto Alice.
Ho visto ci che era, ho visto ci che ha fatto e ho visto ci di
cui era capace. Abbassai lo sguardo sulle rose centifoglie del tappeto
di Mrs Casnoff, ma quel che vedevo era Elodie, pallida e tutta
sporca di sangue. Io non voglio mai e poi mai diventare come lei.
Preferisco morire.
Mia madre emise un verso strozzato e Mrs Casnoff all'improvviso
parve presa e compresa da qualcosa sulla sua scrivania.
Ma mio padre annu. Va bene, disse. Facciamo un patto.
James, intervenne mia madre, brusca.
Si scambiarono un'occhiata, prima che lui continuasse. Il tuo semestre
qui a Hecate Hall  quasi finito. Vieni a trascorrere l'estate
con me e alla fine delle vacanze, se vorrai ancora sottoporti alla Rimozione,
ti dar il mio permesso.
Inarcai le sopracciglia. Cosa? A casa tua? In Inghilterra?. Il cuore
cominci a battermi pi forte. C'erano stati tre avvistamenti di
Archer in Inghilterra.
Mio padre fece una pausa e per un orribile istante mi chiesi se
avesse il dono di leggere nel pensiero. Tuttavia si limit a dirmi:
Inghilterra, s. Casa mia, no. Per l'estate star da alcuni...
amici.
E non gli dispiace se ti porti tua figlia?.
Sorrise, come se avesse fatto una battuta tra s e s. Fidati. Non
ci sono problemi di spazio.
E a che cosa dovremmo approdare?, gli chiesi. Mi sforzai di mostrarmi
sdegnosa e altezzosa, ma temevo di risultare solo petulante.
Mio padre rovist nelle tasche del suo soprabito e, quando alla
fine ne estrasse una sottile sigaretta marrone, Mrs Casnoff fece un
verso di disapprovazione. Lui sospir e la mise via.
Sophie, disse, frustrato, voglio imparare a conoscerti e voglio
che tu conosca me, prima di decidere di rinunciare ai tuoi poteri e
forse anche alla tua vita. Ancora non hai capito cosa significhi davvero
essere un demone.
Riflettei sull'offerta di mio padre. Da una parte, in quel momento
non ero la sua pi grande fan N tantomeno ero sicura di voler
trascorrere del tempo con lui in un altro continente.
Ma se non avessi accettato, sarei stata costretta a restare un demone
per un periodo pi lungo. Inoltre, mia madre aveva restituito le
chiavi della casa che aveva preso in affitto in Vermont, quindi era
probabile che avrei trascorso tutta l'estate alla Hecate con lei e le
insegnanti. Terribile.
E poi stavamo parlando dell'Inghilterra. Archer.
Mamma?, la interpellai, chiedendomi se lei avesse un consiglio
materno da darmi. Sembrava piuttosto scossa, il che era anche comprensibile,
dal momento che io avevo rischiato di essere uccisa e
adesso si trovava a fare i conti con mio padre.
Mi mancherai da morire, ma pap ha ragione. Aveva gli occhi
lucidi, ma trattenne le lacrime e annu. Credo che dovresti andare.
Grazie, Grace, disse pap.
Trassi un profondo respiro. Okay, gli dissi. Verr, ma voglio
portarmi Jenna.
Nemmeno lei aveva un posto dove andare quell'estate, e io volevo
avere almeno una faccia amica accanto, visto che avrei trascorso
le vacanze a prendere consapevolezza della mia natura
demoniaca.
Va bene, rispose mio padre senza esitazione.
Tanta prontezza mi colse di sorpresa, ma cercai di fare la disinvolta.
Fantastico.
Mi chiedevo, disse lui a Mrs Casnoff, se potrei portarmi anche
Alexander Callahan.
Chi diavolo  Alexander Callahan?, chiesi io. Oh, giusto, Cal.
Era strano pensare a lui come Alexander. Che nome formale.
Cal gli stava molto meglio.
Certo, rispose Mrs Casnoff. Non sar un problema fare a meno
di lui per qualche mese. Anche se senza i suoi poteri da guaritore,
dovremo spendere di pi in farmacia.
Perch ti vuoi portare anche Cal?, gli domandai io.
Mio padre rimise la mano in tasca. Questioni del Consiglio, perlopi.
I poteri di Alexander sono unici, quindi dobbiamo interrogarlo
e possibilmente fargli anche qualche test.
Non mi piaceva quel che aveva appena detto, e qualcosa mi faceva
pensare che non sarebbe piaciuto nemmeno a Cal.
E poi voglio offrire a entrambi l'occasione di conoscervi meglio,
continu pap.
Un brivido di paura mi risal lungo la colonna vertebrale. Io e
Cal ci conosciamo gi abbastanza bene. Perch dovrei volerlo conoscere
meglio?
Perch, rispose alla fine mio padre, guardandomi negli occhi,
voi due siete fidanzati.


CAPITOLO 3

Mi ci vollero trenta minuti buoni per trovare Cal. Il che in realt
fu un bene, perch ebbi modo di pensare a qualcosa da dirgli che
non fosse un insulto.
Le streghe e gli stregoni, ovviamente, hanno un sacco di strane
usanze, ma i matrimoni combinati sono una delle pi brutte. Quando
una strega compie tredici anni, i suoi genitori la promettono a
uno stregone ancora sulla piazza, basandosi su elementi quali la
compatibilit dei poteri e le alleanze familiari. Una cosa che sa tanto
di Medioevo.
Probabilmente Cal e mio padre si erano accomodati in una delle
stanze con le poltrone di pelle e le teste di animali morti appese al
muro, si erano fumati un sigaro e avevano firmato l'accordo. Magari
si erano anche battuti il cinque.
Be', in realt nessuno dei due era tipo da sigaro, comunque...
Alla fine trovai Cal nel capanno dietro la serra in cui si tenevano
le lezioni di Difesa. Il suo talento terapeutico si estendeva anche
alle piante e, quando spalancai la porta, lo trovai a prendersi cura
di un'azalea marroncina e malmessa. Strizz gli occhi, poich una
lama di sole pomeridiano entr insieme a me nella stanza.
Tu lo sapevi di essere il mio fidanzato?, gli chiesi.
Cal mormor qualcosa a mezza voce e ritorn a occuparsi della
pianta.
Quindi?, gli chiesi di nuovo, anche se avevo capito la risposta.
S, rispose lui.
Rimasi l in piedi, aspettando che dicesse qualcos'altro, ma evidentemente
lui non aveva nulla da aggiungere.
Be', io non intendo sposarti, dissi. Anzi, credo che questa dei
matrimoni combinati sia un'usanza barbara.
Okay.
C'era un sacco di terra accanto alla porta e io ne presi una manciata
e gliela tirai addosso. Lui per alz una mano e la terra rest
immobile per qualche istante, poi fluttu di nuovo verso il sacco.
Non riesco a crederci. Lo sapevi e non mi hai detto niente, commentai,
sedendomi su un altro sacco, chiuso.
Non vedo dove stia il problema.
Che vuoi dire?.
Lui si mise le mani nelle tasche dei jeans e si volt a guardarmi. Era
tutto sudato e la maglietta gli stava attaccata al petto in un modo
che sarebbe risultato interessante se non fossi stata tanto arrabbiata
con lui. Come al solito, sembrava un giocatore di baseball di una
qualsiasi scuola superiore americana e non uno stregone.
La sua espressione era vacua, ma in genere lui teneva le proprie
carte strette al petto. Voglio dire che siccome non sei cresciuta con
i Prodigium ero certo che avresti pensato che i matrimoni combinati
sono... come li hai definiti?
Un'usanza barbara.
Esatto. Quindi per quale motivo avrei dovuto indisporti nei miei
confronti?
Io non sono indisposta, protestai. Cal lanci un'occhiata al sacco
di terra e io alzai gli occhi al cielo. Okay, va bene, il fatto  che
mi sono arrabbiata perch non me l'hai detto, non mi hai detto che
siamo... fidanzati. Dio, non riesco nemmeno a dirlo. Mi suona cos
strano.
Sophie, non vuol dire niente, disse, chinandosi in avanti e posando
i gomiti sulle ginocchia.  come un contratto. Non te l'ha
spiegato nessuno?.
S, me l'aveva spiegato Archer. Lui era fidanzato con Holly, la vecchia
compagna di stanza di Jenna, che poi era morta. Ovviamente,
da quando sapevo che era dell'Occhio mi ero chiesta se fosse un
fidanzamento legittimo o meno. Ma in quel momento non volevo
pensare a lui.
S, dissi. E infatti so che possiamo romperlo, questo fidanzamento.
Gi. Quindi lo sciogliamo?.
Tracciai un disegno con la punta del piede sul pavimento sporco
di terra. S, sciogliamolo.
Perfetto, disse lui. Non abbiamo alcun bisogno di complicarci
la vita.
Giusto.
Restai un attimo l, impacciata, prima di esclamare: Oh, mi sono
dimenticata di dirti che mio padre vuole che tu venga in Inghilterra
con noi quest'estate. Gli raccontai per sommi capi quello che
era successo nell'ufficio di Mrs Casnoff.
Lui parve sorpreso quando gli dissi della Vandy e si accigli quando
feci riferimento agli interrogatori e ai test cui avrebbe dovuto
sottoporsi, tuttavia non mi interruppe. Be', che sfiga, esclam,
una volta che ebbi finito.
Esatto, concordai.
Cal si alz e ritorn dall'azalea, il che, immagino, fu un modo per
invitarmi ad andarmene. Mi dispiace di averti tirato la terra poco
fa, gli dissi io invece.
Tranquilla.
Aspettai che aggiungesse qualcosa. Dal momento che non lo fece,
mi alzai. Ci vediamo a casa, tesoro, mormorai, andandomene. Lui
emise un suono che sarebbe potuto essere una risata, ma dal momento
che stiamo parlando di Cal, ne dubito.
Il sole stava cominciando a tramontare quando raggiunsi il portone
principale di quella folle dimora anteguerra mezza stuccata
chiamata Hecate Hall. Le cicale avevano gi iniziato a frinire e le
rane gracidavano intorno al lago. Una dolce brezza che sapeva di
caprifoglio e di mare fece frusciare l'edera che ricopriva parte delle
pareti della scuola. Mi voltai e fissai il prato davanti a me. Quando
ero arrivata avevo odiato quel posto, tuttavia quell'estate mi sarebbe
mancato. Erano successe cos tante cose da quando io e mamma
avevamo percorso per la prima volta quel viale a bordo di un'auto
a noleggio e ormai, per quanto sembrasse impossibile, a Hecate
Hall mi sentivo a casa.
Qualcosa di peloso mi sfior il braccio: era Beth, una licantropa
che avevo conosciuto il primo giorno alla Hecate.
C' la luna piena, rugg, indicando con il muso il cielo che si
stava oscurando.
Gi. I lupi mannari dilagavano durante il plenilunio. Lanciando
un'occhiata alle mie spalle, vidi che molti di loro si erano radunati
nel foyer.
Non riesco a credere che l'anno scolastico sia quasi finito, disse
Beth, con una voce che sembrava quella di una ragazzina che avesse
la gola piena di frammenti di vetro e trucioli di legno.
Dillo a me, replicai io.
Aveva gli occhi di un giallo acceso, ma vi vidi comunque balenare
un lampo d'affetto quando mi disse: Mi mancherai quest'estate,
Sophie.
Sorrisi. Solo qualche mese prima, Beth non si fidava di me, anzi
pensava che fossi una spia del Consiglio, o qualcosa del genere. Per
fortuna, il fatto che avessi rischiato la morte, mi aveva emancipato
da quel sospetto. Le diedi una pacca sulla spalla. Anche tu mi
mancherai, Beth.
Lei mi lecc una guancia.
Aspettai che si allontanasse prima di asciugarmela con il dorso
della mano. Bleah.
Be', in fondo non mi sarebbe mancato proprio tutto di Hecate
Hall.
Salii al terzo piano, dove stavano tutte le ragazze. Alcune di loro
erano radunate sul pianerottolo, ma la serata si prospettava tranquilla.
Taylor, una delle mutaforma, mi vide e mi fece un cenno con la
mano. Ehi, Soph. So che oggi ti sei fatta una bella nuotata, comment,
vedendomi ancora tutta infangata. Perch non ti sei cambiata?.
Mi sistemai una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Be', non ho
avuto tempo.
Taylor scoppi a ridere, una risata stranamente gutturale per una
ragazza dall'aspetto delicato come lei. Intendevo con un incantesimo,
disse.
Oh, giusto. Considerato come vanno le cose ultimamente, non
volevo rischiare.
Lei annu, comprensiva. Gi, certo. Soprattutto dopo la Storia
del Letto.
La Storia del Letto era successa due mesi prima. Volevo spostare
il mio letto e avevo deciso di ricorrere alla magia. Invece di muoversi
di pochi centimetri per, il letto era volato fuori dalla finestra,
portandosi dietro anche un pezzo di muro.
Mrs Casnoff non l'aveva presa molto bene.
Anche perch la Storia del Letto era avvenuta poco dopo l'Incidente
dei Doritos. Jenna voleva delle patatine. Io avevo cercato di
materializzarle e avevo riempito il salone di Doritos. C'erano ancora
delle tracce per terra. E prima c'era stato l'Inconveniente della
Crema (meglio non approfondire). Dopo la storia di Alice ed Elodie,
la mia magia era fuori controllo. E quindi io avevo smesso di
ricorrervi.
Dopo aver salutato Taylor, mi diressi verso la mia stanza. Alcune
altre ragazze mi salutarono o commentarono la vicenda del lago.
Mi coglieva ancora alla sprovvista, quella ritrovata popolarit. All'inizio
avevo pensato che avesse girato la voce che ero un demone e
che quindi la gente fosse gentile con me perch temeva che me la
mangiassi. Ma secondo Jenna, che era una spiona professionista,
tutti pensavano ancora che fossi una strega oscura molto potente.
Mrs Casnoff era riuscita a coprire la verit sulla morte di Elodie, il
che significava che c'erano molti pi pettegolezzi in merito. Il pi
popolare era quello secondo cui Archer aveva cercato di intrufolarsi
a Graymalkin Island, io ed Elodie avevamo provato a cacciarlo
usando la magia e lei era morta.
Purtroppo per la verit era molto pi complicata. E molto pi
triste.
Ero quasi giunta alla mia porta quando colsi un movimento con
la coda dell'occhio. Hecate Hall era piena di fantasmi, quindi capitava
spesso di intravederne qualcuno. Tuttavia quando capii di
chi si trattava mi raggelai.
Anche nei panni del fantasma, Elodie era bellissima. I capelli rossi
le incorniciavano il viso e aveva la pelle lucente. Era proprio una
disdetta che dovesse portare l'uniforme scolastica per l'eternit,
tuttavia le stava molto bene.
Stava facendo quello che facevano tutti i fantasmi: vagava, confusa.
Quelli come lei non facevano tecnicamente parte del nostro mondo,
ma nemmeno dell'altro, quindi erano come incastrati.
Avevo visto molto spesso il fantasma di Elodie e ogni volta che
succedeva venivo invasa da un'ondata di tristezza. Era morta per
colpa mia. Lei e la sua congrega avevano allevato un demone nella
speranza di poter usare i suoi poteri. Avevano persino sacrificato
Holly a questo scopo. Eppure Elodie mi aveva dato la sua ultima
scintilla di magia. Senza di essa, non sarei mai stata in grado di
uccidere Alice.
Elodie mi fluttu accanto, come se stesse cercando qualcosa: i suoi
piedi non toccavano il suolo.
Mi sembrava ingiusto che una creatura vibrante come era stata
lei in vita si fosse ridotta a quello spirito pallido e triste, che sarebbe
rimasto a vagare nello stesso posto in cui era morto. Vorrei solo
che tu potessi andare dove dovresti, bisbigliai nel silenzio del
corridoio.
Il fantasma si volt e mi guard.
Il cuore mi salt in gola.
Era impossibile. I fantasmi non possono vederci n sentirci. Ecco
perch avevo capito che Alice non era un fantasma come diceva
di essere. Invece Elodie mi stava fissando e l'espressione che aveva
in viso non era pi persa e confusa, ma infastidita, quasi sdegnosa.
La stessa espressione che aveva da viva.
Elodie?, mormorai, tuttavia nel silenzio la mia voce mi parve
assordante. Lei continu a scrutarmi, ma non rispose. Puoi sentirmi?,
le chiesi, un po' pi forte.
Una pausa. Poi mi fece un cenno del capo, lasciandomi esterrefatta.
Soph?. La porta della mia stanza si apr e fece capolino Jenna.
Con chi stai parlando?.
Mi girai di scatto, ma Elodie era svanita.
Con nessuno, risposi, cercando di non mostrarmi irritata. Non
era colpa di Jenna se mi aveva interrotto mentre parlavo con un
fantasma, che in teoria non avrebbe dovuto avere la possibilit di
comunicare.
Dove sei stata?, mi chiese Jenna, quando mi buttai sul letto.
Ero preoccupata.
 stato un pomeriggio molto lungo, le dissi, prima di lanciarmi
nel racconto di quanto accaduto nell'ufficio della Casnoff. A
differenza di Cal, Jenna aveva un sacco di domande da pormi,
per cui parlammo molto pi a lungo. Tralasciai la parte relativa
al fidanzamento tra me e Cal. Jenna era gi una sua fan. Non volevo
darle altri argomenti. Quando ebbi finito, mi sentivo troppo
stanca anche per andare a cena, di solito il mio momento preferito
della giornata.
Inghilterra, mormor Jenna. Sar fantastico.
Mi misi un braccio sugli occhi. Dici, Jen? Io non ne sono tanto
sicura.
Lei mi tir un cuscino. Invece sar super fantastico. Grazie.
E di cosa?
Di farmi venire con te. Pensavo che forse avresti voluto trascorrere
del tempo da sola con tuo pap.
Stai scherzando? Senza di te non sarei mai andata. Niente Jenna,
niente Inghilterra. Erano queste le mie condizioni.
Lei mi fece un sorriso e scosse il capo, lasciando che la striscia rosa
della frangetta le ricadesse su un occhio. Non sono sicura che
l'isola sia abbastanza grande per tutte e due. Oh! Dovremo usare
una stregoneria per arrivare fin l? Non so, tipo un incantesimo di
viaggio o un portale magico?
Mi dispiace, le dissi, costringendomi ad alzarmi e a cambiarmi.
La mia uniforme aveva ancora appiccicato l'odore del lago. Mi sarebbe
servita una doccia di almeno trenta minuti prima di andare
a letto, quella sera. Ho chiesto a mio padre. Prenderemo l'aereo.
Jenna fece una smorfia. Suona tanto... umano.
Guarda il lato positivo, le dissi, prendendo una gonna blu pulita.
Sar un aereo privato, quindi almeno si tratta di una cosa umana
da ricchi.
Questo la rallegr e mentre andavamo a cena ci mettemmo a pensare
ai vestiti che ci saremmo portate per l'estate.
Ma una volta che ci fummo riempite i piatti e sedute al nostro
solito tavolo, Jenna assunse un'espressione seria. Sophie, disse.
Che c'?.
Si mise a giocherellare con il cibo, senza sapere come affrontare
l'argomento. Alla fine si decise.
Archer vive in Inghilterra, disse, brusca.
Il prosciutto che stavo masticando mi si trasform in segatura nella
bocca, ma mi sforzai lo stesso di mostrarmi tranquilla. Cos pare.
Anche se a dirlo sono stati due stregoni ubriachi fradici. Solo
che quello non era stato l'unico avvistamento. C'era stato anche il
licantropo che aveva visto un ragazzo la cui descrizione corrispondeva
a quella di Archer a un raduno dell'Occhio a Londra. E un
vampiro che aveva combattuto con un giovane membro del gruppo
dai capelli scuri, tre mesi prima, a pochi isolati da Victoria Station.
Mrs Casnoff aveva una cartelletta su Archer nell'ultimo cassetto
della sua scrivania. Quest'ultima era protetta contro gli incantesimi,
ma evidentemente non contro limette per le unghie e olio di gomito.
Comunque, dissi a Jenna, abbassando gli occhi sul piatto, l'avvistamento
risale a qualche mese fa.
Veramente era il mese scorso, mi corresse lei, con un tono che
suggeriva che avrei dovuto saperlo. E si dice che viva in Inghilterra
sin da quando  scomparso. L'ho sentito anche da due streghe
a Savannah.
L'Inghilterra  grande, Jenna. E anche se Archer  l, dubito che
bazzichi vicino ai Prodigium. Sarebbe stupido da parte sua. E Archer
non lo  affatto.
Jenna si riconcentr sul proprio cibo, ma dal momento che i fagioli
continuavano a girare inutilmente sul piatto, misi via la mia
cena. Avanti, sputa il rospo.
Lei pos la forchetta e mi guard dritto negli occhi. Che faresti
se lo incontrassi?.
Sostenni il suo sguardo il pi a lungo possibile. Sapevo cosa voleva
sentirsi dire. Voleva che le dicessi che lo avrei consegnato al
Consiglio - che quasi certamente lo avrebbe condannato a morte
- o forse addirittura che l'avrei ucciso io stessa.
Per la prima volta in tanto tempo, pensai ad Archer, pensai sul serio
a lui. Ai suoi occhi castani e al suo lento sorriso. Alla sua risata
e a come mi sentivo quando ero con lui. Alla sua voce, quando mi
chiamava Mercer.
Al modo in cui mi aveva baciato.
Abbassai lo sguardo sul tavolo. Non lo so, dissi infine.
Jenna sospir, ma non aggiunse altro. Dopo qualche istante, ricominciammo
a parlare del viaggio e la feci ridere, chiedendomi ad
alta voce se anche i vampiri bevessero il t. Forse quando chiedi
un Earl Grey, ti portano un vecchio conte in carne e ossa2, conclusi,
procurando a Jenna un altro scoppio di risa.
Mi sentii meglio quando lasciammo la mensa e probabilmente lo
stesso valeva per Jenna, dal momento che mentre salivamo le scale
mi prese a braccetto.
Ma i pensieri che mi aveva messo in testa si rifiutarono di sparire
e quella sera mi addormentai immaginando gli occhi di Archer e
sperando con tutto il cuore che non fosse in Inghilterra.
Anche se in fondo una parte di me, neppure tanto piccola, si augurava
che invece fosse proprio l.


CAPITOLO 4

Tre settimane dopo partii alla volta dell'Inghilterra.
Mia madre e Mrs Casnoff accompagnarono noi quattro al traghetto,
nel tardo pomeriggio. Mamma aveva gli occhi rossi, per cui capii
che aveva pianto, tuttavia cercava di mostrarsi allegra mentre aiutava
me e Jenna con i bagagli. Mi raccomando, fai tante foto, mi
disse. E vedi anche di non tornare con l'accento British.
Ce ne restammo in piedi sulla banchina, con la brezza che ci arruffava
i capelli. Jenna si era gi accaparrata un posto all'ombra e Cal
stava parlottando a bassa voce con Mrs Casnoff. La vidi guardarmi
da sopra la spalla e mi chiesi cosa ne pensasse della mia partenza.
Probabilmente era contenta, almeno per i suoi standard. Non avrei
causato guai a Hecate Hall per tutta l'estate.
Mi chiedevo anche se avrei dovuto dirle del fantasma di Elodie.
In effetti, sapevo che s, avrei dovuto. Se le avessi detto di Alice
la prima volta che mi era apparsa, forse Elodie non sarebbe mai
stata un fantasma. Quel pensiero aveva bruciato per mesi in un
angolo del mio cervello, eppure stavo commettendo di nuovo lo
stesso errore.
Comunque, prima che potessi continuare a rimuginare sulla questione,
mia madre mi abbracci. Eravamo alte pi o meno uguali e
sentii le sue lacrime bagnarmi le tempie quando mi disse: Mi perder
il tuo compleanno il mese prossimo. Non mi sono mai persa
un tuo compleanno.
Avevo un groppo alla gola e non riuscivo a parlare, quindi mi limitai
a stringerla pi forte.
Sophie, fece mio padre, raggiungendomi.  ora di andare.
Annuii e abbracciai mamma per l'ultima volta. Ti chiamer spesso,
te lo prometto, le dissi, una volta che ci fummo separate. E
sar di ritorno molto presto.
Mia madre si asciug le guance con il dorso della mano e mi fece
un sorriso. Pap trasse un profondo respiro, ma quando gli lanciai
un'occhiata si era gi girato dall'altra parte.
Arrivederci, James, gli disse lei.
Cal, Jenna e io ci affacciammo al parapetto mentre il battello si
staccava dalla banchina. Mrs Casnoff rimase a guardarci partire,
ma mia madre si era ormai allontanata, diretta verso il bosco che
circondava la spiaggia. Meno male. Era un miracolo che non avessi
gi cominciato a singhiozzare.
Il traghetto procedette sbuffando. Tra gli alberi si riusciva a scorgere
il tetto di Hecate Hall.
Non mi allontano da questo posto da quando avevo tredici anni,
comment Cal a mezza voce. Sei anni.
Non gli avevo mai chiesto come mai fosse approdato l. Non sembrava
il tipo di ragazzo da incantesimi pericolosi, ovvero quelli che
di solito facevano s che uno stregone venisse spedito al collegio. E
poi aveva deciso di restare anche dopo aver compiuto diciotto anni,
anche se non ero sicura che fosse stata proprio una sua scelta. Fatto
sta che pi ci allontanavamo dalla scuola pi lui sembrava turbato.
Persino Jenna, che non faceva che dire quanto Hecate Hall le facesse
schifo, sembrava pensierosa.
Fissai l'ultimo pezzettino di tetto che si stagliava contro il cielo azzurro
e venni invasa da un brutto presentimento, come se il sole si
fosse appena nascosto dietro una nuvola.
Nessuno di noi tre avrebbe mai fatto ritorno.
Quel pensiero mi spiazz a tal punto da farmi rabbrividire. Provai
a scuotermelo di dosso. Era ridicolo. Stavamo andando a trascorrere
le vacanze in Inghilterra e ad agosto saremmo tornati a Hecate
Hall. Non avevo il dono della Premonizione, per cui le mie erano
solo paranoie.
Eppure quella sensazione persistette, anche dopo che Graymalkin
Island fu svanita dalla mia vista.
Essere un demone avrebbe dovuto rendermi immune al jet lag,
mormorai ore e ore dopo, mentre una macchina scura ci conduceva
attraverso la campagna inglese.
Il lungo volo dalla Georgia all'Inghilterra era stato abbastanza
privo di eventi. A parte il fatto che Cal mi era stato seduto accanto.
Il che andava benissimo, davvero.
Non ero mica stata iperconsapevole della sua presenza e non avevo
certo sussultato tutte e tre le volte che il suo ginocchio aveva urtato
il mio. E alla terza lui non mi aveva rivolto uno sguardo disgustato
dicendomi: Perch non ti rilassi un po', eh?.
E quando Jenna ci aveva rivolto un'occhiata interrogativa non eravamo
sbottati all'unisono dicendo: Niente!. Perch tutto questo
sarebbe stato strano e n io n Cal eravamo strani. Anzi, eravamo
pi che a posto.
Presto ti riprenderai, mi aveva detto mio padre. Per la prima
volta da quando lo avevo incontrato, i suoi occhi mi erano apparsi
luminosi e lui mi era sembrato davvero rilassato. Immaginai
che fosse tutto merito del fatto che avesse rimesso piede sul
suolo natio.
Jenna era eccitatissima, invece Cal pareva stanco tanto quanto
me. Non ero riuscita a addormentarmi durante il volo e adesso ne
stavo patendo le conseguenze. Mi bruciavano gli occhi e riuscivo a
pensare solo a quanto sarebbe stato bello buttarmi a letto. Dopotutto,
il mio povero corpo pensava che fossero le sei del mattino,
anche se in Inghilterra era appena l'ora di pranzo. In pi eravamo
in macchina da ore.
Quando eravamo atterrati a Londra avevo pensato che un'auto
ci avrebbe portati in una casa in citt o magari al quartier generale
del Consiglio, in modo che mio padre potesse occuparsi dei suoi
affari. Invece avevamo superato delle strade affollate e delle piccole
casette tutte assiepate l'una sull'altra che mi ricordavano uno di
quei romanzi di Dickens. Piano piano gli edifici avevano ceduto il
passo agli alberi e alle verdi colline. Vidi pi pecore di quante pensavo
ne potessero esistere.
Quindi siamo venuti fino in Inghilterra per finire nel bel mezzo
del nulla?, chiesi, posando il capo dolorante sulla spalla di Jenna.
Gi, replic mio padre.
Cal sorrise. Be', ovviamente lui era contento di passare l'estate in
una qualche fattoria inglese, considerai, infastidita. Tutti i miei sogni
su Big Ben, Buckingham Palace e Tower Bridge erano andati
in fumo.
Poi intravidi una casa...
Anche se definirla una casa sarebbe stato come definire la Monna
Lisa un quadro, o Hecate Hall una scuola. Il termine era tecnicamente
corretto, ma molto riduttivo.
Quello era uno degli edifici pi imponenti che avessi mai visto ed
era fatto di una pietra dorata che lo faceva sembrare quasi caldo a
toccarlo. Era come accoccolato in una rigogliosa vallata e un prato
color verde smeraldo gli si estendeva davanti, mentre una collina
si innalzava alle sue spalle. Un sottile e lucente ruscello scorreva
lungo un lato della propriet. Centinaia di finestre brillavano alla
luce del sole.
Wow, disse Cal, sporgendosi a guardare fuori dal finestrino.
 l che staremo?, chiesi io.
Mio padre si limit a sorridere di nuovo, mostrandosi fin troppo
soddisfatto di s. Ve l'avevo detto che non ci sarebbero stati problemi
di spazio, disse, e io mi ritrovai a sorridergli a mia volta. Ci
guardammo negli occhi per un secondo, poi distolsi lo sguardo,
facendo un cenno del capo in direzione della villa. Le case come
quella non hanno sempre un nome?
Spesso s, rispose lui. Questa  Thorne Abbey.
Qualcosa in quel nome mi suonava familiare, ma non avrei saputo
dire il perch. Era una chiesa?
No, non quell'edificio.  stato costruito alla fine del XVI secolo.
Ma prima al suo posto c'era un'abbazia.
Pass alla modalit conferenza e ci raccont di come fosse stata
distrutta sotto Enrico VIII e di come il terreno fosse stato poi affidato
alla famiglia Thorne.
Comunque, in tutta onest, non lo stavo nemmeno ascoltando.
Guardavo della gente che usciva dal portone principale della casa.
Poi individuai un paio di ali e mi chiesi chi fossero esattamente gli
amici di mio padre.
La macchina percorse un ponte di pietra e si ferm su una piazzola.
Pap usc dall'auto per primo e, quando mi apr la portiera, la
prima cosa a cui pensai fu che forse avrei dovuto indossare qualcosa
di pi carino di un paio di jeans scoloriti con una semplice maglietta
verde.
Degli enormi gradini conducevano a una terrazza fatta della stessa
pietra dorata con cui era costruito il resto della casa. C'erano sei
persone l ad accoglierci: due ragazzi dai capelli scuri che sembravano
pi o meno della mia et e quattro adulti. Immaginai che fossero
tutti dei Prodigium. Be', la fata era ovvio che lo fosse, ma riuscivo
a percepire un'aura di magia anche negli altri.
Faceva pi caldo di quanto mi fossi aspettata e sentii alcune gocce
di sudore imperlarmi la fronte. Il ghiaino mi scricchiol sotto i
piedi e udii anche degli uccellini cinguettare in lontananza. Jenna
si pales al mio fianco: l'eccitazione di poco prima era svanita e si
stava toccando la pietra di sangue che portava al collo.
Pap mi piazz una mano dietro la schiena e mi spinse a salire le
scale. Lei  Sophie, mia figlia.
All'improvviso sentii qualcosa di strano scorrermi nelle vene. Un
flusso magico, ma pi oscuro, pi potente. Veniva dai due ragazzi l
presenti. Erano gli unici a non sorridere e il maschio - il cui aspetto
mi era stranamente familiare - mi stava fissando.
Fui colta da un'improvvisa consapevolezza e dovetti sforzarmi di
non trasalire.
Erano demoni.

Note.
2 Gioco di parole intraducibile: Earl in inglese significa conte e Grey grigio. (n.d.t.)


CAPITOLO 5

Fissai i due giovani demoni, sempre pi perplessa. Io e mio padre
dovevamo essere gli unici due demoni al mondo, quindi come mai...
Un improvviso e orribile pensiero mi balz alla mente: lurido serpente,
quei ragazzi erano per caso miei fratellastri? Mio padre mi
aveva trascinato fino in Inghilterra per farmi conoscere il resto della
mia famiglia allargata?
Che storia  questa?, sbottai, riferendomi agli altri demoni.
Ma pap mi sorrise orgoglioso. Questo  il quartier generale del
Consiglio.
Alle mie spalle udii Cal fare un lungo sospiro, come se avesse trattenuto
il fiato fino ad allora, quando una donna dai capelli biondo
scuro si stacc dal gruppo e mi tese la mano. Sophie, siamo tutti
davvero felici del fatto che trascorrerai l'estate insieme a noi. Io
sono Lara.
Gliela strinsi, continuando sempre a guardare in cagnesco gli altri
demoni. Si stavano bisbigliando qualcosa all'orecchio.
Laraisa, membro del Consiglio e mio secondo al comando, vorrai
dire, fece mio padre.
Lara non lasci andare subito la mia mano. Ho sentito molto parlare
di te, sia da tuo padre che da Anastasia.
Mrs Casnoff?. Oh Dio, se era da lei che quella donna aveva sentito
parlare di Sophie Mercer, era stupefacente che mi avesse salutato
con una stretta di mano e non con un esorcismo.
Lara e Anastasia sono sorelle, mi spieg mio padre.
Okay, replicai io, cercando di processare quell'informazione.
Poi mi venne in mente un'altra cosa. Pensavo che il quartier generale
del Consiglio fosse a Londra.
Una ruga verticale solc la fronte di Lara.  cos. Solo che a causa
di alcuni imprevisti abbiamo deciso di trasferirci qui per l'estate.
Ora che sapevo che si trattava della sorella di Mrs Casnoff, riuscivo
a vedere - e a sentire - la somiglianza. Mi chiesi se i giovani demoni
fossero gli imprevisti di cui sopra o se stesse succedendo qualche
altro casino. Non ne sarei stata sorpresa.
Mi voltai verso mio padre. Mi hai detto che stavamo andando
a casa di amici tuoi. Perch non mi hai detto che saremmo venuti
qui?, gli chiesi a bassa voce.
Lui sostenne il mio sguardo. Se lo avessi fatto non saresti venuta.
Con la coda dell'occhio vidi i giovani demoni staccarsi dal gruppo
e dirigersi verso le massicce porte che si aprivano sulla terrazza.
La ragazza mi lanci un'ultima occhiata, poi spar oltre di esse.
Sophie, questo  il Consiglio, disse mio padre, attirando di nuovo
la mia attenzione sugli altri Prodigium.
Davvero?, disse Cal a mezza voce e, mi costava ammetterlo, ma
ero stupita quanto lui. Per tutto quel tempo avevo immaginato il
Consiglio come un enorme, ombroso gruppo di Prodigium con indosso
lunghi abiti scuri.
Non so se avesse sentito Cal o se si fosse limitato a interpretare
le nostre espressioni, fatto sta che pap disse: Di solito ci sono
dodici membri, ma qui alla Thorne attualmente siamo solo
in cinque.
Dove sono..., fece Jenna, ma venne interrotta da uno degli uomini,
che fece un passo avanti. Era pi anziano di mio padre e i
suoi capelli bianchi risplendevano alla luce del sole. Io sono
Kristopher, disse con un accento indefinibile.  un piacere conoscerti,
Sophie. I suoi occhi erano di un blu glaciale e non dorati,
ma si trattava senza dubbio di un mutaforma. Riuscivo a sentirlo.
Chiedendomi se si sarebbe trasformato in un husky, mi voltai verso
l'altro uomo, inclinando il collo per guardarlo bene. Era alto quasi
due metri e aveva delle enormi ali nere, ma iridescenti, con delle
sfumature che andavano dal verde al blu al rosa.
Roderick, disse lui, quando la mia mano spar nella sua. La donna
si chiamava Elizabeth e con quei soffici capelli grigi e gli occhiali
rotondi aveva proprio l'aspetto di una nonnina. Tuttavia quando le
porsi la mano, lei me la stratton e mi annus i capelli.
Grandioso. Un altro licantropo.
Mio padre disse qualcosa a proposito del fatto che avremmo parlato
con loro dopo e finalmente entrammo.
Quando mettemmo piede nel foyer, Jenna trasal e io, se non fossi
stata ancora scossa dall'incontro con i membri del Consiglio e con i
due demoni, probabilmente avrei fatto lo stesso. Quello era uno di
quei posti che non avrei mai finito di scoprire. Anche Hecate Hall
era incredibile, ma non fino a quel punto. Il pavimento di marmo
bianco e nero era cos lucido da farmi ringraziare di non aver indossato
una gonna e le dorature che ricoprivano ogni superficie erano
quasi accecanti. Come la Hecate, anche quell'ingresso era dominato
da una scalinata, ma molto pi imponente, intagliata nella pietra
calcarea bianca. I gradini erano coperti da una moquette cos rossa
che pareva grondare sangue.
Sopra di noi, il soffitto era pieno di murales, ma non riuscivo a capire
che cosa vi fosse dipinto. Sembrava un soggetto tragico e violento.
Gli altri quadri ritraevano scene simili: uomini dall'espressione
seria che puntavano le proprie spade contro donne in lacrime o
che caricavano in battaglia a dorso dei loro cavalli.
Rabbrividii. Anche se era giugno, in quella stanza era impossibile
che facesse caldo. O forse la mia pelle d'oca era dovuta agli incantesimi
e alla magia che da cinquecento anni impregnavano la pietra
e il legno.
Ci sono delle statue, osserv Jenna, in corridoio. Gi, c'erano
due statue bronzee di donne velate a guardia dell'enorme scalinata,
lungo la quale si era allineata altra gente.
Che stanno facendo quelli l?, mi bisbigli Jenna.
Non lo so, le risposi, sorridendo glaciale, ma penso che ci sia
di mezzo uno spettacolino musicale.
Questo  lo staff dei domestici, disse mio padre, facendo un
cenno del capo in direzione del gruppo. Qualsiasi cosa vi serva,
saranno tutti lieti di esservi d'aiuto.
Oh, dissi io, debolmente, sentendo la mia voce riecheggiare come
se fossi in una caverna. Grandioso.
Oltre la folla, in cima alle scale, c'era un grande arco di marmo.
Mio padre annu e aggiunse: I nostri uffici sono stati temporaneamente
trasferiti qui, ma li visiteremo dopo. Immagino che vogliate
vedere prima le vostre stanze.
Afferrai mio padre per la manica e lo allontanai dal gruppo. In
effetti, mormorai, mi piacerebbe sapere da dove sbucano quei
demoni. Sono... non sono mio fratello e mia sorella, vero?.
Mio padre sgran gli occhi oltre le lenti degli occhiali. No, mi
rispose. Buon Dio, no. Daisy e Nick sono... Ne parliamo dopo,
comunque sappi che non sono imparentati con noi.
Allora che ci fanno qui?
Mio padre si accigli e si strinse nelle spalle. Sono qui perch
non sanno dove altro andare e perch questo  il posto pi sicuro
che ci sia.
Aveva senso. Certo. Perch cos se diventano superdemoni potete
portarli via.
Ma lui scosse il capo, confuso. No, Sophie, intendo sicuro
per loro. Nick e Daisy hanno gi subito diversi attentati alla
loro vita.
Non mi diede il tempo di replicare e alz una mano, facendo cenno
a Lara di raggiungerci. I suoi tacchi ticchettarono sul pavimento
mentre ci veniva incontro. Sophie, Lara ha preparato delle stanze
deliziose per te e la tua ospite. Perch non cominciate a prendere
confidenza con il palazzo? Possiamo parlare pi tardi.
Ovviamente non era una richiesta, per cui mi limitai a stringermi
nelle spalle e dissi: Sicuro.
Lara ci condusse attraverso il foyer fino a un'alta porta di pietra
che dava su una scala. Mentre ci facevamo strada lungo un corridoio
scarsamente illuminato non riuscii a scrollarmi di dosso il pensiero
di star camminando in una specie di tomba.
Mentre procedevamo, Lara spiattell una serie di dati a cui io non
diedi granch ascolto. Erano comunque poco credibili.
Una superficie spaventosa, pi di trecento stanze, 31 delle quali
cucine. 98 bagni. 359 finestre. 2469 lampadine.
Jenna, una volta raggiunto il quarto piano, dove avremmo alloggiato
tutti e tre, scosse la testa. A Cal venne mostrata subito la sua
stanza e lei, quando sbirci oltre la sua spalla, scoppi a ridere.
Quella camera non c'entrava niente con lui. Insomma, le lenzuola
verde bosco erano abbastanza mascoline, ma i mobili bianco e
oro non lo erano di certo. N lo era l'enorme baldacchino sul letto.
Wow, Cal, esclamai, sentendomi me stessa per la prima volta da
quando avevamo varcato la soglia di quella casa assurda. Potrai
fare dei bellissimi pigiama party qui. Tutte le altre ragazze saranno
gelosissime.
Lui mi rivolse un mezzo sorriso e io ebbi la sensazione che il nostro
rapporto fosse diventato appena un po' pi normale. Non 
poi cos male, disse, buttandosi sul letto e sparendovi in mezzo.
Quando lo vidi scomparire tra tutti quei cuscini non potei far altro
che scoppiare a ridere.
Lara parve offendersi. Quel letto apparteneva al terzo duca della
Cornovaglia.
Fantastico, disse Cal, la voce attutita. Alz i pollici per esprimere
il suo assenso e il suo gesto ci fece ridere ancor di pi.
Lara, accigliata, ci condusse lungo il corridoio. Apr una porta e
io non ebbi alcun dubbio: quella sarebbe stata la stanza di Jenna.
C'erano tende rosa, mobili rosa e persino un copriletto rosa. La
stanza dava su un piccolo giardino. Dalla finestra aperta arrivava il
profumo dei fiori. Ero impressionata, dovetti ammetterlo. E anche
un po' sorpresa.
 perfetta, disse Jenna a Lara. Il suo sorriso era luminoso, ma
aveva un colorito pallido: mi resi conto all'improvviso che non mangiava
da quando avevamo lasciato Hecate Hall. Lara probabilmente
stava pensando la stessa cosa, poich attravers la stanza e apr
un armadietto in legno di ciliegio. Dentro c'era un piccolo frigobar
pieno di sacche di sangue.
Zero negativo, disse, indicandole come se Jenna avesse appena
vinto una ricompensa o un qualche orribile gioco a premi. Mi
hanno detto che  il tuo preferito.
Lo sguardo di Jenna si offusc e lei si lecc le labbra. Gi, comment.
Bene, allora ti lasciamo in pace, le disse, prendendomi per un
braccio. La stanza di Sophie  proprio in fondo al corridoio.
Fantastico, replic Jenna, senza distogliere lo sguardo dal frigobar.
Ci vediamo dopo, la salutai io, mentre ce ne andavamo. Jenna
chiuse la porta e, immaginai, corse a nutrirsi.
Per te abbiamo preparato una stanza molto speciale, disse Lara,
in tono nervoso. Spero proprio che ti piaccia. Apr una porta
a pochi metri dalla camera di Jenna.
Per un istante l'unica cosa che fui in grado di fare fu fermarmi sulla
soglia e deglutire. Quella stanza non era semplicemente speciale,
era... meravigliosa.
Tre finestre alte quanto tutta la parete davano su un altro giardino,
pi grande di quello di Jenna. Al centro di esso c'era una fontana
che spruzzava acqua nella rarefatta aria pomeridiana. Le tende erano
di seta bianca con un delicato disegno verde che pensai dovesse
ricordare delle foglie. La carta da parati era anch'essa bianca con
dei lunghi steli d'erba, tipo giungla, inframezzati da qualche fiore
dai colori brillanti.
Pure il letto era bianco come la neve, con un baldacchino di seta.
Avevo anche un divano e due sedie di velluto verde mela. C'erano
persino un paio dei miei libri preferiti sul comodino e una foto di
mia madre sulla bassa libreria vicino a una finestra.
La adoro, dissi a Lara, che mi fece un ampio sorriso.
Ne sono felice. Volevo che ti sentissi la benvenuta.
Be', hai fatto un ottimo lavoro, replicai. Era vero, anche se probabilmente
non era me che voleva compiacere, ma mio padre. Le
stanze di Jenna e Cal erano carine, ma la mia era stata arredata con
una cura particolare. Forse Lara intendeva fare buona impressione
sul capo.
Poi mi resi conto che magari voleva adularmi perch io un giorno
avrei potuto essere il suo capo. Tutt'a un tratto non desiderai altro
che distendermi. Ma prima dovevo parlare con mia madre e dirle
che stavo bene. C' un telefono nei paraggi?, chiesi a Lara.
Lei estrasse un cellulare dalla tasca della giacca e me lo porse. In
effetti, tuo padre voleva che te lo dessi. Il suo numero  collegato
al tasto 1 e quello di tua madre al tasto 2. Hecate Hall risponde al
numero 3.
Fissai il telefono. Era quasi un anno che non ne vedevo e men che
meno ne tenevo in mano uno. A Hex Hall non erano consentiti.
Chiss se ancora mi ricordavo come mandare messaggi. Al che Lara
punt a un fantastico scrittoio e per la prima volta notai il sottile
laptop argentato posato su di esso. Tuo padre ti ha anche creato
un indirizzo email, che puoi usare per comunicare con chi vuoi.
Alla Hecate erano proibiti anche i PC, almeno per gli studenti.
Probabilmente Mrs Casnoff ne aveva uno nelle sue stanze private.
Jenna e io avevamo passato un'intera ora di Evoluzione della magia
a chiederci quale potesse essere il suo indirizzo. Jenna credeva che
fosse qualcosa di stupido, proprio come il suo nome, ma io avevo
puntato dieci dollari su HexyLady@hecatehall.edu. Immaginai che
a quel punto avrei potuto scoprire se mi ero sbagliata o no.
Chiama pure tua madre, disse Lara, dirigendosi verso la porta,
ma se ti serve qualcos'altro, fammi sapere.
Lo far, le risposi, ma ero gi distratta. Avevo appena notato la
porta che conduceva al mio bagno personale e da quel che potevo
vedere mi sembrava tre volte pi grande di tutta la mia stanza al
dormitorio della Hecate.
Una volta che Lara fu uscita, chiamai mia madre. Quando le dissi
che eravamo a Thorne Abbey, lei si insospett subito. Ti ha portato
l? Ti ha spiegato come mai?
Ehm, no. Credo che abbia a che fare con il fatto che vuole che
abbracci il mio destino di futuro capo del Consiglio. Insomma, una
specie di prova generale.
Mamma si limit a sospirare. Okay. Be', sono contenta che tu sia
sana e salva, ma ti prego di riferire a tuo padre che voglio che mi
chiami non appena ne ha l'opportunit.
Le promisi che lo avrei fatto, ma subito dopo aver riagganciato
venni sopraffatta dall'entusiasmo. Non volevo destreggiarmi tra i
nostri drammi familiari prima di aver elaborato tutte quelle novit.
Ero in Inghilterra. Con mio padre. In una villa enorme che faceva
anche da quartier generale del Consiglio e in cui vivevano altri
due demoni. E soprattutto, non riuscivo a disfarmi di quella strana
sensazione, quasi una premonizione, che mi aveva accompagnato
sin da quando avevo lasciato Hecate Hall.
Poi, ovviamente, c'era anche il fatto che il ragazzo per cui qualche
tempo prima mi ero presa una cotta forse si aggirava per quello
stesso Paese, uccidendo dei mostri.
Gi, avevo proprio bisogno di un pisolino prima di affrontare tutte
quelle questioni.
Mi buttai sul letto. Magari non era mai appartenuto a un duca, ma
era stato di sicuro imbottito di piume d'angelo. Togliendomi con
un calcio le scarpe, mi distesi sulle lenzuola fresche. Tutto in quella
stanza aveva l'odore del sole e dell'erba. Pensai di dormire un'oretta
e poi andare a parlare con mio padre. E poi potevo chiedere
a Lara se avesse una mappa, o meglio un gps, che potesse aiutarmi
a non perdermi in quel posto. Chiusi gli occhi e mi addormentai,
continuandomi a chiedere come mai il nome Thorne mi suonasse
tanto familiare.


CAPITOLO 6

La prima cosa di cui mi resi conto in seguito fu che qualcuno mi
stava strattonando e che un urlo mi rimbombava nelle orecchie.
Ebbi la sensazione di essere stata io a urlare. Disorientata, mi misi
a sedere con il cuore che mi martellava nel petto.
Sophie?. Jenna sedeva accanto a me sul bordo del letto, gli occhi
sgranati.
Che cosa  successo?, le chiesi, con voce roca. La stanza era pi
buia di quanto non fosse quando mi ero distesa e per qualche secondo
pensai di essere ancora a Hex Hall.
Mi sa che hai avuto un incubo. Stavi gridando.
Be', questo s che era imbarazzante. E anche piuttosto strano.
Io non avevo mai incubi, nemmeno dopo tutto ci che era accaduto
il semestre precedente. Esaminai il cervello alla ricerca di
qualche immagine o ricordo del sogno, ma sembrava che la mia
testa fosse stata imbottita di cotone idrofilo. Tutto ci che riuscivo
a ricordare era che stavo correndo e che ero stata spaventata
da... qualcosa. Strano, mi raschiava anche la gola, come se
avessi pianto. A parte questo, avevo ancora la brutta sensazione
di terrore che avevo provato sul battello e un insolito odore attaccato
alle narici.
Fumo.
Trassi un profondo respiro, ma nemmeno il profumo di sole delle
mie lenzuola riusciva a sopraffare quel puzzo acre.
Cercai di sorridere. Sto bene, le dissi, solo uno stupido sogno.
Jenna sembrava poco convinta mentre si abbracciava le ginocchia.
Su che cos'era?
Non lo so. Stavo correndo, penso e c'era un incendio da qualche
parte nei paraggi.
Jenna fece svolazzare la striscia rosa della frangia. Non suona poi
cos terribile.
Non lo era, solo che avevo una strana sensazione.... Rabbrividii,
ricordandomi quell'orribile senso di perdita. Era come se fossi
spaventata, ovviamente, ma anche triste. Pi che triste. Devastata.
Sospirando, mi appoggiai alla testiera. Ho provato qualcosa
di simile quando abbiamo lasciato la Hecate. Insomma, ho avuto
questa strana e fortissima sensazione che non vi avremmo mai fatto
ritorno. Non tutti e tre insieme, quanto meno.
Una delle cose che preferisco di Jenna  che  sempre imperturbabile.
Forse dipende dal fatto che  una vampira, o forse da com'era
prima di mutare. In ogni caso, quelle mie improvvise doti psichiche
non la sconvolsero pi di tanto. Si limit a mordicchiarsi l'unghia
del pollice con un'espressione pensierosa, poi disse: Cos', un potere
dei demoni, quello di prevedere il futuro?
E io che diavolo ne so? Alice era l'unico demone che conoscessi.
La sola cosa che lei faceva e che le altre streghe non facevano era
succhiare il sangue della gente, e non che la trovassi una caratteristica
particolarmente impressionante. Senza offesa.
Non mi offendo mica. Comunque, forse puoi chiedere a tuo padre.
Non  questo lo scopo della vacanza, imparare cosa significa
essere un demone?.
Risposi evasivamente alla domanda e Jenna, saggia, lasci cadere
la questione. Okay, quindi hai sognato qualcosa che riguardava un
incendio e hai una specie di premonizione secondo la quale moriremo
tutti qui in Inghilterra.
Adesso mi sento molto meglio, grazie, Jenna.
Lei mi ignor. Forse non significa niente. A volte i sogni sono
solo sogni.
S, concordai. Probabilmente hai ragione.
E se poi queste sono le uniche cose strane che ti sono successe
di recente, allora perch.... Quando vide la mia espressione
si interruppe. Queste non sono le uniche cose strane che ti sono
successe.
In quel momento non desideravo altro che rimettermi distesa e
nascondermi sotto le lenzuola. Invece dissi a Jenna di aver visto
Elodie.
Ed ecco una cosa che la sorprese. Ti guardava? Insomma, guardava
proprio te?.
Quando annuii, Jenna sospir, facendo svolazzare la propria frangetta.
E che ha detto Mrs Casnoff?.
Mi agitai. Ehm, ancora veramente non gliel'avrei detto....
Cosa? Soph, devi dirglielo. Potrebbe voler dire qualcosa, e dopo
Alice... Guarda, lo so che aver vissuto a lungo nel mondo normale
ti d maggiore sicurezza in te stessa, ma sappi che non devi avere
segreti per Mrs Casnoff. O per me.
Di nuovo quella familiare pugnalata di senso di colpa. Jenna e io
non avevamo mai affrontato la questione, ma entrambe sapevamo
che se io avessi detto a qualcuno di aver visto Alice, Jenna non sarebbe
mai stata accusata di aver attaccato Chaston e Anna. E, ovviamente,
Elodie sarebbe stata ancora viva.
Le mander una lettera domani. Oh! Che scema! Posso anche
chiamarla. Lara mi ha dato un cellulare.
Jenna si ringalluzz. Davvero? Quindi possiamo scaricare della
musica e.... Si interruppe e scosse il capo. No, non cercare di
distrarmi con la tecnologia, Sophie Mercer. Promettimelo, disse,
strizzandomi il braccio.
Alzai una mano e feci quello che pensavo fosse il saluto scout. Anche
se sembrava pi una cosa da Star Trek. Giuro solennemente
di dire a Mrs Casnoff che il fantasma di Elodie mi stava guardando.
Se non dovessi farlo, giuro di comprare a Jenna un pony. Un
pony vampiro.
Jenna si sforz di non sorridere, ma nessuno poteva resistere a un
pony vampiro.
Quando entrambe scoppiammo a ridere mi sentii un milione di
volte meglio. Jenna aveva ragione. C'erano persone di cui potevo
fidarmi, adesso, persone che meritavano di sapere che cosa mi stava
succedendo. Mi sentii all'improvviso il cuore pi leggero e decisi
che, centrale di demoni o no, Thorne Abbey era un posto buono
come qualunque altro per voltare pagina, cambiare musica e tutti
quei clich sul tema.
Basta con i segreti.
Mi dispiace che tu abbia fatto un brutto sogno, ma sono contenta
che sei sveglia, mi disse Jenna, una volta che smettemmo di ridacchiare.
Volevo parlarti.
Di che cosa?
Oh, non saprei, forse della tua reazione all'arrivo al quartier generale
del Consiglio?. La sua espressione si ammorbid e aggiunse:
Mi sa che qualcosa ti ha fatto sbroccare.
Era cos evidente?
No, ma dato che sono una vampira, sono in grado di rintracciare
anche i minimi sbalzi di energia emozionale.
Mi limitai a fissarla finch lei non alz gli occhi al cielo e disse:
Okay, sei impallidita moltissimo e sembrava che stessi per vomitare.
Per un attimo ho pensato che saresti svenuta. Il suo volto si
illumin e lei raddrizz la schiena. Oh, mio Dio, saresti dovuta svenire,
cos Cal poteva prenderti in braccio e portarti su per le scale.
Sottoline quell'ultima considerazione con una specie di squittio e
mi strinse un braccio.
Ti preferisco arrabbiata e in ansia, Jenna.
Lei continu a ridere e a dimenarsi come una bambina di quattro
anni, fin quando alla fine non scoppiai a ridere pure io. Okay,
devo ammettere che l'immagine di Cal che mi porta in braccio su
per quella bella scalinata non  affatto male, osservai, scostando
le coperte.
Jenna sospir, felice. Vero? E a me i ragazzi nemmeno piacciono.
Feci una smorfia e mi chinai a cercare sotto il letto le mie scarpe
da ginnastica. Sapevo che avrei dovuto dire a Jenna del fidanzamento,
ma non ero ancora pronta a parlarne con qualcuno e non
lo sarei stata fino a quando io stessa non avessi capito come mi sentivo
al riguardo.
Non  solo una roba del Consiglio, comunque, dissi a Jenna.
Li hai visti quei ragazzi, no?
Gi, la tipa bruna e quello che assomiglia ad Archer.
Mi alzai troppo in fretta, sbattendo la testa contro la struttura del
letto. Cosa?, le chiesi, massaggiandomi la nuca.
Quel ragazzo. Assomiglia da morire ad Archer. In effetti, pensavo
che fosse in parte per questo che sembravi sul punto di vomitare.
Mi rimisi a sedere e cercai di pensare a quel tizio senza concentrarmi
sulle sensazioni che avevo provato quando avevo capito
che era un altro demone. S, dissi alla fine. Immagino che gli
assomigli. I capelli, l'altezza, quel sorrisetto.... Sentii una morsa
allo stomaco: sarebbe stato meglio se Jenna non avesse tirato fuori
l'argomento. Comunque, continuai, rimettendomi le scarpe,
non  stato questo a farmi sbroccare.  un demone. Lo sono sia
lui che la ragazza.
Jenna rimase a bocca aperta. Ma di! Pensavo che gli unici demoni
al mondo foste tu e tuo padre.
Lo credevo anche io. Ecco spiegata la mia espressione.
E che ci fanno qui, secondo te?
Non ne ho idea.
Rimanemmo in silenzio per un minuto, poi Jenna disse: Be', probabilmente
sono dei demoni di second'ordine. Sono sicura che tu
e tuo padre siete pi bravi e forti di loro.
Le rivolsi un sorriso. Jenna, come fai a essere cos carina?.
Lei mi restitu il sorriso. Un altro dei miei poteri di vampira. Si
alz dal letto. Adesso andiamo. Ho fatto qualche giro esplorativo
mentre tu ti facevi il tuo epico pisolino. Sei stata fuori combattimento
per tre ore. Comunque, avevo troppa paura di allontanarmi
da sola.
Avevi paura? Tu?.
Jenna si strinse nelle spalle. S, il fatto di essere un vampiro non
ti protegge dal rischio di perdersi. E non mi va di vagare in questa
villa spettrale per l'eternit.
Thorne Abbey non  spettrale, dissi. Hecate Hall  spettrale.
Questo posto  solo... diverso.
 enorme, disse Jenna, con gli occhi sgranati. Non hai sentito
che ha detto Lara? Trentuno cucine. Trentuno, Soph.
Mi venne l'acquolina in bocca al pensiero del cibo. Chiss quale
verr utilizzata stasera per preparare la cena.
Jenna e io uscimmo in corridoio. C'erano diverse applique alle
pareti, ma era comunque piuttosto buio.  strano pensare che in
questa casa viva una sola famiglia, feci io.
E non era nemmeno la residenza principale dei Thorne, aggiunse
Jenna, come se stesse citando una guida. Avevano una casa a
Londra, un castello nel Nord della Scozia e un capanno da caccia
nello Yorkshire. Purtroppo hanno perso gran parte delle loro ricchezze
dopo la seconda guerra mondiale e nel 1951 sono stati costretti
a vendere tutto, eccetto l'abbazia. Questo posto, infatti, appartiene
ancora ai Thorne.
Cavolo. Come mai sai tutte queste cose?.
Jenna parve lievemente imbarazzata. Te l'ho detto, il tuo pisolino
 durato troppo e io mi annoiavo. Al piano di sotto c' una biblioteca,
con un sacco di libri dedicati alla storia del palazzo. Vi
hanno avuto luogo delle storie davvero affascinanti. Hai presente
quelle grandi statue nel foyer? Sono state commissionate da Philip
Thorne nel 1783, dopo che sua moglie si  suicidata buttandosi
gi dalla scala.
Che cosa raccapricciante, replicai. Tuttavia c'era qualcosa che
mi dava fastidio in quel nome, Thorne. Sapevo di averlo gi sentito
da qualche parte, ma dove? E perch avevo la sensazione che fosse
cos importante?
Mentre scendevamo al piano di sotto, Jenna mi raccont altre storie
su quella dimora. Ah, e poi alla fine degli anni Trenta Thorne
Abbey  diventata una scuola per sole ragazze.
Un debole campanello d'allarme cominci a squillare in un angolo
della mia testa.
Davvero?
Gi. Durante i bombardamenti tedeschi hanno dovuto evacuare
un sacco di ragazzi da Londra, inclusi interi collegi. Oltre alle ragazze
della Thorne qui hanno vissuto anche le signorine di altri
nove istituti.
E a quel punto qualcosa scatt e io capii all'istante dove avevo sentito
quel nome prima di allora.


CAPITOLO 7

Ebbi il voltastomaco. Oh, mio Dio.
Non  che sia poi tanto interessante, disse Jenna, ma io scossi
il capo.
No, non  per questo. Nel libro c'erano per caso delle foto di
quelle ragazze?
S, penso di averne vista qualcuna.
Sentii il sangue rombarmi nelle orecchie e dissi: Okay, ho bisogno
di vedere quel libro. Subito.
Jenna mi prese a braccetto e ci incamminammo lungo uno dei
molti corridoi che si dipartivano dal foyer. L'ho lasciato su una
panca vicino alla finestra, in biblioteca, disse. Scommetto che 
ancora l.
Superammo innumerevoli porte chiuse e imboccammo tre diversi
corridoi prima di arrivare a destinazione. La biblioteca, come il
resto della casa, era magnifica. Ed enorme.
Rimasi immobile sulla soglia per un istante. Credetti di non aver
mai visto tanti libri tutti insieme nella mia vita. C'erano migliaia di
scaffali e delle scale a chiocciola che conducevano al secondo piano,
con altri scaffali. In giro per la stanza erano sparsi dei divani e
delle lampade Tiffany che diffondevano degli aloni di luce sul parquet.
Alcune grandi finestre si affacciavano sul fiume e lasciavano
filtrare gli ultimi raggi di sole prima del tramonto.
La panca vicino alla finestra era vuota.
Cavolo, sospir Jenna, l'ho lasciato l una ventina di minuti
fa, lo giuro.
Ti ricordi dove l'hai trovato?, le chiesi. Magari  entrato qualcuno
e l'ha rimesso a posto.
Jenna si morse il labbro. S, credo di s. Era al piano di sopra, vicino
quello strano armadietto. La seguii su per le scale. Strano
in che senso?
Vedrai. Era l in fondo, vicino al quadro di un tizio a cavallo.
Non mi sorprendeva che Jenna avesse difficolt a ricordarsi in
quale scaffale avesse preso il libro. Al piano di sotto, i libri erano
allineati lungo le pareti, lasciando il pavimento sgombro. Di sopra
invece c'erano una trentina di librerie, alcune cos vicine che dovetti
fare una specie di gimcana tra di esse.
Ecco!, udii Jenna gridare da qualche parte alla mia sinistra.
La trovai in punta di piedi a esaminare uno scaffale accanto al quale
in effetti c'era un quadro con un tizio a cavallo. Pensai che sembrava
piuttosto irritato, considerando com'era elegante con quel
mantello d'ermellino.
Jenna aveva la stessa espressione infastidita. Non c', disse.
Forse dovremmo controllare di nuovo di sotto.
Cercai di tenere a freno la delusione. Non sapevo nemmeno perch
ci tenessi tanto a vedere quel libro. Avevo capito dove avevo
sentito gi il nome Thorne e perch era cos importante.
Thorne era il cognome della donna il cui incantesimo aveva reso
un demone Alice. E quindi che aveva, immagino inconsapevolmente,
trasformato in demone anche me. Non avevo dubbi: Alice era
una di quelle ragazze mandate l durante i bombardamenti della
seconda guerra mondiale e Thorne Abbey era il posto in cui tutto
era cominciato.
Eppure volevo vedere una sua foto l. Una foto di prima che fosse
trasformata.
S, dissi a Jenna. Possiamo controllare di nuovo pi tardi. Non
 niente di che.
Jenna non era mica stupida. Mi conosceva abbastanza bene da capire
quando stavo mentendo. Tuttavia lasci correre e disse: Ehi,
d un'occhiata a questa.
In un angolo, proprio sotto il Ragazzo Fighetto a Cavallo c'era una
libreria che mi arrivava solo fino al petto. Era coperta di polvere e
capii subito come mai Jenna pensasse che fosse strana. C'era solo
un libro su uno scaffale, protetto da una spessa teca di vetro, su cui
erano intagliati dei simboli che non avevo mai visto prima.
Prova ad aprirla, disse Jenna.
Non c'era alcun appiglio, quindi poggiai le dita sul bordo del vetro,
per capire se si aprisse a pressione.
Ritrassi immediatamente la mano. Wow.
Questa roba  protetta da un potente incantesimo.
Potente incantesimo era una definizione riduttiva. Le dita mi
bruciavano ancora. La sensazione era simile a quella che avevo provato
quando avevo toccato il petto di Archer e sentito il marchio
dell'Occhio sotto il palmo. Dev'essere un libro molto speciale,
quello, un libro che nessuno dovrebbe toccare.
Gi.
Jenna e io trasalimmo e ci voltammo di scatto.
Alle nostre spalle c'era mio padre con un sorrisetto dipinto in volto.
Aveva le mani intrecciate dietro la schiena. Quello  il grimorio
della famiglia Thorne. Un libro di incantesimi.
Lo so che cos' un grimorio, gli risposi, infastidita, ma lui continu
come se io non avessi parlato.
Contiene alcune delle pi oscure magie dei Prodigium. Il Consiglio
l'ha messo sotto chiave anni fa.
Quindi quella dei Thorne era una famiglia di streghe?.
Mio padre sfior la superficie dello scaffale. Sussultai, ma lui sembrava
non subire gli effetti della magia. S. Streghe oscure, ovviamente.
Molto potenti e molto attente a tenere nascosta agli umani
la loro vera identit.
Sono state loro a trasformare Alice in un demone, vero?.
Jenna fece un verso di sorpresa, ma mio padre rimase a fissare me
per un secondo prima di rispondermi. S. Brava, hai capito tutto
molto in fretta.
Sembrava genuinamente compiaciuto e io provai un impeto di felicit.
In effetti,  stata Jenna ad aiutarmi. Ha letto qualcosa a proposito
di un gruppo di ragazze che sono state mandate qui durante
i bombardamenti, e io mi sono ricordata che Mrs Casnoff aveva
detto che la signora che ha trasformato Alice si chiamava Thorne.
Ecco perch siamo qui. Volevo vedere se riuscivo a trovare una foto
di Alice in uno dei libri che Jenna stava leggendo.
Se vuoi una foto di tua nonna qui a Thorne Abbey, io ce l'ho.
Perch non sei venuta a chiederla a me?.
Mi venne in mente una risposta sarcastica, ma me la tenni per me.
Aveva ragione. Chiedere a lui sarebbe stato molto pi logico che
giocare a fare le spie in biblioteca.
Per fortuna c'era Jenna, che alz lo sguardo su mio padre e disse:
Mr Atherton, Sophie ha trascorso gli ultimi sedici anni della sua
vita insieme a gente che per un motivo o per l'altro le ha mentito.
Perci a Hecate Hall  diventata abbastanza brava a scoprire le cose
da sola. Un'abitudine dura a morire.
Jenna poteva anche essere una biondina con un'ossessione patologica
per il rosa, ma era pur sempre anche una vampira, il che significava
che riusciva a mostrarsi parecchio minacciosa quando voleva.
In quel momento avrei tanto voluto abbracciarla.
Mio padre spost lo sguardo da me a lei. Mrs Casnoff mi aveva
detto che voi due eravate una squadra formidabile. Adesso capisco
cosa intendesse. Be', se non c' nient'altro di cui avete bisogno in
biblioteca, care le mie signorine, vorrei chiedere a Sophie se le andrebbe
di accompagnarmi a fare una passeggiata nella propriet.
Come sempre, sembrava uscito da un romanzo di Jane Austen.
Stentavo a credere che una donna super pratica come mia madre
si fosse innamorata di uno come lui. Non mi era mai sembrata il tipo
che si fa conquistare da un fine parlatore. Certo, io stessa non
credevo che mi sarei mai potuta innamorare di un bel ragazzo che
in realt era un assassino di Prodigium, quindi in fondo come potevo
pretendere di capirci qualcosa in materia di innamoramenti?
Si sta facendo buio, risposi a mio padre.
Oh, abbiamo ancora un bel po' di luce. E la vista dell'edificio a
quest'ora  davvero spettacolare.
Conoscevo mio padre solo da poche settimane, ma avevo capito
che bisognava tener conto del suo sguardo e non del suo tono di
voce quando parlava. E in quel frangente i suoi occhi mi stavano
dicendo che sarei andata a fare una passeggiata con lui, che lo volessi
o meno.
Okay, dissi. Perch no?
Eccellente. Te la caverai se resterai da sola per un po', vero?,
chiese a Jenna.
Lei mi lanci un'occhiata. Certo, Mr Atherton. Andr a vedere
cosa sta facendo Cal.
Ottima idea, replic mio padre. Mi porse il gomito. Andiamo?.


CAPITOLO 8

Ci dirigemmo verso la porta principale, superando una delle domestiche.
Stava spolverando il ripiano in marmo di un tavolo, ma non
con una pezza o un piumino, bens tenendo le mani sulla superficie.
La polvere si sollev in una nuvoletta e svan. Osservarla mi sconvolse
tanto quanto il fatto di avere un cellulare e un computer. Alla Heca-
te nessuno usava la magia in modo tanto... disinvolto. Mrs Casnoff di
certo non ci avrebbe permesso di usare i nostri poteri per spolverare.
Io e pap non parlammo finch non fummo fuori. Ascolta, dissi
io, mi dispiace molto di aver toccato la tua libreria magica o qualsiasi
cosa fosse. Non lo sapevo.
Lui trasse un profondo respiro e si incammin lungo un vialetto
di ghiaia. Adorabile. Lo senti questo profumo, Sophie?
Uhm... quale profumo?
Lavanda. A Thorne Abbey viene piantata in ogni giardino.  particolarmente
bella in pomeriggi come questo.
Annusai l'aria. Aveva ragione, l'odore era gradevole; la brezza non
era n troppo calda n troppo fresca e c'era un bellissimo e ombreggiato
prato verde. Probabilmente mi sarebbe piaciuto tutto di pi
se non mi fossi trovata nella Casa dei Demoni Ribelli.
Continuammo a camminare in silenzio. Avevo la mano poggiata
sull'incavo del gomito di mio padre, il che era al contempo bello e
strano. Mentre procedevamo, tutto ci cui riuscivo a pensare era:
Questo  mio pap. Sto andando a passeggio con lui e ci stiamo
comportando come se non fosse stato il Padre pi Assente del Secolo
per quasi diciassette anni.
Mi condusse sul ponte di pietra e in cima a una piccola collina. Ci
fermammo l e ci voltammo a guardare la villa.
Mio padre non si sbagliava. La vista era bellissima. Accoccolata
nella valle, Thorne Abbey era illuminata da una calda luce dorata.
In lontananza, la foresta sembrava abbracciare l'edificio, fornendogli
protezione e riparo. Volevo credere che fosse bellissimo, ma
non riuscivo a non pensare a come la mia vita sarebbe stata diversa
se Alice non fosse mai stata l.
Ho amato questo posto dal primo momento in cui l'ho visto,
disse mio padre.
Vorrei solo che fosse un po' pi grande, dissi io. Ho bisogno
di almeno cinquecento stanze da letto per non sentirmi soffocata.
Era una battuta molto poco divertente, ma pap ridacchi lo stesso.
Speravo che ti piacesse.  qui che sei nata, in un certo senso.
Ti andrebbe di sentire tutta la storia?.
Anche se avevo la bocca secca e le ginocchia che mi tremavano,
mi sforzai di fare la disinvolta. Perch no?.
I membri della famiglia Thorne erano streghe oscure e stregoni.
Per centinaia di anni sono riusciti a tenere nascosta agli umani la
loro vera identit, servendosi per dei propri poteri per accrescere
le loro ricchezze e la loro influenza. Erano ambiziosi e intelligenti,
ma non particolarmente pericolosi. Almeno non fino a quando 
scoppiata la guerra.
Quale guerra?.
Mio padre mi guard, sorpreso. Alla Hecate non ti hanno parlato
della guerra?.
Pensai ai corsi che avevo seguito l'anno precedente, ma dovetti ammettere
di aver trascorso la maggior parte del tempo a pensare ad
altro, tipo ad Archer, a Jenna e a come mai alcune ragazze fossero
state misteriosamente aggredite. Chi avrebbe potuto biasimarmi se
non ero stata attenta? Forse s, solo che non mi ricordo.
Nel 1935  scoppiata una guerra tra i Prodigium e l'Occhio di
Dio.  stato un momento molto triste della nostra storia. Sono morti
in migliaia.
Fece una pausa per pulirsi gli occhiali con un fazzoletto. A
quell'epoca erano rimasti solo due membri della famiglia Thorne,
Virginia e suo fratello minore, Henry. Virginia era cresciuta con l'idea
di allevare un demone per sconfiggere l'Occhio. Nessuno era
mai riuscito a farlo nella storia dei Prodigium, ma Virginia decise
di provare lo stesso. Le ci vollero anni, ma alla fine trov il rituale
che stava cercando in un arcaico grimorio.
Immagino si tratti di quello chiuso nella teca in biblioteca.
S. Secondo i resoconti a nostra disposizione, voleva eseguire
il rituale su se stessa, ma il capo del Consiglio non glielo permise.
Pensava che fosse pi sicuro farlo con un umano. Per fortuna di
Virginia, c'erano centinaia di ragazze che a quell'epoca risiedevano
a Thorne Abbey.
Ebbi un brivido. E lei scelse Alice.
Esatto.
Perch? Insomma, hai detto tu stesso che c'erano centinaia di
ragazze. Che ha fatto, ha estratto il nome di Alice da un cappello?
Onestamente non lo so, Sophie. Ho sempre creduto che il fatto
che allora fosse incinta c'entrasse qualcosa. Forse lei e Henry...
Be', in ogni caso, Virginia non disse niente a nessuno e, dopo il rituale,
nemmeno Alice era pi nella posizione di poterne parlare
con qualcuno.
Mi strofinai il naso con il dorso della mano. In storie come queste
di solito c' un diario magico nascosto dentro il tronco di un albero
e capace di darti tutte le risposte.  possibile che ne esista uno
anche in questo caso?
Temo di no. Comunque, credo che tu conosca il resto della storia.
Virginia port a termine il rituale, ma qualcosa non and per
il verso giusto. Non sapremo mai che cosa successe davvero quella
notte, ma il risultato fu che Virginia e suo fratello morirono e che
Alice venne trasformata in un demone.
Un mostro, mormorai io, pensando a quegli artigli argentati
che si erano conficcati nel collo di Elodie. Mi sedetti sull'erba e mi
strinsi le ginocchia al petto. Mio padre sospir e dopo un lungo
momento si sedette al mio fianco.
Ti sporcherai il vestito.
Ne ho altri. Sai, questa non  la prima volta che usi quella parola
riferendoti a noi. Posso chiederti perch lo fai?.
Inarcai entrambe le sopracciglia. Sul serio? Credi davvero di dovermi
chiedere perch secondo me i demoni sono dei mostri?
Quando pensavi di essere solo una strega, usavi la parola mostro
per riferirti a te stessa?
Certo che no.
Eppure streghe, fate, mutaforma, demoni... la nostra origine 
la stessa.
Che vuoi dire?.
Strapp un ciuffo d'erba e prese a sminuzzarlo con aria distratta.
Abbiamo tutti cominciato come angeli.
Sapevo che era cos per i Prodigium normali. Discendono dagli
angeli che non hanno scelto da che parte stare nella guerra tra Dio
e Lucifero.
Mio padre mi guard negli occhi. Be', i demoni sono angeli che
hanno scelto la parte che si  rivelata sbagliata.
E quindi? Il fatto che un tempo fossero angeli non li rende, non
ci rende, delle brave persone.
No, ma nemmeno dei mostri. Infatti, la scoperta di essere una
strega oscura, i cui poteri sono abbastanza simili ai nostri, non ti ha
turbato pi di tanto. In un certo senso, un demone non  altro che
una strega oscura molto potente.
O Hogaroth il Viscido, borbottai.
Cosa?
Insomma... Quando Virginia ha evocato quel demone che ha
preso possesso di Alice, Alice, cio quella vera, la sua anima,  sparita,
e a prendere il suo posto  stato un mostro?.
Mio padre scoppi a ridere. Oddio, no.  questo che hai pensato
finora?.
Incrociai le braccia sul petto. Be', come facevo a saperlo? Non 
che ci fosse la fila di gente che voleva rispondere alle mie scottanti
domande sulla natura demoniaca.
Smise di ridere e parve un po' intimidito. Hai ragione. Mi dispiace.
No, quando un demone viene invocato, non  nient'altro che
un'enorme e oscura... forza. E questo a causa del fatto che gli angeli
sono stati mandati all'inferno. E quindi privati dei loro poteri.
Non hanno nome, personalit, corpo. Non sono che un concentrato
di magia pura.
Wow.
Possessione non  la parola giusta per descrivere ci che accade.
Si tratta pi che altro di una specie di accoppiamento. Il demone altera
tutto di una persona, persino il suo sangue, il suo DNA. Ecco
perch  una cosa ereditaria. Ecco perch, anche se veniamo gravemente
feriti, non moriamo. I nostri poteri ci guariscono. Fece
un cenno del capo in direzione della mano che mi ero graffiata. A
meno che, ovviamente, qualcuno non usi il vetro demoniaco. Comunque,
a parte questo, un demone che si  trasformato durante
un rituale di possessione continua a essere sostanzialmente la persona
che era prima.
Solo che nelle sue vene scorre il sangue pi oscuro e potente del
mondo, aggiunsi.
Esatto. Mio padre mi fece un sorriso orgoglioso e io tutt'a una
tratto mi ricordai di Alice in piedi in mezzo alla radura che gridava:
Ce l'hai fatta!, subito prima che le tagliassi la testa.
Avevo un groppo alla gola. Quindi, se Alice era pur sempre Alice,
perch aveva degli artigli e beveva sangue?.
Mio padre si strinse nelle spalle e alz la mano destra. Al posto
delle unghie curate gli erano spuntati dei lunghi artigli argentei, che
sparirono con la stessa velocit con cui erano apparsi. Pu farlo
qualsiasi strega e qualsiasi stregone. Provaci anche tu.
Abbassai lo sguardo sulle mie unghie mangiucchiate con dei residui
di smalto color fragola, risalente all'ultima volta che Jenna aveva
provato a farmi una manicure. No, grazie.
E per quanto riguarda... il resto, bere sangue magico  una pratica
molto antica e potente. In passato vi hanno fatto ricorso molte
streghe e molti stregoni. La tua amica Jenna di certo ne trae beneficio.
In effetti,  proprio cos che sono stati creati i vampiri. Circa
un migliaio di anni fa, una congrega di streghe stava compiendo un
rituale di sangue molto complesso, e....
Alice ha ucciso della gente, dissi, interrompendolo.
S, mi rispose in tono pacato mio padre. La magia nera rischia
di far impazzire le persone. Ecco cos' successo ad Alice. Ma non
significa che succeder anche a te.
Mi rivolse uno sguardo intenso. Sophie, comprendo l'esitazione
ad abbracciare la tua eredit, ma devi assolutamente smettere di
considerare i demoni dei mostri. Allung una mano per prendere
la mia. Di considerare te stessa un mostro.
Sforzandomi di mantenere un tono di voce piatto, gli dissi: Senti,
lo so che tu sei del tutto a tuo agio con questa storia dei demoni,
ma io ne ho visto uno uccidere una mia amica. E Mrs Casnoff mi
ha detto che tua madre  impazzita e ha ucciso tuo padre. Quindi non
ti aspettare che creda che questa storia dei demoni sia tutta
rose e fiori.
Non lo , disse mio padre. Ma se mi stai ad ascoltare e non
ti rifiuti di imparare che cosa significa essere un demone, capirai
che la Rimozione non  la tua unica alternativa. Ci sono altri modi
per... affinare i tuoi poteri. O per diminuire il rischio di far del
male a qualcuno.
Diminuire?, ripetei. Non eliminare, giusto?.
Mio padre scosse il capo. Credo di essermi spiegato male, disse,
frustrato. Volevo solo che tu capissi che... Sophie, ti sei fermata
un secondo a pensare che cosa succeder una volta che avrai subito
la Rimozione? Sempre ammesso che tu sopravviva, ovviamente.
Certo che lo avevo fatto. Potr sembrare stupido, ma uno dei primi
pensieri che mi erano venuti in mente era se sarei stata come la
Vandy: tutta coperta di bolle rosse, persino la faccia. Non sarebbe
stata una cosa semplice da spiegare agli umani, ma speravo che
sarebbe bastato far riferimento a delle folli vacanze di Pasqua.
Dal momento che non risposi, mio padre prosegu. Non sono
sicuro che tu abbia capito che cosa succede davvero durante quel
rituale. Non significa solo che non sarai pi in grado di fare magie.
In pratica, distruggerai una parte vitale di te stessa. La Rimozione
 un processo violento. Ti strappa via qualcosa che ti appartiene
tanto quanto ti appartiene il colore degli occhi. Tu dovevi essere un
demone, Sophie, il tuo corpo e la tua anima lotteranno per restarlo.
Forse fino alla morte.
Non avevo niente da replicare a un discorso del genere, quindi mi
limitai a fissarlo, finch lui non sospir e disse: Sei stanca, e questo
 un argomento difficile da affrontare, considerando che  il primo
giorno qui. Immagino ti senta sopraffatta.
Non  questo, dissi, ma lui continu a parlare, un'abitudine che
cominciavo a trovare fastidiosa.
Speriamo che dopo una bella notte di sonno tu possa essere pi
ricettiva a quello che devo dirti. Lanci un'occhiata all'orologio.
Adesso, se mi vuoi scusare,  il caso che vada. Avevo un appuntamento
con Lara quindici minuti fa. Sono convinto che riuscirai a
trovare la strada di casa.
Gi, mormorai, ma lui stava scendendo lungo il pendio della
collina.
Rimasi l seduta a guardare il buio calare per un bel po', osservando
Thorne Abbey e cercando di assorbire tutto ci che mio padre
mi aveva appena detto. Dopo ben dieci minuti mi resi conto che
non gli avevo chiesto nulla degli altri demoni e del motivo per cui
fossero l. O spiegazioni in merito alla loro stessa esistenza. Alla fine
mi alzai, scossi via la polvere dai jeans e mi diressi verso la villa.
Mentre camminavo, pensai a ci che mi aveva detto mio padre.
Avevo avuto dei poteri solo per pochi anni, ma ormai erano parte
di me. Per la prima volta mi ritrovai ad ammettere che il pensiero
di strapparmi di dosso la magia, rischiando persino di morire, mi
spaventava da matti.
Non c'era traccia di mio padre, quando arrivai alla Thorne, per
cui salii dritto nella mia stanza. Poco prima ero affamatissima, ma
quella conversazione mi aveva rovinato l'appetito. Nonostante mi
fossi gi fatta un lungo pisolino, adesso avevo solo voglia di farmi
un bagno caldo e accucciarmi sotto le coperte.
Solo che quando entrai nella mia camera, mi accorsi che il mio letto
era gi stato rifatto. Mi chiesi se a occuparsene fossero stati dei
domestici o se si trattasse di un qualche incantesimo.
Poi vidi la fotografia posata sul cuscino.
Mentre mi chinavo a prenderla, mi chiesi se fosse stato mio padre
a metterla l. Mi tremavano un poco le mani. Era uno scatto in
bianco e nero che ritraeva una cinquantina di ragazze nel giardino
anteriore di Thorne Abbey. La met di loro era in piedi e le altre
erano sedute per terra, con le gonne decentemente disposte in modo
da coprire le gambe. Alice era una di quelle sedute.
Studiai a lungo il suo volto. In un certo senso, mi era risultato
facile pensare a lei come a una posseduta, una creatura senz'anima
che usava il corpo della mia bisnonna come strumento. Ed era
quindi pi arduo immaginare che la sua anima invece era ancora
l, quando le avevo tagliato la gola con quel frammento di vetro
demoniaco.
Tracciai il profilo dei suoi lineamenti sulla foto. Cosa stava pensando
quel giorno? Anche lei riteneva Thorne Abbey opprimente?
Per quel che ne sapevo era possibile che fosse stata in quella stessa
stanza, pi di sessant'anni prima. Quel pensiero mi fece correre
un brivido lungo la schiena. Avrei voluto chiederle se aveva avuto
percezione dell'orrore che stava per capitarle, se aveva vagato per
i corridoi della Thorne provando lo stesso terrore che adesso mi si
stava insinuando dentro.
Ma Alice, bloccata nel 1939, sorridente e umana, non aveva risposte:
non c'era traccia nell'espressione del suo volto di un presentimento
anche solo vago di ci che il futuro aveva in serbo per lei.
E per me.


CAPITOLO 9

Il mattino successivo mio padre non era nei paraggi. Mi svegliai
presto e mi feci una lunghissima doccia. Credetemi, se avete passato
gli ultimi nove mesi a condividere il bagno con creature soprannaturali
di tutti i generi e tipi, sarete quasi intimidite dalla possibilit
di farvi una doccia in solitaria. A un certo punto del pomeriggio
precedente i miei bagagli erano stati disfatti e i miei abiti riposti nel
cassettone dipinto. Pensando a quanto mi fossero sembrati tutti ben
vestiti il giorno prima, valutai l'ipotesi di mettermi uno degli abitini
che mi ero portata. Alla fine per scelsi un altro paio di jeans
e una maglietta color mirtillo, ma un paio di sandali al posto delle
scarpe da ginnastica.
Mi fermai davanti alla porta della stanza di Jenna prima di scendere
di sotto, ma lei non c'era. La porta di quella di Cal era chiusa:
pensai di bussare, tuttavia mi resi conto che era ancora molto presto,
per cui probabilmente stava dormendo. Per un istante mi balen
alla mente l'immagine di lui, assonnato e a petto nudo, che mi
apriva la porta, e divenni rossa come la mia maglietta.
Ero ancora in preda alla vergogna quando andai praticamente a
sbattere contro Lara Casnoff, nel salone principale. Indossava un
altro vestito nero e aveva in mano una pila di fogli, un cellulare e una
tazza di caff, il cui profumo era cos buono che mi venne l'acquolina.
Oh, Sophie, sei sveglia, disse, rivolgendomi un luminoso sorriso.
Ecco, mi porse il caff, stavo giusto salendo a portartelo.
Wow, molto gentile da parte tua, replicai, aggiungendo Lara
alla mia personale Lista delle Persone Gentili. A Hex Hall venivamo
tutti praticamente buttati gi dal letto da una sveglia che aveva
un suono a met tra l'allarme antinebbia e il ruggito di una bestia
infernale. Essere svegliato da qualcuno che ti porta il caff a letto
dev'essere molto meglio.
Tra l'altro, tuo padre mi ha chiesto di dirti che stamattina  dovuto
andar via per questioni di lavoro, ma sar di ritorno nel tardo
pomeriggio.
Ah, okay, grazie.
Era molto dispiaciuto di perdersi il tuo primo giorno, disse, incupendosi
appena.
Non potei trattenermi dallo scoppiare in una risata sarcastica.
Be', si  gi perso molti altri primi giorni, quindi ci sono abbastanza
abituata.
Immaginai che Lara si sarebbe affrettata a difenderlo, ma prima
che potesse aprire bocca le chiesi: Insomma, in quale delle novemila
cucine posso trovare un po' di cereali? Ieri sera ho saltato la
cena.
Lara torn subito in modalit efficienza. Oh, certo. La colazione
viene servita nel soggiorno dell'ala est.
Mi diede le indicazioni, che comprendevano tre svolte a destra,
un'altra rampa di scale e una limonaia, qualsiasi cosa quest'ultima
fosse. Dal momento che le rivolsi uno sguardo vacuo, agit la
mano e disse: Ti faccio strada io.
Grazie, feci io, seguendola. Forse entro la fine dell'estate riuscir
a orientarmi qui dentro.
Lara rise. Vengo a Thorne Abbey da decenni e ancora certe volte
sono costretta a tornare sui miei passi.
Wow, esclamai, mentre percorrevamo un lungo corridoio alle
cui pareti erano appesi dei quadri. Rimasi esterrefatta: ritraevano
licantropi in abiti del XVIII secolo, con la peluria argentea che
sbucava da sotto i pantaloni al ginocchio e uno addirittura una
famiglia di streghe del Seicento - a giudicare dai colletti di pizzo
- in fase di levitazione, sotto un albero, circondata da una nuvola
di scintille magiche.
Poi mi resi conto di quel che aveva appena detto Lara. Decenni?
Quindi tu e mio padre vi conoscete da quando eravate piccoli?.
Lei annu. Gi. Tua nonna ha regalato Thorne Abbey al Consiglio
prima... prima di morire. Anastasia e io abbiamo trascorso molte
estati qui, con tuo padre. Fece una pausa, rivolgendomi un rapido
sorriso. Abbiamo una cosa in comune: mio padre era il capo
del Consiglio, Sophie.
Aspetta, cosa?
Alexei Casnoff. Hai mai sentito parlare di lui?.
Tutto ci che potei fare fu scuotere il capo, quindi Lara prosegu.
I Casnoff sono stati a capo del Consiglio per circa duecento anni.
Comunque, mio padre ha deciso quasi subito di cedere il titolo al
tuo, visti i suoi poteri.
Ne presi atto. Ma il titolo  ereditario. Quindi se tuo padre non
vi avesse rinunciato, adesso il capo saresti stata tu?.
Lei scroll le spalle con eleganza, come se fosse un argomento
che non meritava di essere affrontato. Anastasia, in effetti. 
lei la pi grande. Ma entrambe eravamo d'accordo con la decisione
di nostro padre e Anastasia credeva che sarebbe stata pi
utile alla Hecate.
Cercai di restituirle il sorriso, ma mi venne fuori pi che altro un
ghigno.
Quindi... se tu e Mrs Casnoff siete sorelle, e vostro padre era
un Casnoff, perch lei  la signora Casnoff?, le chiesi. Sembra
quasi che sia sposata con un membro della famiglia.
Anastasia era sposata, mi rispose Lara, facendomi cenno di imboccare
un altro corridoio. Ma abbiamo sempre mantenuto il cognome
Casnoff. L'ha preso persino suo marito.
Avrei voluto saperne di pi, ma avevamo gi raggiunto il soggiorno.
Seguii Lara dentro.
Mi chiesi se a Thorne Abbey ci fossero delle stanze che non mi
avrebbero lasciata a bocca aperta sulla soglia. Il soggiorno dell'ala
est era grande pi o meno tre volte quello della Hecate. Come tutte
le altre camere della villa, sembrava che non ci fosse nemmeno
un centimetro di muro non coperto da quadri o stucchi. Anche le
sedie erano rivestite di broccato dorato.
Un lungo tavolo al quale avrebbe potuto sedersi tutto l'esercito
dominava l'ambiente, quindi dedussi che alla Thorne era l che venivano
serviti la maggior parte dei pasti. Cal era l'unico commensale
presente. Quando entrammo, alz lo sguardo e ci rivolse un
piccolo cenno del capo. 'giorno.
Lara gli fece un sorriso smagliante. Signor Callahan! Sono felice
di vederla. Si sta divertendo, qui a Thorne Abbey?.
Cal bevve un sorso di aranciata prima di rispondere. S,  tutto
fantastico.
Non credo che avrebbe potuto mostrarsi meno entusiasta ma Lara,
anche se se ne accorse, fece finta di niente. Be', sono sicura
che voi due vogliate trascorrere un po' di tempo insieme, disse in
tono vivace.
Cal e io la fissammo. Cercai di zittirla, ma evidentemente quello
specifico potere non faceva parte del mio repertorio. Lei ci rivolse
un sorriso cospiratorio. Niente mi rende pi felice di un fidanzamento
combinato tra due persone che si amano davvero.
Il senso di imbarazzo tra me e Cal, che il giorno prima sembrava
essere svanito, ripiomb nella stanza, crollandoci addosso come
un macigno.
Lanciai una rapida occhiata verso di lui, ma Cal come al solito faceva
lo stoico. La sua espressione non mut, tuttavia mi accorsi che
aveva stretto la presa sul bicchiere.
Cal e io non siamo... Insomma... Non ci amiamo, dissi alla
fine. Siamo solo amici.
Lara si accigli, confusa. Oh, mi dispiace. Si volt verso Cal,
inarcando le sopracciglia. Immagino sia questa la ragione per cui
ha rinunciato a quella posizione qui al Consiglio.
Cal scosse il capo e pensai che fosse sul punto di dire qualcosa, ma
io lo battei sul tempo. Quale posizione?
Nessuna, replic lui.
Lara fece una smorfietta. Alla fine del semestre alla Hecate, al
signor Callahan  stata offerta una posizione come guardia del corpo
del capo del Consiglio. Mi corregga se sbaglio, ma inizialmente
aveva accettato la proposta, vero?, chiese a Cal.
Non avevo mai visto Cal tanto arrabbiato. Per i suoi standard,
ovviamente, il che significava che aveva leggermente corrugato la
fronte. S, ma..., cominci a dire.
Ma poi ha sentito che Sophie stava arrivando alla Hecate e ha
deciso di restare, concluse Lara, le labbra arricciate e quel sorriso
trionfante che avevo visto dozzine di volte sul viso di Mrs Casnoff.
Rimasi raggelata. Lei si volt e mi disse: Il signor Callahan ha rinunciato
all'opportunit di girare il mondo con il Consiglio per fare
praticamente il bidello a Graymalkin Island. Per te.


CAPITOLO 10

Dopo di che, non udii molto altro di ci che disse Lara. Fece riferimento
a un qualche incontro, sostenendo di essere in ritardo, e
se ne and, lasciandomi da sola con Cal.
Lui torn a concentrare la propria attenzione sul piatto, per cui
io attraversai la stanza, diretta al buffet. C'erano dozzine di vassoi
d'argento pieni di uova, patate fritte, bacon e un sacco di altro cibo
di cui non conoscevo nemmeno il nome. Il cuore mi batteva forte
per il nervosismo, ma cercai di non darlo a vedere.
Poi mi resi conto che non avevo idea di dove sedermi. A quel tavolo
potevano prendere posto centinaia di persone, quindi non volevo
accomodarmi proprio accanto a Cal. Ma sarebbe sembrato strano
se avessi scelto una sedia all'estremit opposta. Alla fine optai per
sedermi di fronte a lui e per un po' ce ne rimanemmo entrambi in
silenzio a consumare le rispettive colazioni. Il rumore delle forchette
contro i piatti rimbombava nella stanza.
Cal spost la sedia e pensai che fosse in procinto di andarsene senza
dire nulla. Poi, a bassa voce, fece: Non sono rimasto solo per te.
Tenni lo sguardo basso. Certo. Certo che no.
Mi tocc il piede con il suo sotto il tavolo e io alzai lo sguardo.
Si era proteso in avanti, serissimo.  la verit. Mi piace
Graymalkin. Mi piace l'oceano e adoro lavorare all'aria aperta. Lavorare
per il Consiglio avrebbe significato.... Sospir, alzando gli
occhi al soffitto. Uffici e aerei. Portare la cravatta. Non faceva
per me.
Cal, va bene, insistetti, anche se avevo le guance tutte rosse.
Non credevo certo che fossi rimasto a Hex Hall perch bruciavi
d'amore per me. L'ho solo detto in giro, a tutte le ragazze della
scuola, perch pensavo che la nomea di rubacuori avrebbe fatto
perfettamente il paio con quella di strega vendicativa che mi sono
gi assicurata, dissi, prendendo una forchettata di uova.
Sembrava che lui stesse per dire qualcosa, quindi mi affrettai a proseguire,
anche se avrebbe significato parlare a bocca piena. Allora,
che ne pensi di Thorne Abbey?.
Cal parve perplesso per il cambio d'argomento, poi disse: Questo
posto mi fa impazzire.
Anche me, dissi io. Ed  strano, considerando che Hex Hall 
tecnicamente milioni di volte pi inquietante.
Cal si strinse nelle spalle. Gi, ma  casa.
Per te, forse. Davvero non ti sei mai allontanato da l da quando
avevi tredici anni?
Mai. Non sono nemmeno mai andato sulla terraferma.
Scossi il capo e spezzai un pezzo di pane tostato, spalmandolo di
marmellata d'arancia. Ma  una follia. Come mai?.
Lui mise gi la forchetta, fissando lo sguardo da qualche parte
oltre la mia spalla. Non lo so. Non appena ho messo piede
sull'isola, ho deciso che non avrei mai voluto andarmene. Come
dicevo, mi sono sentito a casa. Ti sei mai sentita cos da qualche
parte?.
Pensai a tutte le case in cui io e mia madre avevamo vissuto nel
corso degli anni. Alcune erano carine, ma nessuna di loro era
stata una soluzione permanente. Avevo sempre pensato che fosse
meglio non affezionarsi. Tutto ci che mi veniva in mente alla
parola casa era mia mamma e un vago ricordo di valigie. No.
Uno degli effetti collaterali di essere nomadi. Non senti mai la
nostalgia di casa.
Cal mi studi con quel suo sguardo intenso e disse: Com' andata
con tuo padre, ieri sera?.
Sospirai. Non benissimo. A quanto pare, non dovrei preoccuparmi
troppo di essere un demone. E ovviamente non vuole che
faccia la Rimozione.
Mmm, fu la sua unica risposta, ma Cal era in grado di risultare
eloquente anche quando si esprimeva a monosillabi.
Lasciami indovinare. Intendi unirti alla legione di persone che
credono sia una cattiva idea sottopormi alla Rimozione.
Con mia grande sorpresa, vidi un lampo di rabbia illuminargli il
volto. La metti come se tutti fossero contrari giusto per farti un
dispetto. Ma Mrs Casnoff, i tuoi genitori, io... Puoi biasimarci se
non vogliamo che tu muoia?.
Percepii uno strano fremito nell'aria e quasi mi sentii mancare la
terra sotto i piedi. E tu puoi biasimare me se non voglio essere un
demone? Alice ha ucciso della gente, Cal. Lo stesso ha fatto sua figlia,
Lucy. Lei ha addirittura ucciso suo marito.
Cal non reag, quindi aggiunsi, in tono troppo velenoso, persino
per me: Scommetto che non lo sapevi quando hai accettato il fidanzamento,
eh? A quanto pare nella mia famiglia si usa eviscerare
i propri mariti.
Ancora nessuna reazione, e io provai un impeto di vergogna. Certo,
non sapevi nemmeno che ti saresti sposato con un demone, aggiunsi,
in tono pi pacato. In pochissimi erano al corrente di quale
fosse la vera natura di mio padre. Avevo sempre dato per scontato che
Cal lo avesse scoperto la stessa sera in cui l'avevo scoperto anche io.
Ecco perch rimasi davvero di stucco quando lui alz la testa e
disse: Lo sapevo.
Che cosa?
Sapevo che cos'eri, Sophie. Tuo padre me l'ha detto prima del
fidanzamento. E mi ha detto anche di tua nonna e di cosa  accaduto
a tuo nonno.
Scossi il capo. Allora, perch?.
Cal si prese un po' di tempo prima di rispondermi. Intanto, mi
 sempre piaciuto tuo padre. Ha fatto un sacco di cose buone per
i Prodigium. E.... Si interruppe, esalando un lungo sospiro. Mi
 sembrato una specie di punto d'onore. Insomma, mi era stato
chiesto di diventare il genero del capo del Consiglio. E poi, lui, tuo
pap, ecco, mi ha parlato molto di te.
La mia voce era quasi un bisbiglio. E che cosa ti ha detto?
Che sei intelligente, e forte. E divertente. Che avevi un po' di
difficolt a gestire i tuoi poteri, ma che hai sempre cercato di usarli
per aiutare la gente. Si strinse nelle spalle. Pensavo che saremmo
stati una bella coppia.
L'immensa sala da pranzo mi parve all'improvviso troppo piccola,
come se ci fossimo solo io e Cal. Ascolta, Sophie, cominci a
dire lui.
Ma prima che potesse concludere, nella stanza fece il suo ingresso
Jenna. Sono proprio contenta di nutrirmi di sangue umano, perch
quel bacon ha un odore veramente assurdo, fece. A quel punto si
raggel. Oh!, esclam, improvvisamente priva della vivacit di
poco prima. Scusate! Non volevo interrompervi... comunque...
Po-posso, andarmene... e magari tornare pi tardi?, disse, indicando
con il pollice alle proprie spalle.
Tuttavia l'atmosfera era stata infranta. Cal torn a sedersi e io mi
sistemai i capelli dietro l'orecchio. No, va tutto bene, dissi in fretta,
concentrandomi sulle mie uova nemmeno si trattasse degli esami
di ammissione al college. A quanto pare siamo gli unici a essersi
svegliati a quest'ora.
Sono tutti svegli, veramente. Solo che si tratta di gente molto
silenziosa, disse una voce che proveniva dalla soglia della porta.
Alzai lo sguardo e mi sforzai di deglutire per non strozzarmi con
il boccone. Era la ragazza demone. Aveva i capelli a caschetto tutti
scompigliati e indossava ancora il pigiama; un pigiama molto carino,
in effetti, di seta blu con delle stelline e delle piccole lune argentate.
Mi stava fissando con un'espressione indecifrabile.
Entr nella stanza con grazia e disinvoltura, ma aveva le spalle curve
e la testa china, per cui i capelli le nascondevano in parte il viso.
Prese un pezzo di pane tostato e un'arancia, poi venne a sedersi
accanto a me. Il potere che trasudava mi innervos, ma mi sforzai
di sorriderle.
Ciao, io sono Sophie.
Lei sbucci l'arancia. S, lo so, mi rispose, con un accento lievemente
pi marcato di quello di mio padre. E tu sei Cal, e tu Jenna.
Io mi chiamo Daisy.
Loro la salutarono, poi Jenna si volt verso di me e con la bocca
mim: Daisy?. Sapevo cosa intendeva. Con quei suoi capelli nero
corvino e la pelle traslucida, quella ragazza sembrava pi una Lilith
o una Lenore, non certo una Daisy.
Ce ne restammo seduti in silenzio fin quando nella stanza non entrarono
Kristopher, Roderick ed Elizabeth. Fui abbastanza sorpresa
di vedere gli altri membri del Consiglio. Immaginavo fossero gi
al lavoro, insieme a Lara.
Una volta che tutti si furono seduti, Kristopher abbass lo sguardo
sul tavolo. Sono contento che tu e Daisy abbiate fatto la reciproca
conoscenza, Sophie. I suoi occhi blu scintillarono. Proprio come
Lara, sembrava fin troppo entusiasta per quell'ora del mattino.
Gi, magari pi tardi possiamo cantare una versione demoniaca
di Kumbaya, dissi io. Non che fosse poi una gran battuta, ma i
tre membri del Consiglio risero come se fosse la cosa pi divertente
che avessero mai sentito.
Daisy, non te l'avevamo detto che Sophie ha un meraviglioso
senso dell'umorismo?, disse Roderick, il tizio pi alto, sventolando
le ali.
Prima che lei potesse rispondere, tuttavia, il ragazzo demone entr
nella sala da pranzo. Jenna aveva ragione, assomigliava un po' ad
Archer. Non era bello come lui, comunque, e quando mi guard,
notai che i suoi occhi erano blu e non castani, ma effettivamente
c'era una certa somiglianza.
Buongiorno, Nick, disse Kristopher, tamponandosi le labbra
con un tovagliolo. Spero che la nuova stanza sia di tuo gradimento.
Nick si diresse al tavolo del buffet, facendo l'occhiolino a Daisy,
che ricambi con un sorriso. Molto, Kris. Grazie mille, rispose
prima di servirsi la colazione. A differenza di Daisy, era americano.
Si sedette accanto a lei, dall'altra parte rispetto a me, e si sporse in
avanti per dirmi: Mi ero stufato della vista che avevo dalla mia vecchia
stanza. Insomma, per quanto tempo si pu stare a guardare un
lago? Kris  stato cos gentile da spostarmi in una camera che d
su uno dei giardini. Sorrise, tagliando un muffin. Immagino che
per il momento vada bene.
Kristopher sorrise di nuovo, ma la sua sembrava una smorfia forzata.
Facciamo di tutto per rendere felici i nostri ospiti.
E tu, Daisy?, le chiese affettuosamente la licantropa Elizabeth,
allungandosi per toccarle una mano. Le tue stanze vanno bene,
cara?
S, grazie, rispose lei a bassa voce. Potevo giurare che Elizabeth
avesse tirato un sospiro di sollievo.
Quindi, Sophie, disse Nick. Immagino che tu abbia capito che
Daisy e io siamo demoni come te.
Gi, risposi io con nonchalance. Mi schiarii la gola. E voi siete
nati cos o siete stati trasformati?.
Elizabeth rispose al posto loro, in tono affettuoso e comprensivo.
Non se lo ricordano, poverini. Quando li abbiamo trovati
erano in un ospedale psichiatrico. Non avevano nemmeno
un nome.
Gi, e ti siamo infinitamente grati per averci salvati, Liz, disse
Nick, farfugliando appena. Lo guardai pi attentamente. Aveva gli
occhi rossi, ma non come un demone, piuttosto come un ubriaco.
Santo cielo, ma chi comincia a bere a quell'ora del mattino? E perch?
Insomma, mi disse Nick, ti piace la Thorne?
La adoro, replicai io, ma sembrai poco convinta persino a me
stessa.
Be', di sicuro  meglio di quel postaccio che voi ragazzi chiamavate
scuola, fece lui con una smorfia.
Al che Cal si rabbui, per cui io mi affrettai a dire: Hecate Hall
non  poi cos male. Ha, ehm, un suo stile.
L'Occhio di Dio non vi ha per caso fatto un'incursione, l'anno
scorso?, chiese Daisy, allungandosi a prendere la marmellata.
Fu allora che notai la frastagliata cicatrice rossa che le segnava la
parte interna del braccio. Sembrava una di quelle che sarei stata
in grado di causare io. Mi ricordai del fatto che mio padre aveva
detto che Daisy e Nick avevano rischiato di essere uccisi e mi
sforzai di non fissarla.
No, non era un'incursione. C'era uno stregone. Archer Cross.
Era la prima volta dopo tanto tempo che pronunciavo il suo nome
ad alta voce. Lavorava per l'Occhio. Ma non ha fatto del male a
nessuno.
Tutti piombarono in silenzio, e sperai che quella conversazione
potesse considerarsi conclusa. Ho sentito dire che ha cercato di
pugnalarti al cuore in una cantina, comment per Nick.
Se prima non pendevano tutti dalle mie labbra, a quel punto lo
fecero. Non  vero, risposi, in tono piatto. Sentii lo sguardo
di Cal fisso su di me, ma mi sforzai di continuare a fissare Nick.
Abbiamo avuto una colluttazione, ma lui non ha mai estratto
nessun coltello.
Avete avuto una colluttazione?, mi chiese Roderick. Nel senso
che vi siete picchiati con le mani?
Ehm, s, replicai io, confusa. Credo di avergli assestato anche
qualche calcio, ma....
Roderick intendeva chiederti perch non hai fatto ricorso ai tuoi
poteri, disse Kristopher, incrociando le braccia sul tavolo. Sei un
demone. Avresti potuto vaporizzarlo se avessi voluto.
Mi si secc la bocca. I-io non avevo idea di come fare una cosa
del genere, balbettai.
Be', se mai imparerai, non credo che vorr pi essere la tua compagna
di stanza, si intromise Jenna. Ma se pensava che la sua battuta
ci avrebbe aiutato a cambiare discorso, si sbagliava.
Nick si protese verso di me, gli occhi che sembravano braci ardenti.
O forse quel che si dice  vero. Forse non l'hai ucciso perch
sei innamorata di lui.


CAPITOLO 11

Il cuore mi martellava nel petto. Misi rapidamente gi la forchetta,
in modo che nessuno si accorgesse che mi tremava la mano.
Guardai Nick dritto negli occhi. No, non lo sono. Ma eravamo
amici. Lui aveva una ragazza, Elodie Parris. Era una di quelle che
sono state uccise da un demone alla Hecate.
Le mie parole rimasero ad aleggiare nell'aria, mentre io e Nick
continuavamo a fissarci. Fu lui a parlare per primo. Okay, bene,
allora, disse in tono gioviale. Sono contento di aver chiarito la
questione. Volevo solo essere sicuro che il tuo ragazzo non sarebbe
passato a trovarci con qualcuno dei suoi amici. Mi sorrise e quel
sorriso fu una delle cose pi spaventose che avessi mai visto.
Roderick si schiar la gola. Nick, per favore, ricordati di usare le
buone maniere, disse. Sophie  nostra ospite.
Sto solo facendo conversazione, Rod, rispose Nick. Dopotutto,
il coinvolgimento con l'Occhio  una delle cose che io e Sophie
abbiamo in comune.
Che vuoi dire?, gli chiesi io.
Oh, solo che hanno provato a uccidermi. Si riappoggi allo
schienale della sua sedia e si alz la maglietta, rivelando un'orribile
cicatrice che gli attraversava il petto dalla vita allo sterno.
Tutti al tavolo erano sprofondati nel silenzio. Daisy, seduta accanto
a me, rabbrivid.
Avevo quindici anni quando mi hanno trovato. Vivevo in una casa-famiglia
in Georgia e non capivo come mai fossi in grado di fare
delle cose con la forza del pensiero. In verit non capivo proprio
niente di niente.
Nick non si ricorda nulla della sua vita prima dei tredici anni,
si intromise Daisy, a voce cos bassa che a stento riuscii a sentirla.
Nick annu. Sono stato un senzatetto per un po', poi il grande
Stato della Georgia si  ricordato di me e mi ha affidato agli
Hendrickson. Fece una smorfia. Il che ha finito per essere un bel
guaio per loro. L'Occhio li ha uccisi tutti e quattro, mentre cercava
di far fuori me.
Come hai fatto a scappare?, gli chiese Jenna. Aveva i muscoli
delle spalle tutti contratti e mi resi conto che le era tornata alla mente
la sua stessa fuga dall'Occhio.
Nick mi lanci un'altra occhiata. Ho fatto ricorso ai miei poteri.
Immaginavo che sarebbero stati pi efficaci delle mani. Sentii una
specie di scarica elettrica e a Daisy venne la pelle d'oca. Nick aveva
lo sguardo perso nel vuoto. Uno dei ragazzi mi ha acchiappato
mentre cercavo di uscire dalla finestra. Aveva un coltello nero.
Le porcellane sul tavolo cominciarono a tremare e vidi Kristopher
ed Elizabeth scambiarsi un'occhiata preoccupata. Allora non sapevo
cosa fosse il vetro demoniaco, disse Nick, ma fece lo stesso
un male da morire....
All'improvviso sulla soglia della porta apparve Lara. Nick, fece,
in tono un po' troppo tagliente. Forse puoi aspettare un momento
pi opportuno per raccontare questa storia. Se hai finito con la
colazione, perch tu e Daisy non andate a fare gli esercizi che vi ha
insegnato Mr Atherton?.
In quel preciso istante quel fremito di potere evapor e io esalai il
respiro che non sapevo di aver trattenuto.
Sicuro, Lara, disse Nick, facendo di nuovo quel suo inquietante
sorriso. Si alz dal tavolo e Daisy lo segu. Oh, aggiunse, volevo
sapere se io e Daisy possiamo portare fuori Sophie e gli altri
ragazzi, stasera.
Rimasi di stucco. Dopo quanto avevo visto, l'ultima cosa che volevo
era andare da qualche parte con quei due.
Fuori dove?, chiese Lara.
In paese. Non  forse venuta qui quest'estate per trascorrere un
po' di tempo con i suoi simili?.
Lara esit e Nick affond il colpo decisivo. James mi ha chiesto
espressamente di prendere Sophie sotto la mia ala protettrice, Lara,
disse, mettendomi una mano sulla spalla. Mi dovetti sforzare
per non rimettere tutto quello che avevo mangiato.
Ancora non del tutto convinta, Lara mi disse: Ne parler con
James questo pomeriggio e vediamo cosa ne pensa. Adesso andate.
Nick mi diede un'altra stretta alla spalla e usc insieme a Daisy.
Cal, Jenna e io ci limitammo a restare seduti in silenzio, fissandoci
a vicenda. Almeno adesso avevo finalmente scoperto come Elodie,
Chaston e Anna facessero a scambiarsi delle occhiate in tre. Alla
fine i membri del Consiglio e gli altri sottoposti se ne andarono e
ci lasciarono da soli.
Fu Jenna a parlare per prima. Pi inquietante del previsto.
Rabbrividii. Non diciamoci bugie. Mr Sbalzi d'Umore ha rovinato
la reputazione dei demoni, il che mi sembra un buon risultato.
Ma Jenna scosse il capo. Non  colpa sua. Be', insomma,  colpa
sua, ma non solo. Anche dei membri del Consiglio. Hai visto com'erano
strani con Nick e Daisy? Nick sembrava sul punto di prenderci
tutti a parolacce e nessuno gli ha detto niente. E poi tutta quella
storia in merito al cambiare stanza?
Sono spaventati da lui, ma non c' niente di strano, osservai.
Anche io lo sono, pur essendo un demone a mia volta.
Com' possibile che quei due siano demoni?, chiese Cal, riappoggiandosi
alla sedia. Pensavo che dopo la trasformazione di Alice
il rituale fosse stato distrutto.
A quanto pare no, risposi io. Ma non  tanto il come che mi
preoccupa, quanto il perch. Insomma, non  che sia andata tanto
bene l'ultima volta che qualcuno ha suscitato dei demoni.
Mi alzai da tavola, portando il mio piatto al buffet. Gli altri se ne
erano disfatti facendo ricorso alla magia.
Se tuo padre ci d il permesso, vuoi uscire con loro stasera?, mi
chiese Jenna, alzandosi a sua volta e venendomi accanto.
No, ma credo che dovremmo. Potrebbe essere l'occasione buona
per capire che sta succedendo.
Jenna mi diede un colpo con il fianco. O almeno ci prov. Era cos
bassa che praticamente la sua anca urt contro la mia coscia. Mi
piaci quando sei cos subdola, Soph.
Cal sorrise a entrambe e io arrossii. Oddio, ma che mi stava succedendo?
Jenna spost lo sguardo da lui a me. Oh, mi sono appena ricordata
di dover, ehm, ancora disfare i bagagli, per cui sar meglio che
vada. Raggiungimi fra un po', cos magari ci mettiamo a esplorare
un po' i dintorni. Il che ovviamente significava: Raggiungimi
quando hai finito di parlare e/o pomiciare con Cal cos puoi dirmi
tutto. Jenna sar anche stata una vampira, ma in fondo era pur
sempre una ragazza.
Tuttavia non appena lei lasci la stanza, Cal si alz in piedi. Ho
promesso a tuo padre che stamattina avrei dato un'occhiata a uno
dei giardini, disse. Fece ondeggiare le dita e tra di esse schizzarono
delle scintille argentee.
Giusto, risposi io, sollevata. Vai a fare i tuoi incantesimi con le
piante. Possiamo, ehm, parlare pi tardi.
Sembra una specie di piano. Il suo tono di voce era basso e io
sentii un brivido corrermi lungo la schiena. Immagino che lui lo
cap, perch scoppi in una risata. Ci vediamo dopo, Sophie,
disse infine.
Una volta che se ne fu andato, la stanza mi parve di nuovo enorme.
Mi afflosciai sul tavolo del buffet.
Lara fece capolino dalla porta. Sophie? Va tutto bene?
S, grazie. Mi sto solo, hai presente..., feci un cenno con la mano,
adattando.
Ci sono un sacco di cose da capire, mi rendo conto, replic lei,
comprensiva. Quando tuo padre....
Non volevo sentire nulla a proposito di mio padre, per cui la interruppi,
pur sentendomi in colpa. Non c' problema. Sono abituata
a cambiare spesso sistemazione.
E d'altronde, pensai, me la stavo comunque cavando meglio del
mio primo giorno a Hex Hall. Nessuno mi aveva sbavato addosso,
non mi ero presa una cotta per la persona sbagliata e non mi ero
fatta dei nemici. Be', c'era Nick, certo, ma non era minimamente
paragonabile a Elodie.
All'improvviso mi ricordai di aver promesso a Jenna di dire a Mrs
Casnoff del fantasma. Non avevo alcuna intenzione di mettermi a
cercare un pony vampiro. Avrei potuto usare il telefonino che mi
aveva dato Lara per chiamare alla Hecate, ma nessuno era in grado
di metterti in difficolt come Mrs Casnoff: sapevo che mi avrebbe
posto un trilione di domande. Ci sarebbero stati dei balbettii e un
sacco di ehm e non saprei e io non ero dell'umore giusto per
affrontare tutto questo. Poi mi ricordai dello scintillante computer
portatile posato sulla scrivania, nella mia stanza. Lara, sai qual 
l'indirizzo email di Mrs Casnoff?
Certamente. ACasnoff@hecate.edu.
Grandioso. Forse non avrei dovuto regalare a Jenna un pony vampiro
ma di certo dovevo sganciarle dieci verdoni.
Quindici minuti dopo, ero seduta di fronte il mio PC, intenta a
scrivere una mail a Mrs Casnoff. Provai a fare il pi possibile la
disinvolta e usai la frase non  poi questa gran cosa per ben due
volte. Tuttavia, prima di inviarla, esitai. E se il fatto che Elodie mi
avesse riconosciuto fosse invece proprio una gran cosa? Non
ero sicura di poter gestire altri eventi strani. Inoltre, la sensazione
di poco prima era tornata, e quando trassi un profondo respiro
cercando di farla scomparire, avvertii una debole traccia di
fumo.
Ma l'avevo promesso a Jenna.
Per cui inviai la mail.


CAPITOLO 12

Passai il resto della mia giornata a esplorare Thorne Abbey con
Jenna e, anche se passammo ore a vagare per le sue stanze, non riuscimmo
comunque a visitarla tutta. In ogni camera c'erano bizzarri
e polverosi tesori: in una stanza da letto trovammo addirittura cinque
armature e in un'altra degli animali imbalsamati. Dissi a Jenna
della mail che avevo mandato a Mrs Casnoff - e del fatto che le dovevo
dieci dollari - e lei parve contenta.
All'ora di pranzo Lara ci port dei panini nella limonaia - che
avevo scoperto essere un'ampia stanza piena di sole che ospitava
il pianoforte pi grande che avessi mai visto, nonch circa un migliaio
di felci - e ci disse che aveva parlato con mio padre. Avrebbe
fatto ritorno pi tardi del previsto quella sera, per cui avevamo il
permesso di andare in paese con Nick e Daisy.
Ma, aggiunse Lara, dovete essere a casa per mezzanotte e potete
andare solo al villaggio.  assolutamente vietato spingersi oltre
i confini prestabiliti.
Gi, sembrava proprio un'espressione tipica di mio padre. Oltre
i confini prestabiliti?, ripetei, una volta che Lara se ne fu andata.
Ma se siamo nel bel mezzo del nulla.
Venni a sapere che cosa avremmo fatto quella sera. Dovevamo incontrarci
con Nick e Daisy all'ingresso posteriore (dovunque esso
fosse) alle otto. Alle otto meno un quarto, mentre ero in bagno a
mettermi il mascara, Jenna entr in camera mia: il suo stile poteva
definirsi solo come Hello Kitty versione gotica.
Non  un po' troppo per una passeggiata in paese?, le chiesi,
dando un'occhiata agli stivali di vernice rosa anni Sessanta.
Lei si chiuse la porta alle spalle e si mise a sedere sul bancone.
Non stiamo andando al villaggio, replic Jenna. Ho chiesto a
Daisy. Ci portano a Londra.
Gli occhi mi uscirono quasi dalle orbite. Londra  a tre ore da
qui. Che facciamo, rubiamo una macchina, o cosa?.
Jenna scosse la testa. Sophie, quando comincerai a tenere presente
che abbiamo dei poteri magici? Noi non guideremo, noi...
be', non lo so esattamente come arriveremo l, ma in qualche modo
faremo. Agit le mani per aria. Magiaaaaaaa.
Grandioso, mormorai, rovistando nella borsetta dei trucchi alla
ricerca del lucidalabbra. Ebbi una fitta allo stomaco. Se Daisy si
aspettava che facessi qualche incantesimo demoniaco... be', non
sarebbe accaduto. E perch andiamo a Londra?.
Jenna sorrise. C' un locale riservato ai Prodigium. Daisy dice
che  molto fico.
Ah. Un locale riservato ai Prodigium? Mi vennero in mente una
serie di immagini con cui avrei preferito non fare i conti per quella
sera.
Non lo so, dissi. Mi sembra che sia oltre i confini prestabiliti.
S, ma se vogliamo saperne di pi di Daisy e Nick....
Lo so. Odio quando hai ragione. Eppure sono sicura che Cal
avr da ridire, osservai, sperando che quest'obiezione mettesse
fine alla questione.
Jenna sembrava confusa. Cal non viene.
Cosa? Perch no?.
Lei si strinse nelle spalle.  stato bloccato da una qualche emergenza
botanica. A quanto pare ci sono pi piante malate di quante
pensasse.
Ah, dissi, voltandomi verso lo specchio.
Ehi, Sophie Mercer!  delusione quella che percepisco con i miei
super poteri vampireschi?
No, solo... avrei solo voluto che me l'avesse detto lui.
Ah-ah, esclam Jenna, fin troppo compiaciuta. Quindi ti sei
messa quella minigonna e gli stivali con i tacchi alti solo per me,
giusto?.
Le tirai il mio fondotinta. Non piacciono a nessuno i vampiri impiccioni,
Jenna.
Nick e Daisy ci stavano aspettando all'ingresso sul retro. Nick mi
rivolse un'occhiata scontrosa, ma non apr bocca.
Jenna ti ha avvisato dei piani per la serata, vero?, mi chiese
Daisy a voce bassa. Si era messa l'eye-liner e un ombretto tutto
scintillante.
S, risposi io, cercando di fingermi eccitata. Non vedo l'ora.
Non c'era niente che desiderassi di meno di trascorrere la serata
insieme a un mucchio di Prodigium e due demoni, uno dei quali
chiaramente squilibrato.
Lo sai che se fai la spia con tuo padre lui probabilmente ci butter
fuori di qui a calci, giusto?, disse Nick, aprendo la porta.
Wow, mi dispiacerebbe molto visto che siete stati cos carini e
amichevoli con me, replicai, sarcastica.
Sophie ha ragione, intervenne Daisy, tirando Nick per una manica.
Sii gentile.
Lui mi studi con quei suoi snervanti occhi blu.
Ci prover, disse alla fine.
Uscimmo. La notte era umida e buia. Oltre la soglia della porta si
dipanava un vialetto di ghiaia che conduceva a una fila di siepi che
mi arrivavano alla spalla e poi spariva nella foresta che circondava
Thorne Abbey.
Percorremmo il sentiero, diretti verso il bosco. Jenna mi si aggrapp
al braccio: le nostre ombre si allungavano davanti a noi, illuminate
dalla luce della luna.
In testa alla fila Daisy si accese una sigaretta, della quale intravidi
la punta rossa. Nick le camminava a fianco, le mani in tasca, e li
sentivo chiacchierare. La sua voce era bassa e le parole smozzicate,
ma fui quasi certa di avergli sentito pronunciare il mio nome.
Non sono poi cos male, mormor Jenna. E poi sembra che
non gli importi che sono un vampiro. A quanto pare ce ne sono un
sacco in questo posto in cui stiamo andando, allo Shelley's.
Lo Shelley's?
Come Mary, l'autrice di Frankenstein.
Fico.
Raggiungemmo il limitare del bosco e notai che il sentiero proseguiva
tra gli alberi, restringendosi. I miei tacchi sprofondavano
nel terreno e ben presto il resto del gruppo fu abbastanza lontano.
Affondai le mani in tasca, chiedendomi se sarei mai stata capace di
camminare di notte in mezzo a una foresta senza pensare ad Alice
e a tutto il tempo che avevamo trascorso in posti come quello, mentre
lei mi insegnava i suoi incantesimi.
Il viottolo finiva proprio di fronte a un grosso edificio di pietra.
Nick non si vedeva, ma Daisy era in piedi sulla soglia. Andiamo,
disse, facendo un cenno della mano, e spar dentro.
Noi la seguimmo. Anche se non faceva freddo, quella struttura
sembrava comunque umida e lugubre. Vi aleggiava dentro la
puzza degli anni, uno stantio odore di abbandono. Udii un frullare
d'ali e, quando alzai lo sguardo, vidi un grosso uccello scuro
volare via da un enorme buco nel tetto. Che razza di posto 
questo?, chiesi.
Veniva usato come granaio, replic Daisy. Indic il tetto, distrutto.
Un albero c' caduto sopra durante una tempesta, circa
sessant'anni fa.
E perch non l'hanno abbattuto?, domand Jenna.
Persino nella luce soffusa, riuscivo a cogliere lo sguardo incredulo
di Daisy. Perch ospita un Itineris.
Non sar mica un qualche orribile mostro latino?, feci io, cercando
di inarcare un sopracciglio.
Daisy scoppi a ridere e si fece strada nel granaio tra le travi cadute.
In effetti  latino: significa strada o viaggio.
Inciampai su un mucchio di pietre. Be', mi sembra divertente e
terrificante al tempo stesso, mormorai, ma ero gi troppo lontana
perch Daisy potesse sentirmi.
Nick era appoggiato al muro in fondo all'edificio. C'era un'ampia
apertura, alta circa due metri e mezzo. Sembrava una porta, ma oltre
c'erano solo tenebre.
Be', cari miei, spero che a Londra non intendiate arrivarci a piedi,
dissi, ma quando mi avvicinai mi accorsi che non si trattava
dell'imbocco di un tunnel, come avevo originariamente sospettato.
L'apertura dava su una specie di alcova, profonda non pi di
un metro.
Daisy mi rivolse un timido sorriso. Immagino che tu non abbia
mai viaggiato con un Itineris.
Non sono nemmeno certa di come si scrive.
Con mia grande sorpresa, Nick mi rivolse un sorriso che sembrava
sincero e non da pazzo. Poi oltrepass la soglia. Non ci fu nessun
lampo di luce, nessun fremito di magia. Un minuto prima era l, un
minuto dopo non c'era pi. Chiss perch la cosa mi spaventava di
pi proprio perch non c'era stato nessun gioco di luci, n un po'
di fumo. Daisy lo segu. Accadde esattamente la stessa cosa: svan,
come se non ci fosse mai stata.
Jenna e io ce ne restammo l a fissare quella specie di varco. Potremmo
tornare indietro, suggerii debolmente. E poi dirgli che
questa specie di strada magica con noi non ha funzionato.
Ma Jenna scosse il capo. Non pu essere cos terribile, mormor.
Possiamo provare insieme, dissi io. C'entriamo entrambe e se
finiamo in un'altra dimensione o ci trasformiamo in un blocco di
pietra, almeno ci terremo compagnia.
Jenna scoppi a ridere. Va bene, facciamolo.
Mano nella mano ci incamminammo attraverso quella specie di
portale.


CAPITOLO 13

Nel momento esatto in cui entrammo in quell'alcova, sentii la mano
di Jenna scivolare fuori dalla mia stretta. Poi tutto divenne buio
e, quando un terribile rumore cominci a martellarmi le tempie, mi
misi a gridare. Sembrava una specie di emicrania, solo centinaia di
volte pi forte. Una qualche parte del mio cervello prese atto del
fatto che avrei dovuto smetterla di sorprendermi che la magia fosse
molto pi potente di quanto io stessa pensassi. Dio solo sa se a
quel punto non avrei dovuto esserci abituata.
Tuttavia non ero preparata per quell'orribile pressione sulla mia
scatola cranica, n per la sensazione di essere sopraffatta dalle tenebre.
Non mi parve nemmeno di volare, un'altra delle cose che mi
sarei aspettata da quella specie di incantesimo di viaggio. Invece mi
sentii come schiacciata dal buio.
E poi mi ritrovai in piedi, fuori. Be', in realt pi che in piedi ero
in ginocchio e ansimavo, mentre qualcuno mi batteva sulle spalle.
Era Daisy. La prima volta  sempre la peggiore, disse in tono
confortante.
Gi, Daisy mi ha vomitato sulle scarpe dopo il primo viaggio,
rise Nick, guadagnandosi una manata da parte di lei.
 successo perch mi hai portato troppo lontano, coglione che
non sei altro! In Spagna. Idiota. Era il mio primo viaggio. E mi hai
fatto fare centinaia e centinaia di chilometri.
Jenna mi barcollava al fianco. Sembrava addirittura pi pallida
del solito. Non avevo idea che la magia potesse essere tanto potente,
prov a scherzare, ma aveva un tono di voce troppo alto ed
era quasi senza fiato.
Avrei voluto chiederle se stesse bene, ma parlare era ancora al di
l delle mie possibilit, quindi mi limitai a sorridere. E poi le tempie
mi facevano male, troppo male, per cui crollai addosso al muro
pi vicino fino a quando il dolore non diminu almeno un po'.
Quando il mal di testa si affievol, mi guardai intorno. Eravamo
in un vicolo, circondati da diversi edifici non meglio identificati.
Su di noi, delle nuvole basse riflettevano il luccichio arancione che
proveniva dalla strada. C'era anche uno strano odore nell'aria, un
misto di vapori esausti, vecchia pietra e, pensai, acqua, che scorreva
da qualche parte l vicino.
Quando ebbi la sensazione di poter parlare di nuovo, chiesi a Daisy:
Insomma che cos'era? Una specie di portale?.
Lei rovist nel borsellino e ne estrasse un'altra sigaretta. Sostanzialmente
s. Ma i portali conducono da uno specifico posto a un
altro. Un Itineris pu portare... be', dovunque. Devi solo creare
l'ingresso e poi dirgli dove vuoi andare. Ecco perch Nick  andato
per primo,  stato lui a comunicare a Itineris che volevamo andare
da Shelley's.
Ma se consente di andare solo in una direzione, come si fa a tornare
indietro?, chiesi io.
C' un altro portale, a pochi isolati da qui, disse Daisy, indicando
un punto alla sua sinistra.
Quindi, aspetta, noi possiamo entrare l dentro e chiedere di essere
portati dovunque?, domand Jenna.
Dovunque, le rispose Nick con una scrollata di spalle. Ma come
ha detto Daisy, pi lontano ti spingi pi  difficile. Per cui se
entrassi l dentro e dicessi di voler andare, che ne so, in Madagascar,
probabilmente il viaggio mi ucciderebbe.
Accanto a me, Jenna rabbrivid. Non riesco a sopportare il pensiero
di stare l dentro pi a lungo di quanto non ci siamo gi state.
I viaggi con Itineris possono risultare particolarmente difficili per
i vampiri, replic Nick.
Be', allora avrebbe dovuto dirglielo prima, stupido che non era
altro, pensai, irritata.
Tutt'a un tratto desiderai che Cal fosse l e non solo perch avrebbe
potuto farmi passare il mal di testa in circa due secondi.
I portali del genere possono essere creati solo da streghe molto
potenti, prosegu Daisy, mentre io continuavo a tenermi la testa
per non farla esplodere. Fece scattare l'accendino e il suo volto
venne brevemente illuminato da un alone di luce. O dai demoni,
ovviamente.
Quindi chi ha creato quello della Thorne?, chiese Jenna.
Fu Nick a risponderle. Non lo sappiamo. Sorrise. Ma dal momento
che  cos forte, direi che  stato un demone.
Mi chiesi se fosse opera di Alice, ma prima che potessi porre altre
domande, Daisy si intromise nella discussione. Okay, per quanto
questa conversazione mi sembri interessante, abbiamo solo poche
ore, e vorrei trascorrerle da Shelley's, non in un vicolo. Possiamo
entrare, per piacere?. Feci del mio meglio per non fissarla a bocca
aperta. Che cosa era successo alla ragazzina delicata e introversa
di quella mattina?
Uscimmo dal vicolo e ci ritrovammo di fronte a un edificio. Dall'esterno
sembrava un locale qualsiasi, anche un po' squallido. C'era
un tendone sopra l'ingresso su cui in lettere corsive bianche era
scritto Shelley's e sulla porta la gente aveva inciso le proprie iniziali
pi una serie di insulti.
Mi guardai intorno alla ricerca di uno spaventoso e mostruoso
buttafuori, ma non c'era anima viva. Non c'erano nemmeno quelle
finestrelle scorrevoli attraverso le quali si bisbiglia una parola d'ordine
per accedere all'interno. Poi mi resi conto che la porta vibrava.
 magica. Daisy mi osserv mentre la studiavo, e sorrise. Solo
i Prodigium possono vederla. Gli umani vedono solo un ubriacone
puzzolente appoggiato contro la parete.
Be', che bello. Comunque, aveva ragione: se guardavo meglio,
riuscivo a scorgere la sagoma di un fantasma, accasciata vicino alla
porta.
Poi Daisy fece un passo avanti e la porta torn a essere appunto
solo una porta. Lei buss e quella si apr quasi immediatamente.
Venni assalita dalla puzza di fumo e quasi assordata dalla musica
techno. La luce che arrivava sulla soglia era blu e intermittente.
Ero entrata in un locale solo una volta prima di allora, quando andavo
in prima superiore. Era successo quando io e mia madre vivevamo
a Chicago, e io avevo avuto un breve periodo di ribellione. Il
posto in cui ero stata era un'ampia stanza buia e mi aveva accompagnato
una ragazza di nome Cindy Lewis che usava troppo eye-liner
e fumava sigarette speziate. I ricordi di quella serata comprendevano
della musica a un volume cos alto che avevo temuto di riportare
dei danni permanenti al timpano e un ragazzo che puzzava di birra
che mi aveva afferrato una gamba cercando di leccarmi la faccia.
Quindi, ecco, per i locali non facevo pazzie.
Ma lo Shelley's non aveva niente a che fare con quel buco fumoso
di Chicago.
Okay, certo c'era del fumo. E della musica a un volume molto,
molto alto. Ma a parte questo non c'erano altre somiglianze.
L'interno dello Shelley's era enorme, molto pi di quanto si potesse
immaginare dall'esterno. C'erano due livelli e quello inferiore
era costituito quasi esclusivamente da una scintillante pista
da ballo scura. Era affollata di gente, della gente che trasudava
cos tanta magia che mi venne la pelle d'oca. C'era qualche Prodigium
della nostra et, ma la maggior parte era pi anziana. In
effetti, in un angolo c'era un tizio barbuto che probabilmente
aveva frequentato Mary Shelley in persona. Vidi anche un licantropo
che danzava con quella che supponevo fosse una strega,
artigliandole il vestito. Sulla folla volteggiavano diverse fate, che
battevano le ali a tempo di musica e i cui capelli chiari riflettevano
le luci della pista.
Nel bel mezzo di essa danzava un ragazzo con indosso una giacca
di velluto rosso, circondato da alcune streghe. Aveva un'aria familiare,
e quando si volt mi resi conto che era Lord Byron.
S, quel Lord Byron. Era stato il nostro insegnante di inglese alla
Hecate prima che cominciassero gli attacchi. Dal momento che
era un vampiro, aveva destato i sospetti altrui. Anche dopo essere
stato riabilitato, non aveva voluto tornare a Hex Hall. Non che potessi
biasimarlo.
Pensai di avvicinarmi per salutarlo, ma poi lui ci vide. Ci mostr
il dito medio e si allontan.
N io n Jenna eravamo state delle studentesse modello. Nick fece
un cenno del capo verso il retro del locale. Andiamo a procurarci
delle sedie.
Ci spostammo dalla pista a una zona meno buia e affollata. Persino
la musica sembrava un po' pi bassa, dando un briciolo di requie
alle mie orecchie. Daisy ci condusse in un angolo pi tranquillo e
croll su una panca di velluto. Nick le si sedette accanto, lasciando
che io e Jenna ci strizzassimo nella sedia di fronte.
Daisy prese un'altra sigaretta, questa volta offrendone una anche
a noi. Nick ne prese una, ma io scossi il capo quando porse il pacchetto
a me. No, grazie. Non fumo.
Come vuoi, replic Nick.
Una donna alta con i capelli castano ramato venne al nostro tavolo.
Indossava un vestito color porpora cos corto che immaginai
fosse nato come maglietta. Sarebbe stata carina se non avesse avuto
l'espressione di chi abbia bevuto del latte inacidito. Di nuovo
voi due, disse.
Daisy alz gli occhi al cielo, ma Nick sembrava imperturbabile.
Ah, Linda, dolcezza. Speravo che ci avresti servito tu, stasera. Mi
mancava quel tuo solare sorriso.
Linda incroci le braccia sul petto. Mordimi, pazzo.
Nick sorrise e, anche se solo per un secondo, mi sembr cos simile
ad Archer che feci una smorfia.
E chi ha detto che non lo far, Linda?, chiese Nick, inarcando
le sopracciglia. Daisy gli diede una gomitata nel fianco. Linda
si limit a fissarlo, fino a che Nick non fece un cenno con la mano.
Tregua, disse lui. Allora, io e Daisy prendiamo il solito.
Mi chiesi che cosa fosse il loro solito. Succo demoniaco? Qualche
magico energy drink?
Lo sguardo truce di Linda si pos su Jenna, che stranamente arross.
Hanno qualsiasi tipo di sangue tu preferisca, le disse Daisy.
Non volevo pensare a ci che questo significava.
Jenna fece un sorriso nervoso. Bene, allora, ehm, un bicchiere
di zero negativo.
Bene, fece Linda. E tu?
Per me va bene dell'acqua.
Oh, andiamo, disse Nick, posando il braccio sulla spalliera della
panca. Almeno permettimi di offrirti da bere.
Mi rivolse di nuovo quel suo inquietante sorriso. Io mi accostai
un po' di pi a Jenna.
Non bevo.
Quando Linda se ne and, Nick scoppi a ridere. Oh, mio Dio,
un demone bacchettone! Fichissimo!.
Gi, ritengo che strappare via di tanto in tanto gli organi vitali
alla gente sia abbastanza, per quanto mi riguarda, chiosai.
Avevo scelto il momento sbagliato per fare quella battuta.
Nick smise all'istante di ridere e persino Daisy parve irrigidirsi.
Scusate, dissi in fretta. Non volevo..., sbuffai. L'autodenigrazione
 una mia abitudine. Niente contro voi due.
Daisy si plac, ma Nick mi stava ancora fissando con uno sguardo
indecifrabile.
Tu non hai mai fatto male a nessuno, Sophie, disse. N James,
n tu.
S, ma avremmo potuto, replicai. Mrs Casnoff ha detto che
i demoni possono restare tranquilli per anni e poi trasformarsi in
mostri all'improvviso.
Nick distolse lo sguardo. In fondo non  questo che si aspettano
da noi?, mormor, cupo.
Che vuoi dire?, gli chiese Jenna, ma Daisy si chin e poggi le
mani su un ginocchio di Nick.
Lasciamo perdere quest'argomento, stasera, disse. Abbiamo
tutta l'estate per insegnare a Sophie cosa significhi essere demoni.
Nick borbott, ma Daisy gli prese il mento e accost il proprio
volto al suo. Lui la baci con sorprendente tenerezza e io mi sentii
arrossire. Non avevo capito che stavano insieme, non in quel senso
almeno.
Alla fine si staccarono. Okay. Nick si appoggi alla parete,
giocherellando con il bordo della camicetta di Daisy. Ma se non
parliamo di demoni, allora di che cosa parliamo?. Anche se il
suo tono era amichevole il suo sguardo era duro. Dopotutto, 
per questo che sei qui, Sophie. Per fare un corso accelerato di cose
demoniache.
All'improvviso, desiderai aver ordinato da bere. Perch erano tutti
cos diretti e aggressivi con me? Immagino che tu abbia ragione.
A quel punto riapparve Linda, che mise gi il bicchiere di Jenna
con un colpo secco, facendo trasbordare un po' del suo contenuto.
Pensai che avrebbe posato i drink di Nick e Daisy con la stessa violenza,
ma lui li prese direttamente dal vassoio. Quando le loro mani
si sfiorarono, sul viso di lei pass un'ombra di disgusto. Forse avrei
dovuto offendermi, per via di una specie di fratellanza demoniaca,
ma la verit era che non potevo certo biasimarla. Nick e Daisy avevano
qualcosa che mi faceva accapponare la pelle. Potevo solo immaginare
quanto sembrassero inquietanti a dei Prodigium qualsiasi.
Soprattutto quando mi accorsi che il liquido nei loro bicchieri era
nero e oleoso.
Be', che roba  quella?, chiesi loro, quando Linda mi tir una
bottiglietta d'acqua a temperatura ambiente e se ne and.
Nick mi guard in tralice e sollev il bicchiere, come se volesse
brindare. Bene, cominciamo il nostro corso di formazione. Questo,
Sophie,  l'elisir di Cassandra. Una pozione che spillano qui
allo Shelley's.
Svitai il tappo della mia bottiglietta. Una pozione? Come quelle
che si preparano con un occhio di tritone e roba del genere?.
Ridendo, Nick immerse un dito nel suo drink e se lo lecc. Bleah.
No, niente occhi di tritone. Solo acqua del mar Egeo, un paio di
shot di un brandy invecchiato per secoli e un bel po' di magia. Ah,
e un pizzico di sangue di fata.
Bevvi un sorso d'acqua per impedirmi di fare una smorfia di disgusto.
E che effetto fa?, chiese Jenna, girandosi il bicchiere tra le mani.
A quanto dicono, ti pone nel giusto stato mentale per avere delle
visioni del futuro, disse Daisy. Poi prese il bicchiere dalle mani
di Nick e lo trangugi come se fosse acqua. Nick fece lo stesso e a
me bruci l'esofago.
Daisy mise gi il bicchiere vuoto, gli occhi pi luminosi e le
guance arrossate. E poi rende tutto quello che sta qua dentro...
nebbioso, disse, indicandosi le tempie.  buono. Dovresti ordinarne
uno.
Be', mi sa che per stasera passo.
Nick si strinse nelle spalle. Peggio per te. Si appoggi allo
schienale della panca, abbracciando Daisy. Lei gli si strusci addosso e lui
disse: Adesso dovremmo fare amicizia. Tocc un piede di Jenna
con il proprio. Perch non ci dici come sei diventata una vampira?
Immagino sia una storia interessante.
Non lo era. Era una storia triste, che lei non mi aveva raccontato
se non dopo mesi che eravamo compagne di stanza. Mi aspettavo
rispondesse che non aveva voglia di parlarne.
Invece trasse un profondo respiro e cominci: Mi sono innamorata
di una vampira. Le ho permesso di trasformarmi perch
ho creduto a quella tiritera dell'amore eterno. Poi l'Occhio le ha
ficcato un paletto nel cuore e io... io ho ucciso qualcuno perch
stavo morendo di fame. Alla fine il Consiglio mi ha spedito alla
Hecate.
La sua voce era piatta e priva di emozioni, ma io sapevo quanto
le costasse raccontare quella storia, anche in quella versione condensata.
Oh, wow, fece Daisy, mi dispiace molto. Per un istante pensai
che si stesse prendendo gioco di Jenna, per cui strinsi i pugni.
Ma poi la guardai e constatai che la sua comprensione era del tutto
genuina. Aveva quasi le lacrime agli occhi.
Gi, disse Nick, in tono sincero. Brutta storia.
Nessuno a Hex Hall sapeva del passato di Jenna eccetto me e,
immaginavo, Mrs Casnoff. Eppure quasi tutti l l'avevano trattata
come un'assassina, uno scherzo della natura. E invece dallo
sguardo dei due demoni di fronte a noi non trapelava altro che
compassione.
La musica era cambiata, passando dalla techno a qualcosa di pi
lento e tranquillo. Un cambiamento di cui fui molto contenta.
Quindi voi non avete idea di come siete diventati dei demoni?,
chiesi. Ehi, se quei due potevano ficcanasare nella vita di Jenna, io
avevo tutto il diritto di farmi i fatti loro.
Nick e Daisy tuttavia non parvero offesi. Lei poggi il capo sulla
spalla di lui. No, non lo sappiamo. Il suo sguardo si fece distante.
Non trapela niente, nemmeno nei sogni.  come se tutto quello
che c' stato prima fosse solo un grande buco nero. Si agit le
dita di fronte al viso e vidi Nick stringerle la spalla.
Tutto ci che sappiamo  che qualcuno ci ha fatto questo, disse.
Jenna mi lanci un'occhiata. Come fate a esserne certi?
Lo sentiamo, rispose Daisy, chiudendo gli occhi. Quando li riapr
erano colmi di lacrime.  come se fossimo stati....
Violati, concluse Nick e Daisy annu lentamente.
S, esatto.  come se tutto dentro di noi fosse diverso. I nostri
cervelli, le nostre anime, il nostro sangue....
Mi ritrovai ad annuire. Dopotutto, mio padre mi aveva detto che
la natura demoniaca aveva a che fare con il DNA. E io ero nata in
quel modo. Come ci si doveva sentire a svegliarsi una mattina e ritrovarsi
di colpo demoni?
 orribile, continu Daisy, in tono un po' biascicato, tutta questa
magia che ti martella la testa ogni singolo giorno.
Aveva la voce strozzata, come se si stesse sforzando di non piangere.
Non avevo idea di cosa dirle. Insomma, nemmeno io ero particolarmente
contenta di essere un demone, ma non mi sentivo come
loro. Se essere demoni per Nick e Daisy significava questo, non
c'era da stupirsi che passassero il tempo a bere.
Mi schiarii la gola. Quindi voi usate i vostri poteri?, chiesi loro.
Prima per che avessero l'opportunit di rispondere, un forte
scricchiolio riecheggi nella stanza.
Che cos'era?, chiese Jenna, lasciando quasi cadere il bicchiere
di sangue.
Un tuono?, azzardai, anche se sembrava pi che altro lo schiocco
di una frusta o il rumore di un pezzo di legno che si spezza.
La musica si interruppe di botto e in contemporanea dalla pista
si lev un coro di voci.
Non preoccupatevi, disse Nick, facendo un cenno con la mano.
Probabilmente si tratta solo di un combattimento tra mutaforma.
Succede ogni sera.
Ma poi qualcuno - o qualcosa - url e tutt'a un tratto il locale si
riemp di cigolii, grida gutturali e scalpiccio di passi agitati.
A me sembra qualcosa di pi grave. Mi alzai, cercando di
scorgere la pista da ballo. Era difficile con tutto quel fumo. Tutto
ci che riuscii a individuare erano delle sagome sfocate che
correvano verso la porta. Poi una fata si libr sulla folla, sbattendo
furiosamente le ali color porpora. Ci fu un lampo argentato
e qualcosa le si agganci alla caviglia. Lei strill di dolore e
ricadde verso il basso.
A quel punto li vidi. Dozzine di figure scure, che entravano e uscivano
da quella cortina di fumo che loro stesse avevano creato. Una
mi si avvicin abbastanza da lasciarmi intravedere il lampo blu del
pugnale che stringeva in mano.
Avevo la bocca secca e il cuore mi era sprofondato nel petto.
Che c'?, mi chiese Daisy, pi curiosa che preoccupata.
Io riuscii a stento a pronunciare quelle parole.  l'Occhio.


CAPITOLO 14

Cosa?, grid Jenna, balzando in piedi. Anche Nick si alz, ma
lentamente, scuotendo il capo. Impossibile.
Un lampo blu illumin la stanza, mentre le streghe che poco prima
avevo visto danzare con il licantropo lottavano contro tre oscure
figure. Nick sgran gli occhi. Oh, mio Dio.
Daisy lasci cadere sul tavolo la sigaretta, che si spense in una macchia
d'acqua. L'Occhio non pu entrare qui, disse, scuotendo il
capo. E non ha mai provato a fare un'incursione allo Shelley's prima
d'ora. Mai.
Nick sbatt le palpebre, non riusciva ancora a credere allo spettacolo
che aveva davanti agli occhi. In pista c'era il caos pi totale.
La magia guizzava da una parte all'altra della sala, facendomi prudere
la pelle, ma nessuno degli incantesimi sembrava funzionare.
L'Occhio continuava a imperversare, a sciami sempre pi numerosi.
Erano di pi e avevano dalla loro il fattore sorpresa, per non dire
che molti dei Prodigium presenti avevano bevuto. Quella specie di
annebbiamento cui aveva fatto riferimento Daisy poco prima non
era certo l'ideale per compiere magie.
Come facciamo a uscire da qui?, chiese Jenna. Aveva il fiatone
e sotto il labbro superiore le spuntarono le zanne. Non c' una
porta sul retro o qualcosa del genere?.
Nick alla fine distolse lo sguardo dalla pista da ballo. No, disse,
ma possiamo crearne una. Prese Daisy per mano, facendola
alzare in piedi.
Aspettate, gridai io. Tutti e tre si raggelarono, fissandomi.
Insomma... possiamo fare qualcosa. Alla mia destra vidi un'altra
fata che provava a volare sopra la folla. Era in difficolt, a
causa di un grosso taglio su una delle ali iridescenti. Dovremmo
aiutarli.
Nick guard la fata, la bocca tirata in una specie di sorriso. Loro
per noi non lo farebbero. Dobbiamo andarcene. Forza.
Nick, dissi io, ma Jenna mi afferr per mano.
Sophie, ha ragione. Andiamo. Ti prego.
Esitai un secondo poi le strinsi la mano e seguii Nick che si dirigeva
verso il retro del locale, trascinandosi dietro Daisy.
Il muro era di mattoni, ma lui sollev una mano e fece un gesto
con le dita. Una porzione di esso croll e io non credo di aver mai
visto niente di pi bello di quello squarcio.
Tuttavia non eravamo gli unici a essere corsi sul retro e quando si
apr il buco, ci ritrovammo circondati da una folla di Prodigium,
che cercava di passarvi attraverso.
Le grida divennero pi forti e senza bisogno di girarmi a guardare
mi resi conto che l'Occhio stava puntando verso di noi. Le spinte
diventarono pi violente e vidi un licantropo ringhiare e mordere
uno stregone che tentava di farsi strada.
Oh, mio Dio, balbett Jenna. Aveva gli occhi iniettati di sangue
e le zanne in bella mostra.
Andr tutto bene, le dissi, anche se ero abbastanza sicura che saremmo
stati tutti trafitti dai pugnali dell'Occhio nel giro di qualche
minuto. Per un secondo mi chiesi se anche Archer fosse l, all'attacco
dei Prodigium. Quel pensiero mi fece venire la nausea, quindi
cercai di soffocarlo e strinsi pi forte la mano di Jenna.
Mi sentii spingere cos violentemente dalla folla che mi parve
di venire sollevata da terra. Chiusi gli occhi, tremando da capo a
piedi.
Spostatevi, pensai, mentre il panico mi serrava il petto in una
morsa.
E fu allora che la sentii. La magia scatur dal terreno, sotto di me.
Non dovetti nemmeno alzare le mani. Mi concentrai sui Prodigium
davanti a me, e nel frattempo proiettai una specie di schermo intorno
a Jenna, Daisy, Nick e me. Spostatevi, pensai di nuovo, questa
volta pi intensamente.
Avrei solo voluto spostarli dal mio percorso, come se l'incantesimo
fosse una palla da bowling e loro dei birilli. Ma, come al solito,
il mio potere era troppo forte. I Prodigium vicini all'apertura vennero
scaraventati contro la parete e scivolarono sul pavimento. Solo
io, Daisy, Nick e Jenna restammo in piedi.
Bel colpo, Sophie, disse Nick, mentre Daisy passava oltre il buco
nel muro. Persino Jenna mi sorrise, seguendola.
Il varco dava sul vicolo in cui ci eravamo ritrovati poco prima.
Rimasi scioccata da quanto freddo facesse fuori rispetto a dentro
e, quando il sudore si asciug sulla pelle, rabbrividii. Daisy e Nick
stavano gi correndo lungo la strada in direzione di Itineris, ma io
mi voltai verso lo Shelley's. Jenna aspettava accanto a me.
Un gruppo di Prodigium si era alzato in piedi, ma ce n'era ancora
qualcuno che giaceva inerte al suolo. Una strega che poteva avere
all'incirca la mia et sbatt le palpebre, confusa. Alle loro spalle
scorsi alcuni membri dell'Occhio che correvano verso l'uscita,
brandendo i loro pugnali.
Jenna, vai con Daisy e Nick, dissi, senza distogliere lo sguardo
dal buco.
Ero quasi alla fine del vicolo quando un braccio mi cinse la vita e
mi tir indietro, nel buio. Non sapevo se si trattasse di uno dell'Occhio,
di un Prodigium o di un criminale/stupratore qualsiasi, ma di
certo era un maschio. Era parecchio pi alto di me e riuscii a sentire
il suo respiro concitato nell'orecchio, mentre lottava per trattenermi.
Non avevo alcuna possibilit di fargli un incantesimo, ero
troppo stanca e spossata. Non potevo ricorrere alla magia, ma alle
lezioni di Difesa della Vandy, s.
Abilit numero Nove, testa di cazzo, pensai, spingendo indietro
il gomito e provando a pestargli il piede con tutta la forza
che avevo.
Lui blocc entrambe le mosse, spostando il busto, stringendo la
presa sulla mia vita e sollevandomi appena da terra, in modo che il
mio tacco affondasse nel vuoto.
Per un istante venni colta dal panico. Chiunque fosse in grado di
bloccare le mosse di un Prodigium era di certo molto pi pericoloso
di un pervertito qualsiasi. Stavo per provare l'Abilit numero Quindici,
che avrebbe dovuto rompergli il naso e mettere a rischio la sua
capacit di riprodursi, quando il mio aggressore si chin in avanti
e mi bisbigli all'orecchio: Non pensarci nemmeno, Mercer.


CAPITOLO 15

Non  possibile.
Questo fu l'unico pensiero che mi venne in mente mentre Archer
mi rimetteva gi e mollava la presa sulla mia vita.
Doveva esserci un errore. C'era di sicuro qualche altro ragazzo in
giro per l'Inghilterra che conosceva le mosse di Difesa e mi chiamava
Mercer. Perch non era possibile che in quella notte, fra tutte le
notti, avrei dovuto affrontare...
Mi voltai.
La luce era fioca in quella parte del vicolo, ma ero sicura di avere
davanti Archer Cross. I suoi modi erano un po' pi bruschi rispetto
all'ultima volta che lo avevo visto. Aveva le guance ricoperte
da una leggera barbetta e i capelli pi lunghi. Tra l'altro, sembrava
pi vecchio. Stanco. Eppure vederlo fu come ricevere un pugno in
pieno petto.
Venni travolta da cos tante emozioni che mi ci volle un po' per
identificarle: paura, sostanzialmente. Shock.
Ma a parte questo, c'era anche qualcos'altro, un sentimento al quale
non ero sicura di voler dare un nome.
Provai un pizzico di gioia.
Ma lo soffocai all'istante. Lo shock svan e mi ricordai dell'ultima
volta in cui mi ero ritrovata sola con Archer e lui mi aveva minacciato
con un coltello. Non avevo intenzione di aspettare di vedere
cosa avesse in serbo per me questa volta.
Raccolsi le mie ultime energie per fare una qualche magia. Non
ero in grado di realizzare un incantesimo di trasporto, ma un improvviso
lampo di luce sarebbe potuto essere abbastanza efficace.
Riuscii a sentire il potere guizzarmi sotto i piedi, ma era molto debole.
Il massimo che potessi fare era far scattare un paio di scintille.
Ma prima che potessi agire, Archer mi prese per un braccio e mi
spinse tra le ombre, schiacciandomi le spalle contro il muro.
Alzai un ginocchio. Per attuare un'altra Abilit di Difesa o spinta
dall'istinto femminile, poco importa. Lui scans il colpo, comunque.
Poi me lo ritrovai di fronte, le mani strette intorno ai polsi,
mentre cercavo di divincolarmi.
Non voglio farti del male, mormor lui a denti stretti. Ma non
posso dire la stessa cosa per gli altri.
Smisi di ribellarmi, ricordandomi di quanti altri membri dell'Occhio
c'erano allo Shelley's. Proprio in quel momento udii una voce
giovanile gridare: Cross!.
Archer lanci un'occhiata alle sue spalle e mi fece da schermo, in
modo che non potessi essere vista. Non  lei, grid a sua volta.
Era solo un'umana. Abbiamo sbagliato ora e posto.
L'altro ragazzo url qualcosa in una lingua che doveva essere italiano.
Almeno, lo sembrava. Non capii cosa disse, ovviamente, ma
qualsiasi cosa fosse, spinse Archer a mormorare una parola che mi
era perfettamente chiara, prima di rispondere nella stessa lingua,
che in bocca a lui mi suonava davvero strana. Sentii dei passi allontanarsi.
Archer lasci andare i miei polsi e appoggi gli avambracci sul
muro dietro di me, ma io rimasi rigida, temendo che se mi fossi rilassata
anche solo un po' i nostri corpi si sarebbero sfiorati.
Lui sospir. E questa quindi sarebbe la seconda volta che ti ho
salvato la vita, giusto? La terza, se contiamo anche l'episodio alla
lezione di Difesa con la Vandy. A proposito, tieni ancora il gomito
troppo alto quando fai la mossa numero Nove.
Deglutii due volte prima di essere in grado di rispondergli. Ci
sto lavorando.
Aspettai che si allontanasse. Avevo bisogno che si allontanasse,
perch avevo gi cominciato a tremare. Ma lui rimase l dov'era,
cos vicino che riuscivo a vedergli le ombre viola sotto gli occhi
e a notare quanto fossero scavate le sue guance. Feci del mio
meglio per fissare lo sguardo da qualche parte oltre la sua spalla
destra. Avevo immaginato di incontrare Archer tantissime volte
e c'erano milioni di cose che avrei voluto chiedergli, tipo perch
mi avesse salvato la vita quella sera e da quanto tempo lavorasse
per l'Occhio.
Se avesse solo fatto finta che gli piacevo.
Invece mi limitai a dire: Quindi, stasera era me che l'Occhio stava
cercando?
In effetti siamo venuti perch sapevamo che c'era da mangiare
gratis. Immagino la tua delusione.
Alzai di scatto la testa per guardarlo. Fu uno sbaglio per. Eravamo
cos vicini che in quel modo i nostri nasi si ritrovarono a pochi
centimetri di distanza. Quindi inclinai il collo e parlai rivolta al
vicolo. L'ultima volta che ci siamo visti mi hai minacciato con un
coltello. Per cui risparmiami pure le chiacchiere.
Certo, l'ultima volta che ci eravamo visti ci eravamo anche scambiati
un bacio cos appassionato che avevo quasi preso fuoco, ma
non avevo intenzione di sollevare l'argomento.
Tuttavia mi chiesi se ci stesse pensando, anche perch ero abbastanza
certa che mi stesse fissando la bocca. Be', disse, in effetti
stavamo cercando proprio te. Che ci fai qui?.
Lo guardai, perplessa. Che ci faccio io? Il Consiglio vuole ucciderti,
sibilai, e tu dove ti nascondi? Nel giardino di casa loro.
Io non mi sto nascondendo. Sono stato assegnato a Londra. E tu
non hai risposto alla mia domanda.
A quel punto cercai di capire come sollevare la testa senza che le
nostre facce si toccassero. In ogni caso eravamo cos vicini che riuscivo
a vedere il mio riflesso nei suoi occhi. Ignorai la fitta che avevo
allo stomaco e dissi: Sono qui con mio padre.
Lui inarc un sopracciglio e per un attimo mi sembr pi simile
all'Archer che mi ricordavo. Una riunione di famiglia tra demoni?.
Volevo dirgli della Rimozione, ce l'avevo sulla punta della lingua,
ma prima che potessi parlare, il ragazzo di prima url qualcosa in
italiano, da lontano. Archer chiuse gli occhi per un attimo e trasse
un profondo respiro prima di gridare a sua volta. Poi infil la mano
in tasca.
Non credevo che fosse possibile, ma mi irrigidii ancora di pi.
Rilassati, mormor lui, prendendo una moneta d'oro. Era
Raphael. Oltre a essere uno dei pi giovani dell'Occhio,  anche
uno dei pi stupidi. Mi ha chiesto perch ci stessi mettendo tanto
e io gli ho detto che ti stavo cancellando i ricordi prima di lasciarti
andare.
Puoi farlo?.
Lui mi rivolse un breve sorriso. No, ma lui non lo sa. Ecco perch
se ne sta alla larga. Ha paura di prendersi dei germi Prodigium. Lo
disse in tono leggero, ma c'era dell'amarezza nel suo tono. Per la
milionesima volta mi chiesi come mai uno stregone fosse diventato
un membro dell'Occhio di Dio. Avrei tanto voluto avere il tempo
di domandarglielo.
Lui mi mise in mano la moneta. Resterai a Londra?
No, sono a Thorne Abbey. ....
Ti trover, disse, chiudendo le mie dita sulla moneta. Tu tieni
questa con te.
No, feci io, aggrappandomi a una manica della sua giacca. Archer,
alla Thorne c' il Consiglio. Ovvero mio padre, che ti ha messo
una taglia sulla testa.
Ci sono un sacco di cose di cui dobbiamo parlare, Mercer, disse
lui, lanciando un'occhiata in direzione della fine del vicolo. Correr
il rischio.
Scossi di nuovo il capo, ma lui si stava gi allontanando. Resta
nell'ombra e allontanati da qui, mormor. E, Mercer, per il momento
sta' alla larga dai locali di Prodigium, okay? Quelle persone
non sono tuoi amici.
Che vuoi dire?. Lo strattonai di nuovo per la manica, ma lui
corse via, in direzione dello Shelley's. Riuscivo a scorgere Raphael
ora, e Archer aveva ragione. Era giovane. Davvero molto giovane.
Immaginai che avesse sui quattordici anni. Rimasi vicino al muro,
mentre Archer dava una pacca sulla spalla a Raphael, dicendo qualcosa
in tono gioviale e leggero. Raphael scosse il capo e continu a
guardare verso di me. Poi dall'apertura sul retro arriv un lampo
blu e sia lui che Archer si voltarono verso di esso, dandomi l'occasione
di correre via.
Quando svoltai a sinistra, mi girava ancora la testa e avevo le ginocchia
che mi tremavano. Mi appoggiai al muro e mi sforzai di non
vomitare. Non avevo idea di che strada dovessi prendere. Speravo
solo che Daisy e Nick si fossero lasciati dietro l'equivalente demoniaco
delle briciole di Pollicino.
Ma quando arrivai alla fine della strada, li ritrovai tutti e tre l, davanti
a un tozzo edificio di cemento, ad aspettarmi. Daisy e Nick
stavano di nuovo fumando mentre Jenna camminava avanti e indietro,
le zanne ancora in mostra e gli occhi rossi.
Quando mi vide il suo volto si illumin: somigliava pi a una bambina
la mattina di Natale che una vampira. Barcollai verso di loro,
e Jenna mi gett le braccia al collo. Ero sicura che ti avessero
presa, disse.
Le restituii l'abbraccio, con un groppo alla gola. Avevo giurato che
non avrei pi avuto segreti nella mia vita, ma non potevo proprio
dirle di Archer. Jenna era la mia migliore amica, ma c'erano delle
cose che nemmeno lei avrebbe potuto capire.
Tutta colpa di questi stupidi stivali, le dissi, con una risata tremula.
Non sono le scarpe pi adatte per correre.
Jenna fece un passo indietro e mi mise le mani sulle guance. I suoi
occhi non erano pi rossi, ma lucidi e colmi di lacrime. Mi dispiace,
Soph, disse. Se avessi sospettato che questo posto fosse cos
pericoloso per te....
Gi, disse Daisy, mettendosi al fianco di Jenna. Sul serio,
Sophie, te lo giuro, allo Shelley's non era mai successo niente del
genere. Non ti ci avremmo mai portato se avessimo anche solo pensato....
Persino Nick si fece avanti, cupo e preoccupato. James ci uccider
se dovesse scoprirlo. Avremmo dovuto aiutarti ad abituarti
alla tua natura demoniaca, invece ti abbiamo quasi consegnato
all'Occhio di Dio.
Tutti e tre sembravano cos genuinamente preoccupati, cos gravati
dal senso di colpa, che mi venne di nuovo da vomitare.
Va tutto bene, dissi, agitando una mano. Come se il fatto che
dei cacciatori di demoni avessero fatto incursione in un locale non
fosse poi niente di tanto grave. Sto bene. Adesso andiamocene
via da qui.
Daisy aveva detto che il secondo viaggio non sarebbe stato brutto
come il primo, ma evidentemente o si sbagliava o mentiva. A me,
infatti, parve ancora peggiore, forse perch ero esausta. Comunque,
facemmo ritorno al granaio e, anche se io avevo la sensazione
che qualcuno mi martellasse nel cervello, riuscii a barcollare fino
a casa. Fortunatamente, tutti erano andati a letto, perch la sala
era buia e silenziosa. Dopo altre scuse bisbigliate, Daisy e Nick si
diressero verso le loro stanze al secondo piano, mentre Jenna e io
tornammo alle nostre.
Una volta davanti alla sua porta, Jenna si ferm. Soph, sono davvero....
Jenna, se mi chiedi scusa un'altra volta ti do un pugno su quella
testolina tutta rosa.
Lei fece un sorriso. Okay, okay. Solo, la prossima volta che ti propongo
di andare in un locale di Prodigium, stendimi.
Lo far.
Mi trascinai in camera mia. Mi misi una camicia da notte e mi lavai
i denti, ripercorrendo mentalmente quei minuti nel vicolo con
Archer, in una specie di loop. Sei mesi prima, mi aveva puntato un
coltello in una cantina della Hecate. Quella sera, mi aveva protetto
dagli altri membri dell'Occhio. Perch?
La minigonna jeans era appallottolata per terra e, prima di andare
a letto, infilai la mano nella tasca anteriore. La moneta d'oro che mi
aveva dato era sempre l, ed era ancora calda. Era vecchia, il ritratto
che vi era stampato era sbiadito a tal punto che non avrei saputo
dire se si trattasse di un uomo o di una donna.
Tienila con te, mi aveva detto lui. Ti trover.
Avrei dovuto buttarla via. Avrei dovuto cercare tra le centinaia
di camere da letto del palazzo quella dove dormiva mio padre e
dirgli tutto ci che era successo. Avrei dovuto fare una qualsiasi
altra cosa, invece strinsi in pugno la moneta e infilai la mano sotto
il cuscino.


CAPITOLO 16

Grazie al cielo, quella notte non feci sogni strani e dormii quasi
fino a mezzogiorno. Non mi sarei nemmeno svegliata se la porta
non si fosse aperta.
Vattene, Jenna, mormorai, la bocca schiacciata contro il cuscino.
Lo farei, se fossi Jenna, replic una voce profonda, che di sicuro
non apparteneva alla mia migliore amica.
Mi tornarono alla mente tutti gli eventi della sera prima e la nebbia
che mi avvolgeva il cervello si dissip. Mi ricordai di Archer,
che mi diceva di tenere con me la moneta, e che l'avevo messa sotto
il guanciale.
Mi tirai su a sedere a una velocit che avrebbe potuto rompere il
muro del suono, ma a parlare era stato Cal, in piedi sulla soglia, non
Archer. Sospirai, di sollievo e non di delusione.
Naturalmente, una volta appurato che c'era Cal e non Archer sulla
porta della mia stanza da letto, mi resi conto che Cal era sulla
soglia di camera mia.
Ehi, feci, sperando che i miei capelli non fossero uno schifo
totale, pur sapendo che al novantanove percento era proprio
cos. Insomma, ne intravedevo dei ciuffi, grazie alla mia visione
periferica.
Ehi.
Sei, ehm, in camera mia.
Gi.
Ed  permesso?
Be', siamo fidanzati, disse lui, con il suo solito umorismo.
Lo guardai in tralice, scostandomi i capelli dal volto. Non sapevo
se fosse una battuta oppure no. Con Cal non si poteva mai dire.
Volevi guardarmi dormire o cosa? Perch, se fosse cos, avrei serissime
riserve sul nostro fidanzamento.
Cal atteggi le labbra a quello che sarebbe dovuto essere un sorriso.
Hai una risposta sagace per tutto?
S, spero di s. Insomma, si pu sapere che ci fai qui?
Sono venuto a chiederti com' andata ieri sera.
Il cuore mi batteva forte contro le costole e tutt'a un tratto non riuscii
a pensare ad altro che a quella stupida moneta d'oro che bruciava
sotto il cuscino. Bene, dissi, appoggiandomi alla testiera. Hai
presente. Vita di paese. Mi dispiace che te la sia persa.
Gi. Si pass una mano sulle guance.  stato strano. Tuo padre
mi ha detto che c'erano solo un paio di piante che avevano bisogno
di un'occhiata, ma era come se ogni volta che finivo di curarne una
ne spuntasse un'altra malaticcia. Ho dovuto lavorare praticamente
su tutti i cespugli del giardino. Ci sono stato appresso fino alle
dieci di sera.
Gi, strano, osservai, mentre un sospetto cominciava ad affacciarmisi nella mente. Non ero stata l'unica a pensare che Cal non
sarebbe stato d'accordo ad andare allo Shelley's.
Hai scoperto qualcosa su Nick e Daisy?.
Oh, giusto. Quella parte della missione era stata un fallimento
completo. No, in realt no.  stata una serata piuttosto noiosa,
in effetti. Nonostante tutto l'esercizio che avevo fatto negli ultimi
mesi, ero scarsissima a dire le bugie e Cal non era certo un idiota.
Mi guard fisso per un secondo, poi disse: Tuo padre  tornato a
casa stamattina presto. A quanto pare, l'Occhio di Dio ha attaccato
un locale frequentato dai Prodigium ieri sera, a Londra.
Wow, replicai io, debolmente. Dev'essere stata una bella rogna.
Gi, disse Cal, senza mai staccare gli occhi dai miei. Pare che
abbiano saputo che la figlia del capo del Consiglio era l con altri
due demoni e una vampira.
Ebbi la sensazione che tutto il sangue mi fosse defluito dal viso.
Merda.  arrabbiato?.
Cal si strinse nelle spalle. Se cos si pu dire. Nemmeno io sono
particolarmente entusiasta.
Mi scostai le coperte di dosso e mi alzai dal letto, assicurandomi
che non mi si alzasse la camicia da notte. Cal, oggi dovr gi vedermela
con un padre furioso. Per favore, non mettertici pure tu
con la storia del fidanzato macho, okay?.
Lui mi prese per il polso. Non sono un fidanzato macho. E non
 con te che sono arrabbiato. Non avrebbero dovuto portarti l.
La sua mano era calda a contatto con la mia pelle. Credo che
stessero solo cercando di essere carini, gli dissi. E mi hanno detto
che l'Occhio non era mai stato l.
Lui strinse la presa, rischiando quasi di farmi male. Quindi stavano
cercando te.
Gi, pare proprio di s.
Udii qualcuno bussare lievemente alla porta. Cal mi lasci andare
e ci separammo con un balzo, mentre Lara apriva ed entrava. Se
Mrs Casnoff avesse beccato Cal nella mia stanza alla Hecate - con
la porta chiusa e me ancora con il pigiama addosso - ci sarebbero
state di sicuro occhiate taglienti, labbra arricciate ed espressioni
come assolutamente inappropriato.
Ma Lara sembrava invece... be', compiaciuta. Con una specie
di sorrisetto, disse: Sophie, tuo padre ti sta aspettando in biblioteca.
Ah. Annuii. Okay. Mi faccio una doccia al volo e vado.
Mi ha detto di dirti di metterti qualcosa che non siano jeans e
scarpe da ginnastica.
Questo s che era irritante, ma non volevo che Lara lo capisse.
Posso mettermi un vestitino.
Ottimo, replic lei, senza fare cenno di volersene andare.
Be', credo sia giunta l'ora di togliermi dai piedi, disse Cal, arrossendo
lievemente. Ci vediamo dopo, Sophie.
Lasciai che lui e Lara se ne andassero, poi appoggiai la fronte sul
vetro della finestra e sospirai. Fuori, la fontana scintillava sotto il
sole e mi arriv alle narici una debole traccia di quella lavanda che
mio padre tanto amava. Di giorno, era cos semplice pensare che gli
eventi della notte prima non si fossero mai verificati.
Dopo essermi fatta una doccia, mi sentii un pochino meglio. Certo,
mio padre era arrabbiatissimo con me. Ci sarebbero state delle
urla. Ce la potevo fare. L'unico vestito che mi ero portata era un
prendisole bianco con dei fiori blu. Era carino, ma immaginai che
lui si aspettasse qualcosa di pi sofisticato. Ricorrendo alla magia,
lo trasformai in un tubino nero senza maniche. Aggiunsi una giacchetta
nera e un filo di perle, prima di rendermi conto che stavo
ancora facendo appello ai miei poteri.
Gi, ma si tratta di piccoli incantesimi, mi dissi. Il rischio di
combinare qualcosa di spaventoso mentre trasformo i vestiti dev'essere
minimo.
Tuttavia, rimasi di stucco notando quanto mi risultasse facile usare
la magia. Mi feci una treccia, per darmi un'aria composta, ma alla
fine mi resi conto di risultare solo sciatta. Decisi di non truccarmi,
immaginando che se mi fossi presentata come una ragazzina innocente
avrebbe avuto qualche remora in pi a mettermi in punizione,
a fulminarmi con lo sguardo o fare qualsiasi cosa facciano i padri
demoni quando si arrabbiano.
Prima di uscire dalla stanza, presi la moneta d'oro da sotto il cuscino
e mi guardai intorno. Non vidi nessun possibile nascondiglio,
quindi alla fine aggiunsi una tasca al mio vestito e ce la infilai.
Trovai mio padre in piedi davanti alle grandi finestre della biblioteca,
le mani intrecciate dietro la schiena, nella classica postura da
sono cos deluso dal comportamento della mia prole.
Pap, ehm, Lara mi ha detto che volevi vedermi.
Lui si volt, le labbra strette in una linea sottile. S. Ti sei divertita
con Nick e Daisy, ieri sera?.
Resistetti alla tentazione di infilare la mano in tasca e toccare la
moneta. Non particolarmente.
Lui non replic, quindi ci limitammo a fissarci, finch io non
mi sentii agitata. Senti, se intendi punirmi, fallo e diamoci un
taglio.
Pap continu a fissarmi. Vuoi sapere come ho trascorso la mia
serata? Anzi, non la serata, pi che altro le prime ore del giorno.
Ruggii tra me e me. Mrs Casnoff talvolta utilizzava la stessa tattica:
diceva di non essere arrabbiata e poi elencava tutti i miei comportamenti
che le avevano causato tanti problemi. Forse la insegnavano
in quelle belle scuole in cui dovevano andare i Prodigium che non
venivano respinti. Certo.
Sono stato al telefono. Sai con chi?
Una di quelle hot-line, forse?.
Mio padre serr le mascelle. Magari. No, sono stato occupato ad
assicurare a non meno di trenta tra i pi influenti stregoni, muta-
forma, streghe e fate che no, non  stata mia figlia - il futuro capo
del Consiglio - a ferire pi di una dozzina di Prodigium innocenti
mentre cercava di scappare da un locale notturno durante un attacco
dell'Occhio di Dio.
Io non ho fatto loro del male, esclamai. Poi mi ricordai della
forza con cui alcuni erano andati a sbattere contro la parete e trasalii.
Be', non apposta, mi corressi.
Mio padre chin il capo e si strinse tra le dita l'apice del naso.
Maledizione, Sophie.
Mi dispiace. Davvero. E ho provato anche ad aiutarli. Ho abbattuto
tutti i membri dell'Occhio che li stavano inseguendo.
No, disse lui, sollevando il capo. No,  colpa mia. Avrei dovuto
affrontare la questione appena siamo arrivati.
Quale questione?.
Vieni con me. Abbiamo una faccenda da sbrigare. Mio padre
fece un gesto con il braccio, come se dovessi essere io a lasciare la
stanza per prima. Ero molto confusa. Quando mia madre era arrabbiata
con me si limitava a strillarmi contro e mettermi in castigo.
Deglutii. Dovunque stiamo andando, voglio che Jenna venga con
noi. Qualsiasi cosa avesse in mente mio padre, non volevo affrontarla
da sola.
Ma lui mi fece uno di quei suoi misteriosi sorrisi e disse: Credo
che la signorina Talbot sia in buona compagnia.
Di che stai parlando?
Sono venuto a conoscenza del fatto che lei e Victoria Stanford si
erano molto avvicinate, mentre Jenna era a Savannah, l'anno scorso.
Per fortuna, alla signorina Stanford il Consiglio ha concesso un
periodo di vacanza. Pensavo che le avrebbe fatto piacere trascorrere
un po' di tempo con Jenna.
Avete portato Vix fin qui?.
Lui si volt di nuovo a guardare la finestra e annu, come rivolto
a qualcosa fuori.  arrivata ieri sera.
Lo raggiunsi. Sul prato l davanti Jenna camminava a braccetto con
una ragazza bellissima, molto pallida, le teste l'una vicina all'altra.
Vix dimostrava circa sedici anni, ma dal momento che lavorava per
il Consiglio doveva essere molto pi grande. Uno dei vantaggi di essere
un vampiro, immaginai. Jenna stava ridendo. Mi sal un groppo
alla gola: in parte ero contenta per Jenna, in parte ero gelosa di
doverla condividere con Vix, in parte ero arrabbiata.
Mi ricordai dell'espressione di mio padre, il primo giorno a Thorne
Abbey, quando Jenna era corsa in mia difesa. Aveva detto che Mrs
Casnoff ci aveva definito una squadra formidabile.
Bella mossa, pap, mormorai.
Mi aspettavo che negasse, ma invece lui disse: Gi, l'ho pensato
anche io. Adesso andiamo.
Gettai un'altra occhiata a Jenna e Vix, sperando di incrociare lo
sguardo di Jenna, ma lei non alz gli occhi verso di noi.


CAPITOLO 17

Pensavo di aver capito qualcosa di Thorne Abbey, ma seguendo
mio padre lungo un ampio corridoio, poi in uno pi stretto e
infine su per una rampa di scale, persi di nuovo il senso dell'orientamento.
Alla fine lui si ferm in un'ala del palazzo che sembrava inutilizzata
dai tempi di Alice. I mobili erano protetti da teli e uno spesso
strato di polvere copriva i quadri alle pareti. Di fronte a noi c'era
una pesante porta di quercia e, quando mio padre la apr, mi aspettai
di vederne sbucare qualcuno che era stato rinchiuso l dentro.
Tuttavia, guardando nella penombra, l'unica persona che vidi fu
me stessa. Be', un sacco di me. Ogni singolo centimetro delle
pareti era ricoperto da specchi di tutti i generi: alcuni enormi, con
delle cornici decorate che forse pesavano tre volte quanto pesavo
io, altri piccoli e rotondi che riflettevano solo dei pezzi della mia
persona, altri ancora cos vecchi e macchiati che non riflettevano
praticamente nulla.
Mio padre attravers la stanza per aprire delle tende di velluto
grigio, ma quando le afferr, il tessuto si stacc e cadde per terra.
Oh, bene, disse, esaminando il guaio che aveva combinato. Comunque,
 pur sempre casa mia. Spost lo sguardo su di me. Sono
sicuro che ti starai chiedendo come mai ti ho portato qui.
Andai al centro della stanza e i miei sandaletti ticchettarono sul
pavimento di marmo. Immagino che abbia a che fare con il castigo
che vuoi infliggermi. Non so, cosa dovrei fare? Pulire tutti questi
specchi? O forse guardare il mio riflesso fin quando non prover
vergogna?.
Con mia grande sorpresa, mio padre mi rivolse un piccolo sorriso.
No, niente di tanto astratto. Voglio che ne spacchi uno.
Scusa?.
Mio padre si appoggi alla cornice della finestra, ormai senza tende,
e incroci le braccia sul petto. Devi rompere uno specchio,
Sophie.
Con cosa? Con la testa? Perch sono quasi sicura che sia una
punizione corporale e mamma non ne sarebbe molto contenta.
Con i tuoi poteri.
Ah. Guardai tutti quegli specchi. Credo che preferirei usare la
testa. Dal momento che mio padre non disse niente, sospirai e mi
voltai a guardarlo. Okay, va bene. Quale?.
Lui si strinse nelle spalle. Non importa. Fai tu.
Studiai gli specchi appesi alla parete. Uno dei pi grandi sarebbe
stato un obiettivo facile, ma una volta esploso si sarebbero sparsi
sul pavimento milioni di frammenti di vetro. Meglio sceglierne uno
pi piccolo, anche se mi avrebbe dato del filo da torcere.
Mi concentrai su uno specchio alla sinistra di mio padre. Era grande
pi o meno quanto la mia mano. Rompiti.
Quando quasi tutti gli specchi della stanza esplosero, schizzando
schegge dovunque, il rumore fu quasi assordante. Urlai e
alzai le mani, ma il vetro non mi tocc. Si raggel a una decina
di centimetri dal mio volto, rimanendo sospeso in aria per un
secondo, quel tanto che bastava perch vedessi i miei occhi terrorizzati
riflessi in migliaia di frammenti. Poi quelli ritornarono
a fluttuare verso le rispettive cornici. Ci fu un rumore, come
quello di una bolla gigante che scoppiava, e all'improvviso gli
specchi erano di nuovo intatti.
Mi girai di scatto. Mio padre era ancora in piedi vicino alla finestra,
ma aveva le braccia tese in avanti e il viso imperlato di sudore.
Quando le riabbandon lungo i fianchi, si appoggi al muro e
trasse un profondo respiro.
Mi dispiace, sbottai. Te l'ho detto. Faccio schifo. Ogni volta
che provo a fare un incantesimo la magia mi sfugge di mano e succede
qualcosa di spaventoso, di esplosivo....
Mio padre si strofin la fronte. No, Sophie, va tutto bene. Era
questo che speravo che facessi.
Volevi che commettessi uno specchicidio?.
Lui scoppi a ridere, anche se gli mancava il fiato. No, speravo
che vedessi quanto sei potente. Aveva gli occhi luminosi e vi scorsi
un lampo di quello che sembrava orgoglio. Hai superato le mie
stesse aspettative.
Be', grandioso, dissi. Sono contenta che il mio talento nel combinare
casini ti abbia impressionato, pap.
Il tuo sarcasmo ....
Lo so, lo so, una qualit poco attraente in una giovane signorina.
Ma mio padre sorrise e all'improvviso mi parve pi giovane e meno
il tipo che si stira anche la cravatta. In realt, stavo per dire che
 una qualit che devi aver ereditato da me. Grace ha sempre detestato
le battute sarcastiche.
Oh, lo so, replicai, senza pensarci. Ho passato un sacco di tempo
in punizione proprio per questo.
Lui fece una smorfia. Una volta mi ha lasciato in mezzo alla strada
in Scozia solo perch avevo fatto un innocuo commento sulla
sua abilit a leggere le mappe.
Davvero?
Gi. Ho dovuto camminare per cinque maledetti chilometri prima
che si decidesse a farmi rimontare in macchina.
Eh lo so, mamma  una dura.
Per un istante ci scambiammo un sorriso. Poi mio padre si schiar
la gola e distolse lo sguardo. Comunque, i tuoi poteri sono davvero
impressionanti, ma non sai controllarli.
L'avevo capito.
Mio padre si allontan dalla finestra. Alice ti ha insegnato degli
incantesimi. La sua non era una domanda.
Faccio schifo anche in quelli, dissi, senza guardarlo. Elodie li
imparava molto pi in fretta di me.
Lui mi guard attentamente per un secondo, poi disse: Cal dice
che hai fatto un incantesimo di trasporto per avvicinarti ad Alice
e ucciderla.
Cal ha la bocca larga, mormorai.
L'hai fatto davvero?, mi chiese lui.
S, risposi, ma mi sono spostata, non so, di un metro e mezzo.
Niente di che. Elodie era molto pi brava di me.
Ma Elodie era una strega, disse mio padre. Concentrarsi sui
propri poteri per lei era molto pi facile.
Che vuoi dire?
Paragonare i tuoi poteri a quelli di Elodie sarebbe come paragonare
un geyser a una pistola ad acqua. La tua magia  molto pi
forte della sua, ma , per cos dire, difficile da maneggiare. Aggiungi
lo stress che hai subito alla Hecate e vedrai che non c' da sorprendersi
se i tuoi incantesimi hanno la tendenza a, qual  la parola che
hai usato, esplodere?
Scossi il capo. Gli incantesimi mi venivano male anche prima che
andassi a Hex Hall. Ricordi l'insegnante che ha perso la memoria?
O il disastro del ballo di fine anno?
Stessa questione, replic mio padre. Poteri tremendi, ma nessuna
idea di come gestirli. E pi la cosa ti intristisce e ti spaventa,
pi diventa difficile gestirli.
Attravers la stanza e mi prese la mano. Proprio come mi era successo
con Nick e Daisy, riuscivo a sentire il potere scorrergli nelle
vene. Per anni mi sono sentito proprio come te, Sophie.
Davvero?, la mia voce era appena un sussurro.
Lui annu. Avevo pi o meno la tua et quando mia madre....
Si interruppe e le sue dita si strinsero sulle mie. Dopo la morte
di mio padre, prosegu, mi sarei strappato i poteri di dosso se
solo avessi potuto. Come te, rifiutavo la magia, perch mi spaventava
troppo.
Non ci avevo pensato. A come devi esserti sentito. Cercai di immaginare
come mi sarei sentita io se, invece della morte di Elodie
per mano di Alice, avessi assistito a quella di mia madre per mano
di mio padre, ma era un pensiero troppo doloroso. Quindi, come
mai hai cambiato idea rispetto ai tuoi poteri?.
Mio padre sospir e fece un sorriso, un sorriso triste.  una storia
lunga. Comunque, il punto  che alla fine ho imparato a controllarli.
Ecco un esempio.
Alz una mano e indic uno degli specchi pi piccoli, un pezzetto
di vetro argenteo alto circa sette centimetri, che prima non avevo
notato. Rompiti, disse a bassa voce. Io trasalii, ma accadde solo
che la sua superficie fosse attraversata da una crepa sottile.
Okay, dissi lentamente. Non  esploso. Come hai fatto?.
Mio padre abbass il braccio e si volt verso di me. Una combinazione
di elementi. Concentrazione, profondi respiri....
Yoga demoniaco?, suggerii, e lui ridacchi.
Qualcosa di simile. Il modo migliore di spiegartelo  dire che tu
e io - Daisy e Nick, Alice e mia madre - abbiamo poteri divini, ma
corpi, anime e menti umane. Entrambe le parti devono lavorare insieme,
oppure la magia diventa ingestibile.
E allora impazziamo. Come Alice.
Lui annu. Pi o meno. Adesso prova a rompere di nuovo uno
specchio, ma questa volta concentrati pi sul tuo lato umano che
su quello demoniaco.
Ehm... ed esattamente come dovrei fare?.
Mio padre si tolse gli occhiali e cominci a pulirli con un fazzoletto
che aveva estratto da una tasca. Ci sono diversi modi. Puoi
pensare a un momento della tua vita antecedente alla scoperta dei
tuoi poteri. O a uno in cui hai sentito delle forti emozioni umane:
gelosia, paura, amore....
Tu a che cosa pensi?.
Rimettendosi gli occhiali, mio padre rispose: A tua madre.
Oh. Be', se funzionava con lui, forse avrebbe funzionato anche
con me. Scelsi un altro specchio, questa volta di media grandezza e
con una cornice fatta di piccoli cherubini dorati. Sentii il potere che
si faceva strada dentro di me, ma invece di scagliarlo come facevo
di solito, pensai al volto di mia madre. Era un ricordo che risaliva
a un anno prima: eravamo in Vermont, poco prima che le cose si
mettessero male. Stavamo scegliendo il mio vestito per il ballo di fine
anno e mia madre sorrideva, con quei suoi luminosi occhi verdi.
Quasi immediatamente, i miei battiti rallentarono e io percepii la
magia muoversi in modo pi graduale. Quando alla fine raggiunse
le mie dita, pensai allo specchio, tenendo sempre a mente il viso di
mia madre. Rompiti, dissi.
Lo specchio e quelli che aveva a fianco esplosero, facendo piovere
tanto piccole schegge sul pavimento polveroso. Non c'era stata
una vera e propria esplosione. Accidenti!, ansimai. Uno sciocco
sorriso mi si dipinse in volto: era la prima volta, dopo mesi, che mi
sentivo ubriaca di magia.
Molto meglio, disse mio padre, facendo un cenno con la mano.
In pochi secondi, lo specchio era stato riparato. Ovviamente pi
farai pratica, pi migliorerai. E pi sarai in grado di controllare i
tuoi poteri meno sar probabile che tu faccia del male a qualcuno.
A quel punto l'euforia cedette il passo al nervosismo. Insomma,
stai dicendo che se imparer a padroneggiare la magia come se fosse
il tai chi, eviter di diventare come... Alice?
Sto dicendo che si abbasser considerevolmente il rischio, s. Te
l'ho detto, Sophie. Hai altre opzioni oltre la Rimozione.
Dal momento che non mi veniva in mente niente da replicare, mi
limitai ad annuire e mi asciugai le mani sudate sui jeans. Fare profondi
respiri e pensare alle persone che amavo mi sembrava molto
meglio che avere delle rune magiche incise sulla pelle, ma non riuscivo
comunque a credere che fosse cos facile.
Ovviamente la scelta  tua e non devi certo decidere oggi, disse
mio padre. Ma dimmi solo che prenderai in considerazione l'ipotesi.
S, dissi io, anche se con voce tremante. Mi schiarii la gola. S,
ripetei. Certo che lo far.
Mi aspettavo che mio padre facesse quel suo solito gesto brusco
e dicesse qualcosa tipo: Eccellente. Aspetter con ansia di sapere
come ti pronuncerai su questa importante questione. Invece parve
soltanto sollevato. Bene, si limit a dire.
Pensando che avessimo finito, mi diressi verso la porta, ma mio
padre ci si piazz davanti. Non abbiamo ancora concluso.
Lo guardai, perplessa. Posso provare a rompere qualche altro
specchio se vuoi, pap, ma sono davvero esausta. Tra ieri sera e stamattina,
mi ha ronzato intorno un sacco di magia e....
Lui scosse il capo. No, non voglio. Ma c' un'altra faccenda di
cui dobbiamo discutere.
Non avevo bisogno delle mie doti psichiche per capire che sarebbe
stata una faccenda spinosa. Quale?.
Mio padre trasse un profondo respiro e incroci le braccia sul petto.
Voglio che tu mi dica di Archer Cross.


CAPITOLO 18

Mi bloccai prima di infilare la mano in tasca, ma avevo la sensazione
che la moneta vi stesse bruciando dentro. I miei pensieri
schizzarono in mille direzioni diverse. Come faceva mio padre a sapere
che ieri sera c'era pure Archer? Era al corrente della moneta?
Archer mi aveva detto che l'avrebbe usata per trovarmi. Forse lui
voleva sfruttarla per attirarlo l.
Prima che una crisi nervosa prendesse il sopravvento, mi disse:
So che ti senti a disagio a parlarne, ma  necessario che io abbia
un quadro completo di ci che  accaduto lo scorso semestre.
Oh, feci io, sperando che non assomigliasse troppo a un sospiro
di sollievo. Te l'ho detto. Mrs Casnoff ha scritto un rapporto al
Consiglio, qualche settimana dopo.  tutto l.
L'ho letto, ma n io n il resto del Consiglio crediamo che contenga
tutta la verit.
Feci un verso che doveva essere un urlo indignato ma che invece
era pi simile a un lamento. Probabilmente perch mio padre aveva
ragione: quel resoconto non era nemmeno lontanamente vicino
alla verit.
Il tuo coinvolgimento con Archer Cross....
Non siamo mai stati coinvolti, sbottai.
Ascoltami, fece mio padre e io chiusi la bocca. Abbass la voce
e continu: Hai visto Archer allo Shelley's?.
Per un istante, pensai di mentirgli. Ma c'era qualcosa nel modo
in cui mio padre mi guardava che mi fece intuire che sapeva
gi la verit. Se avessi detto una bugia le cose sarebbero solo
peggiorate.
Solo per un minuto, gli risposi, in fretta e furia, come se pi veloce
avessi parlato pi semplice sarebbe stato dirglielo. Ma, pap,
Archer mi ha protetto da quelli dell'Occhio. Avrebbe potuto consegnarmi
a loro, o uccidermi, ma non l'ha fatto. E credo anche che
ci sia qualcosa di strano nella sua appartenenza a quel gruppo, perch
continua a usare la magia....
Mio padre mi afferr per le spalle. La sua presa non era poi cos
stretta e non mi scosse o altro, ma il modo in cui mi guardava mi
congel le parole in gola.
Non devi vederlo mai pi. Te lo dico sia come padre che come
capo del Consiglio. Non devi avere pi nessun altro contatto con
Archer Cross.
Lo sapevo. Ma c'era comunque qualcosa nel sentirlo dire ad alta
voce che mi faceva fisicamente male. Lo so, risposi, abbassando
lo sguardo. Sono un demone, e lui appartiene all'Occhio. Se
ci mettessimo insieme, pensa che strane vacanze potremmo fare...
Magia e pugnali che schizzano da tutte le parti, facendo rovesciare
l'albero di Natale....
Mio padre non rise della mia battuta, ma non potevo fargliene
certo una colpa. Immagino che il fatto che avessi praticamente mitragliato
quelle parole avesse ammazzato parte della carica ironica.
Non si tratta solo di questo, disse mio padre, lasciandomi andare
e facendo un passo indietro. Sospir. Sophie, Archer Cross
 forse la pi grande minaccia che i Prodigium si siano mai trovati
ad affrontare.
Lo fissai. Okay, lo so che l'Occhio spaventa tutti, ma li ho visti
ieri sera in azione, pap. Non sono affatto cos terribili e Archer 
uno dei pi giovani.
S, ma  anche uno stregone. In passato, l'Occhio ha fatto ricorso
al fattore sorpresa e alla pura preponderanza numerica per darci
la caccia, pi o meno come ieri sera. Ma se i suoi membri fossero
capaci di usare anche la magia? Perderemmo tutto il vantaggio che
abbiamo. L'idea che l'Occhio di Dio possa reclutare qualcuno dei
nostri  terrificante per i Prodigium. Ecco perch dobbiamo trovare
Archer Cross e vedercela con lui.
Intendi dire ucciderlo, dissi debolmente.
Se questo prevedono le regole del Consiglio.
Mi diressi alla finestra pi vicina. Era deformata dal tempo e restituiva
la vista distorta di un altro giardino. Non era bello come
gli altri. La fontana era coperta di muschio e una delle panche di
pietra si era spezzata a met.
Mio padre mi raggiunse. Riflesse nel vetro, vidi le sue mani incombere
sulle mie spalle, ma poi lasci che le braccia gli ricadessero
lungo i fianchi. Sophie, so che  difficile da capire, ma questa
 un'epoca molto pericolosa per tutti noi. Quando sei arrivata mi
hai chiesto perch il Consiglio fosse qui a Thorne Abbey e non a
Londra.
Lara mi ha detto che vi siete dovuti trasferire a causa di alcuni
imprevisti, risposi, senza voltarmi.
I nostri occhi si incrociarono sul vetro, che restituiva un riflesso
ondulato dei nostri volti. L'imprevisto consiste nel fatto che l'Occhio
di Dio ha dato fuoco al quartier generale del Consiglio, due
mesi fa.
A quel punto mi girai. Cosa?
Ecco perch ci sono solo cinque membri del Consiglio, qui alla
Thorne. Gli altri sette sono morti.
Anche se non conoscevo nessuno dei membri del Consiglio, quelle
parole furono per me come un pugno nello stomaco. Non riuscii
a pensare a nient'altro da dire che: Perch alla Hecate non ne abbiamo
saputo niente?.
Mio padre si volt e si diresse verso una delle poltrone di velluto
allineate lungo la parete. Sospir e vi sprofond. Perch abbiamo
fatto il possibile per tenere segreta tutta la storia. Se fosse venuta
fuori si sarebbe diffuso il panico, e non potevamo permettercelo.
Mi fiss. Posso essere brutalmente onesto con te, Sophie?
Sarebbe un bel passo avanti, dissi io. Ma poi lo guardai: aveva
le spalle curve e sul suo volto si leggeva puro terrore. Trassi un profondo
respiro e annuii. S, grazie.
Ti ricordi della guerra di cui abbiamo parlato ieri sera? Tra l'Occhio
e i Prodigium. A quanto pare, sta per scoppiarne un'altra, che
potenzialmente potrebbe essere molto, molto peggiore. L'Occhio
non ha attaccato il quartier generale del Consiglio da solo.  stato
aiutato dalle Brannick. Fece una pausa, scrutandomi. Sai chi sono
le Brannick?
Delle ragazze irlandesi dai capelli rossi, replicai, ricordandomi
come ce le aveva dipinte Mrs Casnoff durante la lezione su Tutti
coloro che vogliono ucciderci, alla Hecate, l'anno prima. Mi ricordai
anche che Mrs Casnoff aveva detto che se le Brannick e l'Occhio
si fossero alleati, saremmo stati tutti fottuti. Sono come delle
streghe bianche, vero?, chiesi a mio padre.
Discendono da una di loro, s. Non hanno pi poteri, in effetti.
Guariscono molto pi in fretta degli umani normali e in alcune di
loro ogni tanto affiora un pizzico di magia. Telecinesi, precognizione,
cose di questo genere. Il loro numero  diminuito nel corso degli
anni, ma hanno ancora una leader, Aislinn Brannick. Pare che sia
una donna molto pi ambiziosa di quelle che l'hanno preceduta. E
ora sembra che si sia alleata con l'Occhio.
Il mio fremito magico ormai era completamente sparito, e mi
appoggiai alla cornice della finestra. Perch? Insomma, che cosa
 cambiato? Perch si sono alleati e hanno deciso di ucciderci
tutti?
Nick e Daisy, disse lui, in tono piatto. La consapevolezza che
qualcuno ha cominciato ad allevare demoni per la prima volta in
sessant'anni li ha fatti innervosire. Ma, ovviamente, la maggior parte
dei Prodigium  altrettanto preoccupata dal fatto che uno dei nostri
sia entrato a far parte dei loro ranghi. La situazione ... be', temo
che tesa non renda bene il concetto. Esplosiva, diciamo cos. Si
alz, piazzandomisi di nuovo di fronte. Sophie, adesso lo capisci
perch farei qualsiasi cosa pur di convincerti a non sottoporti alla
Rimozione?.
Grandioso. Altre responsabilit. Certo, dissi, cercando di non
assumere un tono amareggiato. Vale lo stesso discorso di Alice.
I demoni possono essere delle armi formidabili, se c' una guerra
all'orizzonte, per cui avete bisogno di me, giusto?.
Mio padre mi fiss, cupo, e io distolsi lo sguardo, mordendomi
l'interno della guancia.
No, disse infine. Non c'entra niente. Mi tocc la spalla, in
modo che io lo guardassi di nuovo. Sophie, non ti userei mai come
un'arma. Voglio che ti tenga i poteri affinch tu sia al sicuro. Il
pensiero di te inerme al cospetto dell'Occhio e delle Brannick....
La voce gli trem, e si schiar la gola. ...Mi terrorizza.
Sbattei le palpebre, perch tutt'a un tratto mi bruciarono gli occhi.
Ma se mi sottopongo alla Rimozione, loro non mi daranno
pi la caccia, giusto?. Non volevo che le mie parole suonassero
come una supplica.
Mio padre scosse il capo. Non importa che tu abbia i poteri o
no. Sei pur sempre mia figlia. Almeno, se li avrai ancora, sarai in
grado di difenderti.
Le mani mi tremavano, quindi me le ficcai in tasca. Sfiorai con
le dita la moneta d'oro e la scansai come se mi fossi bruciata. Mio
padre mi fiss e io dissi in fretta: Perch non mi hai detto tutto
subito?.
I suoi occhi incrociarono i miei. E perch tu non mi hai detto la
verit su te e Archer?
Siamo solo amici, dissi. Quante volte devo ripetertelo?.
Dal momento che non replic, alzai gli occhi al cielo. Okay, mi
piaceva. Mi ero presa una cotta per lui e.... Non sapevo se fossi
arrossita per l'imbarazzo o per la rabbia. E s, una volta ci siamo
baciati. Ma  successo una volta soltanto ed  durato dieci secondi,
perch subito dopo ho scoperto che faceva parte dell'Occhio.
Mio padre annu. Ecco. Questa  tutta la storia.
Perch non si era creato un buco gigante nel pavimento nel quale
essere risucchiata, possibilmente per sempre? Gi.
Be', almeno  qualcosa, disse mio padre, passandosi una mano
tra i capelli.
Ce ne restammo in silenzio per un bel po' di tempo, prima che io
mi asciugassi i palmi delle mani sul vestito e dicessi: C' qualcos'altro
di terribile che dovrei sapere?.
Mio padre fece una risata priva di umorismo e mi spinse verso la
porta. Penso di averti detto tutto.
Mi venne in mente un'altra domanda. E Nick e Daisy? Lo so che
hai detto che non vuoi usarmi come un'arma, ma....
Mai, disse lui. Il suo tono era tranquillo, ma deciso. Quello
che loro hanno subito  stato un vero e proprio crimine e chiunque
l'abbia commesso  da considerarsi responsabile della disperata situazione
in cui ci troviamo adesso. Ecco perch scoprire chi li ha
trasformati  cos importante.
Ci fermammo sul pianerottolo. Che vuoi dire?
C' un altro modo per liberare un demone dai suoi poteri, oltre
alla Rimozione. Pu farlo solo la persona responsabile della sua
trasformazione, invertendo il rituale. Ovviamente per noi  troppo
tardi, perch siamo demoni di terza e quarta generazione e colui
che ci ha resi tali  morto da tanto tempo. Ma per Nick e Daisy c'
ancora qualche possibilit.
Pensai a loro, la sera prima, quando mi avevano raccontato che la
magia martellava le loro menti. Ne sarebbero felici.
Lo so, replic mio padre. E spero anche che se lo facessimo...
be', anche se non riuscissimo a placare l'Occhio, potremmo almeno
sfoltire i suoi ranghi.
Guardai mio padre. Insomma, lo guardai davvero. Il vestito che
aveva indosso era probabilmente di una taglia troppo grande e pieno
di grinze e ai lati della bocca aveva come due parentesi. Era un
bell'uomo, ma sembrava pi esausto di quanto avrebbe potuto essere
una persona normale.
Senti, gli dissi, non ti entusiasmare, ma magari... ecco, magari
domani potremmo provare a farlo di nuovo. Insomma, questa specie
di sessione di yoga demoniaco.
Da qualche parte nella villa, diversi orologi cominciarono a rintoccare.
Dopo tre rintocchi, mio padre disse: Mi farebbe piacere.
Riscendemmo al piano di sotto in silenzio e, dopo aver preso accordi
per vederci a cena, lui torn nel suo ufficio, mentre io andai
in camera mia a controllare la casella mail.
Mrs Casnoff mi aveva risposto, ma mi aveva scritto solo: Grazie
di avermi informata.
Mi appoggiai allo schienale della sedia con gli avambracci incrociati
sulla testa. Non sembrava troppo preoccupata. Meglio cos.
Soprattutto considerando che l'ultima cosa di cui avessi bisogno
era il fantasma di Elodie tra i piedi.
La moneta d'oro mi pesava sul palmo, quando la estrassi dalla tasca.
La studiai a lungo prima di alzarmi e infilarla nel cassetto del
comodino.


CAPITOLO 19

Pi tardi, quel pomeriggio, andai a cercare Jenna. Non fu difficile
trovarla: lei e Vix erano ancora in giardino. Quando mi avvicinai,
proteggendomi gli occhi dalla luce del sole con la mano, erano sedute
fianco a fianco sul bordo della fontana, le spalle che si sfioravano
e i piedi nudi a mollo nell'acqua. Mi aspettavo quasi di vedere
dei cuoricini aleggiare sopra le loro teste.
Ciao, gridai, facendo un cenno con la mano.
Jenna si volt a guardarmi. Eccoti!, esclam, gli occhi luminosi
e le guance arrossate. Dove sei stata per tutta la mattina?.
Mi tolsi i sandali con un calcio e mi sedetti accanto a lei, dall'altro
lato rispetto a Vix. L'acqua della fontana era abbastanza fredda da
farmi trasalire. Sono stata con mio padre, per lo pi. Sai, le solite
cose che le figlie fanno con i loro pap per rinsaldare il legame.
Tuo padre  un uomo meraviglioso, disse Vix, sporgendosi oltre
Jenna. Aveva la voce bassa, come quella della mia amica, con un
leggero accento del Sud. Era anche assurdamente carina con quei
grandi occhi verdi e i setosi capelli castani. Non c'era da stupirsi
che Jenna fosse cos cotta.
Be',  diventato la mia persona preferita sulla faccia della Terra,
mi disse lei, stringendo la mano di Vix. Quanto  stato carino a
portare Vix fin qui?
Molto carino, mormorai io, per tutta risposta. Mi chiesi se a
Jenna fosse venuto in mente che mio padre le aveva mandato Vix
al solo scopo di distrarla. Qualcosa nel suo sguardo rapito mi disse
di no. Sono felicissima di averti finalmente incontrato, dissi a
Vix. Jenna non fa altro che parlare di te.
Lei scoppi a ridere. Lo stesso vale per me. Tra l'altro anche tuo
padre non ha fatto altro che parlarmi di te, per cui tra lui e Jenna
mi sembra quasi di conoscerti.
Prima Cal, poi Lara e gli altri membri del Consiglio, adesso anche
Vix. Cos', mio padre teneva forse un blog su di me? Una cosa
tipo: Mia figlia Sophie, ecco perch dovreste seguirla e/o sposarla.
Insomma, che cosa avete fatto tu e tuo padre?, mi chiese Jenna.
Esitai, ma Vix tir i piedi fuori dall'acqua. Facendo leva sulle braccia
si gir dall'altro lato della fontana. Credo che andr a disfare
le valigie, disse. Ero cos eccitata all'idea di vedere Jenna che
mi sono limitata a buttarle in camera. Sorrise e sulle guance rosee
le apparvero due fossette. Notai la pietra di sangue che portava al
collo e che risplendeva alla luce del sole. Mi raggiungi dopo?,
chiese a Jenna.
Okay, le rispose, prima di allungarsi timidamente verso di lei e
sfiorarle le labbra con un bacio.
La guardammo entrambe praticamente saltellare fino a casa. Diedi
a Jenna un'amichevole spallata. La tua ragazza  davvero deliziosa.
Jenna si gir verso di me, il volto illuminato: Lo so!, squitt, e
scoppiammo tutte e due a ridere.
Quando ci fummo placate, lei si scost i capelli dagli occhi e disse:
Okay, che pensieri ti passano per quella testolina, Sophie Alice
Mercer? Che succede?
La domanda giusta sarebbe che cosa non succede, le dissi. La
questione con l'Occhio si sta facendo... seria.
Jenna mi fiss. Quanto seria?.
Sospirai e diedi un calcio all'acqua, sollevando uno schizzo. Non
le volevo dire dell'incendio al quartier generale n della morte di
alcuni membri del Consiglio. A quanto pare, era un segreto, visto
che nemmeno Vix, che lavorava per loro, lo sapeva. Cos seria che
mio padre proprio non vuole che mi sottoponga alla Rimozione.
Dice che i miei poteri potrebbero rivelarsi utili se qualcuno tentasse
di uccidermi.
Non dirlo nemmeno, replic lei, secca.
Scusa, ribattei, posandole una mano sul braccio. Io sono solo...
scioccata.
La sua espressione si ammorbid e lei mise la sua mano sulla mia.
Lo so. L'ho capito. Ma, Soph, ti prego, dimmi che questo significa
che non ti sottoporrai alla Rimozione.
Dovetti distogliere lo sguardo: mi era balzata agli occhi un'altra
immagine di Alice china accanto a Elodie con gli artigli argentei
conficcati nel collo di lei. Ma poi pensai al volto di mio padre, cos
triste e spaventato. Per me.
Strizzando gli occhi, trassi un profondo respiro e pensai alla mia
prima notte alla Hecate, quando io e Jenna stavamo in camera a ridacchiare.
Agitai la mano e l'acqua divent immediatamente rosa.
Nah, dissi, se non avessi dei poteri come potrei fare delle cose
del genere?.
Era stato un tentativo per farla sorridere. Lei lo fece, ma fu un sorriso
debole, e quando si protese verso di me per abbracciarmi mi
accorsi che aveva le lacrime agli occhi. Gi.
Gi, annuii, restituendole l'abbraccio.
Quando ci staccammo, Jenna si scost i capelli dal collo con entrambe
le mani e gett indietro il capo, con gli occhi chiusi. Tuo
padre ti ha detto niente di Nick e Daisy?
Lui..., cominciai a dire. Poi colsi un movimento con la coda
dell'occhio e qualcosa piomb nella fontana, inzuppando sia me
che Jenna di acqua rosa.
Nick affior in superficie, gettando indietro la testa e facendo
schizzare migliaia di goccioline. Se il fatto che un demone e una
vampira lo stessero guardando in cagnesco lo turbava, non lo diede
a vedere.
Piuttosto, fece il suo solito inquietante sorriso e chiese: Adorabili
signorine, una di voi due ha per caso fatto il mio nome?
S, risposi io, fulminandolo con lo sguardo mentre mi strizzavo
la treccia. Stavamo giusto dicendo: Oh, come vorrei che Nick si
tuffasse nella fontana e ci rovinasse tutti i vestiti!. Quindi grazie,
sei stato molto premuroso.
Sophie ha ragione, disse Daisy, raggiungendoci. A quanto pareva,
dovunque ci fosse lui c'era anche lei. Chiedi scusa. Il suo
tono poteva sembrare anche severo, se non fosse stato che guardava
Nick come se fosse un prelibato bocconcino. Dio, quant'erano
strani.
Lui sguazz nell'acqua fino a quando non si ritrov esattamente
davanti a me e Jenna.  esattamente per questo che sono venuto,
mia cara, disse a Daisy. Sophie, sono stato un maledetto bestione
con te ieri.
Non disse proprio bestione, ma un sinonimo molto pi delicato. Io
mi limitai ad alzare le sopracciglia e ad aspettare che continuasse.
Ho sentito tutte quelle voci su di te e quel Cross e mi sono fatto
un'opinione sbagliata. Ma il modo in cui ti sei comportata ieri sera...,
scosse il capo. Mi sbagliavo sul tuo conto. E spero che potremo
ricominciare da capo, da amici.
Mi tese la mano. Io esitai prima di stringergliela. C'era qualcosa
in Nick che mi dava la sensazione di essere al cospetto di
un animale selvatico. In quel preciso frangente era amichevole e
sorridente, ma era come se da un momento all'altro potesse tornare
a essere inquietante e spaventoso. Mi ricordava... be', mi
ricordava Alice.
Tuttavia gli presi la mano, intenzionata a stringergliela. Ma, non
appena ci toccammo, sentii la magia guizzarmi dentro cos forte
che cercai di ritirarla. Lui per continu a tenermela stretta finch
quella specie di scarica elettrica non si esaur. La mia mano sgusci
via dalla sua e io mi alzai di scatto dal bordo della fontana. Che
diavolo era?.
Poi abbassai lo sguardo e mi resi conto di essere completamente
asciutta. Non solo, ma il mio casto vestitino nero di poco prima era
stato rimpiazzato da un altro abito, anch'esso nero, ma pi corto,
pi sbrilluccicante e con una scollatura molto pi profonda. Anche
la mia acconciatura era diversa: non avevo pi la treccia ma i
capelli sciolti e ondulati.
Nick mi fece l'occhiolino. Cos stai meglio. Adesso assomigli
di pi al demone che diventer Regina. Usc dall'acqua e afferr
Jenna per mano. Nel giro di qualche secondo i suoi vestiti zuppi
vennero rimpiazzati da un sexy prendisole rosa. Naturalmente
lasciava scoperta molta pi pelle di quanta Jenna gradisse mettere
in mostra.
Oh, che carine, Nick, disse Daisy, alzando gli occhi al cielo,
quando lui le cinse la vita con un braccio.
Trovi?, disse lui, dandole un bacio con lo schiocco sulla guancia.
Stanno molto meglio cos.
Senza nemmeno pensarci, allungai la mano e afferrai Nick per un
braccio. La sua maglietta bianca e i jeans vennero sostituiti da una
canottiera gialla e da un paio di pantaloni a lavaggio acido. E tu
stai meglio cos.
Le labbra mi si curvarono in un sorriso, non so se per la vista di
Nick con indosso quegli abiti ridicoli o perch avevo compiuto un
incantesimo senza causare nessuna esplosione. Daisy rise, ma lui
mi guard in tralice. Okay, l'hai voluto tu. Fece un cenno con
la mano e tutt'a un tratto io mi sentii soffocare dal caldo. Quando
abbassai lo sguardo mi resi conto che avevo indosso un costume da
coniglio pasquale. Tuttavia con un gesto della zampa pelosa, trasformai
i jeans e la canottiera di Nick in una tuta da neve.
Al che mi ritrovai in bikini.
E Nick fin per indossare un vestito da ballo di fine anno rosso e
vaporoso.
Poi il mio costume si trasform in un abitino da soubrette con tanto
di piuma in testa e il suo in una muta da sub. Eravamo esausti e
morti dalle risate.
Io mi rimisi addosso una maglietta blu e dei pantaloni Capri. Mi
appoggiai al bordo della fontana: la pietra mi scottava sotto i palmi
delle mani. Nick era davanti a me, con indosso i suoi soliti abiti.
Tregua?, mi chiese, e io capii che non si riferiva solo al nostro
duello magico.
Abbassai le palpebre. Okay, replicai. Tregua. Qualcosa in lui ancora
mi turbava, ma confusa com'ero, mi era difficile metterlo a fuoco.
Gettai indietro il capo e sospirai quando i capelli mi sfiorarono le
spalle. La magia mi scorreva nelle vene. Con il piacevole sciabordio
dell'acqua in sottofondo e il sole che mi riscaldava il viso, tutt'a un
tratto la minaccia dell'Occhio mi sembrava molto remota.
Sentii una coscia a contatto con la mia e quando aprii gli occhi
trovai Jenna seduta accanto a me. Nick e Daisy stavano tornando
verso la villa, abbracciati.
Sembri di nuovo te stessa, mi disse Jenna, rivolgendomi un sorriso.
Richiusi gli occhi. Mi sento di nuovo me stessa.
Ce ne restammo per un po' sedute l in silenzio. Mi ricordo l'ultima
volta che ti ho visto cos felice, disse lei.
Appoggiandole il capo sulla spalla, dissi: S, il giorno in cui sei
tornata alla Hecate.
Lei fece una smorfia. No, non mi riferivo a quello. Eri contenta
di vedermi, ma anche triste e sconvolta. Stavo pensando invece
all'antivigilia del ballo di Halloween. Ti ricordi? Abbiamo fatto
un'incursione in cucina e tu hai trasformato il pur di patate in una
coppa di gelato. Ridacchi. E tutte le barbabietole in ciliegie al
maraschino. Dio, quella sera avr preso cinque chili.
Stavo cercando di risollevarti il morale. Era successo subito dopo
che Chaston era stata attaccata e la maggior parte della scuola
credeva che la colpa fosse di Jenna.
Lei pos la guancia sulla mia testa. Lo so, disse. E ha quasi funzionato.
Ma eri proprio di buonumore. Sul serio, quella sera, era
come se ti splendesse una luce dentro.
Il motivo era che poco prima dell'incursione in cucina ero stata
in cantina con Archer. Tra la paccottiglia magica che avremmo dovuto
catalogare c'era un paio di guanti che avevano la tendenza a
svolazzare come due pipistrelli impazziti. Li avevamo inseguiti per
venti minuti prima di riuscire a chiuderli in un barattolo. Avevamo
dovuto tener fermo il coperchio tutti e due, il che significava
che eravamo stati vicinissimi e che le nostre mani si erano toccate.
Potevo ancora sentire il suo calore al mio fianco. Ne avevamo riso
tanto che a me avevano fatto male le guance.
Se l'incantesimo di questi guanti fa s che io debba stare tanto vicino
a una ragazza carina come te, allora mi sa che li rubo, aveva
detto Archer, ammiccando. Avevamo riso di nuovo: Archer era solo
un ragazzo che mi piaceva e pensavo che l'unico segreto tra noi
fosse quanto mi piaceva.
Chiusi gli occhi, per impedire alle lacrime di sgorgare. Gi, dissi
alla fine.  stata una gran bella serata.


CAPITOLO 20

Jenna e io ce ne restammo in giardino fino al primo pomeriggio.
Poi, quando facemmo ritorno alla villa, lei si mise a cercare Vix,
mentre io decisi di andarmene per un po' in camera mia.
Non appena salii le scale, incontrai Lara che scendeva. Oh,
Sophie, stavo cercando giusto te, disse, piazzandomi un enorme
libro marrone in mano. Tuo padre voleva che ti dessi questo.
Ha detto che vorrebbe che tu ne leggessi il pi possibile stasera.
Lo guardai e lessi il titolo stampato sulla copertina: Storia della
Demonologia.
Oh, ehm... okay. Grazie. Cercai di alzarlo, in una specie di cenno
di saluto, ma era troppo pesante. Addirittura, quando entrai
nella mia stanza e lo buttai sul letto, le doghe cigolarono in segno
di protesta.
Aprii il computer e mi misi a navigare un po' su Internet, ma gli
occhi si spostavano sullo schermo senza leggere nulla. Stavo pensando
ad altro.
Chiusi il PC, raggiunsi il comodino e aprii il cassetto. Fissai la moneta,
ma prima che potessi prenderla, Jenna mi piomb in camera,
con Vix al seguito.
Chiusi di botto il cassetto, sperando che nessuna delle due si accorgesse
che avevo il cuore a mille.
Ma tutta l'attenzione di Jenna era concentrata sul libro posato sul
letto. Wow, Soph, le letture estive si prospettano belle pesanti.
Gi, replicai, andando a prendere il volume. Era persino pi
pesante di quanto ricordassi e, quando me lo ritrovai tra le braccia,
trasalii. Un po' di compiti per casa che mi ha assegnato mio padre.
Noi stavamo per scendere a cena, disse Jenna. Vieni anche
tu?.
Spostai lo sguardo dall'una all'altra. Avevo avuto Jenna tutta per
me per la maggior parte del pomeriggio, quindi non mi creava alcun
problema il pensiero di condividere la sua compagnia. Tuttavia
vederle lanciarsi tutte quelle occhiatine e dire noi qui, noi l
mi aveva fatto ricordare quanto facesse schifo la mia vita amorosa.
Nah, mi sa che stasera resto qui e comincio a leggere.
Jenna inarc un pallido sopracciglio. Sophie Mercer, rinunci al
cibo per fare i compiti?
Gi, ecco la nuova versione di me, pi barbosa e pi British.
Jenna e Vix scoppiarono entrambe a ridere e, dopo avermi fatto
promettere che il giorno dopo saremmo state insieme, uscirono praticamente
a passo di walzer dalla mia stanza. Ci sarebbe stato bene
anche un arcobaleno e una cascata di petali di rose.
Ehm. Questa s che era una cattiveria.
Jenna se li meritava gli arcobaleni e i petali di rose, pensai, buttandomi
sul letto e poggiandomi il pesantissimo libro di mio padre sullo
sterno. Dopo tutto quello che aveva passato, alla mia amica non
sarebbe dovuto toccare altro che ogni bene possibile. Quindi, perch
vederla insieme a Vix mi faceva venir voglia di prendermi a testate
con la Storia della Demonologia? Guardai di nuovo verso il comodino
e sospirai. Poi aprii il libro e cercai di concentrarmi sulla lettura.
Per qualche ora, feci un coraggioso tentativo di venire a capo del
CAPITOLO uno.
Per essere un testo che avrebbe dovuto parlare di angeli caduti
che creavano incantesimi con i loro oscuri superpoteri, era terribilmente
noioso, e tutte le strane magie di cui parlava erano assolutamente
inutili.
Sospirando, mi sistemai sui cuscini. Quando sollevai il libro, cercando
di poggiarmelo sulle ginocchia, un foglio di carta mi cadde
in grembo.
Feci una smorfia, pensando che fosse una delle pagine, ma poi mi
resi conto che era molto pi bianco e non emanava lo stesso odore
di vecchio.
Era un biglietto.
Riconobbi subito la grafia di mio padre, grazie a tutti quegli impersonali
biglietti di auguri che mi aveva inviato nel corso degli anni.
Erano sempre rosa e sbrilluccicosi - solo allora mi resi conto che
doveva essere stata Lara a comprarli - e lui si firmava rigorosamente
tuo padre. Mai un messaggio personale o anche solo lo sforzo
di scrivere a mano buon compleanno.
Non che quel biglietto fosse pi affettuoso. Diceva solo: Preparati
a discutere domani del contenuto di questo libro e di tutto ci
che hai letto. Tuo padre.
Gi, padre, non ti preoccupare, mormorai, alzando gli occhi al
cielo. Che bisogno c'era di scrivermi un biglietto per comunicarmi
una cosa del genere? E perch poi l'aveva infilato a pagina trecento?
Se pensava che sarei arrivata fin l quella sera, le sue aspettative
erano decisamente troppo alte.
Sospirai e stavo per accartocciare il biglietto, quando all'improvviso
notai che le parole si muovevano. O meglio, vibravano.
Mi strofinai gli occhi, pensando di aver passato troppo tempo a
leggere, ma quando li riabbassai le lettere stavano ancora tremolando.
Poi cominciarono a slittare. Molte di esse scivolarono in fondo
al foglio e le restanti si unirono per formare un messaggio completamente
diverso:
IN VIBLIOTECA. CINQUE DEL MATTINO.
Era sempre la grafia di mio padre. Poi, mentre continuavo a fissarle,
le lettere che erano state scartate tornarono al loro posto, ricomponendo
il messaggio originale.
Wow, un messaggio in codice, mormorai. Sapevo a quale libreria
si riferisse, quella che conteneva il grimorio di Virginia Thorne.
Ma perch l'incantesimo e tanta segretezza? Eravamo stati insieme
per tutto il giorno. Non gli era venuto in mente di dirmi: Ah, senti,
vediamoci a quel cazzo di libreria magica all'alba, okay?.
E poi che diavolo voleva fare?
A quel punto mi sentivo gli occhi come se me li fossi strofinati con
la sabbia e mi venne in mente che tra il club di Prodigium, Archer
e mio padre, quella si stava trasformando nella vacanza meno rilassante
del secolo. Mi guardai intorno in quella stanza enorme e giusto
per un secondo desiderai essere ancora a Hecate Hall, seduta
sul mio lettino, a ridere con Jenna.
Ma adesso Jenna era gi in salone, oppure in giro con Vix, oppure
a dormire, e io ero da sola.
Misi il libro sul comodino, sorpresa che il suo peso non lo facesse
collassare. Mia mamma mi aveva sempre detto che c'erano poche
cose nella vita che un bagno caldo non potesse curare e io decisi di
mettere alla prova il suo consiglio.
Pochi minuti dopo ero immersa nell'acqua calda e piena di schiuma.
Toccai con l'alluce il rubinetto a forma di cigno dorato. Immaginai
dovesse sembrare chic, ma a me dava solo l'idea che il cigno
stesse vomitando acqua nella vasca, un'idea non particolarmente
gradevole. In pi i bagni mi hanno sempre fatto pensare a Chaston,
che era quasi morta dissanguata in una delle vasche della Hecate.
Nonostante l'acqua fosse calda, rabbrividii. Non avevo mai pi visto
Chaston, dopo quella notte. I suoi genitori erano venuti a prenderla
e l'avevano tenuta lontana da scuola per tutto il resto dell'anno.
Mi chiesi che cosa stesse facendo in quel momento, se sapesse
di Anna ed Elodie.
Stavo per prendere l'asciugamano quando udii un rumore attutito
provenire dalla mia stanza da letto. Le dita mi si gelarono e mi
venne la pelle d'oca. Nei film dell'orrore di solito  a questo punto
che la ragazza nuda grida: Ehi? C' qualcuno?, o qualcosa di
altrettanto stupido. Tuttavia io non avrei annunciato a nessuno la
mia presenza. Piuttosto, senza fare rumore, presi l'asciugamano e
me lo arrotolai addosso, poi strisciai fino alla porta chiusa e vi premetti
contro l'orecchio.
A parte il battito del mio cuore, non sentivo nulla. Alzai gli occhi
al cielo e presi l'accappatoio dal gancio dietro la porta. Chiaramente,
il bagno - e il pensiero di Chaston - mi aveva suggestionato. Se
c'era qualcuno nella mia stanza, probabilmente si trattava di un
membro dell'esercito dei domestici che mi stava sprimacciando il
cuscino. Forse mi aveva anche lasciato una cioccolata alla menta.
Mi strinsi in vita la cinta dell'accappatoio e aprii la porta. La mia
stanza era vuota e buttai fuori tutta l'aria che avevo trattenuto nei
polmoni.
Come sei patetica, Sophie, mormorai, mentre mi dirigevo al
cassettone. Quel posto era l'equivalente Prodigium di Fort Knox.
L'idea che qualcuno fosse cos sconsiderato da introdursi in camera
mia era del tutto...
Poi udii di nuovo lo stesso rumore. Un altro tonfo, stavolta pi
forte. E a quel punto mi resi conto che veniva dal comodino.
Il sangue mi rombava nelle orecchie. Corsi ad aprire il cassetto.
Ecco, la moneta pulsava, come se fosse viva. Come diavolo funzionava
quell'arnese? Archer aveva detto che l'avrebbe usata per trovarmi,
ma all'improvviso mi resi conto che non avevo idea di cosa
ci significasse. Forse la moneta era una specie di portale portatile
e lui si sarebbe materializzato in camera mia in una nuvola di fumo.
Quel pensiero - Archer che si cacciava letteralmente nella tana del
lupo, laddove c'era un mucchio di gente che voleva farlo fuori - era
troppo orribile persino per prenderlo in considerazione. Strinsi la
moneta in mano, trasalendo per il calore che emanava.
All'improvviso fu come se uno schermo mi fosse calato davanti
agli occhi e vidi il granaio abbandonato. L'alcova che conduceva a
Itineris. Archer era seduto l accanto, su un basso davanzale.
Mi stava aspettando.
Lasciai cadere la moneta sul comodino e mi voltai verso il cassettone.
Avrei preso un paio di jeans e una camicia nera a maniche lunghe.
Se fossi stata abbastanza silenziosa, forse sarei riuscita a uscire
senza che nessuno mi chiedesse conto e ragione...
Poi pensai a mio padre, pallido e serio, che mi diceva quanto fosse
importante che non vedessi di nuovo Archer. Pensai a quanto
era stato orgoglioso di me quel giorno, e a cosa sarebbe successo
se mi avesse beccato mentre uscivo per andare a incontrare uno
dell'Occhio.
Pensai al quartier generale del Consiglio che bruciava, con sette
membri di esso ancora dentro.
Allungai una mano verso il cassetto, ma invece dei jeans, presi il
pigiama. Una volta che lo ebbi indossato, mi infilai a letto e spensi la
luce, cercando a tentoni la moneta. Non appena la strinsi in pugno,
vidi di nuovo Archer. Si era alzato adesso, camminava, e si passava la
mano sulle guance. Continuava a guardare in direzione della porta.
Le lacrime mi bagnarono i capelli all'altezza delle tempie.
Almeno sapevo che era vivo. Almeno sapevo che non aveva cercato
di uccidermi. Mi bastava. Doveva bastarmi.
Archer mi aspett a lungo. Pi a lungo di quanto avrei immaginato.
Era passata mezzanotte quando diede l'ultima occhiata alla
porta, poi finalmente spar nell'alcova. Strinsi la moneta ancora pi
forte, ma quando Archer se ne fu andato divenne fredda e le visioni
sparirono.


CAPITOLO 21

Le cinque del mattino arrivarono molto presto, soprattutto considerando
che avevo trascorso gran parte della notte a piangere. Per
quel poco che avevo dormito, il mio sonno era stato agitato. Mi
svegliavo di continuo di soprassalto, sicura che ci fosse qualcuno
in camera con me. Una volta ebbi addirittura la sensazione di aver
visto un lampo di capelli rossi, ma probabilmente stavo sognando.
La testa mi faceva male e dovetti aprirmi gli occhi gonfi a forza,
quando suon la sveglia. Tuttavia, quando scesi per andare all'appuntamento
con mio padre, mi sentii meglio, pi leggera. S, mi faceva
ancora male pensare ad Archer, ma avevo fatto la cosa giusta.
Avevo messo il bene di mio padre, e di Jenna, e di gran parte della
societ dei Prodigium davanti a me e a ci che desideravo: se non
avevo dimostrato cos di avere doti di leadership, allora proprio non
sapevo come farlo. Insomma, mentre mi dirigevo verso la libreria
in questione, mi sentivo orgogliosa di me.
Mio padre, purtroppo, non la pensava allo stesso modo. Avevo
detto alle cinque, sibil, non appena girai l'angolo. Sono le cinque
e un quarto. Non aveva l'aria di uno che avesse dormito molto. Il
vestito non era stropicciato, ma nemmeno immacolato come al solito.
E non si era fatto la barba, cosa che mi sconvolse tanto quanto
l'intensit del suo sguardo.
Lo guardai, perplessa e sorpresa. Scusa, feci, ma lui alz una
mano e bisbigli: Abbassa la voce.
Perch?, mormorai a mia volta. Eravamo ognuno su un lato della
teca e il grimorio di Virginia Thorne sembrava sinistro come il
primo giorno in cui l'avevo visto. Che ci facciamo qui?.
Mio padre si diede un'occhiata in giro, come se qualcuno potesse
ascoltarci, poi disse: Dobbiamo aprire questa teca e prendere
il grimorio.
A quel punto ero non solo sorpresa, ma anche scioccata. Assolutamente
no, replicai. Questa roba porta con s un incantesimo
infernale, forse in senso letterale.
Mio padre chiuse gli occhi e trasse un respiro profondo, come se
si stesse trattenendo dal mettersi a imprecare. Sophie, disse lentamente,
non posso farlo da solo. La magia che sigilla questa teca
 troppo forte persino per me. Ma se ci proviamo insieme... be',
credo che potremo farcela.
Perch?, gli chiesi. Hai detto tu stesso che quel grimorio  pieno
delle magie pi antiche e pi oscure del mondo. Quindi perch
vuoi tirarlo fuori?.
Un altro respiro profondo. Ragioni accademiche.
Provai un impeto di rabbia e sentii la magia risalirmi lungo le gambe.
Se vuoi che ti aiuti, devi dirmi tutta la verit.
Si tratta di affari molto pericolosi e credo sia meglio che tu ne sappia
il meno possibile. In questo modo, se venissimo... se venissimo
presi, tu potresti dire di non sapere cosa stessi facendo.
No, dissi scuotendo la testa. Sono stanca della gente che mi
mente o che mi riferisce solo la met di quello che dovrei sapere.
Ieri mi hai detto che era giunta l'ora che imparassi un po' di questioni
di famiglia e rinunciassi ad Ar... a un sacco di cose, per te e
per il Consiglio. Quindi spiegami che sta succedendo.
A quel punto fu mio padre a sembrare sorpreso. Per un attimo,
pensai che stesse per mandare a monte tutto. Ma poi annu e disse:
Giusto. Ti ho detto che il Consiglio ha cercato di allevare un demone
per centinaia di anni prima che Virginia individuasse questo
libro. Indic il grimorio. Dopo Alice, per, i suoi membri si sono
resi conto che era troppo pericoloso e lo hanno chiuso in questa
teca. Da allora nessuno  stato pi in grado di compiere un rituale
di possessione. Ma adesso....
Daisy e Nick, mormorai.
Esattamente.
Quindi credi che qualcuno abbia preso il grimorio e abbia usato
l'incantesimo per trasformare in demoni Nick e Daisy?.
Mio padre si pass una mano tra i capelli e per la prima volta notai
che gli tremavano le dita. No, non  questo. Questa teca  troppo
difficile da aprire. Voglio solo vedere il rituale e capire quello che
serve per compiere un incantesimo di possessione. Se sapessi cosa
di preciso  stato fatto a Nick e Daisy, allora forse potrei riuscire a
capire chi  il responsabile. E perch.
Sembrava una spiegazione piuttosto razionale ma, a essere onesti,
la cosa continuava a spaventarmi da morire. Liberare il libro che
conteneva la magia pi oscura del mondo intero non avrebbe mai
potuto avere conseguenze positive, giusto? Ma a mio padre non lo
dissi. Piuttosto gli chiesi: Okay, quindi come dovremmo aprire
questa teca, visto che dici che  cos difficile?.
Mio padre mise una mano sulla teca. Forza bruta, in sostanza.
Per aprire la teca sono necessari tutti e dodici i membri del Consiglio.
Inarcai un sopracciglio. Okay, be', dal momento che ci siamo solo
noi due e solo uno di noi  membro del Consiglio....
Scuotendo la testa, mio padre mi interruppe. No, tecnicamente
lo siamo entrambi. Tu sei l'erede del capo, ergo....
Pap, sono le cinque del mattino,  troppo presto per usare la
parola ergo. E comunque, anche se io fossi un membro del Consiglio,
ne mancherebbero ancora dieci.
Ecco che qui entra in gioco la forza bruta. I nostri poteri messi
insieme e il sangue ci aiuteranno ad aprire la teca.
Il sangue?, ripetei, debolmente.
Mio padre, con aria severa, estrasse un corto pugnale d'argento
dalla tasca interna della sua giacca. Te l'ho detto, il sangue magico
 molto antico e molto potente. Adesso dammi la mano. Non
abbiamo molto tempo.
La luce che arrivava da fuori stava cominciando a virare dal grigio-blu
al dorato: tutta la casa presto si sarebbe svegliata.
Tuttavia la mano a mio padre proprio non gliela volevo dare.
 per questo che abbiamo lavorato sulla mia magia ieri, vero?,
gli chiesi con un filo di voce. Volevi assicurarti che potessi farlo
senza far esplodere tutta la libreria.
Qualcosa pass sul volto di mio padre, e io sperai che fosse senso
di colpa. Non era l'unica ragione, Sophie, replic.
Okay, ma ricordati che ieri ho rotto un sacco di specchi. Non
possiamo aspettare che diventi un pochino pi esperta?.
Mio padre scosse il capo. Ieri pomeriggio, l'Occhio ha fatto un'incursione
a Gervaudan.
Mi ci volle un attimo per ricordarmi il nome della scuola di mutaforma
che c'era in Francia. Il tempo non  pi un lusso che possiamo
concederci, disse mio padre. Poi si pass la lama sul palmo
sinistro. Io trasalii e lui poggi la mano insanguinata sulla teca. Il
suo sangue gocciol sulle rune intagliate, insinuandosi nel vetro,
scorrendovi dentro. I segni cominciarono a brillare di una luce dorata.
Il libro, all'interno, sembr vibrare un po'.
Aspettai che la mia appena ritrovata sensibilit psichica si manifestasse,
dicendomi che era una pessima idea. Ma non percepii nulla.
Be', s, mi venne un po' di nausea, ma penso che fu soprattutto a
causa della vista del sangue e non per la paura.
Sophie, mi disse mio padre, porgendomi il pugnale. Per favore.
Gli tesi la mano prima di avere il tempo di rifletterci su, offrendogli
il palmo gi ferito dal vetro demoniaco. Il dolore fu rapido e non
terribile come avevo pensato. Seguendo l'esempio di mio padre,
misi la mano accanto alla sua sulla teca, e sussultai, ricordandomi
quanto fosse calda l'ultima volta che l'avevo toccata.
Tuttavia non lo era pi. Sentii la magia fluirmi dentro. E ora?,
mormorai a mio padre, incapace di distogliere lo sguardo dal sangue
che scorreva sulle rune. La luce dorata divenne ancor pi intensa.
Fa' quello che abbiamo fatto ieri, disse lui, in tono basso e piatto.
Pensa a qualcosa di umano. A un'emozione umana.
All'improvviso vidi Archer seduto sul davanzale, nel granaio, e mi
sentii invadere da una profonda nostalgia. Quasi all'istante, almeno
una dozzina di libri caddero dallo scaffale pi vicino a me. La
forza dei miei poteri ne aveva rotto i dorsi e le pagine fluttuarono
tutt'intorno a noi.
Qualcos'altro, sibil mio padre, rivolgendomi uno sguardo
preoccupato.
Mi... mi dispiace, balbettai, scuotendo il capo come se il mio
cervello fosse una lavagnetta magica dalla quale potevo cancellare
Archer.
Calma, pensieri felici. Mamma. Quando ero andata a una festa di
carnevale a otto anni, e lei mi aveva permesso di andare un sacco
di volte sulla ruota panoramica. Che risate. Le luci che brillavano,
l'odore di frittelle.
I battiti del mio cuore rallentarono e sentii i miei poteri canalizzarsi,
pronti a essere diretti verso un obiettivo.
Molto meglio, mio padre fece un sospiro di sollievo. Adesso
concentrati sulla teca e pensa ad aprirla.
Trassi un lungo e lento respiro e obbedii. La mano mi si stava raffreddando
ed ebbi la straniante sensazione che il vetro stesse bevendo
il mio sangue. Quel pensiero mi fece cedere le ginocchia e sbattei
le palpebre, cercando di dissipare la nebbia grigia che minacciava
di sopraffarmi. Mi ero teletrasportata e avevo fatto apparire le cose
dal nulla. Mi ero librata in aria, santo Dio. Non sarei svenuta nel
tentativo di aprire una stupida teca di vetro.
Eppure, non mi ero mai sentita in quel modo, nemmeno quando
avevo tessuto gli incantesimi pi difficili. La magia mi solleticava i
piedi e, anche se mi tremavano i denti come se stessi congelando,
ero zuppa di sudore.
Avevo le dita insensibili e la mia mano era diventata tremendamente
pallida, ma continuai a tenerla premuta sulla scatola. Ma a
parte il luccichio e le rune insanguinate, sembrava che non stesse
succedendo niente.
Dall'altra parte della teca, mio padre non pareva provato tanto
quanto me. Il problema non  solo la teca, disse, passando
la mano sul vetro insanguinato. Aveva la voce stanca.  anche
il libro.
Le macchie grigie si stavano allargando. Su cosa mi devo concentrare
allora?, mormorai. Non stavo cercando di far piano, avevo
giusto la forza di sussurrare.
Su entrambi, disse mio padre. Immagina la teca aperta e
il libro tra le tue mani. E non smettere di pensare ai sentimenti
umani.
Mi sembrava di non farcela pi e abbassai la fronte sulla teca. 
un sacco di roba su cui concentrarsi, pap.
Lo so, Sophie, ma puoi farcela.
Quindi lo feci. Continuai a pensare a mia mamma, alla teca e al
grimorio, senza riflettere su quanto mi sentissi prosciugata.
E finalmente il vetro inizi a muoversi.
Ecco, mormor mio padre, gli occhi che brillavano nel viso scavato.
Ce l'abbiamo quasi fatta.
Mi aspettavo che il vetro si rompesse o forse che una delle sue
superfici si staccasse. Invece, si limit a svanire, come se fosse una
specie di bolla. Accadde cos di colpo che sia la mia che la mano di
mio padre caddero con un tonfo sullo scaffale di legno.
Mio padre afferr il libro, che, una volta fuori dalla sua teca, sembrava
solo un qualsiasi polveroso vecchio volume. La copertina di
pelle nera era logorata dal tempo ed emetteva un odore stantio.
Mentre lui sfogliava le pagine, le ginocchia mi cedettero. Scivolai
sul pavimento e mi appoggiai alla libreria pi vicina. Mi sembrava
di vedere mio pap da lontano o di vivere in una specie di sogno.
Abbassai lo sguardo sulla mia mano e mi chiesi se tutto il resto del
mio corpo fosse dello stesso biancore.
Oh, mio Dio, sospir lui. Pensai che probabilmente la sua aria
allarmata avrebbe dovuto spaventarmi, ma anche questo mi sarebbe
costato uno sforzo eccessivo.
Che c'?, mormorai.
Alz gli occhi allarmati su di me, ma era come se nemmeno mi vedesse.
 il rituale, ... Sophie!.
Crollai su un fianco e mi arresi all'incoscienza: l'ultima cosa che
vidi fu il libro che cadeva per terra, la copertina che si apriva e il
bordo di un foglio strappato.
Mancava una pagina.


CAPITOLO 22

Quando mi riebbi, mi ritrovai sdraiata su uno dei divani della biblioteca,
vicino alla finestra, con Cal che mi teneva la mano.
Un dj-vu, dissi, guardando delle argentee scintille magiche
guizzarmi sulla pelle. Lui mi rivolse un piccolo sorriso, ma aveva
lo sguardo fisso sul taglio sulla mia mano, che si stava rapidamente
rimarginando. Alle sue spalle, vidi mio padre, in piedi all'estremit
opposta del divano, il volto segnato dalla preoccupazione. All'improvviso
mi torn tutto in mente. La teca, il libro.
La pagina mancante.
Mio padre scosse leggermente il capo, ma mi rendevo conto da sola
che era meglio non dire nulla davanti a Cal. Eppure, adesso che
non pensavo pi che sarei morta dissanguata, provai la stessa preoccupazione
che doveva sentire mio padre rispetto a quella pagina.
Come se mi potesse leggere nel pensiero - e a quanto ne sapevo,
sarebbe stato possibile -, mio padre disse: Voglio che tu te ne stia
qui a riposare per un po', Sophie. Una volta che ti sarai sentita meglio,
possiamo discutere le conseguenze di quell'incantesimo nel
mio ufficio.
Dev'essere stato un incantesimo particolarmente forte, not Cal,
appoggiando delicatamente la mia mano sul divano.
Gi, fece mio padre.
Io mi sentivo la bocca piena di segatura. Pap mi sta aiutando a
controllare i miei poteri. Penso di aver combinato un altro pasticcio.
Mio padre gir intorno al divano e con mia grande sorpresa si
chin a baciarmi la fronte. Mi dispiace, disse. Ma sono molto
orgoglioso di te.
Mi venne difficile replicare, visto il groppo che all'improvviso mi
era risalito in gola, quindi mi limitai ad annuire.
Io sono nel mio ufficio. Vieni l, quando ti sentirai meglio.
Una volta che lui se ne fu andato, mi esaminai la mano, studiando
il punto in cui mi ero tagliata. Non c'era nessuna cicatrice e persino
quella che mi ero procurata con il vetro demoniaco aveva un aspetto
migliore. Okay, quindi il dono di poter curare la gente dev'essere
proprio il pi fico di tutti, dissi a Cal.
Lui fece una smorfia. Be', io non l'ho sempre pensata cos.
In che senso?
In fin dei conti  stato questo potere a spedirmi alla Hecate.
Mi tirai su chiedendomi come mai un tipo serio e assennato come
Cal fosse stato spedito in riformatorio. Ti hanno mandato a Hex
Hall perch avevi guarito qualcuno?
Far s che una gamba rotta si riaggiusti da sola attira un po' di
attenzioni, disse lui.
Porca miseria, ci scommetto. Quando  successo si sono messi
tutti a gridare e a indicarti? Con me  andata cos.
Lui scoppi a ridere. Be', la tizia che ho guarito non era contenta
come mi sarei aspettato che fosse.
Eravamo seduti cos vicini che i nostri fianchi si sfioravano. Cal
odorava di buono, come di erba appena tagliata e sole. Mi chiesi
se quella mattina fosse gi uscito o se avesse sempre quello stesso
odore.
Stavo per chiedergli ulteriori informazioni sulla tizia con la gamba
rotta, ma lui cambi argomento. Quindi stai imparando a controllare
i tuoi poteri, disse, studiandomi con quei suoi occhi color
nocciola. Come va?
Alla grande, gli risposi io, prima di ricordarmi che lui credeva
che mi fossi gravemente ferita durante una di quelle lezioni. Insomma,
 molto dura, mi corressi, ma credo che ce la far. Di sicuro
 meglio che sottopormi alla Rimozione.
Questo significa che hai scartato l'idea?.
Accarezzai la tappezzeria a motivo cachemire del divano. S, penso
di s, replicai, riappoggiandomi allo schienale. Il taglio sulla
mano mi era guarito, ma mi sentivo lo stesso abbastanza esausta.
Sono contento, disse lui in tono pacato. Lo spazio tra di noi sembr
all'improvviso diminuire e lui pos una mano sulla mia. Io dovetti
sforzarmi di non trasalire. Mi ci volle un minuto per rendermi
conto che mi stava facendo un altro incantesimo curativo. Riuscii a
sentire la sensazione di debolezza fluire via da me, mentre scintille
di magia mi risalivano lungo il braccio.
Va meglio?. Le scintille svanirono, ma Cal non tolse la mano.
Molto. Ovviamente la spossatezza era stata sostituita da un'agitazione
che mi spinse a scostare la coperta dalle gambe e alzarmi.
Come ci si sente a fare questo tipo di incantesimi?, chiesi, raggiungendo
una delle grandi finestre. Il sole del primo mattino illuminava
l'erba ancora coperta di rugiada.
Che vuoi dire?.
Strofinandomi le mani sulle braccia come se avessi freddo, rabbrividii.
Sembra che sia molto stancante sanare ferite e salvare la
gente a un passo dalla morte.
In realt no, disse lui, alzandosi dal divano.  come prendersi
la scossa, piuttosto. In fondo stai lavorando con l'energia vitale
di qualcuno, quindi s,  una cosa intensa, ma ti d anche molta
carica.
Non sono sicura di come mi sento rispetto al fatto che hai lavorato
con la mia energia vitale, Cal.
Lui sorrise, e io rimasi stupita dal constatare quanto fosse diverso.
Quel ragazzo era sempre cos serio che ci si dimenticava che
aveva dei denti. La prossima volta prometto che prima ti invito
a cena.
Okay, una cosa  sorridere, un'altra flirtare. Poi, come se non fossi
gi abbastanza sconcertata, Cal si chin a prendere un vaso di
violette africane dal tavolino vicino al divano e me lo porse. Per un
istante, mi chiesi se fosse un suo modo per regalarmi dei fiori, ma
lui disse: Pu farlo qualsiasi Prodigium, davvero, anche se magari
non al mio stesso livello. Devi solo essere paziente. Spinse la pianta
verso di me e io notai delle macchioline marroni sui petali vellutati.
Vuoi provare?.
Guardai il fiorellino penzolante e feci una smorfia. Grazie, ma
questa piantina ha l'aria di aver sofferto abbastanza. Sono pi
brava con le magie che hanno a che fare con le esplosioni. Gli
incantesimi curativi sono al di l delle mie possibilit. Certo, il
giorno prima avevo fatto diventare rosa l'acqua della fontana ed
ero riuscita a cambiare i vestiti addosso a Nick, ma guarire qualcosa
mi sembrava troppo difficile. E poi stavo ancora pensando a
quel foglio strappato e a come pap avesse coperto il nostro furto
del grimorio.
Cal mi tocc un braccio con il vaso. Hai detto che stai lavorando
per imparare a controllare i tuoi poteri. E nessuna magia richiede
pi controllo di un incantesimo curativo. Forza, prova.
Pensai di rifiutarmi dicendo che ero ancora troppo stanca, ma la
verit era che, grazie alle cure di Cal, mi sentivo bene come non accadeva
da giorni.
Ed ero abbastanza sicura che lui lo sapesse.
Presi il vaso di terracotta. Che cosa devo fare esattamente?.
Cal mise la sua mano sulla mia attorno al vaso e mi fece alzare la
sinistra, portandola verso il fiore marroncino. Aveva un callo sul
pollice che mi sfregava contro la pelle.
Gli incantesimi curativi sono come tutte le altre magie. Devi concentrarti
su ci che vuoi cambiare e fare in modo che accada.
O, nel mio caso, che esploda.
Cal si limit a scuotere il capo e disse: Quando guarisci qualcosa
di vivo devi tenere in considerazione il rischio, certo.
In sostanza cosa succeder?.
Le dita di Cal si strinsero intorno alle mie e il cuore cominci a
battermi forte nel petto. La biblioteca era sprofondata nel silenzio
e tutto era immobile. Vedrai.
Deglutii, cosa alquanto difficile, considerando che avevo la bocca
secchissima. Okay.
Chiusi gli occhi e sentii la magia risalire dalle piante dei piedi. Pensai
a quelle macchie marroni sui petali, tenendo fissa nella mente
anche l'immagine del volto di mia madre. Guarisci, pensai, sentendomi
troppo a disagio per pronunciare quella parola ad alta voce.
Il fiore ebbe un guizzo sotto le mie dita, ma quando schiusi le
palpebre notai che era marrone come prima.
Serrai di nuovo gli occhi e trassi alcuni profondi respiri, come mi
aveva insegnato mio padre, pensando che non c'era niente di strano
se i Prodigium venivano sempre sconfitti dagli umani. Insomma,
ogni volta che si trattava di fare un incantesimo bisognava concentrarsi,
rilassarsi, immaginare e respirare... non era di certo la strategia
pi efficace contro gente come i membri dell'Occhio.
Avrei dovuto sapere che non dovevo pensare all'Occhio, comunque.
Non appena quel pensiero mi fece capolino nella mente, il mio
autocontrollo vacill.
E il vaso di terracotta si crep.
Il terriccio marrone mi fin sui piedi e il fiore si pieg ancor di pi.
Sembrava quasi che lo facesse apposta per accusarmi.
Uffa, ruggii, mentre Cal mi toglieva il vasetto dalle mani.
Scusa, ma te l'avevo detto che sono una specie di macchina per le demolizioni.
Non ti preoccupare, disse lui, anche se le sue mani si curvarono
protettive sulla pianta. Ce l'avevi quasi fatta. Abbass lo sguardo,
probabilmente per verificare l'entit dei danni riportati dalla
violetta. Oh, wow, esclam, sorpreso.
Mi pulii le mani sporche sui jeans.  messa cos male?
No, non  questo, fece lui. Guarda.
Mi porse il vaso. Il fiore era ancora chino su se stesso, ma dietro
di esso ce n'erano altri due, pi piccoli e belli dritti. E di un viola
vibrante, senza macchie marroni. Grandioso. Li ho fatti io?, gli
chiesi.
Cal annu. Per forza. Un buon risultato per una macchina demolitrice.
Gli rivolsi un sorriso mesto. S, certo, ma fiorellini nuovi o meno,
c' sempre un vaso rotto e una violetta malmessa.
Forse, ribatt lui con un cenno del capo. Poi fece una pausa: ero
sicura che quello che stava per dire fosse della massima importanza.
Magari avrebbe usato persino pi di cinque parole. O forse la
tua non  una magia distruttrice, dopotutto. La pioggia di Doritos,
la faccenda del letto, questa... Forse il problema  che tu crei cose
troppo grosse....
Quando riuscii a ritrovare la voce, dissi: Cal, questa potrebbe
essere la cosa pi carina che mi abbiano detto da quando sono arrivata
qui.
Lui giocherell con una delle radici e non alz gli occhi per incontrare
i miei.  vero. Poi sollev lo sguardo e mi fece uno di
quei mezzi sorrisi che stavo cominciando ad apprezzare. Ed  altrettanto
vero che devo trovare un altro vaso per questa pianta. Be',
immagino che ci vedremo a cena.
Grandioso. Possiamo scegliere i colori.
Cosa?
Per il matrimonio. Pensavo al color melone e al verde menta. Immagino
far caldo la prossima primavera.
Cal scoppi a ridere: era la prima volta che lo sentivo sganasciarsi
in quel modo. Be', si pu fare. Ci vediamo, Sophie.
A pi tardi, gli gridai, improvvisamente colta da un moto di
tristezza. Archer mi salutava: Ci vediamo, Mercer alla fine di
ogni turno di lavoro in cantina. Non gliel'avrei mai pi sentito
dire.
 proprio brutto quando qualcuno ti manca in quel modo. Pensi
di aver accettato che non faccia pi parte della tua vita, che la sofferenza
sia finita e poi bam. Basta una piccola cosa ed  come se lo
avessi perso di nuovo.
Me lo immaginai seduto nel granaio, ad aspettarmi. Cos' che mi
voleva dire di tanto importante da spingerlo a rischiare la vita?
Strinsi un coccio del vaso cos forte che quasi mi tagliai. Non importa,
mormorai. La questione Archer era morta e sepolta. E, mi
ricordai lanciando un'occhiata al piano di sopra, avevo problemi
pi grossi della mia incasinata vita amorosa.


CAPITOLO 23

L'ufficio di mio padre era una delle stanze pi piccole di tutta
Thorne Abbey. Dentro comunque era molto carino. C'era una scrivania
in ciliegio e moquette avorio, delle poltrone di pelle molto
confortevoli e una libreria dall'aspetto solido. Dalla finestra si godeva
anche una bella vista del fiume.
Pap era seduto alla scrivania quando aprii la porta e faceva esattamente
ci che fanno gli inglesi quando sono spaventati: beveva
una tazza di t. Mi appoggiai allo stipite della porta. Be', che sfiga,
eh?.
Mi fece cenno di entrare. Chiudi la porta.
La chiusi, e mio padre apr uno dei cassetti della scrivania. Il
grimorio aveva un aspetto se possibile peggiore alla luce del giorno,
vi aleggiava intorno un senso di minaccia che mi faceva venir voglia
di incrociare le braccia sul petto.
Ho creato una copia del libro e ho ricostruito il vetro, disse mio
padre, anche se non gli avevo posto alcuna domanda. Comunque
devo rimetterlo a posto il prima possibile. L'incantesimo non durer
per sempre.
Gett il libro sul tavolo e quello atterr tra le scartoffie. L'ho gi
sfogliato tre volte. Il rituale di possessione che cercavo non c'.
Io presi il volume con cautela e lo aprii. Percepivo la magia
che emanava gi attraverso la teca, ma non ero comunque pronta
all'ondata di potere che mi invest. Fu come sporgere la testa
dal finestrino di un'auto in corsa. I polmoni mi bruciavano e gli
occhi mi lacrimarono. Esaminai la prima pagina, ma non c'erano
parole che riuscissi a identificare, solo simboli che non mi
erano familiari.
Tuttavia ne riconobbi uno. Sembrava molto simile a quello che
mio padre aveva impresso sulla mano della Vandy quando l'aveva
bandita.
Prima che potessi girare la prima pagina, lasciai ricadere il libro
sul tavolo. Porca miseriaccia, sussurrai.
Mio padre annu. Adesso capisci perch ho dovuto lasciare che
fossi tu a fare il grosso del lavoro? Non potevo usare tanta magia e
conservare anche la forza necessaria a cercare il rituale.
Adesso spiegami. Sprofondai su una delle poltrone di pelle di
fronte a lui. Come facevi a sapere che cosa stavi cercando? Non
c'erano nemmeno parole in quel libro.
Non  stato facile. Non mi ero reso conto di quanto fosse potente.
Apr la copertina del libro e io trasalii, ma dal momento che
non riuscivo a vedere la pagine non percepii la magia che trasudavano.
Mio pap rabbrivid visibilmente. Questo grimorio  scritto
nella lingua degli angeli.
Ma non dovrebbe essere fatta di canti e musiche suonate con l'arpa
piuttosto che di incomprensibili geroglifici?.
Pap non mi stava nemmeno ascoltando, o forse aveva scelto di
ignorarmi. Quello che non capisco  perch sia stata strappata proprio
la pagina con quel rituale, mormor, quasi tra s e s. Tra
tutti i rituali, perch proprio quello?
E poi quando?, aggiunsi.
Mio padre mi guard, perplesso, come se si fosse appena ricordato
della mia presenza. Cosa?
Quel libro  stato chiuso nella teca da quando, il 1939? Il 1940?
Quindi qualcuno l'ha strappata negli ultimi settant'anni o prima
che venisse messo sotto chiave.
Non ci avevo pensato. Si strinse l'apice del naso e sospir.
Curiosissimissimo.
Stupita, lo fissai. Lo dico anch'io qualche volta.
Pur avendo il volto teso per la preoccupazione, mio padre riusc
a mostrarsi divertito. Viene da Alice nel Paese delle Meraviglie. Ci
sta tutto, non trovi?.
Certo, a parte il fatto che la tana del coniglio di Alice era molto
pi buia, pensai.
Finsi di mettermi a esaminare la libreria all'angolo opposto. Mi
aspettavo noiosi volumi sulla storia dei Prodigium, e in effetti ce
n'erano alcuni, ma notai anche alcuni romanzi moderni e diversi
libri di Roald Dahl. La stima che avevo di mio padre crebbe un
altro po'.
Pensi che chiunque - o qualunque cosa - abbia trasformato Nick
e Daisy avesse quel pezzo di carta?
Immagino di s.
Mi voltai verso di lui. E non  una cosa buona.
Niente affatto. Si chin in avanti. Sophie, Virginia Thorne ha
evocato un demone per usarlo come arma. Suppongo che chi ha
fatto lo stesso con Nick e Daisy abbia avuto i medesimi scopi.
Sospirai. Pap,  proprio un bel... casino.
Lui mi rivolse un sorriso caustico. Credo che la parola che hai
appena usato probabilmente sia la pi adatta per riassumere l'attuale
situazione.
Quindi che cosa facciamo?
Non possiamo fare altro che aspettare e vedere che cosa succede.
Tamburellai con le dita sulla scrivania. Non ero mai stata brava
a nascondere le mie emozioni e la paura mi stava praticamente
divorando gli organi interni. Chiunque fosse in possesso di
quella pagina avrebbe potuto trasformare un esercito di demoni,
se avesse voluto. E se i Prodigium li avessero avuti al loro fianco
durante una guerra contro quelli dell'Occhio? Scacciai l'immagine
di Archer sanguinante, disteso ai piedi di un demone, di tutto
l'orrore che si sarebbe nuovamente riversato nel mondo degli
umani. Cercando di mantenere un tono di voce tranquillo, dissi:
Be', aspettare  un super accollo.
Non sono sicuro di cosa significhi, ma credo di condividere i tuoi
sentimenti. Mio padre pos di nuovo il grimorio nel cassetto della
scrivania che si chiuse con un morbido clic.
Io mi alzai dalla sedia. Pap, pensi davvero che scoprire chi  stato
impedir che scoppi la guerra?
Non lo so, disse lui con calma. Mi stava guardando, ma era come
se non mi vedesse. Ma lo spero.
Come rassicurazione non era granch, ma meglio di niente.
Ero quasi arrivata alla porta, quando mio padre disse: Prima che
tu vada, Sophie, vorresti cortesemente dirmi perch porti da due
giorni un medaglione di sant'Antonio in tasca?
Eh?. Poi ricordai: stava parlando della moneta che mi aveva
dato Archer. Riluttante, la estrassi dalla tasca e gliela diedi. L'ho
trovato. Come facevi a sapere che ce l'avevo?.
Se la rigir tra le mani. Riesco a sentire la magia che trasuda. Mi
lanci un'occhiata. I medaglioni di sant'Antonio sono degli oggetti
molto potenti. Le streghe e gli stregoni li usavano nel Medioevo,
di solito in viaggio. Li puoi dare a qualcuno e usarli per localizzare
con la telepatia la loro posizione. Sono molto comodi se ci si perde
o se si viene catturati, entrambe cose che succedono abbastanza
spesso in questo periodo. Me la restitu. Ne abbiamo a dozzine
nella cantina della Hecate.
Bene, allora era tutto chiaro. Un cacciatore di demoni in incognito
e un ladro. Oddio, ero proprio brava a scegliermi i ragazzi.
Stavo gi gongolando al pensiero di andare a letto, ma quando
aprii la porta della mia stanza, trovai Nick e Daisy ad aspettarmi.
Nick aveva in mano la foto di mia madre, mentre Daisy se ne stava
sdraiata a letto, sfogliando la mia copia di Il giardino segreto.
 tua madre?, mi chiese Nick. Molto sexy.
Anche se non mi faceva pi innervosire come prima, non  comunque
che andassi pazza del fatto che Nick - o Daisy, perch no
- rovistassero tra le mie cose. Che volete, ragazzi?.
Nick fischi, rimettendo la foto sul comodino. Siamo solo venuti
a vedere come stai. Abbiamo saputo che ti sei fatta male a causa
di un incantesimo oggi.
Oh, dissi. Ehm... s, stavo facendo pratica con mio padre. Ma
adesso sto bene.
Gettandosi sul letto accanto a Daisy, Nick incroci le braccia
dietro la testa. Ah s, tutta quella roba tipo respirare e concentrarsi.
Che perdita di tempo, mormor Daisy, seguendo con le dita il
profilo di un'illustrazione che ritraeva Mary Lennox vagante per i
corridoi di Misselwaithe Manor.
Lasciai correre. Be', come potete vedere, sto bene. Grazie per
esservi preoccupati per me.
Nick fece per alzarsi dal letto. Credo che ci stia cacciando, amore,
disse a Daisy, prima di aiutarla a tirarsi su.
Ma non le abbiamo detto della festa, fece lei, con una punta di
lamento nella voce.
Che festa?, dissi io.
Nick sorrise. La tua festa di compleanno. A quanto pare il Consiglio
sta pensando di organizzare un bel party.
Grazie a tutti gli spostamenti che io e mia madre avevamo fatto,
non davo una festa di compleanno da quando avevo otto anni.
Quella era stata in un fast food. Chiss perch, ma immaginavo che
il Consiglio avesse in mente qualcosa di pi elaborato.
Non ce n' alcun bisogno, dissi, mettendomi le mani in tasca.
Soprattutto considerando quello che sta succedendo.
Nick mi rivolse un sorriso lupesco.  cos che fanno i Prodigium.
Festeggiano, mentre Roma brucia.
Daisy lo prese a braccetto. Tra l'altro sar divertente. Andranno
tutti fuori per.... Si interruppe all'improvviso e il suo sorriso
si trasform in una smorfia di dolore. Il sangue sembr defluirle
dal volto, facendola impallidire. Chin il capo, e Nick la prese per
il gomito.
Daisy?.
Lei si aggrapp al mio letto e fece alcuni profondi respiri. Poi
sollev il capo e apr gli occhi. Quasi mi aspettavo che fossero di
un rosso violaceo, come quelli di Alice, la notte in cui aveva ucciso
Elodie. Invece erano verdi come al solito. Sto bene, disse, in
tono teso. Ho solo avuto una... vampata di magia. Niente di cui
preoccuparsi.
Il viso di Nick si deform per la preoccupazione, ma Daisy agit la
mano, per minimizzare. Sto bene, ripet, guidandolo verso la porta.
Adesso lasciamo che Sophie si riposi. Sembra un po' stanca.
Non potevo certo avere un aspetto peggiore di quello di Daisy, ma
non dissi nulla, mentre lei e Nick uscivano dalla mia camera. Solo
quando se ne furono andati avvertii quel familiare odore di legna
bruciata. Ma questa volta, non era un'allucinazione.
L, in fondo al mio letto, c'erano le impronte fumanti lasciate da
due mani.


CAPITOLO 24

Nelle tre settimane seguenti tenni d'occhio Nick e Daisy. Non
c'erano pi state altre vampate di magia, ma sembrava che entrambi
bevessero pi del solito, e ogni volta che partecipavano con
me e mio padre allo yoga demoniaco, se ne andavano sempre prima
della fine. Dopo una delle lezioni, mio padre aveva dato loro
una copia di Storia della Demonologia, e pi tardi l'avevo trovata
nascosta in un grosso vaso di ottone.
Un paio di giorni prima della partenza di Vix, Lara port me,
Jenna, Cal e Vix a Londra - mio padre aveva vietato altri viaggi attraverso
Itineris - e quindi finalmente riuscii a fare un giro turistico.
Quando andammo alla Torre di Londra, Lara diede a ognuno
di noi un dpliant con la storia dei Prodigium del posto, nel quale
erano contenute informazioni tipo: Anna Bolena era in realt una
strega oscura (nessuna sorpresa) e uno dei nipoti della regina Vittoria
era stato imprigionato nella Torre Bianca dopo essere diventato
un vampiro.
Fu una bella giornata. Insomma, mangiammo fish and chips e facemmo
un giro su uno di quegli autobus a due piani. Tuttavia andare
a Londra mi fece capire quanto fossi ormai abituata a stare
solo con dei Prodigium. Hex Hall era super isolata, ovviamente,
e lo stesso valeva per la Thorne. Da un anno non mi trovavo in
compagnia degli umani, e il nervosismo che sperimentai fu una
vera sorpresa. Avevo paura che qualcuno vedesse i nostri strani
dpliant, o le pietre di sangue di Vix e Jenna, e capissero chi eravamo.
Mi sentivo inquieta, e mi chiesi se anche gli altri Prodigium
provassero la stessa cosa. Fatto sta che quella sera feci un respiro
di sollievo quando la macchina prese la strada sterrata che portava
a Thorne Abbey.
La visita successiva a Londra avvenne due giorni prima del mio
compleanno. Non solo dovevamo portare Vix all'aeroporto, ma io,
Jenna, Nick e Daisy avevamo un appuntamento da Lysander, un
negozio molto elegante, in centro. Lysander era una fata maschio,
tuttavia aveva fatto un incantesimo alla sua boutique in modo che
le ricche signore umane che compravano l non se ne accorgessero.
Quel giorno il negozio era chiuso al pubblico, ma non a noi.
Il costume  bellissimo, dissi a Lysander, ma serve proprio anche
la corona?.
Mi lanci un'occhiata, le sue ali nere che sbattevano. Ero l solo
da mezz'ora, ma lui gi mi odiava. Pensavo che ti saresti vestita da
dea della magia, e Hecate indossa sempre una corona.
Non  proprio una corona, Sophie, disse Jenna dal divano di
satin bianco l vicino.  pi una tiara. Si toccava il mento e sulla
sua testa aleggiava una specie di nuvoletta nera. Avevamo portato
Vix all'aeroporto, e quindi era di cattivo umore pi che mai. Nick
era seduto vicino a lei, con Daisy dall'altro lato. Loro avevano
gi provato i rispettivi costumi, e anche se facevano la loro figura
- Nick con un farsetto bianco, una camicia larga e i pantaloni neri,
Daisy con un semplice tubino di seta viola - non avevo idea di chi
dovessero rappresentare.
Lysander ha ragione, aggiunse Lara. Era seduta su una sedia, le
gambe elegantemente incrociate all'altezza delle caviglie. La corona
 un elemento essenziale del costume. E poi, ti sta benissimo.
Feci una mezza giravolta sulla piccola pedana e mi guardai allo
specchio. Lara aveva avuto l'idea di fare per il mio compleanno una
festa elegante. All'inizio pensavo intendesse frac e cose del genere,
un po' come il ballo di Halloween a Hex Hall. Ma evidentemente
in Inghilterra elegante voleva dire in costume.
E anche il fatto che mi vestissi da Hecate era stata un'idea di Lara,
un po' un'allusione alla scuola. Pensavo fosse una cosa stupida, mi
faceva sentire come se fossi una specie di mascotte di Hex Hall, ma
a mio padre la cosa piaceva e alla fin fine era lui a pagare.
Eppure, mentre mi guardavo nello specchio, pensai che forse
sarebbe stato meglio oppormi con pi insistenza. Non che il costume
non fosse splendido. Lysander era la persona giusta a cui
un Prodigium doveva rivolgersi se cercava un vestito elegante, e
sul mio costume aveva fatto un lavoro eccellente. Era fatto di una
stoffa nera lucida che quando si muoveva assumeva delle sfumature
argentate, e sebbene mi lasciasse scoperte solo le spalle, ero
innegabilmente sexy.
E poi c'era la corona.
Jenna poteva chiamarla tiara quanto voleva, ma era una fascia in
filigrana di platino, con sopra un diamante e una mezzaluna di zaffiro,
e l'effetto era proprio quello di una corona.
Feci fatica a non allentarmi il colletto del vestito, che mi sembrava
troppo stretto.  bellissimo, ripetei per la terza volta.  solo...
estremamente elaborato.
Lysander fece un verso di disgusto e alz le mani. Dev'essere elaborato!
Dovresti far la parte della dea!.
Non sapevo come rispondergli, e fu Nick a salvarmi. Si alz in piedi
e disse: E in effetti sembri proprio una dea, Sophie. Mi prese
per la mano facendomi scendere dalla piattaforma per fare una giravolta.
Date tutti il benvenuto alla vostra dea.
Nick era senza dubbio un tipo strano, ma risi. Poi mi strinse a s,
come se dovessimo ballare, e a quel punto la mia risata si spense
di colpo. Per un momento, tutto quello che avevo davanti agli occhi
era un altro ballo, un altro vestito, un altro ragazzo dai capelli
scuri che mi stringeva. Il dolore mi prese alla sprovvista. Prima di
riuscire a fermarmi alzai la mano verso il suo petto e lo spinsi via.
Nella stanza cal un silenzio imbarazzato. Poi Lara con discrezione
si schiar la gola. Nick, Daisy, perch non venite con me, cos
lasciamo che Jenna e Sophie si cambino? Lysander, vieni anche tu,
dobbiamo parlare del tuo compenso.
Sia Nick che Daisy mi lanciarono un'occhiataccia mentre seguivano
Lara e Lysander.
Stai bene?, disse Jenna appena fummo rimaste da sole.
Scossi la testa, ma risposi: S, sono solo un po' agitata per la festa.
Il che non era una bugia. Mi sembrava veramente stupido riunire
nel solito posto un sacco di Prodigium molto importanti e quattro
demoni, considerando che la situazione era cos critica. Ma mio padre
mi aveva spiegato che era una questione di orgoglio rispetto ai
rimanenti membri del Consiglio. Non possiamo dare l'impressione
che l'Occhio ci intimidisca, aveva detto. E poi mi aveva sorriso.
Inoltre, sar il tuo primo compleanno che festeggeremo insieme.
E davanti a quelle parole non avevo resistito. Eppure ero ancora
scettica.
Jenna si alz per venirmi vicino. Aveva deciso di vestirsi da Mina
Haker, il personaggio di Dracula, e anche lei aveva un costume di
Lysander, un abito vittoriano di pizzo nero e seta rosa. Aveva addirittura
un piccolo cilindro in testa, con il velo.
Da Lysander non c'erano camerini per cambiarsi, forse perch
alle fate piace farsi vedere, non essendo dei tipi troppo modesti.
Per fortuna io e Jenna avevamo vissuto insieme per quasi un anno,
quindi non era un problema.
Eri molto bella con quel vestito addosso, mi disse Jenna mentre
cercavo di districarmi la corona dai capelli.
Di, sembravo la cover di un disco degli Evanescence. Tu invece
sei splendida. Jenna si tolse il cappello in un gesto di saluto, e
la cosa mi fece sorridere. Spero solo che a Hex Hall non arrivino
delle mie foto conciata cos, continuai, girandomi verso lo specchio.
Ci pensi? Vestita da Hecate e per di pi con questa cosa in
testa?. Diedi uno strattone alla corona per cercare di togliermela.
La mia reputazione andrebbe in frantumi in un secondo.
Guardai Jenna nello specchio, ma era girata di schiena. Strano.
Immaginavo che almeno una risatina se la sarebbe fatta.
 brutto pensare che tra quanto, quattro settimane?, torneremo
alla Hex, no? Sar un bel cambiamento dopo essere stata, tirai con
forza ma i miei capelli erano ancora impigliati alla corona, una bellissima
principessa per tutta l'estate. Stavo scherzando, ma mentre
lo dicevo sentii le farfalle nello stomaco. Certo, la Thorne aveva i
suoi problemi, ma almeno l potevo praticare la magia.
Jenna si gir, guardando il mio riflesso sullo specchio. Io non
torner alla Hecate, Sophie.
Mi bloccai, e la tiara mi dondol accanto all'orecchio. Cosa?.
Mi girai a guardarla.
Non ci torno, disse lei, in tono ancor pi convinto.
Ma... devi, dissi io, stupidamente.
Per la prima volta dopo molto tempo il volto di Jenna divent rosso
di rabbia. No, non devo. Non devo fare niente di quello che mi
dice il Consiglio. Non sono....
...i tuoi capi?, la interruppi, pur accorgendomi che era una
brutta cosa da dire. Ma Jenna non poteva andarsene dalla Hecate.
Gi mi faceva schifo l'idea di tornarci, come avrei fatto
senza di lei?
Non mi sento a casa, laggi, disse Jenna, togliendosi i guanti di
pizzo rosa. Vix dice che  meglio se ci troviamo un posto in cui
vivano persone come noi, e lo penso anch'io.
Stava per sfuggirmi un commento molto pesante, ma mi trattenni.
Nel giro di due giorni avrei compiuto diciassette anni, e non potevo
comportarmi come una bambina ferita nei sentimenti. Sfiorai la
tiara e usai la magia per districare i capelli dalla fascia di platino.
Ma l'anno scorso dicevi che non volevi neanche esserlo, un vampiro.
Che volevi una vita normale, con le lezioni di algebra e i balli
di fine anno.
Siamo cambiate molto dall'anno scorso, Soph, tutte e due, replic
lei, senza amarezza.
Vero. Fu tutto ci che riuscii a dire. Ci cambiammo dandoci le
spalle, e nessuna di noi aggiunse altro fino a che non ci fummo rivestite,
appendendo i costumi sulle stampelle fasciate di seta.
Non capisco perch sei cos arrabbiata, disse Jenna, prendendomi
per le spalle e girandomi verso di lei.  una cosa che devo
fare. Pensavo lo capissi, soprattutto dopo quello che  successo con
la Rimozione.
Feci un passo indietro, e le sue braccia rimasero a mezz'aria, tra
di noi. E che c'entra la Rimozione?
Be', se tu ti fossi sottoposta alla Rimozione, sarei rimasta da sola
a Hex Hall, e la cosa non pareva preoccuparti pi di tanto.
S, per l'avrei fatto solo per non uccidere altre persone, dissi,
cercando di non arrabbiarmi, ma fallendo miseramente. Non 
che ti stavo abbandonando alla Hecate per andarmene via con un
ragazzo.
Vidi un lampo nei suoi occhi, e forse la punta di uno dei canini.
Ah, davvero? E quindi mi stai dicendo che Archer non ha niente
a che vedere con il fatto che volevi rinunciare ai tuoi poteri e abbandonarmi
alla Hecate?.
La guardai a bocca aperta mentre la magia mi guizzava nei muscoli.
Cosa?.
Jenna si strofin il naso con il dorso della mano. Come se non ti
fosse mai passato per la testa che avresti potuto stare con lui se non
fossi stata un demone.
Era vero. O almeno, penso fosse uno dei motivi. Le ragioni che mi
avevano spinto a pensare alla Rimozione erano troppe e tutte collegate
tra loro. Comunque, Archer non era stato il motivo principale,
e in ogni caso come si permetteva lei... Poi capii.
Ecco perch facevi il tifo per me e Cal! Pensavi che se avessi trovato
un altro ragazzo non avrei pi voluto sottopormi alla Rimozione.
Non serviva che rispondesse. Il rossore che le arriv fino al collo
e lo sguardo chino furono una prova sufficiente.
Ho visto Alice uccidere Elodie, Jenna. Pensavo di essere un mostro.
Per questo volevo sottopormi alla Rimozione, non per poter
stare con Archer. Sentivo i miei poteri attraversarmi il corpo. Un
manichino l accanto trem, e sia i miei capelli che quelli di Jenna
iniziarono a sventolare.
La Rimozione mi avrebbe potuto uccidere, continuai. Sarei
stata un'idiota a morire per una cotta.
Jenna indietreggi, come se l'avessi schiaffeggiata, poi mi resi conto
di quello che avevo appena detto. Oh, Jenna, dissi, facendo un
passo incerto verso di lei. Non intendevo....
No, rispose di scatto, allontanandosi da me. Ora capisco. Tu
sei la Regina dei Demoni, e io solo una stupida che si  lasciata uccidere
da un mostro.
Non ho detto questo.
Non serviva lo dicessi.
Mi sembrava impossibile credere che solo pochi minuti prima eravamo
l a ridere e scherzare sul mio costume da Hecate. Jenna,
dissi, ma lei scosse la testa e se ne and.


CAPITOLO 25

La festa del mio diciassettesimo compleanno fu organizzata
nella limonaia, la gigantesca stanza di vetro piena di piante. Le felci
erano state decorate con fiocchetti viola e lucine bianche. In un angolo
c'era un gruppo di fate che suonavano degli strumenti con strani
meccanismi, ma la musica che ne usciva era fievole e melodiosa,
e stranamente malinconica per una festa di compleanno. Non che
si riuscisse a sentire bene, comunque. Era scoppiato un temporale
qualche ora prima, e alcune gocce di pioggia continuavano a cadere
rumorosamente sul tetto di vetro. Ero riuscita ad accaparrarmi
un posto vicino alla finestra e da l le guardavo scendere sul vetro,
come fossero lacrime.
Mi era venuto in mente il mio compleanno precedente, e avevo
deciso che per quanto ci fossero le sculture di ghiaccio, la fontana
di champagne e una torta gigantesca a forma di Thorne Abbey, preferivo
Skee-Ball e il tizio vestito da ratto gigante.
Probabilmente c'entrava il fatto che il mio vestito pesava pi di
venti chili, che la corona mi stava facendo venire mal di testa e che
la mia migliore amica non mi rivolgeva la parola.
Guardai in giro, ma non vidi Jenna. Da quel giorno alla boutique
si era fatta vedere poco. Forse era meglio cos. Se aveva deciso
di vampirizzarsi completamente, perch non eravamo pi amiche,
avrei sofferto di meno. Tuttavia, anche metterla su questo piano
non allent la morsa che mi stringeva il petto.
Ci saranno stati un centinaio di Prodigium nella stanza, tutti eleganti,
con costumi luccicanti, e tutti mi sorridevano e venivano da
me a farmi gli auguri di compleanno. Mi avevano anche portato dei
regali: il tavolo di marmo vicino all'ingresso stava iniziando a riempirsi
di pacchetti colorati. Per nell'aria c'era ancora una strana agitazione,
come se la gente si stesse sforzando di divertirsi. Le risate
erano troppo rumorose e i sorrisi sembravano finti. Forse avevano
paura che io e pap li vaporizzassimo se non si comportavano come
se fosse la festa pi bella del mondo.
Avrei appoggiato la fronte sul fresco muro di vetro, ma non volevo
vedere il mio riflesso cos da vicino. Lysander mi aveva consegnato il
vestito quel pomeriggio e aveva insistito nel truccarmi, quindi sembrava
che una bomba di glitter mi fosse esplosa sulla faccia. Avevo
una patina di polvere blu scintillante anche sulle spalle.
C'erano decine di camerieri che si aggiravano per la stanza, con
vassoi pieni di bicchieri riempiti di un luminoso miscuglio viola.
Non sapevo se fossero i soliti domestici della Thorne o nuovi, assunti
per l'occasione. Portavano tutti delle semplici camicie bianche
e dei pantaloni neri, e la parte superiore del loro volto era coperta
da maschere argentate. Uno di essi era gi venuto da me tre volte, e
ogni volta avevo preso un bicchiere, per poi rovesciarlo nella pianta
pi vicina appena si allontanava.
Come mai la festeggiata  cos cupa?.
Mi girai e mi ritrovai davanti Nick e Daisy, entrambi con in mano
dei calici di cristallo e argento, vuoti. Sul bavero della giacca di
Nick c'era una macchia viola. Le guance arrossate e gli occhi lucidi
indicavano che quelli non erano i primi drink della serata. 
la mia festa, e se voglio tengo il broncio, risposi, tirandomi su dal
mio posto vicino alla finestra.
S, questa festa fa abbastanza schifo, comment Daisy, sistemandosi
la corona d'alloro argentato sui capelli neri.
Puoi sempre aprire qualche regalo, magari ti fa stare meglio,
disse Nick, indicando il tavolo con i doni. Un paio di pacchetti si
stavano muovendo. Uno inizi a ruotare in cerchio sopra gli altri,
mentre un altro si arrampicava come un ragno, i nastri di satin bianco
al posto delle zampe.
Sussultai. Sai che c'? Va bene cos, sto bene. Avete visto Jenna
per caso?.
Si scambiarono uno sguardo, ma prima che potessero rispondere
ci raggiunse il solito cameriere. Uffa. Cosa voleva? Qualcuno
lo aveva pagato apposta per far ubriacare la figlia del capo del
Consiglio?
Prendendo Nick e Daisy a braccetto li allontanai dalla finestra e
dal percorso del cameriere. Perch mai avete litigato voi due, tra
l'altro?, mi chiese Daisy.
Stavo per raccontarle quello che era successo da Lysander, quando
una strega bionda con un vestito rosso ci ferm. Salve, disse,
senza fiato. Mi spiace interrompervi ma volevo augurarti buon
compleanno, Sophie.
S, dissi. Grazie.
Pensavo se ne andasse ma rimase l, a sorridermi. A sorridere a
tutti e tre, in realt.  davvero un onore conoscerti, disse entusiasta.
Anzi, conoscere tutti voi. Ho sentito dire che..., si guard
intorno e quando si gir le sue guance erano rosse. Ho sentito dire
che i demoni possono far comparire oggetti dal nulla.  vero?.
Sgranai gli occhi. Che diavolo...? Gi, risposi. Ma anche le
streghe possono,  solo questione di....
Prima di finire la frase Nick si era inchinato e con un gesto plateale
della mano aveva fatto comparire un mazzo di rose bianche.
 vero eccome, disse, porgendo i fiori alla strega. Ovviamente,
si tratta solo di una piccola parte del potere di noi demoni.
La strega quasi grid.  fantastico!.
C'era un che di inquietante nello sguardo di Nick. Oh, questo 
niente, disse. Si chin verso di lei e sussurr: Se volessi potrei distruggere
l'intera sala da ballo prima che tu possa sbattere le ciglia di
quei bellissimi occhi marroni. O dilatare il tempo, in modo che....
Va bene,  tutto fantastico, Nick, dissi, strattonando lui e Daisy
e cercando di allontanarmi dalla strega. Ma mi sembra di vedere
mio padre, quindi forse  meglio se ce ne andiamo. Ciao! Grazie
per essere venuta!.
Appena ci fummo allontanati, mi girai verso Nick. Cosa diavolo
stavi facendo?.
Prese un altro sorso dal suo bicchiere. Stavo semplicemente dando
a quella strega quello che voleva. Tutti quelli come lei non desiderano
altro che vedere in noi esseri spaventosi e potenti che potrebbero
liberarli dall'Occhio.  per questo che ci hanno creato,
no?.
Per un momento appoggiai i pollici sulle palpebre, ma l'unico effetto
fu quello di impiastricciarmi con il trucco.
Daisy diede una pacca sul braccio a Nick e la sua corona d'alloro
sband pericolosamente verso destra. Tesoro, possiamo fare meno
riferimenti al fatto che siamo in grado di uccidere la gente?. Mentre
parlava le venne il singhiozzo e io di colpo mi accorsi di essermi
stancata di tutti e due. Volevo parlare con Jenna. O con Cal. Con
qualcuno di normale - be', per quanto potessero essere normali i
miei amici - e preferibilmente sobrio.
Di, quasi quasi vado ad aprire un regalo, dissi. Feci pochi passi
e mi ritrovai il cameriere l davanti a me. Un drink, signorina?,
mi chiese, mostrandomi il vassoio.
Senti, bello, dissi quasi inciampando mentre calpestavo una delle
mie lunghe maniche penzolanti. Se stai provando a fare il leccaculo
 meglio....
Guardai il suo volto mascherato e i nostri sguardi si incrociarono.
Non  possibile! Non ci credo!.


CAPITOLO 26

Per quanto non ne potessi vedere la faccia, ebbi la sensazione
che Archer stesse alzando un sopracciglio. E chi dovresti essere
con questo costume?, mi chiese a voce bassa. Feci qualche respiro
profondo e cercai di mantenere un'espressione impassibile. Se qualcuno
ci avesse guardati, dovevano pensare che stessi parlando con
un cameriere, non che stessi affrontando un membro dell'Occhio,
l in mezzo a loro. Hecate, dissi prendendo uno dei bicchieri dal
suo vassoio. Cosa ci fai qui?.
Alz le spalle: chiss come riusciva a essere elegante, nonostante
l'uniforme da cameriere. A chi non piacciono le feste? E poi pensavo
ci fosse la possibilit che tu indossassi di nuovo quel vestito blu.
Le mie dita strinsero cos forte il calice di cristallo che rischiai di
romperlo. Sei veramente un pazzo, dissi, facendo fatica a mantenere
un tono di voce neutro. O un idiota. O un idiota pazzo. Perch
non hai usato un incantesimo per mascherarti?
Nessuno qui mi ha visto in faccia, rispose, facendo finta di riordinare
i bicchieri sul vassoio, e se avessi usato la magia avrei attirato
l'attenzione. E comunque non avrei dovuto fare niente di tutto ci
se fossi venuta all'appuntamento di qualche tempo fa.
Forse fu per via delle luci fioche o della maschera, ma per un secondo
vidi una specie di vero lampo di rabbia nei suoi occhi.
Non potevo, dissi sorridendo, come se avesse appena fatto una
battuta. Mi sentivo le farfalle nello stomaco e il cuore mi batteva
forte, ma dovevo cercare di tenere i miei poteri sotto controllo.
Meglio che tu te ne vada. Adesso.
Ora era davvero arrabbiato, non c'erano dubbi. Hai idea di quello
che ho rischiato per essere qui stasera?, sussurr. Non solo con
la tua gente, ma anche con la mia. Mi guardai intorno, ma nessuno
sembrava interessato a noi. Certo, se mi fossi messa a gridare le cose
sarebbero cambiate. Lanciai ad Archer quello che speravo fosse
uno sguardo piuttosto eloquente, ma per via di tutto lo scintillio
non ero sicura lo avesse capito.
Me ne andai verso un angolo della stanza e mi nascosi dietro una
grossa pianta. L la luce era molto tenue e verdognola, e tutto aveva
un odore argilloso e intenso.
Pochi secondi dopo, Archer fece la sua comparsa tra due foglie
di palma, appoggi la schiena alla vetrata e incroci le braccia.
Perch non sei venuta all'incontro?, mi chiese senza troppi
preamboli.
Non saprei, forse perch sono un demone, e quindi andare in
giro con te non  proprio una buona idea?. Non rispose, cos sospirai
e aggiunsi: Senti, praticamente tutte le persone che conosco
mi hanno detto di starti lontano. Ed  quello che sto facendo.
Era strano parlargli mentre indossava quella maschera. Vedevo i
suoi occhi, ma non riuscivo a capire le sue espressioni. Fidati di
me, disse, se non stesse per succedere qualcosa di grosso... avrei
fatto volentieri a meno di venirti a cercare.
Un lampo di dolore mi attravers il petto, vivido e tagliente come
il pugnale che probabilmente Archer aveva addosso, nascosto da
qualche parte. Sperai che non lo tirasse fuori per colpa mia. Cosa
intendi con qualcosa di grosso?.
Lui scosse la testa. Non ho tempo per i dettagli adesso, ma ha
a che fare con i tuoi amichetti demoni. Possiamo vederci domani
notte al granaio?.
Valutai velocemente la situazione. Se Archer sapeva qualcosa su
Nick e Daisy forse io e pap saremmo riusciti a capire meglio cosa
stesse succedendo. Oppure mi stavo solo autoconvincendo di ci
per poter stare un po' con Archer senza sentirmi in colpa?
Domani non posso. Io e mio padre non avevamo avuto tempo
per fare ricerche sul grimorio per via dell'organizzazione della festa
di compleanno, ma ci eravamo presi la settimana dopo per lavorarci.
Non avrei dovuto aggiungere altro. La cosa sarebbe finita
l. Arrivederci e grazie. Invece sentii uscire dalla mia bocca: Ma
mio padre tra nove giorni va via per lavoro. Sarebbe meglio se ci
vedessimo mentre lui non c'.
Annu. Bene. Tra nove giorni, allora. Alle tre di notte.
Bene. Ma se intendi minacciarmi di nuovo con un coltello....
Inizi a ridere, lasciandomi di stucco. Continui a tirare fuori
quell'episodio. Prima di tutto non ho minacciato te con un coltello,
l'ho tirato fuori solo per aprire il lucchetto della finestra. In secondo
luogo, ero intrappolato in un seminterrato con un demone
incavolato. Tra noi due, secondo te chi aveva pi paura?.
Alzai gli occhi, non un'operazione facile considerando i mille chili
di glitter che avevo sulle palpebre, e lui se ne and, sgusciando tra
le piante. Quando, pochi secondi dopo, uscii anch'io da l dietro,
di Archer non c'era alcuna traccia.
Mentre andavo verso il tavolo dei regali, continuai a guardarmi
intorno per cercarlo, ma era ovvio che se n'era gi andato. Sospirai,
e alzai le mani per togliermi la corona. Probabilmente stavo per fare
un grosso errore, ma mio padre voleva sapere da dove venissero
Nick e Daisy, e se Archer - o l'Occhio - era in possesso di quell'informazione,
perch non avremmo dovuto usarla?
Eccoti.
Cal apparve al mio fianco, e feci fatica a nascondere il senso di colpa.
Poi vidi com'era vestito. E quella dove l'hai presa?.
Cal indossava un'uniforme di Hex Hall. La giacca gli stava un po'
stretta sulle spalle larghe, soprattutto quando le alz. Era la mia.
L'ha portata Mrs Casnoff. Non mi piace molto mascherarmi. Questo
mi sembrava un buon compromesso.
Pensavo che solo Archer potesse star bene con quell'uniforme addosso,
ma Cal faceva eccezione. Il blu elettrico stava benissimo con
la sua pelle abbronzata e i suoi capelli dorati. E sembrava pi giovane.
Quando mi sorrise, sulla guancia gli si form una fossetta, un
dettaglio che non avevo mai notato prima. Sei una bella versione
di Hecate, mi disse.
Solitamente avrei sbuffato e fatto qualche commento sarcastico,
ma c'era qualcosa nei suoi occhi che invece mi spinse a dire:
Grazie.
Poi di colpo mi torn in mente una cosa che aveva detto. Aspetta,
hai detto che te l'ha portata Mrs Casnoff? Significa che  qui
anche lei?
S, rispose Cal, facendo un cenno con la testa verso la scultura
di ghiaccio accanto alla quale c'era appunto Mrs Casnoff. Aveva un
abito da sera dello stesso blu elettrico dell'uniforme di Cal.
Quando ci vide, Mrs Casnoff ci venne incontro. Sophie, disse,
in tono pi caloroso che mai. Buon compleanno. Che bello
vederti.
Mi parve davvero sincera, e la cosa era piuttosto strana. E ancora
pi strano era il sorriso che mi fece dicendo: Stavo discutendo
con un po' di ospiti della tua decisione di non andare avanti con la
Rimozione. Siamo tutti molto contenti.
Ottimo. Mi faceva piacere sapere che alla mia festa di compleanno
gli invitati commentavano le mie decisioni superpersonali.
Be', probabilmente per lei  la prima volta, dissi scherzando.
Dal momento che la vidi confusa, provai a spiegarmi. Essere contenta
di qualcosa che ho fatto io, intendo.
Al che rise, sorprendendomi ancor di pi. Certo, era una risata
breve e monotona, ma meglio di niente. Prima che Mrs Casnoff riuscisse
a sorprendermi un'altra volta, arriv pap. Indossava una tonaca
nera e in mano aveva un bastone con sopra una pietra preziosa
rosso scuro, levigata perch sembrasse un melograno.
Anche nel suo caso, non avevo capito da chi fosse mascherato. Lui
e Mrs Casnoff si salutarono con un cenno della testa, quindi immagino
si fossero gi visti prima.
Ti stai divertendo?, mi chiese mio padre, con un'espressione
cos carica di aspettativa che forzai un sorriso.
Certo! Il miglior compleanno di sempre!.
Penso di aver esagerato un po', ma lui sembrava contento. Bene.
Mi rendo conto che  un po' eccessivo, per... be',  il primo che
festeggiamo insieme. Volevo fosse speciale.
Dentro di me sentii passare tutta la processione di emozioni
fastidiose, con il senso di colpa in prima fila. Per evitare che mio padre
se ne accorgesse mi girai verso il tavolo dei regali. Uno dei pacchetti
stava ancora svolazzando, tracciando in aria dei cerchi irregolari.
Mentre lo guardavo venne verso di me, per poi posarsi con delicatezza
sulle mie mani.
Credo che voglia essere aperto, disse Cal.
La carta era di un viola intenso, e i nastri argentati ondeggiavano
intorno alle mie dita come se fossimo sott'acqua. Era un pacchetto
bellissimo, ma emanava un'aura di magia molto potente. Probabilmente
a causa dell'incantesimo che gli era stato fatto affinch svolazzasse,
pensai mentre strappavo via il nastro.
La prima cosa che notai fu l'odore, quello strano aroma metallico
che a volte si sente durante una tempesta di fulmini. Poi ci fu un
improvviso bagliore rosso, e un suono come di un boato supersonico.
Sentii mio padre e Cal che urlavano e poi mi ritrovai sdraiata
a terra, con un dolore fortissimo alle spalle.
Le orecchie mi rimbombavano, ma mi parve di sentire qualcuno
urlare, e vidi dei piedi che mi passavano davanti veloci. La scena
mi ricord il ballo di fine anno, quando mi ero seduta in una pozza
di punch osservando il caos dilagarmi intorno. Poi le spalle, invece
che pizzicarmi dolorosamente, iniziarono a bruciare, abbastanza
forte da farmi gemere. Intorno a me c'era una folla di persone e
vidi una sagoma alta con una maschera che mi veniva incontro. Mi
sembr di scorgere un lampo di paura in quei familiari occhi marroni.
Per poco non aprii la bocca per dire ad Archer di andarsene,
poi mi resi conto di quanto sarei stata stupida a farlo. Alcune persone
si spostarono e lui scomparve.
Nella mia visuale comparve il volto di Cal. Visto che le orecchie
mi fischiavano, non sentivo quello che mi stava dicendo. Ma dal
labiale mi parve di capire che voleva che stessi ferma a terra, cosa
piuttosto semplice.
Mi prese la mano, ma il dolore non se ne andava e un senso di
stordimento si impadron di me. Girai piano la testa e vidi Cal che
tirava fuori dalla mia spalla una scheggia di vetro demoniaco lunga
quindici centimetri. Appena la tolse, il bruciore diminu, ma ebbi
la certezza di essermi guadagnata un'altra cicatrice. Quel regalo
faceva schifo, balbettai.
Mio padre venne verso di me e, poggiandomi un braccio dietro
la schiena, mi aiut a mettermi seduta. La manica della sua tunica
risal lungo il braccio e notai che anche lui aveva diverse schegge
conficcate nella pelle.
Sto bene, disse prima che potessi chiederglielo. Cal dopo me
le toglier. Tu stai bene?.
La spalla mi bruciava ancora ma non avevo altri dolori e, a parte
lo shock, stavo benone. Penso di s. Cos'era? Tipo una bomba
carta magica?.
Il regalo era in frantumi per terra, il nastro che si attorcigliava e
schioccava come un serpente. Cal lo calpest e quello smise di dimenarsi.
Cos pare, disse cupo.
E la sua malia era destinata a te, aggiunse mio padre.
Sembrava preoccupato e arrabbiato, per cui decisi di non prenderlo
in giro per aver usato un termine come malia.
Per fortuna non sono riusciti a mettere le mani su troppo vetro
demoniaco, disse Lara. Alzai lo sguardo, sorpresa di vederla.
Indossava una specie di abito settecentesco con i fianchi
larghi e una scollatura quadrata e aveva i capelli nascosti sotto
una voluminosa parrucca incipriata. Quello probabilmente era
il pezzo pi grande, continu, calciando la scheggia che mi si
era infilata nella spalla. Dietro di lei c'era Roderick, le ali nere
che sbattevano lentamente, muovendo l'aria. Lara si gir verso
di lui e disse: Fai un giro di perlustrazione. Se Cross  ancora
qui lo troveremo.
Mi sentivo ancora confusa. Cross?, chiesi con un filo di voce.
Fu Mrs Casnoff a rispondermi. Ovviamente dietro questo attentato
c' l'Occhio. Chi altri farebbe una cosa del genere?.
E dato che c' solo un membro dell'Occhio in grado di fare magie,
disse Lara, la voce quasi identica a quella della sorella, la conclusione
mi pare piuttosto ovvia. Archer Cross ha appena tentato
di ucciderti per la seconda volta.


CAPITOLO 27

I nove giorni seguenti sembrarono infiniti. Mrs Casnoff era tornata
alla Hecate, il che era confortante. Vederla in giro per Thorne
Abbey era fastidioso, un po' come se i miei mondi fossero entrati
in collisione. Trascorsi quasi tutto il tempo in camera mia,
in convalescenza. E tutte quelle ore passate a fissare il soffitto
mi indussero a pensare molto, soprattutto ad Archer. Avevo visto
l'espressione che aveva in volto subito dopo l'esplosione. Era
spaventato. Addirittura sorpreso, e non nel senso di ops, il mio
tentato omicidio non  andato a buon fine. Non sapeva cosa
fosse successo, il che significava che non era stato lui a piazzare
la bomba e, di conseguenza, che c'era qualcun altro che cercava
di uccidermi, un pensiero che mi tolse la voglia di alzarmi dal
letto. Per, decisi di mantenere la parola con Archer e andare
all'appuntamento. Avevo la sensazione che ci fosse una qualche
connessione. Nick e Daisy, il tentato omicidio, l'Occhio che di
colpo diventava sempre pi spietato. Prima fossi andata a fondo
sulla questione, meglio era.
Essere quasi ridotta a un kebab ebbe almeno un risvolto positivo:
Jenna aveva ricominciato a parlarmi. Venne nella mia stanza il
giorno dopo la festa per vedere come stavo e rimase sulla soglia,
incerta. Come ti senti?.
Mi spostai tra i cuscini per riuscire ad alzare le spalle. Il che mi
provoc un dolore improvviso in tutta la parte superiore del corpo.
Feci una smorfia. Be', come se mi avessero infilzato con del vetro
proveniente dall'inferno. Ma sto migliorando!.
Jenna aveva fatto qualche passo in avanti, seria in volto. Ti avrebbero
potuto uccidere.
S, ma non  successo.
Qualche passo ancora, e me la ritrovai accanto al letto, seduta sul
bordo. Soph, aveva detto, ma l'avevo interrotta. Senti, Jenna,
possiamo saltare la parte in cui diciamo che ci dispiace e abbracciarci
direttamente?.
Aveva riso, sorpresa, e per la prima volta l'avevo vista con le lacrime
agli occhi. S, meglio, aveva detto tirando su con il naso, prima
di stringermi con cautela.
Eravamo rimaste l, abbracciate, fino a che non le avevo chiesto:
Non tornerai comunque, non  vero?.
Lei aveva inspirato e scosso la testa. Non posso. Quando mi lasci
andare, aveva il volto rigato di lacrime; persino la striscia rosa
della sua frangetta sembrava meno brillante. Devo farlo, Sophie.
Non ero sicura di riuscire a parlare, a causa del nodo che avevo in
gola, quindi mi ero limitata ad annuire.
Ma non  che non possiamo vederci di nuovo, aveva detto,
stringendomi la mano. E potresti addirittura venire a trovarci al
nido a Natale.
Al nido?, avevo chiesto, inarcando entrambe le sopracciglia.
Jenna aveva alzato le spalle, imbarazzata. Il posto in cui vivono
tanti vampiri tutti insieme si chiama cos.
Avevo provato a pensare a un commento arguto, qualcosa che
avesse a che fare con le comuni hippy, ma ero talmente triste che
non riuscii a fare del sarcasmo.
Tra l'idea di tornare alla Hecate da sola e l'ansia di incontrare
Archer, ero troppo agitata per lavorare con mio padre. E non
mi sentii in grado di occuparmi del grimorio fino al giorno prima
della sua partenza. Sembrava che nessuno avesse notato la
sua assenza, e quando andai a controllare il libro incantato con
cui lo aveva sostituito mio padre, ne capii il motivo. Persino a
me pareva lo stesso identico libro, e l'alone di magia di cui era
circondato era cos debole che si percepiva solo se si era al corrente
della sua esistenza.
Lo studiammo insieme, nella stanza in cui facevo pratica per imparare
a controllare i miei poteri. La potenza che scaturiva dalle
sue pagine continuava a farmi battere forte il cuore e a procurarmi
mal di testa. Mi sedetti comunque accanto a mio padre con il libro
aperto davanti a noi, e lo ascoltai mentre mi spiegava ogni incantesimo.
Aveva ragione: la magia contenuta in quel libro era la roba
pi oscura di cui avessi mai sentito parlare. C'erano incantesimi per
uccidere e rituali che legavano l'anima di un'altra persona alla tua
cos da renderla schiava. Mio padre me li spieg uno dopo l'altro,
la voce piatta e calma, nonostante si trattasse di magie incredibilmente
malvagie. Ne tralasci solo una, il che mi parve abbastanza
strano. I simboli di quell'incantesimo occupavano solo mezza pagina,
e sembravano piuttosto semplici, ma quando li scorse, mio
padre trattenne il fiato.
Che c'?, chiesi, agitandomi sul freddo pavimento di marmo.
Non pu essere peggio dell'incantesimo sui neonati.
No, non c'entra, rispose. Si spinse gli occhiali ancora pi su.
Solo che non sapevo che questo incantesimo esistesse.
E cosa fa?.
Lui rimase un attimo in silenzio, poi spost il libro e me lo piazz
sotto il naso.
Tocca il foglio.
Alzai le sopracciglia, ma feci quello che mi aveva chiesto. Non so
perch ma ci appoggiai sopra tutta la mano, e il mio palmo copr
l'intera scritta. Subito sentii una strana fitta al petto come se qualcuno
mi avesse colpito piano sullo sterno.
Oh, dissi, tirando via la mano. Intendi darmi delle spiegazioni
a quanto ho appena fatto?.
Lui prese il libro. No. Si spera che tu non abbia mai bisogno di
saperlo.
La cosa fin l, perch mio padre chiuse il grimorio e si alz. Meglio
rimetterlo al suo posto, disse. Non c' altro da imparare, e
tra l'altro ho capito perch il Consiglio lo tiene sotto chiave. Guard
il volume con ripugnanza. Se fosse per me, lo distruggerei.
E allora fallo. Dopo quello che avevo letto sulle sue pagine,
niente mi avrebbe fatto pi piacere che vedere quel libro in fiamme.
Il pensiero che cadesse nelle mani sbagliate faceva veramente
venire i brividi.
Ma mio padre scosse la testa. Alexei Casnoff voleva che rimanesse
integro, come monito.
E certo.... Alzandomi, feci una smorfia e pap venne verso di
me per aiutarmi.
Come stai?
Per quanto difficile crederlo, sto meglio. E il tuo braccio?.
Se lo massaggi, sovrappensiero. Mi pizzica, ma sarebbe potuto
andare molto peggio.
Nascose il grimorio sotto la giacca e iniziammo a scendere le scale.
Si capiva che era preoccupato per qualcosa, ma non avrei saputo
dire se c'entrasse quanto avevamo letto nel grimorio o l'incidente
alla festa di compleanno.
Eravamo gi nel foyer quando disse: Sophie, devo raccontare a
tua madre quello che  successo.
Mi sforzai di non protestare. Sapevo che prima o poi doveva accadere,
ma speravo avesse deciso di posticipare a dopo il suo rientro.
Stavano succedendo un sacco di cose strane, e io non volevo
far preoccupare mia madre.
Pap, si agiter e basta. E probabilmente verr qui a prendermi,
poi inizierete a litigare e io sar costretta a comportarmi male,
mettermi troppo eye-liner e drogarmi. E vuoi davvero arrivare a
tutto questo?.
Mio padre sorrise e mi accarezz la testa. Fu un gesto cos normale,
cos tipico di un genitore, che non seppi come reagire. Di,
forse possiamo dirglielo dopo che torno, disse. Non sono ancora
pronto per riconsegnarti a lei.
La sua voce era cos colma d'affetto che mi chiesi se fosse possibile
strozzarsi con il senso di colpa, perch mi risal su per la gola e
ne sentii in bocca il sapore amaro e ustionante, come di caff nero.
Distolsi lo sguardo, sperando che non se ne accorgesse, e chiesi:
E dov' che te ne vai?
Su a nord, vicino allo Yorkshire. C' stato un altro attacco.
Non era necessario specificare da parte di chi.
E gi che sono lass, aggiunse, dovrei incontrarmi con uno
stregone nel Lincolnshire. A quanto pare, ha fatto ampie ricerche
sui demoni, e spero che possa aiutarmi a risalire alle origini della
trasformazione di Nick e Daisy. Cos magari, quando torno, cerchiamo
di risolvere la questione.
Al suo ritorno avrei avuto anch'io delle informazioni su Nick e
Daisy. Non che avessi un piano su come dire a mio padre come le
avevo ottenute. Ma non ci volevo pensare, mi sarebbe solo venuto
il voltastomaco. Cos posi a mio padre una domanda che volevo
fargli da tempo. Pap, hai presente qualche giorno fa, quando mi
si  ficcato un pezzo di vetro nella spalla?
Ne ho un ricordo sfocato, s.
Ne vale la pena? Di essere a capo del Consiglio, intendo. Voglio
dire, se gli altri cercano continuamente di farti fuori, perch non
passare la carica a qualcun altro? Potresti andartene in vacanza. Vivere.
Uscire con delle donne.
Aspettai che mio padre trovasse il suo Mr Darcy 3 interiore e si
stizzisse, ma in realt sembrava solo triste. Primo: ho giurato solennemente
di usare i miei poteri per aiutare il Consiglio. Due:
questo  un momento turbolento, ma non sar per sempre cos.
E sono sicuro che un giorno tu sarai un ottimo capo del Consiglio,
Sophie.
Certo, a parte il fatto di andare a letto con il nemico, pensai. Un
momento, non che ci sarei davvero andata a letto... insomma, era
una metafora. Intendevo un letto metaforico.
Dalla mia espressione doveva trasparire che stavo facendo pensieri
strani, perch mio padre socchiuse gli occhi per guardarmi prima
di continuare. E per quanto riguarda l'ipotesi di uscire con delle
donne, non ha senso.
E perch?
Perch sono ancora innamorato di tua madre.
Wow! D'accordo, non era esattamente la risposta che mi aspettavo.
Prima che potessi processare quell'informazione, mio padre prosegu:
Ma ti prego di non avere speranze al riguardo. Io e tua madre
non potremo mai rimetterci insieme.
Alzai una mano. Pap, rilassati. Non ho dodici anni, e questo non
 Il cowboy con il velo da sposa. Ma... buono a sapersi. Ho sempre
pensato che tu e la mamma vi odiaste. Pensavo che fosse per questo
che lei non faceva che trasferirsi da un posto all'altro, perch
voleva essere sicura che tu non ci trovassi.
Lui distolse lo sguardo, guardando un punto sopra la mia spalla.
Tua madre aveva i suoi motivi. Non disse altro al riguardo. Poi
sospir e si gir. Non c' magia al mondo che possa semplificare
i problemi di cuore, aggiunse a bassa voce, e si diresse verso il
suo ufficio.
Non dirlo a me, ribattei io, rivolta alla sua schiena.
Due giorni dopo part per lo Yorkshire e io mi preparai per
quello che nella mia mente era una specie di incontro di lavoro
con Archer. Definirlo cos mi sembrava pi sicuro rispetto
a termini quali appuntamento o, ancora peggio, convegno
galante. Tuttavia passai la maggior parte del tempo in camera
mia, perch avevo paura che Jenna o Cal potessero intuire qualcosa.
Ero cos nervosa che producevo piccole scintille di magia,
come una stella pirotecnica.
La notte non provai neanche a dormire: pensavo che le tre non sarebbero
mai arrivate. Alla fine, alle due e mezza, indossai una maglietta
nera e dei pantaloni larghi, sperando che fosse la mise pi
adatta per incontrare il ragazzo per cui avevo avuto una cotta e che
si era rivelato per un mio nemico giurato.
Mentre scendevo per il sentiero di ghiaia, diretta al granaio, provai
a ripetermi in testa che nonostante le farfalle nello stomaco, non
dovevo sentirmi in colpa. Avevo le mie buone ragioni. E no, mio
padre probabilmente non lo avrebbe mai scoperto. E neanche Jenna,
ma... no. No, non avrei permesso che il pensiero di Jenna mi
facesse star male.
Quando arrivai al granaio, Archer mi stava aspettando, cos come
aveva gi fatto in precedenza sulla soglia di Itineris. Era girato
di schiena, aveva una T-shirt verde scuro e un paio di jeans logori.
Strano. Mi aspettavo di vederlo tutto in nero, da buon membro
dell'Occhio, e invece sembrava un adolescente qualsiasi.
Tranne che per la spada gigante che teneva in mano.
Quella  proprio necessaria?, gli chiesi quando entrai, notando
che aveva anche un pugnale appeso alla cintura.
Inclin il capo: sembrava contento di vedermi. Ma poi si rigir
verso Itineris, abbassandosi per tirare fuori qualcosa da una borsa
nera appoggiata a terra. Sempre meglio essere preparati.
Mi sembra un po' esagerato, visto che hai gi un pugnale, e io dei
superpoteri magici a disposizione.
Superpoteri?. Si alz; tra le dita aveva una catenella d'oro. Meglio
che ti ricordi una parolina, Mercer: cagnaccio.
Alzai gli occhi al cielo.  passato un anno, ora sono molto pi
brava.
S? Be', non voglio rischiare, disse. E notai per la prima volta
una specie di fondina sulla schiena. Ci infil dentro la spada, l'elsa
spuntava da dietro le spalle. E poi, aggiunse, ho pensato che
avresti potuto non presentarti. Dopo quello che  successo l'altra
sera.... Fece una pausa, guardandomi in faccia. Stai bene?
Star meglio quando smetteranno di chiedermelo.
Lo sai che non ho niente a che fare con quello che  successo,
vero?
S, risposi. Altrimenti ti avrei vaporizzato all'istante.
Fece una smorfia. Buono a sapersi.
Elimin la distanza tra di noi e me lo ritrovai davanti. Cosa stai
facendo?, gli chiesi, sperando di non sembrare agitata.
Alz la mano e con una gentilezza inaspettata mise la catena intorno
ai nostri colli. Guardandola vidi che era fatta da figurine che si
tenevano per mano. L'avevo gi vista da qualche parte.
 la collana che indossa uno degli angeli a Hex Hall.
Proprio quella.
 anche un potentissimo amuleto, e ne avremo bisogno, mi spieg,
prendendomi le mani.
Deglutii mentre intrecciava le dita alle mie e mi conduceva verso
Itineris. Perch?
Perch stiamo andando molto, molto lontano.
Gli strinsi involontariamente le mani. L'ultima volta che avevo viaggiato
con Itineris mi ero allontanata solo per qualche centinaio di chilometri,
e la testa mi era quasi esplosa. Dove andiamo?, gli chiesi.
A Graymalkin Island, rispose. E poi mi tir verso l'ingresso.

Note.
3  il protagonista maschile di Orgoglio e pregiudizio, di Jane Austen, il perfetto
gentiluomo inglese. (n.d.t.)


CAPITOLO 28

La collana di Archer poteva anche averci risparmiato il tremendo
mal di testa e il fiatone, ma non rese l'atterraggio pi morbido. Finimmo
su degli alberi, in un bosco, e inciampai subito su una radice,
graffiandomi il gomito contro un ramo.
Sfortunatamente, dato che la collana era ancora intorno a entrambi
i nostri colli, cadde anche Archer. Su di me.
In un'altra vita sarebbe stata una cosa piacevole. S, aveva ancora
un buon odore, e mentre lo afferravo per le spalle per togliermelo
di dosso, mi venne in mente che era molto pi forte di quanto sembrasse,
considerato il suo fisico.
Ma tutto ci non aveva importanza. Era meglio che non notassi
simili dettagli.
Il terreno su cui ero sdraiata era fangoso, e sapevo che mi sarei
dovuta togliere foglie e sterpi dalla testa per un'eternit. Levati!,
borbottai con la bocca contro la sua clavicola, spingendolo via. Si
rigir sulla schiena e io, grazie alla collana, mi ritrovai sopra di lui.
E io che pensavo volessi farti desiderare, sussurr. La luce della
luna gli scintill negli occhi e sembrava senza fiato. Mi convinsi
che era per via della caduta.
Lo colpii sul petto con il palmo della mano, poi chinai la testa per
togliermi la collana. Una volta libera, mi allontanai da lui. Fammi
indovinare, sibilai indicando la catena, un'altra delle cose che hai
sgraffignato a Hex Hall.
Si alz in piedi spingendosi con le mani. Colpevole.
E io dove cavolo ero quando giocavi a Grand Theft versione
cantina?
Ho preso solo un paio di cose, quasi tutte durante le ultime settimane,
quando tu non mi parlavi pi.
Mi ricordavo molto bene quel periodo, subito dopo il ballo di Halloween.
Per colpa di ci che era accaduto quella sera io e Archer
avevamo dovuto passare un sacco di tempo in punizione in cantina
cercando di evitarci. Niente di strano che fosse riuscito a riempirsi
le tasche di oggetti magici.
 per quello che mi hai aiutato alla lezione della Vandy? Speravi
che ci mettessero in punizione insieme, cos potevi rubare un po'?.
Mentre si puliva i vestiti dalle foglie, Archer si limit a scuotere la
testa. Che tu ci creda o no, Mercer, non sono cos calcolatore. Ti
ho difesa con la Vandy perch mi sembrava la cosa giusta da fare.
Il fatto che abbia sottratto degli oggetti dalla cantina  stato un extra.
Mi diede le spalle e inizi a camminare. Adesso, andiamo. 
una bella passeggiata.
Perch non mi dici semplicemente quello che sta succedendo?,
gli chiesi, mentre uscivamo dal bosco.
Perch se te lo dicessi non sono sicuro che mi crederesti.  pi
facile se lo vedi di persona.
Non ero mai stata in quella zona di Graymalkin Island, e rimasi
stupita dal constatare che era molto diversa rispetto ai dintorni
della Hecate. Per terra non c'era quella bella erba verde smeraldo,
nessuna quercia maestosa. Le uniche piante erano dei pini quasi
secchi e dei folti cespugli non identificati. Il terreno era un misto
di sabbia umida e rocce. Dall'odore capii che eravamo vicini al mare
e infatti, risalendo un'altura, ci ritrovammo davanti una distesa
d'acqua. La luna era quasi piena e disegnava una striscia argentata
sulla superficie nera.
Dove siamo? Insomma, rispetto alla scuola.
Dall'altro lato dell'isola, rispose Archer.
 cos diverso.
Lui si guard indietro.  perch c' un incantesimo intorno alla
scuola. L'ha fatto Jessica Prentiss quando l'ha costruita. A quanto
pare, aveva nostalgia di casa, per cui modell il collegio, tutta la
propriet e anche il panorama che se ne gode sulla base della sua
villa in Louisiana. Fece una pausa. Sul serio, Mercer, non sei mai
stata attenta a lezione?
Scusa, ero un po' distratta, per via di tutta quella gente che 
morta.
Si ferm di colpo. A essere onesti, disse, con voce leggera ma le
spalle tese, a morire  stata solo Elodie.
Ci eravamo entrambi immobilizzati, a qualche metro di distanza
l'uno dall'altra, sulla collinetta davanti al mare. Quindi lo sai,
dissi.
Lui annu. S. Abbiamo, ehm, ricevuto un resoconto su tutta la
questione qualche mese fa. Massaggiandosi la nuca, si gir a guardare
il mare. Io... Non c' mai stato niente. Tra lei e me. Almeno,
non da parte mia. A volte pensavo che se l'avessi sentita parlare
ancora di incantesimi di bellezza e scarpe, sarei diventato pazzo.
Eppure, quando ho letto il resoconto.... Chin la testa ed emise
un verso che poteva sembrare una risata, se non fosse stato cos triste.
 stato un po' come beccarsi un pugno nello stomaco, sai?.
Anche se mi dava le spalle, io annuii. Gi.
Non  facile pensare che una come lei se ne sia andata cos.
Mi vennero in mente gli occhi spettrali di Elodie riflessi nei miei,
i cenni che faceva con la testa, e pensai di dirgli che in realt Elodie
non se n'era andata del tutto come avevamo pensato.
Poi lui scosse la testa, e inizi a camminare verso la spiaggia. Lo
seguii, digrignando i denti, mentre la sabbia mi entrava nelle scarpe.
E allora perch stavi con lei?
Era il mio incarico.
Per conto dell'Occhio?
No, dei boy-scout, non riuscivo proprio a prendere il distintivo
Uscito con una Strega.
Be', adesso avrai almeno tre distintivi Stronzo Integrale, quindi
a qualcosa  servito. E invece Holly? Anche con lei era tutta una
finta?. Stavo iniziando ad ansimare un po', cercando di stargli dietro.
Stupide gambe corte.
Archer aveva le mani in tasca e la testa appena abbassata, come se
stesse camminando controvento. Sai, erano tutte cose di cui volevo
parlarti l'altra sera. Peccato tu non sia venuta.
Lo raggiunsi, gli sfiorai il gomito e feci del mio meglio per ignorare
il piccolo brivido che mi attravers, nonostante fosse un contatto
innocente. Come fai a passare da persona decente a completo
idiota in meno di un secondo? Te lo hanno insegnato all'Occhio?.
Si ferm, gli occhi fissi sulle mie labbra. Mi aggrappai con le dita
alla sua manica. In realt, sto solo cercando di capire se riesco a
farti incavolare abbastanza da spingerti a baciarmi di nuovo.


CAPITOLO 29

Il mio cuore, che solo qualche secondo prima stava battendo forte,
di colpo sembr bloccarsi. Lasciai subito andare il suo braccio
e mi allontanai da lui. Non voglio parlarne, dissi, procedendo a
passo svelto verso la spiaggia.
Non avevo idea di dove fossi diretta: a quel punto andare dritta e
finire in acqua non mi sembrava una pessima idea. Per mesi mi ero
torturata chiedendomi se il bacio di Archer fosse parte della sua
messinscena. Ma aveva ragione, non mi aveva baciato. Ero stata io
a baciare lui e lui aveva solo... ricambiato. Dio, ero una deficiente.
Archer mi raggiunse, ma io continuai a guardare avanti.
Mercer....
Senti, dimentica tutto, dissi. Fammi vedere quello per cui siamo
venuti fin qui.
D'accordo, rispose con voce spezzata.
Scendemmo verso la spiaggia senza parlare. Alla luce della luna
le nostre ombre si allungavano davanti a noi, fin quasi a toccarsi.
Raggiungemmo una piccola baia e Archer and verso destra, risalendo
la collina e dirigendosi verso la foresta. La vegetazione era
cos fitta che non si vedeva praticamente niente.
Avevamo fatto solo qualche passo dentro il bosco quando Archer
disse: Pensavo solo che ne avremmo dovuto parlare. Non  quello
che volevi fare?.
Mi girai verso di lui, ma scorsi solo la sua sagoma. Forse fu per via
dell'oscurit o forse a causa del fatto che non riuscivo a vederlo in
volto, tuttavia vennero fuori di colpo quei sei mesi di rabbia, confusione
e tristezza. No, Cross, non lo . D'accordo, ci siamo baciati
per quanto, tre minuti? Ti conoscevo da mesi. Eravamo... eravamo
amici. Ti chiedevo tutte quelle cose sui demoni, e tu sapevi cos'ero.
Non capisci perch potrei essere un po' arrabbiata?.
Non rispose, ma in fondo non gliene diedi l'occasione. Tutto quel
tempo in cantina, ti ho parlato di me - sul serio -, e tu cosa hai fatto?
Mi hai mentito? Hai compiuto la tua missione? Hai preso appunti
per i tuoi capi? Esiste davvero una parte dell'Archer che ho
conosciuto?.
Respirando a fatica, guardavo la sua sagoma scura e cercavo di capire
qualcosa dai suoi movimenti. Non si mosse, ma dopo qualche
secondo, espir rumorosamente e disse: D'accordo. Ho vissuto
con l'Occhio da sempre, da quando avevo due o tre anni.
E i tuoi genitori?.
Mi oltrepass, inoltrandosi nella foresta. Uccisi. Ma nessuno sa
da cosa. Comunque, qualsiasi cosa fosse ha attirato l'attenzione
dell'Occhio. I suoi membri hanno sentito parlare di uno stregone
e di una strega che erano stati uccisi e sono andati a indagare. Hanno
trovato i corpi dei miei genitori e poi, mentre ispezionavano la
casa, me. Immagino che nessuno abbia avuto il coraggio di farmi
fuori, visto che ero cos piccolo, quindi la squadra mi ha portato
con s, dalla Reina.  cos che chiamano il capo dell'Occhio di Dio.
Be', almeno quando  una donna. Lei pens che sarebbe stato utile
avere uno stregone nei ranghi.
Un ramo mi sfior la guancia e lo scansai. E quando  successo
tutto questo?.
Scroll le spalle. Non so, non me l'hanno mai detto.
Quindi non sai da dove vieni?
Non so neanche quale sia il mio vero nome, Mercer.  stata la
Reina a chiamarmi Archer, era il nome di un membro dell'Occhio
appena ucciso in battaglia. Comunque, mi ha risparmiato la vita e
mi ha affidato a uno stregone reclutato all'occorrenza: Simon Cross.
 stato lui a decidere che dovevo infiltrarmi alla Hecate, e... cosa
stai facendo?.
Quando aveva detto uno stregone reclutato all'occorrenza mi
ero fermata di botto.
Ci sono altri Prodigium che lavorano con l'Occhio?.
Si blocc. Perch? Vuoi riferirlo al tuo paparino?.
Gli rivolsi uno sguardo tagliente, anche se sapevo che non poteva
vedermi.
No, ho promesso di mantenere il segreto su tutto ci che accadr
stanotte.  solo che... pensano che tu sia l'unico.  per questo che
tutti vogliono ucciderti. Il che voleva pure dire che, non essendo
stato Archer a mettere la bomba nel regalo, lo aveva fatto un altro
membro dell'Occhio. Evviva, ancora complicazioni!
Non molti, ma ci sono. Chi pensi che ci abbia detto che tu eri da
Shelley's quella notte?.
Be', di sicuro questo rendeva le cose ancora pi interessanti. E pi
spaventose. Continua, dissi.
Riprese a camminare, spostando un ramo con la mano cos che
potessi passarci sotto. Simon mi ha allevato come stregone e membro
dell'Occhio di Dio, e ho passato varie estati a Roma per imparare
a maneggiare la spada, a combattere, e altre cose del genere.
Ecco perch riuscivi sempre a essere pi bravo di me alle lezioni
di Difesa, bisbigliai.
Era da anni che l'Occhio cercava di intrufolarsi a Hex Hall, ma i
controlli per gli insegnanti erano troppo duri, e non c'erano membri
abbastanza giovani che potessero passare per studenti. Fino a
quando non sono arrivato io. A quattordici anni resi la palestra della
mia scuola invisibile. Bam, un biglietto immediato per la Hecate.
E cosa volevano che facessi l?
Niente di cos terribile, come invece probabilmente immagini
tu. Insomma, in sostanza dovevo osservare e riferire all'Occhio.
Si blocc e si gir. Nonostante non riuscissi a vederlo in faccia, sapevo
che mi stava fissando.  strano, disse. Non ho mai detto
queste cose ad alta voce a nessuno.
 solo perch sto usando un incantesimo demoniaco su di te.
Davvero?
No, stupido. Di, vai avanti. Che mi dici di Holly ed Elodie?. E
di me, pensai, e per quanto non lo avessi detto, sentivo quelle parole
galleggiare a mezz'aria tra di noi.
Il matrimonio combinato con Holly era una cosa alla luce del sole.
Avevano organizzato tutto suo padre e Simon. Fece qualche passo
indietro; sentii il rumore metallico della spada mentre si appoggiava
a un albero. Faceva parte della copertura, ma lei mi piaceva davvero.
Era dolce. Calma. Non che tra noi ci fosse un amore cos intenso,
e ovviamente non avevo davvero intenzione di sposarla, per...
non so. Non facevo fatica a stare con lei. Con Elodie invece era tutta
un'altra storia, soprattutto dopo quello che aveva fatto a Holly.
Quindi, quando te ne sei andato dopo la morte di Holly, non era
per via del lutto, ma perch stavi tornando dall'Occhio.
Gi, avevo comunicato agli altri membri che Elodie e la sua congrega
avevano creato un demone, quindi volevo avvicinarmici, per
vedere cosa stesse succedendo.
E hai deciso di avvicinartici molto.
Sorrise. Non ti vedo, ma dovresti essere molto carina quando sei
gelosa, Mercer.
Non  gelosia,  disgusto. Sei uscito con una ragazza che non ti
piaceva nemmeno solo per ottenere delle informazioni, replicai,
incrociando le braccia sul petto.
Smise di ridere e con voce stanca disse: Fidati, parecchi miei fratelli
hanno fatto di peggio.
Volevo chiedergli molte altre cose, ma non potevamo certo stare
l seduti a fare conversazione. Meglio arrivare al sodo.
Ma quindi l'Occhio ti ha mandato a fare la Mata Hari della situazione
anche con me?.
Ci fu una lunga pausa. S, il mio compito era controllarti,  vero.
Pensavano fosse strano che Atherton mandasse la figlia alla Hecate,
cos volevano tenerti d'occhio. Scusa il gioco di parole.
Continuava a usare noi e loro, intercambiabili, quando parlava
dell'Occhio. E non potevo certo incolparlo di essere schizofrenico.
Doveva essere parecchio strano aver vissuto due vite parallele
per cos tanto tempo.
Fece leva per staccarsi dall'albero. Quindi s, tu eri parte della
missione. Non fraintendermi, Mercer, mi piaci. Sei sveglia, sarcastica
e, a parte l'incidente del cagnaccio, sei piuttosto forte con la
magia. E poi non sei poi cos male.
Ah, che il mio cuore smetta di battere.
Comunque, per rispondere alla tua domanda, non esiste l'Archer
Cross che hai conosciuto alla Hecate. Quel giorno in cantina
ho risposto al tuo bacio solo perch starti vicino faceva parte del
mio lavoro. Se tu volevi spostare le cose a quel livello, dovevo seguirti.
Ti ho baciato solo perch dovevo. Non che sia stato il compito
pi difficile che mi abbiano mai assegnato, ma rimaneva pur
sempre un compito.
Rimasi l, cercando di assorbire quelle frasi, con il cuore che andava
in frantumi. Ma non era ci che aveva detto che mi faceva sentire
come se mi avessero preso a pugni nello stomaco.
Era il fatto che sapevo che stava mentendo. Aveva parlato troppo
velocemente, in tono troppo tranquillo, come se si fosse ripetuto il
discorsetto in testa. La stessa cosa che avevo fatto io, preparandomi
un discorso nel caso lo avessi rivisto.
Ma non riuscivo a gestire la cosa in quel momento. E quindi mi
limitai a dire: Va bene. Viva l'onest. Ora che abbiamo finito con
le confessioni, perch non mi spieghi che ci facciamo qui?.
Un'altra pausa, poi inizi a camminare. Lo seguii, le foglie che mi
scricchiolavano sotto i piedi.
Come dicevo, Hecate Hall ha sempre costituito una minaccia
per l'Occhio.
Perch? Sono allergici ai quadretti scozzesi?.
Credevo si sarebbe messo a ridere e invece disse: Pensaci, Mercer.
Un luogo dove i Prodigium riuniscono i loro membri pi potenti.
Non dirmi che non c' da preoccuparsi.
Non ci avevo mai riflettuto. Avevo sempre pensato alla Hecate
come un posto per casinisti come me, ma da un certo punto di vista
Archer aveva ragione. Eravamo stati tutti mandati a Hex Hall
per via di incantesimi e magie eccessivamente potenti e pericolosi.
Pensai a quando Cal mi aveva detto che l'aveva fatta troppo
grossa. In fondo non era lo stesso per tutti quelli che erano finiti
alla Hecate?
Eppure, l'idea che il posto che avevo chiamato casa per quasi un
anno fosse in realt un allevamento di potenti Prodigium era abbastanza
inquietante. La Hecate non  cos, dissi debolmente, pi
a me che a lui.
No? Fai un qualche incantesimo di illuminazione.
Alzai la mano e in pochi secondi apparve una sfera luminosa di
luce bluastra. Illumin tutta l'area che ci circondava e io sussultai.
Sembrava che quella parte del bosco fosse stata colpita da una meteora.
Eravamo sull'orlo di un cratere profondo quasi tre metri, e
con un diametro di dieci. Intorno c'erano alberi abbattuti e spezzati
come fiammiferi. I pochi ancora in piedi erano bruciacchiati
e anneriti.
Ma non era solo quello. Una magia oscura, pi oscura di qualsiasi
altra cosa avessi mai sentito aleggiava intorno a noi. Quasi tutta
la zona ne era inzuppata. Trapelava dalla terra, ne sentivo il sapore
nell'aria.
In mezzo al cratere c'era una grande roccia piatta su cui erano incisi
dei segni. Mossi le dita finch la sfera di luce non divent pi
grande e luminosa e io potei distinguere le scritte.
Avevo visto dei simboli cos solo da un'altra parte: nel grimorio.
Ecco quello che volevo farti vedere, disse piano Archer. Chiunque
stia creando dei demoni lo sta facendo qui, alla Hecate.


CAPITOLO 30

 terribile, fu l'unica cosa che riuscii a dire.
S, lo credo anch'io.
Voglio dire, davvero terribile. Non credevo si potesse arrivare a
un livello tale di malvagit.
Archer si chin verso il bordo del cratere, la luce bluastra che gli
si rifletteva negli occhi. E non  finita qui, c' di peggio.
Cosa? Questo cratere si nutre forse di gattini? Cosa pu esserci
di peggio?. Fissai la roccia, sbattendo gli occhi davanti all'energia
che emanavano i simboli.
Da quando me ne se sono andato da Hex Hall mi sono messo
a studiarne la storia. Negli ultimi diciotto anni dalla scuola sono
scomparsi sei studenti.
Finalmente riuscii a distogliere lo sguardo dal cratere e a girarmi
verso Archer. Mi sentivo le ginocchia deboli, e lo stomaco sottosopra
per la paura, ma mi ritrovai a fare la parte dell'avvocato del
diavolo. Non sono poi cos tanti. Sei mai stato in una di quelle
grosse scuole degli umani, Cross? L spariscono tipo sei ragazzi
ogni settimana.
Sophie, due di quei ragazzi erano Anna e Chaston.
Sapevo che stava parlando seriamente, perch non mi chiamava
mai per nome. Alla fine cedetti e mi lasciai cadere sulle ginocchia,
per terra.
Dopo gli attacchi, sono scomparse entrambe, disse Archer.
No, dissi, pensando a Daisy, quella sera da Shelley's. Al fatto
che continuava a insistere, dicendo che l'Occhio non poteva essere
l. No, sono venuti i loro genitori a prenderle.
Archer si tir su e venne verso di me. Li hai mai visti?, mi chiese
piano. Qualcuno ha mai visto i loro genitori?.
Provai a pensarci. Mrs Casnoff ci aveva detto che i loro genitori
erano venuti a prenderle e che si sarebbero prese un anno sabbatico.
Sarebbero dovute tornare dopo l'estate.
E invece no. Dopo l'aggressione di Alice, non avevo pi rivisto
nessuna delle due, o i loro genitori.
Sono andato a trovare i genitori, continu Archer. Tutti e quattro
erano sotto un potente incantesimo, Mercer. Erano convinti che
le loro figlie stessero passando l'estate alla Hecate. Dicevano che
parlavano con loro una volta a settimana. Ma nessuno della squadra
 riuscito a ritrovare Chaston o Anna.
Avevo il cervello in panne. Demoni, studenti scomparsi...
Perch la mia vita era diventata di colpo un giallo infernale?
D'accordo, ma questo vorrebbe dire che.... Facevo fatica a proseguire.
Vorrebbe dire che dietro c' anche Mrs Casnoff, e se fosse
cos mio padre ne saprebbe qualcosa.
Non necessariamente, disse Archer. Sia Hecate Hall che Graymalkin
Island sono completamente sotto la sfera d'influenza di Mrs
Casnoff. Tuo padre si limita ad autorizzare l'arrivo degli studenti,
ma a parte questo delega tutto a lei.
Cos impari, pap.
Mi tirai su e feci qualche passo intorno al cratere. Quindi pensi
che Chaston e Anna siano state rapite per essere trasformate in
demoni?.
Sarebbe una possibile spiegazione. Daisy e Nick sono entrambi
adolescenti; e lo era anche Alice all'epoca della sua trasformazione.
Forse Mrs Casnoff pensa che questa sia l'et giusta, perch i nostri
coetanei si sono gi avvicinati al lato oscuro della magia.
Ma a che scopo? Perch Mrs Casnoff dovrebbe voler allevare
dei demoni?
Potrebbe non essere da sola, sugger Archer. In pi sua sorella
lavora per il Consiglio. Loro padre una volta ne era a capo. Credo
che le cose siano pi complesse di quanto sappiamo.
Calciai una zolla di terra e rotol gi nel cratere, cadendo sulla
roccia. Per un secondo mi sembr che qualcosa si fosse mosso, ma
probabilmente era solo un gioco di luce. Cross, mio padre pensa
che, se riuscisse a prendere chi ha trasformato Nick e Daisy, potrebbe
farli tornare normali, ed evitare la guerra tra l'Occhio e i
Prodigium. Ma se di mezzo ci sono le Casnoff?.
Archer si alz, pulendosi le mani sui pantaloni. Gi,  terribile.
Quindi... perch volevi che vedessi questo posto? Potreste occuparvene
voi dell'Occhio, da soli. Perch rischiare di essere buttato
fuori dal tuo club antimostri?
Perch non possiamo risolvere la cosa da soli. Almeno, non credo.
L'hai detto tu che avete gi dei Prodigium che lavorano per voi,
perch non chiedete a loro?
Sono pochi, disse, e si sentiva una nota di frustrazione nel suo
tono. E la maggior parte di loro sono degli incapaci. Senti, considerala
un'offerta di pace, va bene? Un modo per chiederti scusa per
averti mentito. E per aver tirato fuori il coltello davanti a te, anche
se l'ho fatto soltanto per aprire una cavolo di finestra, e andarmene
prima che tu mi vaporizzassi.
La maggior parte delle ragazze riceveva dei fiori. A me invece avevano
dato un cratere buio usato per trasformare dei demoni. Bello.
Grazie, risposi. Ma non vorresti occupartene anche tu?.
Mi guard e per l'ennesima volta desiderai che i suoi occhi non
fossero cos scuri. Sarebbe stato carino capire cosa gli passasse per
la testa. Spetta a te deciderlo, disse.
Mia madre diceva sempre che non sappiamo quasi mai quali decisioni
cambieranno la nostra vita, soprattutto perch spesso sono
quelle pi insulse. Prendi un autobus invece di un altro e finisci
per incontrare la tua anima gemella, cose del genere. Ma non avevo
dubbi che quello era uno dei momenti che mi avrebbero cambiato
la vita. Se avessi detto di no ad Archer non lo avrei mai pi visto. E
pap e Jenna non si sarebbero arrabbiati con me, e Cal... Se invece
gli avessi detto di s, la questione si sarebbe fatta pi aggrovigliata
e complicata dell'acconciatura di Mrs Casnoff.
E per quanto io stessa fossi aggrovigliata e complicata, sapevo qual
era la risposta che avrei dovuto dargli.
 un rischio troppo grande, Cross. Magari un giorno quando
sar a capo del Consiglio e tu... be', qualsiasi carica ricoprirai
nell'Occhio di Dio, potremo creare un qualche tipo di collaborazione.
Mi balzarono alla mente delle immagini tristi in cui io
e Archer ce ne stavamo seduti a un tavolo in una sala riunioni, a
disegnare schemi tattici su una lavagna. Ma ora  troppo pericoloso,
conclusi, con la voce che mi tremava. Il problema non era
solo che tutte le persone che conoscevamo ci avrebbero voluto
morti se ci avessero scoperto, pensai. Ma anche che ero ancora
innamorata di lui, e credevo che lui ricambiasse i miei sentimenti,
e quindi non avremmo potuto lavorare insieme per prevenire
l'Apocalisse di Mostri/Terza guerra mondiale senza peggiorare
ulteriormente le cose.
Certo, non potevo dirglielo in questi termini.
D'accordo. Ho capito, mi rispose Archer con uno sguardo assente.
Cross, iniziai a dire, ma poi i suoi occhi guardarono oltre e
si riempirono di terrore. In quel momento sentii un rumore strisciante
dietro di me. Sicuramente non era niente di buono: in base
alla mia personale esperienza, le cose che strisciano non sono
mai buone.
Tuttavia, non immaginavo certo che da quel cratere sarebbero
sbucati simili orrori.


CAPITOLO 31

Erano in tre, e un tempo erano stati umani. Molti umani. I loro
corpi, che uscivano dal cratere, erano un'accozzaglia di organi e
braccia e gambe spaiate.
Si trascinarono verso di noi, e quello pi vicino a me allung una
sanguinolenta mano dalle dita grassocce. L'altro braccio, mi accorsi
mentre l'isteria prendeva possesso di me, era esile e pallido e le
dita erano smaltate di rosso.
Ghul, sentii Archer dire. La sua voce era bassa e inquieta, come
quella di chi si trova davanti una bestia selvaggia. Corpi umani
rianimati, messi qui a fare la guardia. Questa  magia oscura seria.
Qualcuno evidentemente non voleva che trovassimo....
Oddio, sta' un po' zitto e usa la spada, per favore.
La mia voce era stridula per la paura e, quando mi girai verso Archer,
sapevo di avere gli occhi sgranati.
Lui aveva gi sguainato l'arma e si stava mettendo in posizione.
Posso solo rallentare il loro attacco, ma i ghul non possono essere
uccisi da una lama. Solo tu puoi fermarli.
Cosa?, urlai quasi.
Tu sei una negromante, disse. E loro sono morti.
Ah, giusto, uno dei molti vantaggi di conoscere l'uso della magia
nera. Ma non mi ero mai impegnata molto a perfezionare le mie doti
negromantiche. Quando mai mi sarebbe servito il potere di dare
ordini a dei morti?
Quegli affari si erano avvicinati abbastanza da sentirne l'odore, e
mi sforzai di non vomitare. Non so cosa devo fare, dissi, in preda
al panico.
Be', fatti venire in mente qualcosa il prima possibile, rispose
Archer. Con la coda dell'occhio colsi uno scatto: tutt'a un tratto
non era pi l accanto a me ma in mezzo ai mostri, a vibrare fendenti
di spada. Punt l'arma sotto il mento di un ghul e lo sgozz,
ma non usc sangue. La creatura si blocc ma non cadde. Agit la
mano verso Archer, come fosse una zanzara fastidiosa. Lui per
la evit chinandosi e colp un altro ghul nel costato. Questa volta
dalla ferita usc un grumoso liquido nero, ma il mostro parve solo
irritato. Per quanto Archer li colpisse e li ferisse i ghul non sembravano
provare dolore.
Avevo racimolato pi magia possibile ma il pensiero di far abbattere
dei potenti lampi nella mischia mi metteva paura. L'ultima cosa
che volevo era colpire Archer che, a quanto vedevo, aveva messo
bene a frutto le lezioni di Difesa. Non avevo mai visto nessuno
muoversi in quel modo, con tanta velocit e precisione. Peccato
per non ottenesse grandi risultati.
Poi uno dei ghul riusc a prenderlo per i capelli e lui sussult, mentre
la creatura gli tirava indietro la testa. Forse gridai ma, tra il battito
del mio cuore e il ronzio dell'energia magica che mi circolava
nelle vene, non ero in grado di sentire altro.
Potresti darti una mossa con questa negromanzia?, mi url Archer.
Alzai le mani, le puntai verso i ghul e feci del mio meglio per smetterla
di ansimare, cosa che mi venne difficile quando il pi piccolo
di quei mostri si gir: doveva aver ricevuto gli occhi, la bocca e il
naso da donatori diversi.
Traendo dei profondi respiri, radunai le mie energie finch non
sentii la punta delle dita crepitare. Lascialo andare!, gli ordinai
con un tono che speravo comunicasse un messaggio del tipo sono
un potentissimo demone. Forse sarei stata pi efficace se non
avessi balbettato. Liberai la magia e fu come lasciar scattare un elastico
gigantesco.
Una scarica di energia si sprigion dalle mie dita colpendo un albero
e un ramo cadde a terra. I ghul si spaventarono e quello che
teneva la testa di Archer la tir ancora pi indietro. Il pi piccolo di
loro emise un verso, che poteva essere di allarme, ma sicuramente
quei mostri non sembravano sotto il mio controllo.
E non stavano lasciando andare Archer.
Bene, quindi il mio primo esperimento con la negromanzia era
stato un fallimento totale. Riproviamo.
Cercai di scacciare la paura e la frustrazione. Sparare raggi di magia
ai ghul non mi sembrava una buona idea, ma come diavolo sarei
riuscita altrimenti a controllare quei mostri? Pensa, Sophie,
mi dissi quasi tra me e me.
S, ti prego, fallo, aggiunse Archer, la voce quasi strozzata. Il
ghul che lo teneva gli stava mettendo una mano intorno alla gola.
L'espressione del mostro non sembrava minacciosa, solo curiosa,
come fosse un bambino che vuole scoprire cosa succede se continua
a stringere.
Chiusi gli occhi. D'accordo, erano morti. Erano dei rivoltanti esseri
morti. E puzzavano come... okay, quei pensieri non mi erano
d'aiuto.
Solo che... erano morti. Erano usciti dal terreno, avevano strisciato
fuori dal cratere. Riflettei sul fatto che i miei poteri risalivano dai
piedi fino alle mani e mi chiesi se potessi invertire il flusso.
Quindi invece di espellere l'energia dalle mani la mandai gi, lungo
le gambe perch arrivasse a terra. Lascialo!, dissi, questa volta
piano.
Sentii un tonfo e quando aprii gli occhi Archer era a terra, ai piedi
del ghul, che si massaggiava la nuca. Gli altri mostri mi rivolsero
degli sguardi vacui, in attesa del mio prossimo ordine.
E adesso che faccio?, chiesi.
Archer si alz e mi venne accanto, stringendo in pugno la spada
coperta di schifezze. Li puoi rimandare da dove sono venuti, disse.
Oppure lasciarli liberi.
Liberi di girare per l'isola? Non credo sia la cosa migliore.
Archer scosse la testa. Stava respirando a fatica, e aveva la fronte
imperlata di sudore. No, liberi dalla magia, liberi di essere morti.
Veramente morti.
D'accordo, dissi, sperando di sembrare sicura di me, come se
togliere la forza vitale ai ghul fosse uno dei miei passatempi preferiti,
insieme alla maglia e al sudoku. Tuttavia, quando mi fermai a
pensarci, riuscii a sentire la magia che teneva in vita quei mostri. La
vedevo quasi, come fosse un filo scintillante. Per cui non fu particolarmente
difficile usare i miei poteri per reciderlo.
Appena lo feci i ghul caddero a terra. Fissai i loro corpi proni e
dissi: Poverini, mi fanno quasi pena.
Archer tir su con il naso, e notai i lividi viola che aveva sul collo.
Scusa se non sono troppo solidale nei loro confronti, Mercer.
Probabilmente stava per aggiungere dell'altro, solo che a quel punto
ci accorgemmo entrambi di qualcosa che ondeggiava in lontananza.
Una luce.
Con un gesto delle dita spensi la sfera blu. Credo che entrambi
non vedessimo l'ora di girarci e scappare, ma attraversare la foresta
non era la soluzione migliore. Per cui facemmo qualche passo
indietro per allontanarci dal cratere e restare nascosti tra gli alberi.
Poi, nonostante probabilmente in tutta la mia vita io non abbia pi
avuto tanta paura come allora, ci ritirammo con calma, cercando
di non fare alcun rumore. Sentivo delle voci che parlavano piano,
ma erano troppo lontane per capire in quanti fossero. E quella era
la parte peggiore: se fossi tornata indietro e mi fossi nascosta avrei
capito chi c'era dietro tutto questo. Ma non potevo rischiare. La
cosa migliore era tornare subito alla Thorne e raccontare a mio padre
ci che stava succedendo.
Solo quando raggiungemmo la spiaggia iniziammo a correre, e
quando arrivammo agli arbusti tra cui era nascosto un Itineris, pensavo
che i miei polmoni stessero per esplodere.
Archer appoggi le mani sulle ginocchia, piegandosi in avanti per
respirare. Non avrei mai creduto di dover rifare questa corsa, da
l a qua, disse appena riusc a parlare.
Quindi hai usato Itineris per andartene da Graymalkin, dissi,
capendo finalmente come fosse riuscito a svanire senza lasciare
traccia.
Annu, poi tir fuori la collana dalla tasca e la mise intorno ai nostri
colli. Pronta?, chiese, tenendomi le mani.
Mi guardai indietro, pensando a come fossero cambiate velocemente
le cose in cos poco tempo.
Mai stata pi pronta, balbettai prima di varcare la soglia.


CAPITOLO 32

Quando raggiungemmo il granaio il sole stava iniziando a spuntare,
e la cosa di primo acchito mi sorprese; poi pensai che a) l'alba
in Inghilterra arriva stranamente presto durante l'estate, e b) eravamo
stati via quasi cinque ore. Non credo di essere mai stata cos
esausta in vita mia. Mi sentivo svuotata e sfinita e, quando guardai
Archer, quasi insopportabilmente triste. Provai a convincermi che
fosse per via del viaggio spazio-temporale, ma sapevo che non era
cos.
Penso che Archer provasse la stessa cosa, perch le sue mani sembravano
tremare un po', quando tolse la collana dalle nostre teste.
Quella cadde a terra con un tonfo, facendo alzare delle nuvolette
di polvere. I granelli di terra, illuminati da quella pallida luce rosea,
erano sorprendentemente belli.
Archer aveva il viso bagnato di sudore, era sporco sulla fronte e
aveva anche una macchia sul petto, probabilmente sangue di ghul.
Anch'io dovevo avere un aspetto un po' malconcio.
Be', disse alla fine, la voce un po' roca.  stato il peggior primo
appuntamento di sempre.
Per quanto mi sentissi cos stanca da potermi dissolvere l sul pavimento
polveroso, risi. Lui mi segu a ruota e a quel punto non
riuscimmo pi a fermarci. Sapevo che era quello strano mix tra sollievo
e stanchezza, ma mi faceva stare cos bene ridere con lui che
non mi importava.
Le lacrime mi rigavano le guance e i fianchi mi dolevano, ma per un
secondo ero riuscita a dimenticarmi di essere nuovamente coinvolta
in un mistero mortale. Ero riuscita a dimenticarmi che se qualcuno
avesse scoperto che stavo complottando con un membro dell'Occhio,
sarei stata uccisa con una qualche terribile magia.
Tuttavia, mentre stavo l davanti ad Archer, non riuscii a dimenticare
di essere completamente, pazzamente innamorata di una persona
che non avrei mai potuto avere.
Smisi di ridere e mi asciugai gli occhi con il dorso della mano. Devo
tornare a casa, dissi.
Gi, rispose. Aveva ancora la spada in pugno, fece ruotare l'elsa
e la punta graffi il pavimento di legno. Bene. Finisce qui, allora.
Gi, dissi, con voce tremante. Mi schiarii la gola. Comunque, la
prima e ultima missione di perlustrazione congiunta di un demone
e di un membro dell'Occhio  andata piuttosto bene. Era faticoso
guardarlo negli occhi, ma lo feci lo stesso. Grazie.
Alz le spalle, i suoi occhi neri parevano imperscrutabili, ma aveva
uno sguardo colmo di emozione. Siamo una bella squadra.
Lo eravamo in pi di un modo, pensai. Ed era proprio per questo
che la situazione faceva cos schifo.
Feci un passo indietro. Comunque, meglio che vada. Ci si vede,
Cross. Risi, ma sembrava quasi che stessi singhiozzando. Anche
se non sar cos, vero? Quindi meglio salutarci definitivamente.
Mi sentivo come se fossi sul punto di esplodere in mille pezzi, come
lo specchio che avevo rotto con mio padre. Bene, allora, in bocca
al lupo. Cerca di non uccidere nessuno. Mi girai, ma lui mi trattenne
per un polso.
Sapevo che probabilmente sentiva i battiti del mio cuore pulsare
attraverso le dita. Mercer, quel giorno in cantina.... Mi guard in
faccia, e capii che stava facendo fatica a trovare le parole. Non ho
ricambiato il bacio perch dovevo, ma perch volevo. Mi guard
le labbra ed era come se tutto il mondo si fosse ridotto a me, lui e
quei raggi di luce. E voglio ancora, disse con voce roca. Poi mi
tir per il polso tra le sue braccia.
Il mio cervello registr il suono della spada che cadeva a terra e
lui che con l'altra mano mi prendeva per la nuca, ma appena le sue
labbra si poggiarono sulle mie, tutto il resto scomparve. Mi aggrappai
alle sue spalle, alzandomi sulle punte, e lo baciai con tutta me
stessa. E mentre il bacio diventava pi intenso, eravamo cos stretti
l'uno all'altra che non capivo se il cuore che sentivo battere fosse
il mio o il suo.
Che stupida ero stata anche solo a pensare di riuscire a evitarlo.
Non solo il bacio, per quanto fosse piuttosto fantastico, ma anche
tutto il resto. Scherzare con lui, combattere al suo fianco. Stare con
un ragazzo che era anche mio amico.
Oh, Mercer, sussurr contro la mia tempia quando prese fiato,
siamo proprio fottuti.
Schiacciai la faccia contro il suo collo per sentire il suo odore.
Lo so.
Quindi, che facciamo?.
Controvoglia cercai di allontanarmi. Era difficile pensare, stando
cos vicino a lui. Se fossimo persone assennate non ci vedremmo
mai pi.
Mi prese per la vita, attirandomi di nuovo a s. Bene, ma non
succeder. Abbiamo un piano B?.
Gli sorrisi, in preda a uno stato di intontimento ridicolo, considerando
che quel ragazzo stava per rovinarmi la vita. Io no,
e tu?.
Scosse la testa. Non mi viene in mente niente. Ma... senti. Ho
passato tutta la vita a far finta di essere qualcuno che non ero, simulando
e nascondendo i miei sentimenti. Mi prese una mano e
la alz cos che le nostre mani intrecciate si trovarono tra il suo petto
e il mio. Quello che c' tra di noi  l'unica cosa vera che ho da
molto tempo a questa parte. Mi baci le nocche. E ho deciso di
smettere di fingere che non ti voglio.
Nei romanzi d'amore che mia madre cercava di nascondermi, mi
ero imbattuta in un sacco di eroine che perdevano i sensi, ma non
avevo mai pensato che sarebbe potuto capitare anche a me, fino a
quel momento. Una battuta sarcastica cadeva a fagiolo.
Wow, Cross. Hai sbagliato professione. Lascia stare con la caccia
ai demoni, inizia a scrivere bigliettini romantici.
Lui mi fece quel suo sorriso storto che forse era il panorama pi
bello del mondo. Stai zitta, disse prima di abbassare la testa e
baciarmi di nuovo.
Perch..., dissi contro le sue labbra qualche minuto dopo, ...
ci baciamo sempre in luoghi sporchi e schifosi tipo cantine e granai
abbandonati?.
Rise, baciandomi il mento, e poi il collo. La prossima volta succeder
in un castello, te lo prometto. Dopotutto, siamo in Inghilterra.
Non dev'essere difficile trovarne uno.
Poi per molto tempo non parlammo pi. Quando riuscimmo finalmente
a separarci, c'era molta pi luce. Devo andare, dissi,
appoggiando la testa sul petto di Archer. Mi venne in mente che
probabilmente gli arrivavo all'altezza del tatuaggio. Senza pensarci
alzai la faccia e gli tirai il colletto della maglietta. Il simbolo nero
e dorato non era pi nascosto da un incantesimo, non ce n'era pi
bisogno, immaginai. Lo coprii con la mia mano. Archer, per tutta
risposta, mi strinse il fianco. Ci guardammo negli occhi. Questa
volta non brucia, sussurrai.
Ansimava. E invece s, Mercer.
Sentivo la magia muoversi dentro di me, e quando Archer copr la
sua mano con la mia, comparve una scintilla blu. Lentamente spost
le mani dal suo petto e mi prese per le spalle. Pensavo che stesse
per baciarmi, di nuovo - considerato come ci sentivamo, avremmo
rischiato di incendiare il granaio -, invece mi allontan, con gentilezza.
Bene, disse, chiudendo gli occhi. Se non te ne vai adesso...
 meglio che tu vada.
Quando riuscimmo a mettere un po' di distanza tra di noi, la nebbia
della lussuria inizi a diradarsi. Non abbiamo ancora deciso
cosa faremo.
Lui apr gli occhi e fece qualche passo in avanti. Adesso, tu torni
alla Thorne e parli un po' con tuo padre. Io vado dalla mia gente
e faccio lo stesso. Poi domani sera, ci rivediamo qui. Tu starai laggi...,
indic un angolo, e io invece da questa parte, e indic
l'angolo opposto. Non ci sar alcun contatto fisico finch non ci
saremo inventati qualcosa, affare fatto?.
Sorrisi, e mi infilai le mani nelle tasche per evitare di afferrarlo di
nuovo. Affare fatto. Mezzanotte?
Perfetto. Quindi.... Di nuovo quel sorrisetto. Ci si vede, Mercer.
Mi sentii avvolgere da un senso di profonda felicit, caldo come
la luce del sole. Ci si vede, Cross.


CAPITOLO 33

Non appena il granaio scomparve dalla mia vista, la realt torn
a farsi viva. Adesso sapevo che Archer voleva stare con me tanto
quanto io volevo stare con lui, ma c'erano ancora parecchi ostacoli
di una certa rilevanza a dividerci. Per esempio il fatto che praticamente
tutti quelli che conoscevo volevano ucciderlo, e tutti
quelli che lui conosceva volevano uccidere me. Nella classifica
mondiale dei potenziali problemi di una relazione, questo doveva
essere al primo posto. E non si trattava solo di ci che la gente
pensava, io mi ero abbastanza abituata all'idea che un giorno
sarei stata capo del Consiglio, e alla Thorne avevo cominciato a
non sentirmi pi un mostro con degli strani poteri, ma piuttosto
qualcuno... be', qualcuno che poteva rendersi utile. Una persona
che valeva qualcosa.
Ma nel momento in cui io e Archer eravamo usciti allo scoperto
tutto questo era finito. Continuai ad avanzare lungo il vialetto, le
siepi enormi che proiettavano le loro ombre scure davanti a me.
E c'era anche Cal da considerare. Quasi incespicai a quel pensiero.
Non che pensassi che lui avesse il cuore spezzato o roba del
genere. Cal e io eravamo amici ed era possibile che lui avesse un
certo interesse nei miei confronti, ma credo fosse solo per via del
fatto che eravamo promessi. D'altra parte non ero stata io la prima
a tentare di farmelo piacere solo perch avrebbe reso le cose
pi facili?
Pi mi avvicinavo alla casa, pi la sensazione di felicit che mi avvolgeva
cominciava a scemare. La famiglia di Archer era l'Occhio.
E scrutando Thorne Abbey che incombeva su di me, realizzai che
il Consiglio era diventato la mia. Nessuno dei due era disposto a
rinunciarci, perci che prospettive avevamo?
Bah. Ma perch mi facevo tutti quei problemi? Perch non potevo
essere una ragazza normale e godermi semplicemente il piacere
di sapere che il ragazzo che io volevo voleva me?
Entrai dalla porta sul retro e una delle domestiche mi fece un rapido
inchino. Ah, gi. Non ero affatto una ragazza normale.
Speravo di riuscire a tornare in camera senza essere vista, ma sul
pianerottolo incontrai Cal. Splendido.
Ehi, disse lui quando not la mia presenza scarmigliata. Come
mai in piedi cos presto?
Be' sai, facevo un po' di ginnastica. Per un istante accennai a
una corsetta sul posto, poi realizzai che probabilmente dovevo sembrargli
una malata di mente.
Okaaaay, disse Cal lentamente, confermando il mio sospetto.
Be', io sto andando a fare una passeggiata. Ti va di accompagnarmi?.
Morire di senso di colpa  tecnicamente impossibile, vero? Anche
se senti una specie di pugnalata nel petto?
In realt ho gi fatto tutto l'esercizio di cui avevo bisogno, risposi.
Ci vediamo dopo?
Certo, annu lui.
Mentre lo guardavo allontanarsi mi dissi che era davvero stupido
sentirsi in colpa per Cal. Non mi era certo parso inconsolabile
quando avevo sciolto la promessa di matrimonio. Arrabbiato, forse,
ma disperato no di certo. Non gli piacevo mica cos tanto. E se
invece mi fossi sbagliata, avrebbe fatto qualcosa.
Continuai a salire le scale fino alla mia camera, la casa era ancora
immersa nel silenzio. Aprii la porta, accesi la luce ed emisi un sospiro
di sollievo.
Il respiro per mi si mozz in gola quando vidi chi c'era al centro
della mia stanza.
Elodie.
Be', ovviamente era il suo fantasma. Era molto pi traslucida di
come l'avevo vista a Hex Hall e riuscivo a malapena a vederla, ma
era senza dubbio lei. I capelli ramati le fluttuavano intorno al viso,
mentre lei levitava a diversi centimetri da terra.
Fui cos scioccata di vederla che ci misi un po' a realizzare che stava
cercando di dirmi qualcosa.
Che ci fai qui?, le chiesi in un brusco sussurro. Non avevo mai
sentito parlare di fantasmi che avevano lasciato Hex Hall. Per quanto
ne sapevo era impossibile.
Non avrei potuto giurarlo, ma mi sembr di vederla alzare gli occhi
al cielo. Un pensiero orribile mi attravers la mente. Si tratta
di Archer? Ti prego, non dirmi che sei arrabbiata perch... insomma,
tu sei morta.
Elodie fluttu pi vicino a me, finch non mi fu proprio davanti.
All'inizio pensai che volesse lanciarmi uno sputo ectoplasmico
o roba simile, poi vidi le sue labbra muoversi di nuovo. Non ero
un'esperta nella lettura del labiale, ma lei era abbastanza vicina e
parlava abbastanza lentamente da permettermi di capire cosa stesse
dicendo. Te l'avevo detto, pronunciarono le sue labbra pallide,
che ti avrei perseguitata.
Fissai la sua bocca, terrorizzata, e lei sogghign. Poi tutto a un
tratto spar. L'aria davanti alla mia faccia vibr leggermente, come
se qualcuno avesse aperto una finestra.
Be', ci mancava solo questa!, dissi, rivolta alla stanza vuota.
Ma non ebbi alcuna risposta.
Il mio piano iniziale era dormire pi o meno tutto il giorno, invece
and a finire che passai la maggior parte del tempo in biblioteca,
a fare ricerche sui fantasmi e sui demoni. Non erano esattamente
letture leggere e non mi fecero granch bene. Tutti i libri sugli spiriti
e sulle case infestate dicevano sempre la stessa cosa: i fantasmi
erano legati al luogo in cui erano morti, non alle persone. E per
quanto riguardava la Storia della Demonologia, cominciavo a pensare
che avrebbe potuto essere pi utile come fermaporta. L dentro
non c'era assolutamente nulla che mi aiutasse a capire la faccenda
Daisy-Nick.
Pensai che a cena avrei potuto chiedergli - magari discretamente
e in privato - se per caso uno di loro due avesse dei ricordi strani
che potevano corrispondere a ci che avevo visto alla Hecate, ma
quella sera non si fecero vedere. Non riuscii a trovarli nemmeno la
mattina successiva, il che era strano. Saltare la cena era una cosa,
ma Nick e Daisy non mancavano mai a colazione. Tuttavia, nessuno
sembrava preoccuparsene. Li conosci, disse Jenna, probabilmente
sono da qualche parte a fare cose bizzarre in stile Kurt
Cobain e Courtney Love.
Quando non li vidi nemmeno a cena, per, iniziai a preoccuparmi
seriamente. Quella sera gironzolai nel corridoio dove c'erano le
loro camere fino alle dieci, ma di loro nessuna traccia. Ero ancora
nei paraggi quando incontrai Roderick, che mi disse che mio padre
era tornato.
 stato veloce, dissi seguendolo, con lo stomaco che aveva gi
cominciato a fare i salti mortali. Dovevo assolutamente raccontargli
cosa avevo visto alla Hecate, ma ancora non mi era venuta in mente
una buona giustificazione per spiegare come fossi entrata in possesso
di quelle informazioni. Pensavo di avere qualche altro giorno
per inventarmi qualcosa.
Quando passai sotto l'arco che conduceva al quartier generale del
Consiglio avevo la bocca completamente secca e mi tremavano le
ginocchia.
Non vedevo l'ora di sprofondare in una delle poltrone di cuoio di
pap e raccontargli tutto. Finalmente capii il motivo per cui i soldati
che andavano in missione poi dovevano fare rapporto. Avevo
bisogno di tirare fuori tutta quella storia il prima possibile, in modo
da poterla cancellare dai miei ricordi. Ripensai alle membra scomposte
dei ghul e all'improvviso ebbi seriamente paura di vomitare
sul tappeto a disegni geometrici.
Ma quando aprii la porta dell'ufficio di pap, non lo trovai da solo.
C'era Lara con lui, e anche se stavano parlando a bassa voce, la
magia dentro la stanza era cos intensa da stordirmi. Erano talmente
occupati a guardarsi fisso negli occhi che non mi notarono, il che
era una cosa buona. Mi diede un po' di tempo per osservare Lara.
Sapevo che era impossibile capire cosa fosse semplicemente guardandola
in faccia, anche perch dubitavo che esistesse un'espressione
del viso corrispondente a: Be', s, io e mia sorella creiamo
demoni a Hecate Hall. Tuttavia pensavo che magari sarei riuscita
a capire se fosse al corrente del fatto che qualcuno aveva trovato la
tana dei demoni.
Ma non vidi nessun segnale. Era brava a nascondere le proprie
emozioni tanto quanto Mrs Casnoff. Doveva essere una caratteristica
di famiglia.
Quindi le cose stanno cos, disse Lara, incrociando le braccia.
Non hai intenzione di fare nulla.
E cosa potrei fare?, disse pap con quel suo tono apparentemente
calmo. Mi pare che n tu n Anastasia abbiate intenzione
di dirmi cosa  successo esattamente a Graymalkin Island.
Ecco la risposta che cercavo. Sapevo che Lara e Mrs Casnoff erano
invischiate in quello che stava succedendo alla Hecate, qualsiasi
cosa fosse, ma vedermelo confermare cos tranquillamente mi lasci
un po' interdetta. Come era possibile? Come era possibile che due
donne che lavoravano a cos stretto contatto con mio padre potessero
tramare una cosa tanto atroce senza che lui ne sapesse nulla?
La scuola  sotto la nostra giurisdizione, replic Lara. Perci
sono affari nostri.
Per avete chiesto lo stesso il mio aiuto.
Di colpo Lara balz in piedi e sbatt una mano sulla scrivania di
pap. Qualcuno si  introdotto nella parte proibita dell'isola e il
sistema di sicurezza  stato compromesso. Mi balen nella mente
un'altra immagine di Archer che infilzava il ghul con la spada. Gi,
compromesso era sicuramente una definizione esatta.
Poi Lara cambi strategia. Hai fatto un giuramento. Hai giurato
a mio padre che avresti fatto tutto il possibile per proteggere le attivit
mie e di Anastasia alla Hecate.
Persino io intuii che quella non era stata una gran mossa. Pap
sembrava parecchio arrabbiato. Lascialo fuori da questa storia,
Lara.
Poi finalmente lui si accorse della mia presenza e non appena fiss
il suo sguardo su di me oltre la spalla di Lara, lei si volt. Il suo
viso si addolc immediatamente, mi sorrise perfino. I suoi occhi
per rimasero severi e luccicanti come la vernice laccata della scrivania
di pap.
Sophie, eccoti. Ma che fine hai fatto negli ultimi giorni? Non ti
si vedeva pi in giro.
In giro?, balbettai, sentendomi piccola piccola. Be', non era il
massimo come alibi. Pap mi aveva dato della roba da leggere. Ma
ho interrotto qualcosa?.
Lara agit una mano. Soltanto noiose faccende del Consiglio.
Niente che ti interessi. Si volt a guardare mio padre. Possiamo
riprendere il discorso pi tardi. Vi lascio alle vostre chiacchiere.
Uscendo dall'ufficio mi tocc la mano con quel suo gesto ormai familiare.
Dovetti sforzarmi come non mai per non fare una smorfia
a quel contatto.
La porta si richiuse alle sue spalle e io emisi un sospiro di sollievo.
Pap mi fece cenno di sedermi. Poi mi disse: Mi dispiace, il
mio viaggio non ha avuto il successo che speravo. Aislinn Brannick
continua a....
A Hex Hall stanno creando dei demoni, sbottai. Ci sono stata
l'altro giorno, con Itineris, e l'ho visto con i miei occhi.  da l che
ha inizio tutto quanto e negli ultimi diciotto anni sono scomparsi
dalla scuola ben sei studenti. Due sono Anna e Chaston, le ragazze
che Alice ha aggredito l'anno scorso. Buttare tutto fuori mi diede
una bella sensazione. Non mi lasci il tempo di avere paura che si
notassero le falle nella mia storia.
Mio padre mi fiss come se stessi parlando in greco. Be', a dir la
verit, probabilmente lui lo parlava il greco, quindi forse era pi
come se stessi parlando marziano. Comunque, sembrava per met
spaventato e per met confuso.
Cosa?.
Mi sforzai di parlare lentamente e riassunsi tutta la storia, ovviamente
omettendo il ruolo di Archer nella vicenda. Raccontai a mio
padre che a un certo punto mi ero ricordata di aver visto qualcosa
di strano alla Hecate, perci ero tornata a controllare. Descrissi il
cratere, la roccia al centro e persino i ghul.
Quando ebbi finito, mio padre sembrava invecchiato e aveva l'aria
pi triste che gli avessi mai visto. Tutto questo non ha senso.
Sto cominciando a pensare che sarebbe un ottimo titolo per la
mia autobiografia.
Lara e Anastasia sono due dei miei alleati pi fidati, disse pap,
passandosi una mano sulla mascella. Com' possibile che ci siano
loro dietro tutto questo?
 una domanda da un milione di dollari. C' modo di scoprire se
Nick e Daisy sono mai stati alla Hecate? All'epoca dovevano usare
nomi diversi, altrimenti te li saresti ricordati.
Per qualche folle motivo, coltivavo l'assurda speranza che mio padre
rispondesse: Ma certo, fammi controllare nel database online
degli alunni della Hecate. Le liste degli iscritti probabilmente venivano
redatte su pergamena, con inchiostro e piume d'oca. In ogni
caso rimasi delusa quando pap scosse la testa e disse:  Anastasia
che custodisce l'archivio. E se quello che hai detto dei genitori di
Anna e di Chaston  vero, le famiglie di Nick e di Daisy non avranno
mai denunciato la loro scomparsa.
Sul volto di mio padre comparve quello sguardo remoto che preannunciava
ricerche tra antichi libri e passaggi segreti. Come volevasi
dimostrare, si alz dalla scrivania e and alla libreria.
Tir fuori uno di quei tomi giganteschi che gli piacevano tanto e
cominci a sfogliarlo, e io immaginai di poter andare. Nessun problema.
Mi alzai anch'io e mi diressi verso la porta.
Avevo appena posato la mano sulla maniglia, quando mio padre
mi chiam: Sophie.
S?.
Quando mi voltai verso di lui, disse: Sono molto orgoglioso di
te per quello che hai fatto. Non ho idea di quali potranno essere le
conseguenze a lungo termine delle tue azioni, ma....
Sollevai una mano. Per il momento fermiamoci alla parte in cui
sei orgoglioso di me, okay, pap?.
Anche perch gran parte di quell'orgoglio si sarebbe dissolto nel
momento in cui avesse scoperto la faccenda di Archer, pensai con
una fitta di dolore.
Lui sorrise. Molto bene. Buonanotte.
Buonanotte, pap.
Tornai nell'atrio. Una volta tanto lo trovai semivuoto, fatta eccezione
per i due vampiri di guardia. Mentre scendevo l'imponente
scalinata ebbi l'impressione che nell'intero edificio regnasse la calma.
Guardai l'orologio e vidi che erano quasi le undici. Mancava
meno di un'ora al mio appuntamento con Archer e non avevo idea
di cosa gli avrei detto quando...
Sophie?.
Mi voltai e vidi Daisy in cima alle scale, appena sotto l'arco. C'era
qualcosa di strano nella sua postura, teneva le mani strette sui fianchi
e la testa leggermente inclinata di lato. Il suo volto era pallidissimo.
Sentii un campanello d'allarme risuonare nella mia testa, ma
alzai comunque il braccio in un saluto un po' incerto. Eccoti qui,
dissi, continuando per a indietreggiare. Era un po' che non....
Non ebbi l'occasione di finire la frase. Daisy si scagli verso di me
e fu allora che notai i suoi occhi.
Non avevano nulla di umano.
Tutto parve rallentare e io sentii rizzare ogni singolo pelo del mio
corpo. Avevo gi visto occhi come quelli e sapevo cosa significavano.
Sollevai le mani e nonostante la stanchezza la magia arriv, limpida
e pura. Pensai alla mamma e con uno scatto del polso diressi
una scarica del mio potere contro la spalla di Daisy. Non volevo
farle del male, solo rallentarla. Lei incespic sui gradini, ma continu
ad avanzare.
Pap!, gridai, anche se sapevo che lui non poteva sentirmi.
Daisy ringhi e spicc un balzo, le sue mani si trasformarono in
artigli, ma questa volta riuscii a colpirla con una scarica di magia
abbastanza potente da buttarla quasi a terra. Lei atterr sulle ginocchia,
gemendo di dolore, e anche se ero terrorizzata provai una fitta
di senso di colpa. Non era Daisy, ricordai a me stessa. Non c'era
alcuna traccia di lei nella cosa che balz nuovamente in piedi, con
gli occhi splendenti di rabbia. Poi Daisy alz lo sguardo. Vidi le sue
labbra che si muovevano, ma non capivo cosa stesse dicendo. Solo
quando sentii l'orribile rumore del metallo che sfregava sulla pietra
realizzai di trovarmi esattamente sotto una delle enormi statue che
avevano impressionato cos tanto Jenna il primo giorno.
E la statua stava per crollarmi addosso.


CAPITOLO 34

A qualcuno potr suonare un po' strano, ma la prima cosa che
pensai quando vidi quella signora di bronzo alta tre metri che
stava per cadermi addosso fu: Be', comunque non pu uccidermi.
Solo il vetro demoniaco poteva farlo, per forse nemmeno
Cal sarebbe stato in grado di curare tutte le fratture che
avrei riportato.
Senza riflettere, chiusi gli occhi. Sentii il potere crescere dentro di
me, poi fui attraversata da una strana sensazione di vento freddo,
che non avevo pi provato da quella notte nella radura con Alice.
Sentii il tonfo della statua sul pavimento, ma era come un rumore
lontano. Riaprii gli occhi.
Stavo in piedi a qualche metro di distanza, sulle scale, accanto
a Daisy. Dopo pi di sei mesi, mi ero teletrasportata per la prima
volta.
Daisy si guard intorno confusa, ma a quanto pareva il rumore
della gigantesca statua di bronzo che piombava a terra aveva catturato
l'attenzione di tutti, perch sentii subito dei passi avvicinarsi
di corsa. No!, grid qualcuno. Era pap, in cima alle scale. Ansimava
e aveva la mano tesa rivolta verso Daisy.
Tu non sei cos, le disse, e io notai quanto si stesse sforzando di
mantenere un tono di voce calmo. Puoi combatterlo. Ricorda cosa
ti ho insegnato.
Ma sul volto di Daisy non spunt neanche il pi piccolo segnale
che avesse recepito. Era quella la cosa pi spaventosa. Nonostante
la sua pazzia, Alice era sempre sembrata umana. Daisy invece non
era altro che un mostro, con la faccia contorta dalla rabbia.
Con una rapidit tale da non lasciarci il tempo di reagire, infil una
mano nella cintura e tir fuori qualcosa. Era lo stesso frammento di
vetro demoniaco che mi aveva colpita alla mia festa di compleanno.
Le sfrigolava nella mano e la bruciava, ma Daisy non faceva una piega.
Si avvent su di noi, con gli occhi dello stesso colore rosso-violaceo
che avevano quelli di Alice in quell'ultima notte.
Gli istanti successivi si confusero l'uno con l'altro. Daisy mi stava
venendo addosso, brandendo in alto il vetro demoniaco, poi ci fu
un lampo di luce sopra di me - pap - ma anche in questo caso lei
non parve sentire alcun dolore. Di colpo mi ritrovai mio padre accanto,
che mi faceva scudo con il suo corpo contro quella scheggia
nera e frastagliata. Credo di aver urlato.
Poi improvvisamente risuon un altro grido, una parola che non
avevo mai sentito prima. In effetti non ero neanche sicura che
fosse davvero una parola, ma qualunque cosa fosse, racchiudeva
in s un potere che mi fece sentire come se la testa mi si fosse
aperta in due.
Daisy si calm e spalanc gli occhi. Il vetro demoniaco le cadde
di mano e per un secondo torn ad assomigliare alla Daisy che conoscevo.
Poi rote gli occhi e si accasci sulle scale, scivolando gi
fino a fermarsi ai piedi della rampa. Da qualche parte un orologio
batt le undici e io realizzai sbalordita che da quando ero uscita
dall'ufficio di pap erano passati solo quattro minuti.
Mio padre corse gi per le scale e si avvicin al corpo inerte di
Daisy, premendole le dita nella cavit sotto la mascella mentre
io fissavo Lara. Lei era in piedi accanto alla statua caduta, ansimante.
Che diavolo era quello?, le chiesi. In quel silenzio il mio tono
di voce suon altissimo.
Un banale incantesimo di immobilizzazione, rispose mentre attraversava
la sala, con i tacchi che ticchettavano sul pavimento.
Stai mentendo.
Pap sput fuori quelle parole con un veleno di cui non credevo
fosse capace. Anche Lara dovette rimanerne scioccata, perch impallid.
Come?.
Mio padre si alz in piedi e la fiss dall'alto in basso. Non esistono
incantesimi di immobilizzazione capaci di fermare un demone
che ha perso il controllo.
Aveva un tono cos spaventoso che persino io rabbrividii leggermente.
Lara invece non fece una piega. Be', a quanto pare esiste,
visto che l'ho appena usato con successo. Indic Daisy. Quella
ragazza stava per ucciderti, James.
Scesi le scale e mi avvicinai a pap. Adesso che le succeder?.
Lui non toglieva gli occhi di dosso a Lara. Bisogner trovare il
modo di contenerla. Una delle celle del livello inferiore potrebbe
andare, credo.
Contenerla?.
Solo allora mio padre abbass gli occhi su di me, con uno sguardo
triste. Se n' andata, Sophie. Almeno la parte di lei che conoscevi
come Daisy. Quando la magia prende il sopravvento... non c'
modo di tornare indietro.
Daisy brontol e mosse appena le palpebre, come se dentro le fosse
rimasto almeno un piccolo frammento delle parole udite da mio
padre. Qualcuno dovr dirlo a Nick, mormorai.
Mio padre sospir e si allent la cravatta. Certo. Jenna. Alzai
lo sguardo, sorpresa nel vedere Jenna qualche passo dietro Lara.
Doveva aver sentito tutto il fracasso. Attravers la sala di corsa
e mi prese le mani. Aveva il volto pallido e gli occhi spalancati.
Stai bene?
S, dissi, ma vederla mi fece salire le lacrime agli occhi. Non sapevo
se fosse per il senso di colpa o per la paura che vedevo dipinta
sul suo volto.
Ti dispiace andare a cercare Nick e dirgli che lo aspetto in veranda?,
le disse pap. Jenna alz lo sguardo, sorpresa, ma acconsent
e si avvi verso il corridoio alle nostre spalle.
Mio padre si chin di nuovo e scost i capelli neri dalla fronte di
Daisy. Poi mormor qualcosa che non capii e lei si irrigid, piombando
in un sonno ancora pi profondo. Far in modo che si occupino
di lei, disse. Lara, dopo che avr visto Nick voglio parlarti.
 chiaro?.
Lei gli rivolse un lieve inchino, ma aveva le labbra serrate per la
rabbia. Ma certo.
Quando se ne fu andata, io lasciai che le mie ginocchia cedessero
e mi sedetti sui gradini. Dopo qualche minuto comparvero Roderick
e Kristopher. Sollevarono Daisy con una dolcezza che mi sorprese
e la portarono in una di quelle misteriose celle sepolte nelle
viscere di Thorne Abbey. Il pensiero di Daisy, persino della Daisy
demoniaca e con istinti omicidi, rinchiusa l dentro mi sommerse
con un'ondata di tristezza.
Incrociai le braccia e ci poggiai sopra la testa, mentre tentavo di
metabolizzare quello che era appena successo. Pap, dissi infine,
Daisy voleva me.
Mi aspettavo che rispondesse come suo solito: Oh, Sophie, ma 
impossibile per via di questo parolone incomprensibile e poi anche
di quest'altro parolone incomprensibile, per non parlare di questo
concetto astratto. Invece, per una volta, non and cos. Lui si sedette
accanto a me e disse: Va' avanti.
Ha urlato il mio nome prima di attaccare. E poi con quel pugnale.
La vera minaccia per lei eri tu. Io ero troppo stordita dal teletrasporto
per poterle fare del male. Ma lei se l' presa con te solo
quando ti sei messo in mezzo.
Pap si tolse gli occhiali e prese a massaggiarsi l'apice del naso.
Ti ho detto che il mio viaggio non ha avuto successo.  vero per
quanto riguarda le Brannick, ma non  stato un completo fallimento.
Lo stregone del Lincolnshire che sono andato a trovare, Andrew
Crowley, aveva delle informazioni molto utili. Ricordi il paragrafo
sul controllo dei demoni in Storia della Demonologia? Credo sia
nel CAPITOLO 5.
Ehm... no.
Il suo viso fu attraversato da un lampo di irritazione. Sophie, c'
una ragione per cui ti ho dato quel libro.
Lo so e mi dispiace, ma  lunghissimo e noioso e possiamo andare
subito alla parte in cui mi dici che diavolo c' scritto?
Ci sono alcune leggende dei tempi antichi che parlano di streghe
e stregoni capaci di evocare i demoni e controllare i loro poteri.
Quello che voleva fare Elodie con la sua congrega.
Pap scosse la testa. No, loro volevano evocare un demone e diventarne
padrone.  diverso. Se il loro rituale avesse funzionato
sarebbero state in grado di servirsi di Alice in una certa misura, ma
non l'avrebbero controllata. Lei avrebbe mantenuto la sua volont.
Mi scrut e poi disse, con tono prudente: Stando alle ricerche
del signor Crowley, solo chi ha creato un demone  in grado di
controllarlo. La strega o lo stregone che ha effettuato il rituale di
possessione.
Lara. Quella parola. Quel verso, o qualsiasi cosa fosse. Daisy si
 fermata di botto.
Pap emise un sospiro. Gi.
Tutto cominciava ad avere senso, ma mi fece solo sentire peggio.
Quindi  lei.  stata lei a trasformare Nick e Daisy. I miei pensieri
continuavano a turbinare, come una specie di valanga inarrestabile.
Sa che sono stata a Graymalkin Island, pap. Non so come, ma
lo sa. Per questo ha scatenato Daisy contro di me. L'ha richiamata
solo perch stava per fare del male a te. La dolce e cara Lara. La
Mrs Casnoff del mondo alla rovescia, l'avevamo soprannominata
io e Jenna. E aveva appena tentato di uccidermi.
E adesso?, chiesi a mio padre. L'arresterai con la magia?
Non posso.
Quella era l'ultima risposta che mi aspettavo e fissai mio padre sbalordita.
Pap, ha appena tentato di uccidermi. Per non parlare del
fatto che sta creando demoni per usarli come armi.
Non capisci, disse lui esausto. Lara, Anastasia e io siamo legati
da un patto di sangue. Se le facessi arrestare entrambe senza prove
potrebbe sembrare una mossa politica.
Ma ce le hai, le prove. Quel posto a Graymalkin Island. Credimi
pap, sarebbe chiaro a tutti che l accade qualcosa di parecchio
strano.
Non basterebbe. E Anastasia ha il controllo totale su tutto quello
che succede alla Hecate. Ci metterebbe poco a creare una scusa
plausibile.
Scossi la testa, frustrata. Ma Daisy e Nick....
Daisy ormai non  pi cosciente e Nick non ha nessun ricordo
di prima della sua trasformazione in demone. Non possono
aiutarci.
Balzai in piedi, per poi pentirmene immediatamente. Troppa magia
e troppo stress mi avevano lasciato stordita. Mi appoggiai alla
ringhiera e dissi: Quindi non farai nulla?.
Anche pap si alz. Sophie, una volta ti ho detto che essere capo
del Consiglio richiede un'enorme dose di sacrificio. Quella donna
mi ha mentito, ha distrutto la vita di una ragazza per i suoi scopi e
ha tentato di uccidere mia figlia. La magia ribolliva cos potente
dentro di lui che pensai fosse meglio sedersi di nuovo.
Credimi, continu, non c' cosa che vorrei di pi al mondo
che cancellarla dalla faccia della Terra. Ma non posso. Non finch
non ho delle prove concrete in mano.
Anche a me piaceva l'idea di cancellarla dalla faccia della Terra,
ma per quanto odiassi ammetterlo, sapevo che mio padre aveva ragione.
Cavolo, la politica fa davvero schifo, borbottai.
Pap mi prese la mano. Sophie, giuro che andremo in fondo a
questa storia. E quando lo faremo, Lara, Anastasia e chiunque abbia
avuto a che fare con questa follia verr punito.
Grazie, pap.
Volevo aspettare Nick, soprattutto per dare un po' di supporto
morale a mio padre, ma lui mi disse di andare di sopra in camera
mia. Sembri sul punto di crollare da un momento all'altro, disse
accompagnandomi alle scale sul retro. Potrei chiamare Cal....
No, mi affrettai a dire. Ho bisogno di stare un po' da sola.
Pap annu. Bene. Riposati.
Era il compito pi facile che avessi mai ricevuto. Ma non appena
mi voltai per andarmene, mio padre aggiunse: Adesso telefono a
tua madre.
Protestare non sarebbe servito a nulla. Sapevo riconoscere un'espressione
determinata quando ce l'avevo davanti. Avrebbe chiamato
mamma e lei si sarebbe precipitata qui e mi avrebbe trascinata...
Be', non sapevo esattamente dove. Quel che era certo, era che
non potevo tornare a Hex Hall.
Comunque, solo pensarci mi rendeva ancora pi esausta, perci
mi limitai a trascinarmi su per le scale e poi feci la doccia pi lunga
e pi rilassante della storia dell'uomo. Sapevo che serviva ben pi
che la semplice acqua calda per lavare via tutta la paura e la tristezza
che minacciavano di sopraffarmi, ma comunque mi fu d'aiuto.
E poi a breve avrei rivisto Archer e senza dubbio preferivo arrivare
al nostro incontro pulita.
Mi sentivo un po' meglio quando uscii dalla doccia, ma quel po'
di sollievo che avevo accumulato spar immediatamente quando
vidi Elodie nel mio bagno. Questa volta sembrava un po' pi corporea
e molto pi agitata. Muoveva le labbra a duemila all'ora e
io non capivo nulla di quello che stava cercando di dirmi. Lo
so, borbottai mentre mi infilavo l'accappatoio. Probabilmente
dovrei andare pi spesso in palestra o roba del genere, ma sinceramente,
se proprio devi perseguitarmi credo che dovremmo stabilire
dei limiti.
Lei alz le braccia e fluttu pi in alto, con una maschera di rabbia
e angoscia dipinta sul volto. Qualcosa mi diceva che quello che
stava cercando di dirmi era un po' pi importante del paio di chi-
letti che avrei dovuto perdere.
Sentii bussare alla porta e sussultai. Persino Elodie si volt verso
il rumore. Resta qui, le dissi puntandole un dito contro. Lei rispose
mostrandomi il dito medio. Che carina.
Alla porta c'era Mrs Casnoff, con una faccia preoccupata quanto
quella di Elodie. Hai visto Nick?.
Sentii un pizzicorino sulla pelle. No, perch?.
Lei prese a tormentare uno dei suoi anelli. Non riusciamo a trovarlo.
E dopo quello che  successo a Daisy puoi immaginare quanto
questo ci preoccupi.
Con la coda dell'occhio vidi Elodie sporgersi dalla porta del bagno
e agitare le sue braccia ectoplasmiche a pi non posso.
Terr gli occhi aperti, dissi prima di chiudere educatamente la
porta in faccia a Mrs Casnoff.
Che c'?, bisbigliai voltandomi verso Elodie. Lei torn fluttuando
in bagno, facendomi cenno di seguirla.
Ma quando entrai era sparita. Fantastico, dissi ad alta voce.
Persino da morta sei una romp....
Poi per delle lettere cominciarono ad apparire sullo specchio appannato
dal vapore. Dopo un'attesa lenta e tormentosa, finalmente
formarono una parola.
arcHer.
Poi ne comparvero altre due e il terrore dilag nel mio stomaco,
pesante come il piombo.
granaio. nicK.
Oh, mio Dio, mormorai.
Vai.


CAPITOLO 35

Tornai di corsa in camera, poi mi resi conto che forse qualcuno
avrebbe potuto chiedermi dove stessi andando, se mi avesse visto
uscire dal portone principale in accappatoio. Dentro di me dilag
il panico, anche se sentivo la magia salire su dai piedi.
L'incantesimo di teletrasporto. Non ero mai riuscita a spostarmi
pi lontano di un paio di metri e il granaio era quasi a un chilometro
di distanza. Ma dovevo provarci.
Chiusi gli occhi e presi un profondo respiro, attingendo ai poteri dentro
di me e tentando di calmarmi. Probabilmente mi ci vollero circa
cinque secondi, ma a me sembrarono passare ore prima di sentire il
vento gelido che mi avvolgeva e il sangue che rallentava nelle mie vene.
Quando il freddo prese finalmente il sopravvento ebbi quasi paura
di aprire gli occhi, ma quando lo feci mi ritrovai in piedi proprio di
fronte al granaio. Ma il sollievo di essere riuscita a portare a termine
l'incantesimo svan non appena misi piede all'interno. Riuscivo
ancora a sentire quel che restava della magia che aleggiava nell'aria.
Magia oscura.
Archer?, chiamai. Il mio cuore batteva cos forte che avevo paura
di non riuscire a sentire altro. Poi sulla parete di fondo sentii
qualcuno ansimare debolmente. Mercer.
Emisi un gemito gutturale e corsi fino all'alcova. Archer era sdraiato
sulla schiena, con le mani sul petto. Alla luce della luna, sembrava
che gli avessero spruzzato addosso dell'inchiostro.
Ma la sostanza che gli ricopriva il petto e si allargava in una grossa
pozza sotto di lui non era inchiostro n vernice scura, n nessuna
delle altre cose che la mia mente tentava disperatamente di immaginare.
Nell'aria c'era un leggero odore metallico che mi ricordava
le volte in cui Jenna si era nutrita in camera.
Caddi in ginocchio accanto a lui e gli toccai una guancia. Era fredda
e appiccicosa. Ecco cosa... succede... ad arrivare in anticipo,
disse boccheggiando e tentando di sorridere.
Per favore, puoi evitare le battute quando stai sanguinando?,
dissi mentre gli sollevavo dolcemente le mani dal petto. Era troppo
buio per capire quanto fossero gravi le sue ferite, il che probabilmente
era una buona cosa. Ma la sua camicia era lucida e impregnata
di sangue e il suo respiro era debole.
 stato un tizio, mormor.  uscito... fuori dal nulla. Credo
che avesse degli... artigli.
Dio mio. Questo spiegava le ferite, ma il pensiero di Nick in preda
alla stessa furia selvaggia di Daisy, che affondava i suoi artigli su
Archer mi fece venire un groppo in gola.
Respirai con il naso finch non pass. Andr tutto bene, dissi ad
Archer, ma avevo la voce insicura e tremavo. Probabilmente non
 cos grave, stai solo facendo la tua solita scena. Sentivo la magia
rifluire dentro di me come un mare in tempesta, ma ero troppo
agitata per concentrarmi. Ci provai ugualmente. Gli accarezzai la
fronte e tentai di far confluire il mio potere su di lui per chiudere
le ferite al petto e allo stomaco.
Il sangue rallent un po', ma fu tutto quello che riuscii a fare e lui
ne aveva gi perso molto. Me ne stavo l accovacciata e avrei voluto
urlare per la frustrazione. A che serviva avere poteri quasi divini se
non potevi usarli per aiutare le persone che amavi?
Tremando, Archer mi prese una mano. Causa persa, Mercer.
Non lo dire!, gridai.
Lui scosse la testa. Batteva i denti cos forte da non riuscire quasi
a parlare, ma riusc lo stesso a dire: Doveva succedere... prima o
poi. Vorrei... che fosse successo poi.
Volevo dirgli di nuovo che sarebbe andato tutto bene, ma non
aveva senso. Persino nell'oscurit riuscivo a vedere quanto fosse
pallido, a leggere la paura nei suoi occhi. La pozza di sangue sotto
di lui era cos ampia che era difficile pensare che gliene fosse rimasto
in corpo.
Stava morendo e lo sapevamo tutti e due. E non c'era nulla che
io potessi fare.
Ma c'era qualcun altro che poteva.
Mi chinai su di lui e gli sussurrai all'orecchio. Cross, ti prego, resisti
un altro paio di minuti, okay? Mi hai promesso che avremmo
pomiciato in un castello e pretendo che tu sia di parola.
Lui tent di ridere, ma riusc a emettere solo un debole gorgoglio.
Premetti il dorso della mano sulla bocca per evitare di singhiozzare
e mi alzai in piedi.
Le sue dita afferrarono l'orlo del mio accappatoio. Non lasciarmi,
sussurr.
Con la morte nel cuore mi scostai. Torno subito, lo prometto.
Avrei voluto dirgli tante altre cose, ma non c'era tempo da perdere.
Se fosse morto mentre ero via... non riuscivo neanche a pensarci.
Prima di ripensarci o di riconsiderare i rischi, chiusi gli occhi e sparii.
Mi rimaterializzai nel corridoio fuori dalla mia stanza e corsi verso
quella di Cal.
Cal apr la porta mezzo addormentato e piacevolmente sorpreso
di vedermi. Quella era la cosa peggiore.
Non appena realizz che ero coperta di sangue il suo sorriso svan
e lui mi afferr per un braccio. Sophie, cosa  successo?
Non  mio, dissi subito. C' una persona ferita e ho bisogno
che tu venga al granaio pi veloce che puoi. Non dire niente a nessuno.
Ti aspetto l.
Lui aggrott le sopracciglia, confuso, ma io mi teletrasportai di
nuovo senza dargli la possibilit di fare domande.
Forse era stato tutto l'esercizio che avevo fatto con mio padre, fatto
sta che riuscii a fare quell'incantesimo complicato senza battere
ciglio. Quando ricomparsi all'interno del granaio ero perfettamente
lucida, senza il minimo sintomo di stordimento. Ma mentre tornavo
da Archer la paura prese di nuovo possesso di me. Grazie a Dio,
una volta che lo ebbi raggiunto, vidi che il suo petto continuava ad
alzarsi e abbassarsi, ma mi pareva che respirasse pi affannosamente
di prima e aveva gli occhi chiusi.
Hai visto, te l'avevo detto che sarei tornata, dissi accovacciandomi
di nuovo accanto a lui. Tentai di mantenere un tono di
voce allegro, pensavo che se non si fosse accorto di quanto fossi
spaventata, non si sarebbe spaventato neanche lui. Non so se
funzion davvero, ma lui mi prese la mano e senza aprire gli occhi
premette il palmo contro le labbra. Io gli afferrai l'altro polso
per sentire il battito.
Mi concentrai su quello, su ogni singolo battito che percepivo sotto
le dita, finch non sentii Cal chiamarmi. Sophie?
Sono qui!.
Lo sentii arrampicarsi tra i pezzi di muratura e le travi crollate e
quando finalmente comparve sulla soglia mi sembr la cosa pi bella
che avessi mai visto. Oh, grazie, sospirai, ma non saprei dire se
mi ero rivolta a Cal o a Dio.
Cosa  successo?, chiese lui avvicinandosi.
Poi vide.
Il suo viso fu attraversato da un miscuglio di emozioni. All'inizio
sembr scioccato, poi lo shock lasci il posto a una rabbia fredda
e quieta. Indur lo sguardo e serr le labbra.
Cal, dissi con un tono involontariamente lamentoso.
Spostati, fece lui, laconico. Mi rimisi in piedi e mi spostai sul
fianco opposto di Archer, mentre Cal si chinava nel punto in cui stavo
prima. Afferr il braccio di Archer senza un briciolo della gentilezza
che gli avevo visto riservare di solito alle persone che guariva,
inclusa me. Era come se stesse cercando di toccarlo il meno possibile.
Per un terribile istante dubitai delle sue intenzioni, ma poi
Cal chin la testa e piccole scintille argentee cominciarono a fluire
sulla pelle di Archer.
E quindi me ne rimasi seduta sul lurido pavimento di un mulino
del XVIII secolo a guardare il mio promesso sposo guarire il ragazzo
che amavo dalle ferite causate da un demone.
Wow, mormorai, quando rimetter piede a Hex Hall ne
avr di cose da scrivere nel mio tema su Come ho passato le
vacanze estive. Poi appoggiai la fronte sulle ginocchia e presi
a riflettere se fosse il caso di scoppiare in un pianto o in una
risata isterica.
Dopo qualche minuto sentii Cal dire: Ecco fatto.
Rialzai lo sguardo e vidi che la pozza di sangue sotto Archer era
svanita e che il suo respiro si era fatto lento e regolare, anche se era
ancora svenuto. Mi precipitai accanto a loro. Grazie davvero, dissi
toccando il braccio di Cal con una mano. Lui per lo scost mentre
si alzava e mi voltava le spalle. Ogni fibra del suo corpo emanava
rabbia, dalle spalle in tensione ai pugni stretti.
Lo seguii e cominciai a dire: Mi dispiace..., ma lui mi interruppe.
Lascia perdere. Sapevo che eri un po' ingenua, ma non pensavo
che potessi davvero essere cos stupida.  uno dell'Occhio, Sophie.
Loro uccidono quelli come noi. Cos' che non ti  chiaro in questa
faccenda?.
Non riuscii a fare altro che fissarlo.
E questo qui  il peggiore di tutti, prosegu Cal, perch tecnicamente
 uno di noi.  un traditore della sua stessa razza e tu
continui a dargli confidenza e a... respingere tutti gli altri. A quel
punto mi guard e ci che vidi nei suoi occhi mi fece sussultare.
Cal era cos bravo a nascondere le sue emozioni che non avevo mai
realizzato... Dio, come avevo potuto essere cos idiota?
Mi dispiace, dissi di nuovo. Non volevo ferirti, Cal.
Rapida com'era apparsa, l'ombra di sofferenza sul suo volto spar.
Non si tratta di me, disse. Un giorno dovrai assumere la guida
del Consiglio. I Prodigium dovranno fidarsi di te e non lo faranno
mai sapendo che ti porti a letto uno di loro.
Fui pervasa da una combinazione di rabbia e imbarazzo, che mi
fece imporporare le guance. Okay, prima di tutto, non mi porto a
letto proprio nessuno. Secondo, Archer mi ha salvato la vita pi di
una volta. Non  quello che credi tu.
Cal fece un verso di disgusto. Avanti, Sophie, ma non te ne accorgi?
Lui  l'arma segreta dell'Occhio di Dio. Ha fatto la spia per
loro alla Hecate per anni, cosa ti fa pensare che abbia smesso di
farlo? Probabilmente questa  la sua nuova missione, avvicinarsi a
te per ottenere informazioni sul Consiglio.
Veramente volevo avvicinarmi a lei perch  uno schianto, ma
anche la tua  un'ottima idea.
Cal e io ci voltammo di scatto e vedemmo Archer seduto, appoggiato
alla parete, con gli occhi scuri scintillanti. Era ancora molto
pallido, ma a parte questo nulla rivelava che solo pochi minuti prima
si era trovato in punto di morte.
Se sei convinto che io sia una spia perch mi hai guarito?,
chiese facendo una smorfia e alzandosi in piedi. Avresti potuto
lasciarmi morire dissanguato e ti saresti risparmiato un sacco
di problemi.
Cal alz le spalle. L'ho fatto per lei.
Il ghigno sul volto di Archer svan. Giusto, disse a bassa voce.
Grazie.
Rimasero a fissarsi, e mentre la ragazzina undicenne che era in me
quasi sperava di vedere due ragazzi fichissimi litigare per avermi,
la me diciassettenne e razionale sapeva che Archer doveva andarsene,
e in fretta.
Okay, senti, magari possiamo parlarne pi tardi, dissi avvicinandomi
ad Archer. Lui mi prese la mano e me la strinse.
Lo sguardo di Cal si pos sulle nostre mani unite, poi lui lo distolse
di nuovo. Me ne torno a casa, borbott, ma quando si volt
per andarsene trov la via bloccata.
Mio padre, Lara e gli altri tre membri del Consiglio erano tutti l
e fissavano me e Archer con un'espressione truce dipinta in volto.


CAPITOLO 36

I miei ricordi di quello che  successo dopo sono un po' confusi.
Ricordo Kristopher che si lancia in avanti, allontana la spada di Archer
con un calcio, gli piega le braccia dietro la schiena e gliele lega
con quel filo nero che gli avevo sempre visto pendere dalla vita.
So per certo che Lara prese Cal per un braccio e gli grid qualcosa,
mentre Roderick mi fissava torvo e con le braccia incrociate:
le sue ali lo facevano sembrare una specie di angelo della morte.
Ma ricordo soprattutto mio padre in piedi, che mi fissava con
uno sguardo assolutamente indecifrabile. Quando tentai di parlargli,
sollev una mano e disse: Non tentare nemmeno di spiegarmi,
Sophie.
La camminata per tornare a casa fu la pi lunga e penosa della
mia vita. Non sapevo neanche di cosa avrei dovuto preoccuparmi
di pi: di quello che avrebbero fatto ad Archer, o se mio
padre mi avrebbe mai perdonata. In testa alla fila, pap e Lara
parlottavano sottovoce, mentre io tentavo di valutare l'entit del
casino in cui mi trovavo. Ero stata scoperta insieme a uno dei
peggiori nemici dei Prodigium. Qualcosa mi diceva che la punizione
non si sarebbe limitata a un tema di mille parole su qualche
argomento difficile.
Thorne Abbey era buia e silenziosa quando rientrammo. Solo
quando fummo ritornati nell'atrio principale mio padre finalmente
disse qualcosa.
Convocheremo una riunione di emergenza del Consiglio domattina.
Sophie, Cal, voi due tornate nelle vostre stanze e rimaneteci
finch qualcuno non viene a prendervi. Kristopher, tu porta il signor
Cross in una delle celle di sotto.
Mantenni lo sguardo fisso su Archer mentre Kristopher lo trascinava
via.  tutto okay, lessi sulle sue labbra, ma non era cos.
Non lo sarebbe mai stato.
Quando se ne fu andato, mi avvicinai a mio padre. Lui continuava
a non volermi guardare, ostentando la stessa rigidit di Cal al
granaio. Pap, so che dire mi dispiace non  neanche lontanamente
sufficiente.
Mio padre prese un profondo respiro dal naso e disse: Finch
non avrai reso la tua testimonianza non mi  permesso parlarti. Per
favore, va' in camera tua e restaci fino a domattina.
Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Pap....
Vai!, grid lui, mentre io mi portavo una mano davanti alla bocca
per evitare di urlare a mia volta.
Se ne and senza neanche guardarmi.
Vieni, disse Cal. Non c' niente che tu possa fare adesso.
Gliel'hai detto tu?, gli chiesi. Per questo sono venuti al granaio?.
Tutta la rabbia di Cal sembrava essere completamente svanita.
No, disse. Non ho idea del perch siano spuntati l. A meno
che non abbia a che fare con i test cui mi hanno sottoposto. Magari
possono tracciare la mia magia. Chiss?.
Si volt per andarsene e anche se non avrei voluto altro che correre
dietro a mio padre, seguii Cal fuori dall'atrio e su per le scale
posteriori fino alle nostre camere. Il rumore dei nostri passi era attutito
dai folti tappeti e la luce fioca dei candelabri faceva vibrare le
nostre ombre sulla parete. Mi sentivo addosso lo sguardo dei ritratti
allineati lungo le scale, come se mi stessero giudicando. Tutti quei
Prodigium senza nome perseguitati per secoli e secoli dall'Occhio
e dalle Brannick e Dio solo sapeva da chi altro.
L'ho fatto per una buona ragione, avrei voluto dire a quei volti
dipinti. E Archer non  davvero uno di loro. Ma per qualche motivo
sospettavo che i ritratti non mi avrebbero creduto.
Cosa pensi che ci faranno?, chiesi a Cal con lo stomaco stretto
in una morsa gelida.
Non andr cos male come ti immagini, rispose, anche se non
in tono molto convincente. Sei la figlia di James e per loro sei importante.
Di certo non ti getteranno in pasto ai lupi, n niente del
genere.
Mi chiesi se essere gettati in pasto ai lupi fosse effettivamente una
punizione standard per cose di questo tipo. In realt preferivo non
saperlo.
Magari allungheranno di un anno il tuo periodo obbligatorio
alla Hecate, alla peggio, prosegu Cal. Per quanto riguarda me,
invece....
Tu mi stavi solo aiutando, gli dissi mentre svoltavamo l'angolo
per imboccare il nostro corridoio. Digli cos, capito? Digli che stavi,
non so, onorando la nostra promessa di matrimonio o roba del
genere. Ci andranno piano anche con te, scommetto.
Ci fermammo davanti alla sua porta e lui mi scrut in volto. Come
al solito non avevo idea di cosa gli passasse per la testa. Forse, disse
infine. Poi dopo una lunga pausa aggiunse: So che pensi che lo
uccideranno, ma potrebbero anche non farlo. Archer Cross  prezioso
per l'Occhio quanto tu lo sei per il Consiglio.  un ostaggio
di grande valore e loro lo sanno.
Tentai di mantenere una certa compostezza. Se avessi pianto ancora
quella sera rischiavo di prosciugarmi dall'interno. E adesso?
Ce ne torniamo in camera a dormire e tentiamo di fingere che andr
tutto bene?. Poi mi venne in mente un'altra cosa. O di fingere
che l fuori non ci sia Nick, completamente impazzito e superpotente?
Perch non so se ce la faccio.
S che ce la fai. Con mia grande sorpresa Cal si avvicin e mi
pos il palmo della mano sulla guancia.
Quasi immediatamente sentii un senso di benessere fluirmi dentro,
una meravigliosa sensazione di rilassamento che cominciava dalla
testa e si diffondeva gi fino ai piedi. Il potere pi fico del mondo,
mormorai assonnata.
Va' a dormire, Sophie, disse lui staccando la mano, come se al
contatto con la mia pelle si fosse bruciato. Domani sar una giornata
lunga.
Ma anche la giornata in corso non era ancora finita. Quando mi
voltai per tornare in camera vidi Jenna in piedi davanti alla mia porta,
il viso una maschera di dolore e rabbia.
Ero di sotto a prendere un po' di sangue, disse muovendo appena
le labbra. E... li ho visti arrivare con te. E con Archer.
La magia di Cal, che avevo trovato cos utile pochi minuti prima,
adesso era una specie di incubo. Il mio cervello era troppo stordito
e assonnato per elaborare una spiegazione e quando ci provai non
riuscii a usare le parole giuste. Mi stava aiutando.
Jenna emise un verso a met tra un'esclamazione e un singhiozzo.
Aiutando? Sophie, lui  uno di....
Di loro, conclusi io, improvvisamente irritata. Lo so, non sei la
prima persona che me lo dice. Ma Jenna, ti prego. Allungai il braccio
verso di lei e le afferrai il polso. Cal ce l'ha con me, mio padre
probabilmente mi odia... Se mi odi anche tu non ce la posso fare.
Un paio di lacrime le colarono dagli occhi e atterrarono sulla mia
mano. La pietra di sangue brillava leggermente alla luce dei candelabri
e dopo un lungo, lunghissimo, momento, Jenna copr la mia
mano con la sua. Okay, disse tirando su con il naso. Ma domani
devi raccontarmi tutto.
Tutto, ripetei io, sentendo gli occhi bruciare. E quando Jenna
mi gett le braccia al collo e mi abbracci, il massimo che riuscii a
fare fu non sommergerla di singhiozzi. Non me la merito un'amica
cos, mormorai contro la sua spalla.
Lei mi abbracci pi stretta. Lo so.
Scoppiai a ridere tra le lacrime e almeno un grammo del peso che
sentivo sul cuore spar.
La mattina seguente, sul presto, sentii bussare alla porta e mi svegliai
all'istante. L'incantesimo di Cal era svanito del tutto, e angoscia
e disperazione erano tornate a farsi vive. In meno di ventiquattr'ore
tutta la mia vita era saltata per aria. Nick e Daisy avevano perso il
controllo, Archer era prigioniero del Consiglio e il fragile rapporto
che avevo costruito con mio padre era stato raso al suolo. Non era
affatto giusto che cose del genere potessero accadere in un lasso di
tempo cos breve.
O forse mi ero giocata in un colpo solo tutte le sciagure che potevano
capitarmi. Forse avrei passato i prossimi otto anni a giocare a
Monopoli e a collezionare gatti. Non male.
Sentii bussare di nuovo e realizzai che non si trattava della mia porta,
ma di quella di Cal, in fondo al corridoio. Sprofondai nel cuscino.
Ero io la prossima, o sarebbero prima andati a prendere Archer?
Ma forse erano gi andati a prendere Archer.
Allontanai quel pensiero, mi lavai e mi vestii. I vestiti che indossavo
la notte precedente erano ammucchiati sul pavimento e rabbrividii
mentre li lanciavo nel piccolo secchio di ottone sotto il lavandino.
Non era la prima volta che mi ritrovavo con gli abiti sporchi
di sangue, ma speravo che sarebbe stata l'ultima.
Quando vennero a prendermi ero seduta sul bordo del letto e indossavo
il tubino nero che Lara mi aveva comprato da Lysander.
Di fronte alla mia porta c'era Kristopher.
Sophie, sono pronti per riceverti, disse.
Annuii con il cuore in gola e la bocca completamente secca.
Kristopher mi guid lungo le scale, ma invece di svoltare a destra
verso il quartier generale del Consiglio, girammo a sinistra e ci inoltrammo
in un'ala di Thorne Abbey che mi era del tutto sconosciuta.
Il corridoio era pi cupo, senza il marmo e le dorature che parevano
rivestire il resto del palazzo. L c'erano solo pannelli di legno e
spesse grate di ferro a protezione delle lampadine. Finalmente ci
fermammo davanti a una porta parecchio malconcia.
La stanza era diversa da tutte le altre. Tanto per cominciare, era
relativamente piccola, e in penombra. Non c'erano finestre e l'unica
luce proveniva da un massiccio lampadario di metallo che ospitava
una fila di candele. C'era odore di umido e anche un po' di muffa,
e il parquet di legno aveva delle macchie scure. Evitai di pensare a
cosa potessero essere.
Di fronte a me c'era un lungo tavolo di legno che si stendeva per
quasi tutta la larghezza della stanza, con sei sedie dallo schienale
alto. Le sedie erano occupate dai membri del Consiglio. Vidi
Lara e poi, con mia grande sorpresa, anche Mrs Casnoff seduta
accanto a lei.
Fui cos scioccata nel vederla di nuovo l alla Thorne che mi ci volle
qualche istante per realizzare che pap non era seduto al tavolo
con loro. Lara alz lo sguardo, mi vide, e mi fece segno di avvicinarmi.
Davanti al tavolo c'era una panca bassa, dello stesso legno
di cui era rivestita la stanza. Era come essere rinchiusi in un'enorme
botte di quercia.
Seduto sulla panca c'era Archer, con i gomiti appoggiati alle ginocchia.
Aveva i polsi ancora legati con la corda di Kristopher e i
suoi vestiti erano laceri e sporchi di sangue. Ma quando mi sedetti
accanto a lui alz la testa e tent di sorridermi. Anche se la sua fu
pi che altro una smorfia. Volevo allungare un braccio e toccarlo,
ma sapevo che avrei solo peggiorato le cose. Sentivo la magia fluire
dentro di me e indugiai, solo per un attimo, sull'idea di scatenarla
contro le cinque facce cupe sedute al tavolo.
Avrei potuto. I miei poteri erano pi forti di quelli di tutti loro
messi insieme.
Ma che avrei fatto poi? Sarei fuggita, distruggendo tutto ci che
mio padre aveva costruito, e avrei passato la mia vita a nascondermi?
No, grazie. Qualsiasi cosa il Consiglio avesse in serbo per me,
non poteva essere peggio di questo.
Sophie, senza dubbio avrai notato che tuo padre non  seduto
qui con noi, disse Lara, mentre Kristopher prendeva posto vicino
a lei. Abbiamo deciso, in accordo con lui, che non fosse in
grado di mantenere l'obiettivit necessaria per giudicare la tua
situazione.
Mi guardai intorno e finalmente vidi mio padre, appoggiato alla
parete in fondo e seminascosto nella penombra. Aveva le braccia
incrociate sul petto, ma non riuscivo a vedere la sua faccia. Poi mi
resi conto che Lara aveva detto che mio padre non avrebbe partecipato
al giudizio su di me. Ma a quello su Archer?
Tuttavia le leggi del Consiglio prevedono cinque giudici, pertanto
Anastasia ha accettato di ricoprire il posto vacante. Le accuse contro
voi due sono molto serie. La voce di Lara avrebbe dovuto essere
forte e cavernosa, la voce del giudizio che piombava su di noi
dall'alto. Invece era bassa e tranquilla, quasi confidenziale.
Archer Cross, ti sei infiltrato a Hecate Hall in quanto membro
dell'Occhio di Dio. Lo ammetti?.
Mai come in quel momento desiderai avere dei poteri telepatici.
Ti prego non fare l'idiota, ti prego non fare l'idiota, pensai tentando
di trasmettere quelle parole nel cervello di Archer. Forse
funzion, oppure Archer aveva pi buon senso di quanto credessi.
Lo ammetto, rispose con calma.
Ebbi l'impressione che i cinque Prodigium seduti al tavolo emettessero
un unico sospiro. Dopo di che, sempre in sincrono, i loro
occhi si posarono su di me. Sophie Mercer, ti sei introdotta in
un'area proibita di Graymalkin Island, con l'aiuto di un membro
dell'Occhio di Dio. Lo ammetti?.
Avevo circa un milione di argomentazioni e spiegazioni sulla punta
della lingua, per esempio che mi ero ritrovata in quella parte
di Graymalkin Island perch le sorelle Casnoff stavano combinando
qualcosa di malvagio proprio l, ma ricacciai indietro tutto
ci che avrei voluto dire. Volevo solo sbrigarmi e farla finita:
Lo ammetto.
Lara annu e a me parve di vedere un'ombra di sollievo attraversarle
il volto. Scribacchi qualcosa sull'ampio pezzo di pergamena
che aveva davanti. Poi disse, senza nemmeno alzare lo
sguardo: Signor Cross, poich si  dichiarato colpevole di fronte
alle accuse mosse nei suoi riguardi, ora verr pronunciata la
sua sentenza.
Il mio cuore rallent e il freddo mi pervase, come se stessi per teletrasportarmi.
Ma non era magia, era solo paura.
Per volere del Consiglio domattina all'alba verr condotto nelle
segrete di Thorne Abbey e giustiziato.
Fu come se all'improvviso qualcuno avesse risucchiato tutta l'aria
dai miei polmoni. O forse da tutta la stanza. Ebbi l'impressione
che tutto cominciasse a vibrare, ma non era cos. Ero io che
tremavo cos forte da non riuscire a mantenere fermo lo sguardo.
Domani. All'alba. Meno di ventiquattr'ore. In meno di un giorno
Archer sarebbe morto. Continuavo a sentire quelle parole urlare
dentro di me e il dolore nella mia testa era pari a quello che sentivo
nel cuore.
Accanto a me, Archer prese un profondo respiro e io mi conficcai
le unghie nel palmo per resistere alla tentazione di prendergli
la mano. Avevo paura di cosa poteva accadere se l'avessi toccato in
quel momento. Sentivo il mio potere turbinare dentro di me, come
la notte scorsa, quando pensavo che stesse morendo. Se avessi
rilasciato anche solo una goccia di magia, probabilmente avrei finito
per radere al suolo tutto quanto, e non riuscivo a immaginare
niente o nessuno che avrebbe potuto impedirmelo.
Per quanto riguarda te, Sophie, disse Lara attirando la mia attenzione
di nuovo sul tavolo, la faccenda  completamente diversa.
Ero cos concentrata sul fatto che avrebbero ucciso Archer da aver
dimenticato che anche io dovevo essere punita.
Lara si accigli, formando una linea quasi verticale con le sopracciglia,
e disse: Questo  solo l'ultimo di una lunga serie di eventi
assurdi che ti riguardano. In autunno c' stata tutta quella faccenda
alla Hecate. Poi qualche settimana fa hai ferito diversi Prodigium
allo Shelley's. Hai aperto il forziere che custodiva il grimorio di Virginia
Thorne praticamente da sola.
Scossi la testa. Come faceva a sapere tutte quelle cose? Volevo voltarmi
a guardare di nuovo mio padre, ma era come se i miei occhi
fossero incollati su Lara, sulle sue labbra, che continuavano a muoversi
con estrema calma. Inoltre, e forse  l'aspetto pi inquietante,
hai dimostrato di avere delle abilit fuori dal comune nel campo
della negromanzia. Non  mai esistito, letteralmente mai, un Prodigium
cos portato per queste arti.
Si riferisce ai ghul?, chiesi confusa. Perch s, certo, sono capace
di controllarli, ma esaurisco tutte le mie energie quando lo
faccio.
Mrs Casnoff si accost al tavolo, pos le mani intrecciate sul piano
malconcio e parl per la prima volta. Non si tratta dei ghul,
Sophie. Stiamo parlando di Elodie Parris.


CAPITOLO 37

Le sue parole mi piombarono addosso come macigni. Mi hai detto
che ha provato a comunicare con te alla Hecate.  vero?.
Riuscivo a sentire gli occhi di tutti i presenti puntati su di me, persino
quelli di Archer. S.
Mrs Casnoff si chin in avanti. Ed  successo di nuovo qui alla
Thorne?.
Portai le mani in grembo e sentii le dita gelate, ma non dissi nulla.
Mrs Casnoff per annu come se avessi risposto. Non si conoscono
casi di fantasmi che comunichino con i Prodigium, tantomeno che
li seguano all'altro capo dell'Atlantico. Elodie dovrebbe infestare
la Hecate. Invece perseguita te. Mrs Casnoff scosse leggermente
la testa.  possibile che si tratti di un effetto collaterale che risale
al momento in cui ha condiviso la sua magia con te poco prima
di morire, ma  comunque un episodio senza precedenti. In considerazione
di ci, dei poteri che hai dimostrato di avere e della tua
eredit, temo che non abbiamo altra scelta.
La mia mente era come una spugna troppo gonfia. Avevo ricevuto
troppe informazioni tutte insieme e nessuna aveva senso. In qualche
modo avevo legato Elodie a me, e nonostante tutto l'impegno
che avevo profuso quell'estate per non sembrare un potentissimo
mostro, era esattamente cos che il Consiglio mi dipingeva. E poi,
che intendeva con la mia eredit?
Mrs Casnoff abbass lo sguardo e Lara scrisse qualcos'altro sulla
sua pergamena. Fu lei a parlare. La nostra decisione  che tu sia
sottoposta alla Rimozione.
Poi i membri del Consiglio mormorarono in coro qualcosa, una parola
o una frase in una lingua che non mi era assolutamente familiare. Ma
qualsiasi cosa fosse era potente, cos potente che i miei capelli si sollevarono
oltre le mie spalle mentre rimanevo incollata alla panca come
un'idiota. Sentii la mano di Archer sulla mia, calda e solida, e mi ricordai
della prima volta in cui ci eravamo toccati, la prima sera alla Heca-
te. Alle mie spalle sentii mio padre dire qualcosa in tono tagliente. Per
stupido che possa sembrare, mi veniva quasi da ridere. A quanto pareva,
finalmente avrei avuto ci che ero venuta a cercare in quel posto.
Mio padre si spost accanto a me, sentii le sue mani sulle spalle.
Sophie  andata a Graymalkin Island con Archer su mio ordine,
disse, e io gli afferrai immediatamente le mani.
Pap, no!.
Ma lui non mi guard nemmeno. Teneva gli occhi fissi su Mrs Casnoff.
Sospettavo che foste state voi a creare Nick e Daisy, perci
ho mandato Sophie e Archer a scoprirlo. Se qualcuno deve sottoporsi
alla Rimozione, quello sono io. Annu rivolto verso Lara.
Hai sempre desiderato prendere il comando del Consiglio. Te lo
cedo volontariamente. Poi pronunci la stessa frase che gli altri
avevano usato per sancire la mia sentenza e quella di Archer, e la
stanza fu di nuovo investita da un'ondata di potere.
Questa volta per fu pi forte e le candele nella sala tremolarono
fin quasi a spegnersi. Lara prese un profondo respiro e scroll le
spalle, come se all'improvviso dovessero sostenere un grosso peso.
Pap parve abbassare un po' i toni e disse: Lascia che Sophie ritorni
da sua madre.
Oh, James, disse Lara con una punta di tristezza. Il tuo sacrificio
 davvero nobile, ma inutile e prevedibile.
Kristopher, Roderick ed Elizabeth fissavano tutti e tre pap con la
stessa espressione, una strana combinazione di piet e disprezzo. La
sensazione di terrore che aveva aleggiato intorno a me per mesi di
colpo mi piomb addosso, pesante e violenta al punto da togliermi
il fiato. Ecco. Alla fine si era realizzato ci che temevo.
Ci avete profondamente delusi. Lo sguardo di Lara si pos su
di me. Tutti e due.
Nella stanza cal il silenzio, ma Lara non aveva bisogno di alcun
incoraggiamento per continuare. Era evidente che aspettava quel
momento da tanto tempo. Quando mio padre e Virginia Thorne
trasformarono Alice, pensarono di aver creato l'arma perfetta, un
essere dotato di un potere che andava oltre la loro immaginazione
e che potevano controllare completamente. Invece si ritrovarono
con una ragazzina pazza e isterica che alla fine dovette essere
soppressa come un cane. Mio padre ripose grandi speranze in
Lucy, ma lei rifiut di collaborare con il Consiglio. Perci il Consiglio
attese che tu, James, fossi abbastanza grande, e si sbarazz
dei tuoi genitori.
Mi ci volle qualche istante per capire cosa stesse dicendo. Alexei
Casnoff aveva creato Alice, perci era in grado di controllare tutta
la sua discendenza. Aveva costretto Lucy a uccidere suo marito.
Mio nonno. E poi si era liberato di lei. Fui sorpresa di riuscire ancora
a sentire qualcosa oltre al rumore del sangue che mi ribolliva
nelle orecchie. Lara stava ancora parlando. Mio padre era consapevole
del valore che potevano avere i demoni nella nostra guerra
contro l'Occhio. Ma purtroppo tua madre e tua nonna si rivelarono...
inadatte a essere usate come armi. Pap sperava molto in te.
Non credevo che mio padre potesse diventare pi pallido di
com'era gi, ma mentre assorbiva ci che Lara stava dicendo la
sua pelle assunse il colore di un foglio di carta. Sentii la rabbia e
l'orrore ribollire dentro di me e aspettai che la mia magia si risvegliasse,
ma anche se percepivo il potere turbinare nel mio sangue,
era come se fosse chiuso in una gabbia di vetro. Lo sentivo, ma
non potevo arrivarci. Non ti sforzare, mi disse Roderick. Nel
momento in cui sei stata condannata alla Rimozione hai perso
l'accesso ai tuoi poteri. E anche tuo padre, non appena ha pronunciato
l'incantesimo.  una magia parecchio utile. Altrimenti
streghe e stregoni potrebbero tentare di sottrarsi alla Rimozione
ricorrendo ai loro poteri.
Accanto a me Archer raddrizz la schiena e io vidi delle piccole
scintille azzurre comparire sulla punta delle sue dita. Lo guardai e
scossi la testa. Archer era un gran combattente, ma non era lo stregone
pi forte l dentro. Se avesse tentato di fare qualcosa avrebbe
ottenuto solo di diventare un'altra macchia sul parquet.
Lara stava ancora guardando pap. In ogni caso, mio padre era
un uomo intelligente. Conserv le istruzioni per il rituale con cui
aveva creato Alice, nel caso anche tu non ti fossi rivelato adatto ai
nostri scopi. E purtroppo  cos. Neanche tua figlia lo . Ma abbiamo
altri demoni.
Pap rivolse loro una risata amara. Nick e Daisy? Sono troppo
selvaggi per essere utili a qualcosa.
No, disse Mrs Casnoff. Era la prima volta che parlava dopo aver
pronunciato la mia sentenza. Nick e Daisy sono solo i demoni di
cui sei al corrente. Se non si fosse trattato di Mrs Casnoff, avrei
giurato di aver visto nei suoi occhi un'espressione di commiserazione.
Tu non saresti mai stato sufficientemente aggressivo nei confronti
dei nostri nemici. So che hai delle ragioni personali, ma non
possiamo permetterci di essere vulnerabili.
Questa  follia, disse mio padre con voce tremante. Avete dato
all'Occhio, e alle Brannick, a tutti loro, degli ottimi motivi per
volerci sterminare.
Mrs Casnoff continuava ad avere un'aria affranta. Si sono infiltrati
tra di noi, James, disse Lara serrando le labbra. Dobbiamo
ricorrere a tutte le armi a nostra disposizione.
Si sbagliava. Dentro di me lo sentivo, ma non sapevo se fosse una
consapevolezza di origine soprannaturale o semplice buon senso.
Creare demoni praticamente equivaleva a dichiarare guerra. Non
avevo alcun dubbio che fosse cos. La mia disperazione crebbe a dismisura
quando pensai a tutto il male che quella famiglia aveva fatto.
Alexei Casnoff aveva distrutto la vita di Alice, di Lucy, di mio nonno...
e adesso sua figlia voleva liberarsi anche di me e di mio padre.
Era tutto cos assurdo che non sapevo se ridere o mettermi a urlare.
Presi la mia decisione quando Lara rivolse un cenno del capo verso
il fondo della stanza e due delle guardie vampiro, forse gli stessi
che avevo visto la notte precedente, emersero dalla penombra e
afferrarono mio padre.
No!, gridai, ma le guardie lo stavano gi trascinando verso la
porta.
Andr tutto bene, disse pap guardandomi negli occhi. La sua
voce era ferma, ma lessi la paura nel suo sguardo.
Lo fissai mentre il mio cervello in preda al panico tentava di trovare
qualcosa, qualsiasi cosa, da dirgli. Dopotutto, quella poteva anche
essere l'ultima volta che lo vedevo. Ma la mia mente era invasa dal
terrore e l'unica cosa che riuscii a dire fu: Pap.
Un istante dopo lui non c'era pi e il rumore della porta che sbatteva
riecheggi nella sala oscura.


CAPITOLO 38

Archer e io fummo condotti nei sotterranei di Thorne Abbey e
gettati in una delle celle che mio padre aveva menzionato qualche
sera prima. Erano diverse da come me le ero immaginate. Avevo in
mente sbarre d'acciaio, un pagliericcio, come in una prigione. Invece
erano semplici grotte con la porta d'acciaio. Fummo gettati in
una delle pi grandi. Le pareti di roccia bianca erano scivolose per
l'umidit e l'unica luce proveniva da una sfera che fluttuava in aria,
simile a quella che avevo creato io stessa tempo prima. La stanza
crepitava di potere, Archer mi inform che si trattava di un incantesimo
che impediva a chiunque di usare la magia. A quanto pare
l'aveva scoperto la notte prima.
Per un bel po' restammo seduti sul pavimento umido, tenendoci
per mano. Da qualche parte, in quell'edificio, mio padre veniva sottoposto
a un rituale che avrebbe potuto ucciderlo. Io sarei stata la
prossima e il giorno successivo, a quella stessa ora, Archer sarebbe
morto. Era troppo per pensarci, figuriamoci per parlarne, perci
rimanemmo in silenzio per parecchio tempo.
Restai a fissare la luce riflettersi sulle pareti di roccia finch Archer
non disse: Mi piacerebbe poter andare al cinema.
Lo squadrai. Siamo in un sotterraneo da brividi. Nelle prossime
ore io potrei morire. Tu invece morirai di certo. E il tuo unico desiderio
 guardare un film?.
Scosse la testa. Non hai capito. Vorrei che non fossimo cos. Insomma,
demone e cacciatore di demoni. Vorrei averti incontrata in una
scuola normale e averti invitata a uscire per un appuntamento normale.
Portarti i libri in classe, o che so io. Mi lanci un'occhiata, mi
fece l'occhiolino e chiese: Gli umani fanno cose del genere, giusto?
No, a parte quelli nei telefilm anni Cinquanta, gli dissi allungando
una mano per toccargli i capelli. Lui mi abbracci e si appoggi
alla parete, tirandomi a s. Io piegai le gambe e appoggiai la guancia
al suo petto. In pratica, invece di andarcene in giro a caccia di
ghul vorresti andare al cinema e ai balli scolastici.
Be', magari ogni tanto potremmo anche fare qualche piccola battuta
di caccia ai ghul, comment lui, baciandomi su una tempia.
Tanto per non annoiarci.
Chiusi gli occhi. Che altro potremmo fare se fossimo dei normali
adolescenti?
Be', vediamo. Intanto dovrei trovarmi un lavoro per avere i soldi
necessari a finanziare i nostri normalissimi appuntamenti. Magari
potrei lavorare in un supermercato.
L'immagine di Archer con un grembiule blu che sistemava confezioni
di wafer in un Walmart era troppo assurda da immaginare,
ma tentai di stare al gioco. Potremmo fare delle litigate melodrammatiche
davanti agli armadietti, dissi. L'ho visto fare un sacco di
volte nelle scuole degli umani.
Lui mi strinse in un rapido abbraccio. S! Sembra divertente. E
poi io potrei venire a casa tua nel cuore della notte e cantarti una
canzone sotto la finestra per farmi perdonare.
Sghignazzai. Guardi troppi film. Oooh, potremmo essere compagni
di laboratorio!.
Come a Difesa?
S, ma in una scuola normale la faccenda prevede pi scienza e
meno prendersi a calci.
Non male.
Passammo i minuti successivi a dipingere scenari del genere, compresi
tutti gli sport in cui le abilit da membro dell'Occhio di Dio
di Archer potevano tornare utili, e immaginando di prendere parte
alla recita scolastica. Alla fine mi ritrovai a ridere e realizzai che per
un attimo avevo dimenticato il casino in cui eravamo.
E questo probabilmente era stato lo scopo fin dall'inizio.
Quando le risate si smorzarono, il terrore torn a farsi vivo. Tentai
comunque di scherzarci su e dissi: Sai, se sopravvivo a tutto ci mi
ritrover coperta di assurdi tatuaggi come quelli della Vandy. Sicuro
di voler uscire con la Donna illustrata 4, anche se solo per poco?.
Archer mi afferr per il mento e mi guard negli occhi. Credimi,
disse dolcemente, vorrei ancora stare con te anche se avessi
una tigre gigante tatuata in faccia.
Okay, ti prego, basta con i discorsi melensi, gli dissi accostandomi
di pi a lui. L'Archer ironico e perfido mi piace di pi.
Lui sorrise. In questo caso... chiudi il becco, Mercer. Poi premette
le labbra sulle mie. Ero molto consapevole che quella probabilmente
era l'ultima volta che ci baciavamo, e credo che lo sapesse
anche lui. Fu un bacio diverso da tutti i precedenti, pi lento e
intriso di disperazione. Quando fin, ci ritrovammo entrambi ansimanti,
fronte a fronte.
Sophie, mormor Archer, ma poi la massiccia porta di metallo
cigol e si apr.
Sulla soglia comparve Kristopher: alla luce della sfera i suoi capelli
avevano una sfumatura azzurrina. Sembr notare a malapena me
e Archer, poi si volt subito verso qualcuno che si trovava alle sue
spalle e ringhi: Qui dentro.
Due sagome scure entrarono nella cella, portando qualcosa in mezzo
a loro.
Pap.
Indossava una veste scura, simile a quella che aveva la sera del mio
compleanno, e la sua testa ondeggi mentre i due uomini - vampiri,
a dir la verit - lo adagiavano a terra. All'inizio vidi solo i segni che
gli punteggiavano il collo e poi salivano su guance e fronte come
edera velenosa. Al buio sembravano neri, ma immaginai che fossero
dello stesso viola scuro di quelli della Vandy.
Ma non mi importava. L'unica cosa che contava era l'alzarsi e abbassarsi
del suo petto e, quando gli presi il polso, il battito che sentii.
Pap, dissi dolcemente, ma lui non si svegli. Gli strinsi la
mano pi forte. Qualcosa in lui era diverso e mi ci volle un minuto
per realizzare che quello che sentivo era l'assenza dei suoi poteri.
Ormai ero abituata a percepire la magia di pap, era come una frequenza
radio che solo io potevo sentire. Adesso invece tutto taceva.
I miei poteri, rinchiusi dentro di me, sembravano tempestare di
pugni la loro prigione invisibile per dimostrare la loro solidariet.
Le lacrime mi colarono gi dagli occhi e caddero sulla sua veste.
Delle mani rozze mi afferrarono bruscamente e i vampiri mi tirarono
in piedi. Sulla porta c'era sempre Kristopher, con un'espressione
impassibile. Vieni, Sophie.
Spostai lo sguardo febbrilmente da pap ad Archer e viceversa.
No, non poteva essere. Quelli non potevano essere gli ultimi secondi
che li vedevo. C'erano ancora cos tante cose che dovevo dire a
tutti e due.
Ci penso io a lui, disse Archer, inginocchiandosi accanto a mio
padre. Ci vediamo quando torni.
Giusto, dissi leccandomi le labbra, improvvisamente secche
e brucianti. E continuai a ripetermelo nella testa. Quando torno,
quando torno. Se pap era sopravvissuto, allora potevo farlo anche
io.
Mi scrollai di dosso i vampiri. Posso camminare da sola, dissi.
Anche se le mie ginocchia tremavano cos tanto che per miracolo
non mi ero gi accasciata a terra. Mi avviai verso Kristopher.
Lo seguii fuori dalla cella, con la schiena dritta e la testa alta.
Ma quando arrivai alla base delle scale che portavano ai piani superiori
di Thorne Abbey la mia determinazione vacill.
Ad aspettarmi l c'era Mrs Casnoff.

Note.
4 Riferimento al libro di fantascienza L'uomo illustrato, di Ray Bradbury, e al film con
Rod Steiger, in cui il protagonista  un uomo con il corpo completamente tatuato. (n.d.t.)


CAPITOLO 39

Riuscii a malapena a guardarla mentre mi faceva cenno di seguirla
su per le scale. Non ero mai stata una sua fan, ma una volta mi fidavo
di lei. Tutto ci a cui riuscivo a pensare era che lei e Cal erano
venuti a salvarmi da Alice, me la ricordavo accanto al mio letto che
mi teneva la mano. Mi aveva detto che il mio destino era servire il
Consiglio. Peccato si fosse dimenticata di dirmi che mi avrebbero
fatta fuori se non avessi soddisfatto le loro aspettative.
Salimmo su per la scala a chiocciola.
Sophie, so che in questo momento ti senti tradita.
Tradita, incazzata, terrorizzata... a dir la verit mi sento un sacco
di cose in questo momento.
Mrs Casnoff si ferm e mi poggi una mano sul braccio. Ci sono
molte valide ragioni per tutto questo.
Scostai la sua mano. Il discorso in cui il cattivo spiega tutto quanto
l'ha gi fatto sua sorella. Non me ne serve un altro.
Ma il punto  proprio questo, insist lei. Non siamo cattive.
Stiamo facendo ci che  meglio per tutti i Prodigium. Le nostre file
si assottigliano mentre quelle dell'Occhio di Dio e delle Brannick
crescono di numero. Tu e tuo padre dovevate proteggerci, invece
entrambi preferite accompagnarvi ai nostri nemici.
Non  quello che... Aspetti un attimo, in che senso entrambi?.
Quando mai pap era stato in confidenza con l'Occhio? O con le
Brannick, se per questo.
Mrs Casnoff scosse la testa e continu a salire le scale. Adesso
non importa pi.
Eravamo in cima alla rampa, ma ancora nel sotterraneo. Nel lungo
corridoio in cui mi trovavo non c'erano finestre. C'erano delle armature
allineate contro la parete, ma sembravano diverse da quelle
che avevo visto negli altri corridoi di Thorne Abbey. Le dimensioni
erano strane, alcune erano addirittura gigantesche. La paura prese
possesso di me e di nuovo sentii la mia magia battere i pugni inutilmente
per liberarsi.
Se vuoi seguirmi, disse Mrs Casnoff, ma prima che riuscissimo
a fare un altro passo sentimmo una voce gridare: Anastasia!.
Era Elizabeth che arrivava correndo dal corridoio con le sue gambette
da nonna e la gonna che le ondeggiava tutto intorno.
Mrs Casnoff la guard, infastidita. Che succede?.
Elizabeth ci raggiunse, ansimante e con le guance in fiamme. Lara
ha bisogno di vederti immediatamente.
Mrs Casnoff si accigli e disse: Sto accompagnando Sophie alla
stanza della Rimozione. Dille che arrivo subito.
No!. Elizabeth scosse la testa. Ha detto di venire adesso. Mi
lanci uno sguardo. Si tratta di Nick.
Persino nella penombra del corridoio riuscii a vedere Mrs Casnoff
impallidire. ....
 come l'altra volta, disse Elizabeth. Con i suoi genitori, ma
adesso.... Le parole di Elizabeth svanirono in uno strano singhiozzo
e lei si port la mano alla bocca prima di dire: Dio mio, Anastasia,
 successo di nuovo.
Non avevo idea di cosa stesse parlando Elizabeth, ma Mrs Casnoff
si lasci sfuggire un discorsetto che mai avrei pensato di sentire dalle
sue labbra. Si volt verso di me. Vieni con me, Sophie. Se tenti
di scappare dovr ucciderti con le mie mani.  chiaro?.
Annuii, stordita, troppo sollevata all'idea che non mi stessero pi
portando nella stanza della Rimozione per avere paura. Seguii Mrs
Casnoff ed Elizabeth nel corridoio, con il cervello che turbinava.
Se era successo qualcosa di grave forse sarebbero stati tutti troppo
distratti e io avrei potuto elaborare un piano di fuga, ignorando la
minaccia di morte di Mrs Casnoff. Prima di tutto dovevo trovare
Jenna. Mi stupii al pensiero di non aver pensato a lei neppure
per un secondo finora. Sapeva cos'era successo? Ovviamente se
sapeva cos'era successo ad Archer poteva anche decidere di non
voler scappare con me. Scacciai via quel pensiero. Non serviva a
nulla. E poi c'era Cal. Dovevo trovare Cal e scoprire cosa gli avevano
fatto. Poi in qualche modo io, Cal e Jenna avremmo escogitato
qualcosa per tirare fuori da quella cella Archer e pap e infine
saremmo corsi di filato da Itineris, come se avessimo il fuoco
dell'inferno alle calcagna.
E probabilmente ce l'avremmo avuto davvero.
Arrivammo nell'atrio principale e persino da l riuscii a sentire le
urla che arrivavano dal piano superiore.
Elizabeth e Mrs Casnoff salirono di corsa le scale. Pensai di correre
verso il mio corridoio, sperando che Jenna e Cal fossero nelle
loro stanze. Avevo appena fatto un quarto di giro su me stessa per
voltarmi in quella direzione quando una scarica di magia mi colp
tra le scapole e mi gett a terra. Mi era gi capitato di essere colpita
da un attacco magico - era incluso nell'addestramento di Alice -
ma non mi aveva mai fatto cos tanto male. Mi sentii come se avessi
preso la scossa e contemporaneamente qualcuno mi avesse colpita
sulla schiena con una mazza.
Quando alzai la testa vidi Mrs Casnoff sul ballatoio, con la mano
ancora tesa verso di me. Ti avevo avvisata, disse. Alzati.
Feci come mi aveva detto. In verit non credo che avrei potuto fare
altro, riuscivo a malapena a camminare.
Il resto del Consiglio era riunito nel corridoio di fronte all'ufficio
di pap. Un paio di persone stavano versando terra nera sul tappeto
rosso. Sul pavimento notai qualche scheggia di vetro infranto
e due macchie scure. Lara e Roderick erano in piedi al centro del
corridoio e gridavano l'uno contro l'altra.
Ci avevi assicurato che non sarebbe accaduto. Hai giurato di avere
tutto sotto controllo.
Le mani di Lara erano strette a pugno lungo i fianchi mentre squadrava
Roderick. Ed  cos. Questa  chiaramente un'anomalia.
Possiamo sistemare tutto.
No, grid Elizabeth. Non possiamo! Lara, ha ucciso quasi venti
persone stasera. Venti, nel giro di pochi minuti.
Sentii lo stomaco contrarsi. Quindi era quella l'emergenza. Il loro
demone da compagnia era impazzito. Provai una specie di gioia
oscura a quell'idea. Vi sta bene, pensai, ecco cosa succede quando
si trasformano dei ragazzi in mostri. Ma poi rividi Nick e come
era dolce con Daisy, il suo sorriso che mi ricordava quello di Archer,
e tutta la soddisfazione svan.
Inoltre, l'Occhio sa che abbiamo Cross, continu Elizabeth con
voce stridula. Stanno venendo qui alla Thorne. Dio mio, sar come
l'altra volta!.
No, ringhi Lara con un'espressione folle. Non stavolta. Abbiamo
ancora Daisy. Possiamo sistemare tutto.
Sotto l'arco di marmo comparve Kristopher, con gli occhi azzurri
che brillavano di rabbia. No,  troppo tardi. Elizabeth ha ragione.
Stanno arrivando, Lara. Riesco a sentirli. So che li senti anche tu.
Ma Lara rimase l in piedi, con i capelli biondo scuro che le pendevano
dallo chignon disfatto. Nei suoi occhi si nascondeva uno
sguardo selvaggio. Lasciate che vengano. Anastasia, vai a liberare
Daisy.
Ma Mrs Casnoff rimase dov'era. Se scateniamo Daisy contro di
loro... Lara, e se non riuscissimo a controllarla?.
Mi sentivo quasi invisibile, l in piedi a guardarle. Per qualche assurdo
motivo ero quasi dispiaciuta per loro. Avevano fatto qualcosa
di molto stupido e pericoloso per paura, e adesso ne pagavano
le conseguenze. Le conseguenze per erano una guerra in cui sarebbero
rimasti uccisi tantissimi Prodigium, e probabilmente anche
tantissimi umani.
Era una cosa stupida da fare, ma tentai per un'ultima volta di richiamare
i miei poteri. Non so cosa avrei fatto se avesse funzionato,
ma non accadde nulla di nuovo. Solo quella sensazione frustrante
per cui sentivo la mia magia vicina, ma allo stesso tempo irraggiungibile.
Ma doveva esserci un modo per raggiungerla. Altrimenti a
cosa serviva la Rimozione? Forse quell'incantesimo di imprigionamento
non era permanente.
Abbassai lo sguardo sul tappeto e qualcosa di luccicante attir la
mia attenzione. I frammenti di vetro. Ma no, non era vetro quello
che avevo visto luccicare. Era una sottile catenina d'oro.
Un suono soffocato, qualcosa a met tra un singhiozzo e un urlo,
emerse dalla mia gola mentre mi chinavo e realizzavo cosa stessi
guardando.
Era una pietra di sangue infranta.


CAPITOLO 40

Dov'?, chiesi a Mrs Casnoff. Questa  di Jenna. Raccolsi la
catenina. Cosa le avete fatto?. La mia voce si tramut in un urlo
mentre pronunciavo quelle ultime parole e io cominciai a tremare.
Senza la pietra di sangue, Jenna sarebbe morta alla luce del sole.
Peggio che morta, sarebbe bruciata viva, urlando. Pensai alle premonizioni
sul fatto che io, Cal e Jenna non saremmo mai pi tornati
insieme alla Hecate.
Odore di fumo.
Strinsi la catenina tra le dita fino a conficcarmi le unghie nel palmo
della mano. Lara mi fiss con disprezzo e disse: Era ora di dare
una ripulita a questo posto, in molti sensi.
Gridai di rabbia e balzai in piedi. Forse non avevo pi poteri,
ma questo non mi avrebbe impedito di ucciderla a mani nude se
aveva fatto del male a Jenna. Non so cosa sarebbe accaduto se il
rumore di uno schianto non avesse squassato tutta la casa in quello
stesso istante. Tutti distolsero gli occhi da me e fissarono l'arco
di marmo.
Un altro schianto, poi un altro, e poi l'orribile rumore del legno
che si spezzava.
Senza dire una parola, Lara svan in un turbinio d'aria da cui intuii
che si fosse teletrasportata. Probabilmente era andata ad aprire
la cella di Daisy. Mrs Casnoff continuava a mormorare qualcosa
in una lingua che non capivo, mentre sotto i miei occhi gli abiti
da nonnetta di Elizabeth si incresparono e si gonfiarono finch
lei non fu ricoperta da una pelliccia grigia e il suo volto non si fu
tramutato in un muso. I suoi occhiali caddero a terra, rivelando
degli occhi gialli.
Credo che stessero attendendo qualcuno che doveva arrivare da sotto
l'arco, magari per offrirsi di parlamentare o chiss per fare cosa.
Era quello l'aspetto pi strano della faccenda: in qualche modo loro
si aspettavano che tutto si svolgesse in maniera formale e civile. Perci
furono colti di sorpresa quando un pugnale d'argento spunt in
volo dall'arco e si conficc dritto nel petto di Kristopher. Lui cadde
all'indietro senza emettere un suono, i suoi occhi fissavano il vuoto.
Quello che accadde dopo sembr uscire da un incubo. Il licantropo
Elizabeth ulul e corse fuori dall'atrio, diretto verso le scale, con
Mrs Casnoff e Roderick alle calcagna. Io rimasi l, immobile. Che diavolo
potevo fare nel bel mezzo di una battaglia magica senza magia?
Dal piano di sotto giungevano urla, ululati e rumore di oggetti infranti.
Pap e Archer erano ancora in trappola in cella e Dio solo
sapeva dove fosse Jenna. O Cal. Non potevo restare l ad aspettare
che il prossimo lampo di luce mortale mi colpisse. E se qualcuno
dell'Occhio mi avesse trovata di sotto, qualcosa mi diceva che non
gli sarebbe importato molto che io non avessi pi i miei poteri, e
che fossi innamorata di uno di loro.
Dovevo darmela a gambe, e l'unica via d'uscita dal quartier generale
del Consiglio passava sotto l'arco di marmo e dentro un'epica
battaglia tra mostri.
Presi un profondo respiro e feci scivolare la catenina di Jenna nella
mia tasca. Se volevo scoprire cosa le fosse successo, se volevo salvare
pap e Archer e se volevo trovare Cal, dovevo uscire di l viva, magia
o non magia. Elodie, se fossi da queste parti e potessi offrirmi un po'
di aiuto ectoplasmico sarebbe fantastico, dissi ad alta voce. Era pi
o meno uno scherzo, ma in un battito di ciglia me la ritrovai a fluttuare
davanti a me, con un'espressione lievemente irritata in volto.
Wow, mormorai. Be'... quella cosa che hanno detto, che ti
avrei legata a me.  vero?.
Lei incroci le braccia, si accigli e annu.
Okaaay. Be', mi dispiace. Ma ti prometto che se mi aiuti a tirarmi
fuori di qui far tutto il possibile per, be', per rompere il legame.
Lei mi squadr, poi le sue labbra presero a muoversi. Non ero sicura
di cosa dicesse, ma sembrava un meglio per te.
Poi fluttu vicino a uno dei ritratti. Le sue dita armeggiarono con
la cornice e dopo un attimo quella si apr, rivelando un passaggio.
Me lo indic con un cenno del capo e potrei giurare che avesse
un'aria compiaciuta.
Grazie, dissi, ma era gi scomparsa. Esitai di fronte all'apertura,
finch non sentii uno schianto assordante provenire dal piano
di sotto. Non avevo idea di cosa potesse essere, ma sembrava che il
pavimento si fosse aperto in due. Percepii un'altra scarica di magia
e pur non potendo disporre dei miei poteri, riuscii lo stesso a capire
cos'era. Lara aveva liberato Daisy. Non sapevo cosa stesse facendo,
ma sentivo delle urla disumane.
Pap, pensai. Archer. Jenna. Devo andarmene di qui, devo
aiutarli.
Il tunnel era piuttosto piccolo e dovetti chinarmi, poi dopo pochi
metri faceva una curva e io non riuscii pi a vedere l'ingresso
che dava sul quartier generale. Questo voleva dire che ora era buio
pesto. D'istinto sollevai una mano per evocare una sfera, poi mi ricordai
che non potevo.
Mentre avanzavo, camminando il pi velocemente possibile, riuscivo
ancora a sentire il rumore della battaglia che infuriava nella
casa. C'erano schianti improvvisi e boati simili al tuono, e a un
certo punto mi parve di sentire delle urla. Mi sforzai di continuare
a camminare, anche se non smettevo di chiedermi disperatamente
cosa stesse accadendo alle mie spalle. Pap, Archer, Jenna, Cal,
continuavo a ripetere. Non puoi aiutarli da morta.
Il soffitto si abbass notevolmente mentre il passaggio proseguiva
in salita, e io fui costretta a mettermi a quattro zampe e ad avanzare
carponi. Finalmente sbattei la testa contro qualcosa di solido. Tastai
intorno con le dita. Era una porta.
La spinsi e quando si apr una pioggia di pietrisco e sporcizia mi
cadde sulla testa. Vidi le alte siepi del giardino labirinto torreggiare
sopra di me: a quanto pareva ero spuntata fuori alle spalle del
palazzo.
Mi tirai su e strizzai gli occhi. La luce fuori era cos forte che per
un momento rimasi disorientata e credetti che il sole fosse gi
sorto. Ma non era possibile, quando avevo attraversato i corridoi
dell'edificio con Elizabeth e Mrs Casnoff era ancora notte fonda.
Non poteva essere gi arrivata l'alba. La luce poi non era il delicato
luccichio giallo limone del sole, ma il bagliore penetrante e
arancione delle fiamme.
Mi alzai in piedi e mi voltai a guardare il palazzo.
Stava bruciando.
Sotto i miei occhi le lingue di fuoco mandarono in frantumi le finestre
dei piani superiori e avvolsero l'edificio. Un acro di tetto, ci
aveva detto Lara il primo giorno. Adesso quell'acro pareva completamente
in fiamme. Sentii il calore sulla pelle e il fumo quasi mi
soffoc. Fumo.
Be', almeno adesso sapevo da dove veniva.
Una delle massicce porte di legno si stacc dai cardini. Quella era
la casa in cui Alice era stata trasformata in un demone. Il posto in
cui mio padre aveva abitato tutta la vita. Il quartier generale del
Consiglio.
Ed era quasi raso al suolo.
E pap e Archer erano ancora l dentro.
In quel momento avrei voluto cadere in ginocchio nell'erba e
piangere, ma sentii una mano afferrarmi. Gridai e cercai di colpire
chiunque fosse, in tutti i modi in cui ero capace. Per la prima volta
realizzai quanto fossi indifesa senza magia. I miei colpi erano deboli
e inutili, mentre i miei poteri urlavano dentro di me.
Sophie, sono io. Sono io!, stava gridando il mio aggressore.
Cal.
Va tutto bene, mi disse stringendomi a s. Va tutto bene.
Mi accasciai contro il suo petto, indebolita dalla paura e dalla
preoccupazione al punto da non essere nemmeno in grado di piangere.
Dov'eri?
Dopo la mia testimonianza il Consiglio mi ha rimandato alla Heca-
te. Ma... non lo so,  come se avessi sentito che qualcosa non andava,
perci ho usato Itineris per tornare. Che diavolo succede?, chiese.
Alzai lo sguardo su di lui, nei suoi occhi nocciola si rifletteva l'inferno
di fronte a noi.  il Consiglio. Sono loro che creano i demoni.
Hanno creato Nick e Daisy e ora Nick ha ucciso un sacco
di persone. Hanno condannato a morte Archer e.... Scoppiai in
singhiozzi. E l'Occhio di Dio allora ha attaccato Thorne Abbey
e Lara sta usando Daisy contro di loro. E mio padre  ancora l. E
Archer. E hanno fatto qualcosa a Jenna, ma non so che cosa, conclusi,
proprio mentre uno dei camini pi grossi della Thorne crollava
su se stesso in un ammasso di fuoco e fumo. Sembra strano, ma
solo quando dissi tutto ad alta voce mi resi conto dell'enormit di
ci che avevo perso. Niente pi magia. Jenna era scomparsa, forse
morta. Archer e pap erano intrappolati in un edificio in fiamme.
Okay, okay, disse Cal dolcemente. Poi aggiunse, con pi determinazione.
Va' all'Itineris. Ho usato quella catenina che aveva
Cross per andare e tornare dalla Hecate,  ancora l. Usala e vattene
via di qui.
E come?, gli chiesi tentando di ragionare a mente lucida. Non ho pi i miei poteri.
Cal scosse la testa. Non ti servono. L'Itineris ha una magia propria. Non ha bisogno della tua.
E dove dovrei andare? Non ho idea di dove sia mia madre. Sentii stringere dolorosamente la gola. Pap aveva detto che le avrebbe
telefonato. E se stava venendo qui? Se fosse arrivata nel bel mezzo di quel casino?
Eri alla Hecate. Lei era l?.
Cal scosse la testa. No. Dall'interno si udirono altre grida e gli
occhi di Cal volarono sulla Thorne. Va' all'Itineris e digli che vuoi
andare da Aislinn Brannick. Dovrebbe bastare per farti arrivare, o almeno per avvicinarti.
Se mi avesse detto di salire in cima al mulino e andare a Narnia, forse mi avrebbe scioccata di meno. Cosa?, gridai al di sopra delle
fiamme. E perch dovrei andare l?
Perch  l che si trova tua madre, disse lui fissando gli occhi nei miei.
Afferrai la sua maglietta. Mio Dio, l'hanno catturata?.
Lui scosse la testa. No, ma non ho tempo per spiegarti. Fidati di
me. Non ti faranno del male ed  l'unico posto a cui riesco a pensare
dove sarai al sicuro. Vedr cosa posso fare per tuo padre. E
per Cross.
Lo afferrai per un braccio. Cal,  un suicidio, dissi. Dio solo sapeva
quanto volessi vedere pap e Archer al sicuro, ma il pensiero
di Cal che si lanciava in quel delirio mi faceva stringere il cuore
dalla paura.
Lui scost il mio braccio con dolcezza. Devo farlo, disse a bassa
voce. Fece per voltarsi, poi si ferm, come se ci avesse ripensato.
Ma invece di cambiare idea e venire con me all'Itineris mi prese il
volto tra le mani e accost le labbra alle mie.
Fui cos scioccata che rimasi impietrita, agitando una mano nell'aria
accanto alla spalla di Cal. Fu un bacio breve, solo leggermente
troppo lungo per considerarlo un bacio casto, e quando lui si allontan
da me non seppi fare altro che restarmene l a guardarlo a
bocca aperta. Lui mi sfior il labbro inferiore con il pollice, inondandomi
con una piccola scia di scintille. Addio, Sophie.
Poi si avvi di corsa verso Thorne Abbey scomparendo dentro l'edificio
in fiamme. Un altro nome che potevo aggiungere alla lista di
quelli che avevo perso.
Un sacco di gente dice che il cervello quando subisce troppi traumi
si spegne, va da solo in stand by. Probabilmente era accaduto
anche a me, perch mi sentivo come se mi avessero iniettato una
dose da elefante di novocaina.
Voltai le spalle a Thorne Abbey e mi incamminai verso il mulino.
Non correvo. Camminavo e basta. Un piede dopo l'altro. Va' da
Aislinn Brannick, aveva detto. Tua madre  l. Benissimo. Sarei
andata da Aislinn Brannick.
Una volta raggiunto il mulino ci misi poco a trovare la catenina.
A pochi passi di distanza c'era la spada di Archer. Giusto, l'aveva
lasciata l quell'orribile notte in cui era cominciato tutto questo.
Avevo le dita insensibili, come tutto il corpo del resto, ma la raccolsi
e sentii il suo peso solido e compatto nella mano. L'avrei portata
con me, in caso avessi mai rivisto Archer.
Proprio in quell'istante fui invasa di nuovo da quella sensazione,
quello strano impulso psichico che avevo provato fin da quando
avevo lasciato Graymalkin Island. Ma questa volta non si trattava
di terrore, o di paura. Era gioia. Speranza.
L'avrei rivisto. Non avrei saputo dire perch, ma lo sapevo. Lo sapevo e basta.
La mia magia si agitava dentro di me, inutile, ma ancora presente, e piano piano sentii la sensazione di stordimento svanire, lasciando il posto alla determinazione. Se Archer poteva sopravvivere a quella notte, forse anche pap e Cal potevano farcela. E Jenna, ovunque si trovasse.
E insieme forse saremmo riusciti a fermare tutto questo. Strinsi
pi forte la spada nella mano e usai l'altra per infilarmi la catenina al collo.
Aislinn Brannick, mormorai a bassa voce. Ovunque tu sia, spero davvero che Cal non si sbagli sul tuo conto.
Poi oltrepassai la porta.
...
.
...
FINE.